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DISCORSO DI PAOLO VI AI PARTECIPANTI
AL 180° CAPITOLO GENERALE DEI FRATI MINORI CONVENTUALI

Martedì, 12 luglio 1966

 

I VOTI DEL PADRE DI TUTTE LE ANIME

Salutiamo l’Ordine dei Frati Minori Conventuali!

Salutiamo il suo venerato Ministro Generale, il reverendissimo Padre Basilio Heiser, che la fiducia del Capitolo Generale ha riconfermato in tale ufficio, dando così a lui degno riconoscimento del buon governo di codesta grande e fiorente famiglia francescana e indicando in tal modo il proposito di voler perseguita, con nuovo fervore e fedele adesione, la linea da lui segnata alla vita dell’Ordine e perfezionata dalle norme che il Capitolo, interpretando lo spirito e i decreti del recente Concilio Ecumenico, ha formulato per le nuove spirituali fortune di codesto illustre ramo del vario e immenso albero francescano. A lui i Nostri voti; che si estendono agli Assistenti Generali, al Padre Procuratore, a quanti compongono codesto numeroso ed autorevole Capitolo Generale e a tutti coloro che nel vostro Ordine hanno responsabilità di direzione, d’amministrazione, di istruzione e di formazione. Giungano così i Nostri voti a tutta l’estesa schiera dei Frati Minori Conventuali, alle Missioni da loro coraggiosamente promosse in diverse parti del mondo, ai loro Seminari, ai loro Collegi, alle parrocchie ad essi affidate, alle Famiglie religiose femminili da loro spiritualmente assistite, agli Studi da loro diretti, a tutti i loro Terziari, non che alla Milizia dell’Immacolata. Così vogliamo fare menzione dei Penitenzieri della Nostra Basilica di San Pietro, sodali anch’essi di codesto inclito Ordine.

Nessun altro momento come questo è propizio ai Nostri voti per voi: la duplice circostanza della celebrazione del vostro Capitolo generale e della recente conclusione del Concilio Ecumenico obbliga Noi, da un lato, a desiderare per voi ogni bene, e Ci lascia supporre, dall’altro, che voi siate nelle condizioni migliori per ricevere i doni dall’alto, senza i quali nessun vero incremento nel regno di Dio è possibile, e per offrire ancora una volta al Signore la somma dei propositi santi e generosi della vostra consacrazione religiosa. E certamente i lavori del vostro Capitolo vi hanno portato a tali momenti di pienezza spirituale e morale, e a Noi non resta che dire a voi la Nostra compiacenza e il Nostro incoraggiamento.

AFFABILE COLLOQUIO CON TUTTI I RELIGIOSI

Per dimostrarvi come sia grande e cordiale la Nostra augurale partecipazione a codesta ora straordinaria della vita della vostra fiorente famiglia religiosa, Noi Ci permettiamo di presentarvi alcune domande, come fossimo a colloquio con ciascuno di voi e volessimo, più che ripetere cose a voi notissime, quasi cavarle dai vostri animi, e ascoltarne l’ottima espressione, quale la vostra fedeltà alla vocazione religiosa e la vostra consumata esperienza della sequela francescana vi autorizzano a dire vostra, viva ed attuale.

Ecco una prima domanda: avete detto e ridetto a voi stessi che cosa sia in sostanza la vita religiosa? Voi sapete che la coscienza dello stato, che ciascuno sceglie come programma di vita, esige una ricorrente, una continua interrogazione: è la vigilanza che ogni persona intelligente esercita su se stessa, e che, tanto più, ogni seguace del divino Maestro impone al proprio spirito e alla propria condotta per essere fedele e coerente alla propria vocazione. E sapete anche quale frastuono di voci si sia levato, proprio in questi ultimi anni, circa la concezione tradizionale della vita religiosa, come se questa concezione avesse bisogno d’essere, come dicono, «demitizzata», scossa cioè e quasi svegliata da una specie di assopimento e d’incantesimo, nel quale lungo i secoli si è assorta, cristallizzandosi in un tipo di esistenza artificiale, priva di profonda e drammatica esperienza umana, e tutta presa invece da forme ascetiche e disciplinari, che oggi sembrano un inutile peso, piuttosto che un ausilio sapiente al conseguimento di quella perfezione cristiana, alla quale la vita religiosa si dice votata. E sapete finalmente con quali voci il Concilio Ecumenico ha richiamato la vita religiosa alla sua essenza. Rileggete il capitolo sesto della Costituzione dogmatica Lumen gentium; rileggete il Decreto conciliare Perfectae caritatis; ed avrete dovizia d’insegnamenti, i quali rivendicano l’ideale della vita religiosa, collocandolo nella perfetta carità, cercata e raggiunta mediante la pratica dei consigli evangelici e l’imitazione di Cristo, e secondo una meravigliosa varietà di forme, che documentano la pluralità e perciò la relativa libertà delle vie attraverso le quali lo Spirito Santo conduce le anime al medesimo termine della perfezione cristiana.

LA GENEROSA RISPOSTA ALL’INVITO DI DIO

Rileggete e meditate. Ciascuno di voi, camminando per il sentiero ampio ed erto della scuola francescana, ripenserà la mirabile figura dell’umile e grande Poverello d’Assisi quasi riflessa nella storia della propria vita, e risponderà nel foro della propria interiore esperienza alla domanda proposta: la vita religiosa, che cosa è? Quell’ascoltare in fondo alla propria anima una singolare e inconfondibile voce invitante: vieni! Quell’atto paradossale di coraggio, per cui s’è osato, oltre le proprie forze e quasi sospesi ad una forza sostenitrice dall’alto, di rispondere: sì. Poi quell’impetuoso distacco liberatore, che ha spogliato, come Francesco, il candidato obbediente d’ogni suo proprio, d’ogni più bello, d’ogni più utile e caro bene terreno per render lui, il chiamato, agile e lieto nell’intrapreso cammino. E allora quell’assorbimento interiore, ignoto ai profani, che fa scoprire nella cella, spirituale o corale che sia, dell’orazione il punto d’incontro della anticipata beatificante conversazione celeste. Poi quel ritorno, quasi ridicolo e quasi sublime, del neo fraticello in mezzo alle antiche conoscenze e al mondo profano, senza nulla più chiedere e per tutto donare, con la scoperta d’una nuova comunione con i fratelli d’un tempo e con gli uomini curiosi di vedere il fenomeno strano dell’«uomo-frate»; una comunione che consente di parlare loro evangelicamente, come nessuno osa fare nella consueta conversazione, e che consente altresì di ascoltare confidenze segrete che a nessun altro si fanno, fuorché a quell’umile iniziato della scuola di Cristo. Ecco la risposta, piuttosto vissuta che espressa in termini speculativi; quella è la vita religiosa.

L'ASPETTO ESSENZIALE E CARATTERISTICO
DELLA SPIRITUALITÀ FRANCESCANA

E un’altra domanda avrà certamente occupato le vostre riflessioni ed avrà avuto, trasmessa dalla più autorevole tradizione, la consueta risposta. Qual è l’aspetto essenziale e caratteristico della nostra spiritualità? Greccio e la Verna lo dicono: l’umile e appassionato amore a Cristo; a Cristo, nei suoi due principali misteri, l’Incarnazione e la Redenzione. Così Francesco visse, così insegnò; e così i suoi figli, fino a noi.

Non è cristocentrica la pietà francescana? Non parte la vostra spiritualità da quello sguardo contemplativo verso la umanità di Cristo, che dalla semplice e popolare rappresentazione del suo presepio e della sua croce arriva alle vette più alte dell’esperienza mistica? Anche su questo punto voi non dovrete ch’essere fedeli a voi stessi per difendervi, da un lato, dall’inesatta opinione che molti si fanno sulla spiritualità di alcuni religiosi, sospettata di preferenze pratiche, se non dottrinali, al culto dei loro Santi, più che al culto di Cristo e di Dio, e accusata anche di alimentarsi di devozioni particolari e locali, piuttosto che della celebrazione dei misteri liturgici; sarà così facile per voi rimettervi, se bisogno vi fosse, in quella partecipazione effettiva ed organica alla vita orante della Chiesa, che il Concilio ha tanto prescritto per tutto il Popolo di Dio, ed in particolare per quanti dedicano la loro vita alla ricerca e alla professione della perfezione cristiana.

‘PAUPERTAS CUM LAETITIA’

Avremmo molte altre domande da porre alla vostra già data e franca risposta. Per esempio: quale virtù deve principalmente distinguere la vostra vita religiosa? Risponde chiunque vi sappia francescani: la povertà; quella povertà che si trasforma in amore, che vuole imitare ed amare Cristo povero, e che considera Iddio sola vera ricchezza dell’anima religiosa. Che cosa diceva la vostra beata Camilla Battista da Varano: oh!, quanto è povero colui che vuole altra cosa che Dio! Ed oh!, quanto è ricco colui che non possiede altra cosa che Dio! (cfr. Istruzioni, in Opere Spirituali, p. 216). Ma la domanda insinua interrogazioni subalterne: è la povertà tuttora praticabile? Non deve essa pure camminare su quei «planiora itinera», che il Cardinale Giovanni Colonna, fin dagli inizi, consigliava a frate Francesco? Non deve oggi la povertà religiosa indulgere alle imperiose e insidiose esigenze del naturalismo moderno e dell’edonismo comune? Il Concilio, come è noto, ha qualche richiamo severo su questo punto (cfr. Decr. «Perfectae caritatis», n. 13), e viene così a corroborare l’autentica tradizione francescana nella sua amorosa e coraggiosa tendenza alla testuale osservanza della parola evangelica. A questo riguardo, come in qualche altro «aggiornamento», si tratta di adattare la norma pratica a ragionevoli esigenze nuove, ma non di rilassare lo spirito della regola antica, né di contraddirne la lettera.

E la gioia, Fratelli, la gioia francescana, l’avete davvero nel cuore? Con i suoi motivi soprannaturali, con la sua limpidezza di vita e con la sua poesia? E la mostrate d’intorno a voi? Avete sempre cara la vostra «Paupertas cum laetitia»? Parlando della prima generazione dei seguaci di San Francesco, scrive il vostro cronista: «Erat eis exultatio magna» (1 Celano, n. 35): è ancora così?

GLI SPLENDORI DELLA CARITÀ E DELLA DEVOZIONE A MARIA

E la carità, la carità ch’è tutto della perfezione cristiana, e che fa attribuire alla vostra religione il titolo di serafica, l’avete sempre in cima ai vostri pensieri, ai vostri sentimenti?

E quella devozione alla Madonna Santissima, che ha sempre caratterizzato la spiritualità francescana, distingue ancora - oh, certamente! - la vostra pietà; si riflette nella vostra condotta?

E l’amore alle anime, alla loro assistenza, sia di massa, nella buona e popolare predicazione specialmente, sia individuale, nel ministero della confessione e della direzione spirituale, sempre tanto necessario, è tuttora la vostra passione? La vostra francescana ed apostolica specialità?

Esponendo queste domande, e tacendone altre, per discrezione di tempo, Ci accorgiamo che la vostra scelta è molto alta e molto difficile. È come un’estasi continuata, contemplativa e attiva. È come volare. Ma non volava il vostro San Giuseppe da Copertino? Vogliamo dire: non disponete voi forse di aiuti spirituali, propri del vostro Ordine, che infondono fiducia alla vostra umile audacia, e che vi abilitano a grandi cose nella Chiesa di Dio?

Voi siete i custodi di Santuari celebri, donde sembra emanare virtù di santità per i loro devoti. Avete a Roma la storica e famosa Basilica dei SS. Apostoli, Santa Croce a Firenze, San Francesco a Brescia, San Francesco a Bologna, i Frari a Venezia, e poi specialmente S. Antonio a Padova. Pensate. Avete ad Assisi la tomba di San Francesco. Vuol dire che siete (con i vostri Confratelli delle varie famiglie francescane), in condizione di farlo rivivere San Francesco; farlo rivivere con la vostra santa ed operosa vita religiosa, per la meraviglia del mondo e per l’incremento della santa Chiesa di Cristo.

Nel Cui nome a tutti voi accordiamo la Nostra Benedizione Apostolica.

                               

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