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DISCORSO DI PAOLO VI
AI SOCI DEL «CIRCOLO DI ROMA» PER I FIGLI ED EREDI SPIRITUALI DELL’APOSTOLO
PIETRO
Lunedì, 27 giungo 1966
Siamo lietissimi di dedicarvi questa breve parentesi del Nostro lavoro,
illustri e diletti Soci del «Circolo di Roma», accogliendovi con paterna
effusione di stima e di affetto. Ci ha fatto assai piacere l’apprendere che, in
occasione del Giubileo Conciliare, avete desiderato un incontro particolare col
Vescovo di Roma, in perfetta sintonia con lo spirito del vostro Circolo e del
Giubileo stesso, che, tra gli altri intenti, ha appunto quello di far riscoprire
e approfondire i vincoli di devozione, di fedeltà, di gratitudine, di
collaborazione, di amore, che devono legare le istituzioni, che del nome romano
si onorano, come pure i singoli fedeli delle varie diocesi ai loro Pastori, i
quali, come è detto nella Sacra Scrittura, vegliano sopra le anime, come dovendo
rendere conto di ciascuna di esse (cfr. Hebr. 13, 17).
La vostra responsabilità, la vostra impareggiabile sorte, il vostro vero
titolo di onore è quello di far parte come cittadini, o come ospiti, della
diocesi di Roma, di essere in qualche modo i figli ed eredi spirituali di San
Pietro Apostolo, la cui successione sulla Sede e nel Primato è giunta
ininterrottamente e autenticamente fino a Noi, che ne portiamo il peso immenso e
l’ineffabile mandato. Il vostro Vescovo è dunque ora, de iure o de facto, il
Papa, è il Successore di Pietro, il Vicario di Cristo. Voi ne siete consapevoli:
e appunto avete voluto dare al Giubileo l’impronta significativa, che oggi vi ha
portati fin qua.
E questa coscienza, questa fierezza generosa e ardente, voi la traducete in
pratica con un impegno speciale: con l’appartenenza a codesto benemerito
«Circolo di Roma», che proprio del nome di Roma si onora per trarne ispirazione
a forti sentimenti di virtù umana e cristiana, a coerenza continua di vita in
conformità con il patrimonio di memorie, che in quel sacro nome si raccoglie e
si eterna, e che voi avete raccolto, e volete custodire come cittadini
integerrimi dell’Urbe, e come figli sinceri della Chiesa Cattolica. specialmente
per la virtù unitiva e la capacità di universale accoglienza propria della Roma
dello spirito, sempre intenta a fare dei cittadini una comunione, dei visitatori
un’amicizia, degli ospiti una famiglia, degli avversari stessi una pacifica
alleanza.
Noi pensiamo che sarà per voi, Romani di cittadinanza, di adozione, ovvero di
temporaneo soggiorno, una vena di continua ed esaltante meditazione questo
misterioso fascino di Roma, come lo fu, con impressioni e con espressioni
differenti da quelle della psicologia del nostro tempo, in modo tanto lirico e
patetico, nei visitatori dell’Urbe, durante il secolo scorso specialmente. Si
affollano alla Nostra mente i nomi di Gogol («.
. . ecco perché della Russia posso scrivere solo a Roma»), di Mickiewicz, di
Burckhardt, di Shelley; ascoltiamo, per tutti, la voce di Goethe, riportata da
un altro appassionato di Roma, il Veuillot: «C’est à Rome seulement que j’ai
senti ce que c’est que d’etre un homme dans le vrai sens du mot. Cette élévation
de sentiments, tette félicité que j’éprouvais alors, je n’y ai pu atteindre par
la suite. Lorsque je compare mon état actuel à celui dans lequel je vivais à
Rome, j’affirme que mon bonheur a été perdu à tout jamais» (Le parfum de Rome,
p. 462).
In altre direzioni, che non quelle estetico-classiche o romantiche, spinge
ora Roma lo spirito dei suoi cultori e dei suoi visitatori: storia, arte,
politica, diritto, letteratura, religione, rimangono certamente motivi
inesauribili di spirazione e di riflessione; ma qualche cosa di più congeniale
con i grandi movimenti di idee e di azione sembra palpitare nel cuore di Roma,
oggi; e all’ascoltatore, che cerca raccogliere il senso di queste pulsazioni
spirituali, un linguaggio meraviglioso sembra diventare chiaro: qui è la formola
delle grandi aspirazioni dell’umanità moderna; l’unità nella giustizia, nella
libertà, nella pace, perché qui è proclamato il principio della fratellanza e
della solidarietà umana, fondato su ragioni trascendenti, che i mille rinascenti
contrasti storici e politici fra gli uomini non valgono a intaccare; sono
infatti le ragioni che discendono dal Vangelo, e che Roma di Pietro custodisce,
difende e proclama. È questa coincidenza fra il messaggio cattolico e
l’orientamento ideale del mondo moderno, che offre uno degli aspetti più
interessanti della nuova attualità dell’Urbe fatidica.
Un detto, fin troppo noto, delle tradizioni patrizie e cavalleresche ricorda
che: «Noblesse oblige»; l’appartenenza a un rango determinato, a un
ordine antico e valoroso involge doveri severi di comportamento esteriore e di
interiore onestà. Tanto maggiormente questo sia lecito applicare a chi, come
voi, al di sopra di legami sociali e professionali, in perfetta fusione di
intenzioni e di ideali, trae dall’appartenenza alla Città di Roma, o dalla
residenza cordiale e qualificata fra le sue mura, la nobiltà più genuina, e
pertanto la responsabilità più sentita, il proposito più fermo di far
corrispondere a tale titolo di «civis romanus», permanente o provvisorio che
sia, l’intima consonanza delle virtù civiche, delle convinzioni religiose,
dell’esempio quotidiano in tutti i settori della vita.
Sappiate continuare in questa direzione: sappiate offrire la vostra
cooperazione per i continui incrementi sociali, morali, religiosi di questa
grande e fatale Città, secondo le urgenti esigenze del tempo odierno. La società
ha bisogno di voi; la Chiesa, poi, con l’insegnamento del Concilio Ecumenico
Vaticano II, vi chiama apertamente a impiegare i vostri talenti, a vivere la
vostra vocazione di laici cristiani, ad animare cristianamente l’ordine
temporale, a impegnarvi attivamente nella testimonianza di fedeltà a Dio nella
famiglia come nella professione e nella vita civile, a impiegare le vostre forze
anche nel campo più vasto dell’apostolato dei laici, e a trovare nella Sede di
Pietro il punto di convergenza morale, il principio spirituale dell’equilibrio e
della pace, la sorgente d’un sempre nuovo impulso civile, rigeneratore e
costruttivo.
È davanti a voi un campo amplissimo di esaltanti doveri, che proprio in Roma
possono trovare quotidiana ispirazione e applicazione: tanto vi è stato
certamente ricordato con intima efficacia dal Giubileo Conciliare, che ha
rinfrancato i vostri propositi col dono straordinario di grazia, ch’esso porta
con sé; e a tanto desideriamo incoraggiarvi e confortarvi Noi, con la stima e
con l’affezione, che abbiamo per voi, con la preghiera, che vi dedichiamo, con
la particolare Apostolica Benedizione, che estendiamo altresì alle vostre
famiglie dilettissime, ed ai vostri rispettivi Paesi.
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