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INCONTRO DI PAOLO VI
CON I NUOVI SUDDIACONI DEL COLLEGIO
DI PROPAGANDA FIDE

Solennità dell'Assunta
Lunedì, 15 agosto 1966

 

Il Santo Padre dichiara, anzitutto, d’essere andato a Propaganda in quell’ora vespertina per condividere le gioie di una giornata lietissima in tutta la Chiesa; è la festa nella quale vengono esaltate le glorie della Madre di Dio. Intende pure condividere con gli alunni di Propaganda Fide il gaudio particolarissimo per l’ordinazione al Suddiaconato di cinquantacinque alunni. È una consolazione che fa anche intravedere il grande panorama di paesi, di missioni, di chiese missionarie nel luminoso orizzonte del Regno di Dio, in cui domina Cristo Signore, sole di giustizia.

Sua Santità si congratula vivamente con il Cardinale Prefetto di Propaganda, con il Rettore e quanti collaborano con lui nelle fatiche della casa di formazione; con le Religiose addette al suo funzionamento; con gli alunni, ed infine con le famiglie di alcuni neo-ordinati, presenti, esprimendo ad esse vivo compiacimento per l’adesione che esse hanno dato alla opera missionaria concedendo alla Chiesa i loro figliuoli.

Un particolare pensiero il Santo Padre dirige ai nuovi suddiaconi, dicendo che da ora, soprattutto, la Chiesa li associa in maniera stupenda al proprio ministero; ed esorta i giovani alunni a donare interamente se stessi per il trionfo di Cristo in tutti gli uomini.

Nei sentimenti del cuore paterno è quindi implicito anche il saluto a tutte le diocesi missionarie. Vi accompagni - così il Papa - il Nostro pensiero con tutte le grazie e le ricchezze spirituali di cui il Successore di Pietro è depositario. L’importanza, la totalità della vostra dedizione al servizio della Chiesa e delle anime esigono da parte vostra il dono completo della mente e del cuore; tutto, così, diventa, in voi, servizio della Chiesa.

Il mondo presente - rileva il Santo Padre - e in particolar modo i paesi missionari, l’Africa per prima, richiedono sempre più insistentemente zelanti sacerdoti, bravi missionari in grado di dialogare con la società moderna. Tale è anche l’attesa del Concilio. Se nei tempi andati per i problemi missionari si notava qualche diffidenza, ora, invece, tutto si è trasformato in considerazione e rispetto che rende più agevole il cammino e l’opera dell’uomo apostolico. Sono anche cresciute le difficoltà per il concetto odierno che pone qualche volta un dubbio sulla convenienza stessa dell’attività missionaria. Tale concetto invade, perfino, e troppo spesso, l’animo dei migliori. Ora, siffatta problematica impegna in modo tutto particolare i nuovi apostoli, i quali debbono partire per i loro paesi con ricchezza di doni divini, con la consapevole gioia che la loro scelta non è errata, né temeraria, e senza rimpianti. Alla loro attività missionaria concorrono oltre che, naturalmente, la grazia di Dio e il complesso dei carismi particolari della sublime vocazione, tutte le facilitazioni che derivano dal servizio del Signore; la parola insegnata, i sacramenti che sono fonte di grazia e letizia: testimonianza viva ed operante del linguaggio del Divino Maestro per i suoi prescelti. Alla luce di Dio, i giovani allievi ministri del Vangelo nel mondo debbono unire saldamente la propria volontà. Non bastano le promesse parziali od incomplete. Occorre impegnare tutto il proprio essere in una metodica ed efficace azione, atta a ben compiere quella che può definirsi la «cordata» ascensionale verso la vetta suprema. È l’unione tra le due volontà: quella di Dio e quella di quanti si dedicano, generosamente, al suo santo servizio.

                                    

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