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SALUTO DI PAOLO VI AI
LAUREATI DI AZIONE CATTOLICA
Domenica, 28 agosto 1966
Il Santo Padre intrattiene i Laureati di Azione Cattolica con provvida
esortazione, soffermandosi a sottolineare l’importanza del tema prescelto per le
giornate di studio testé concluse.
L’uomo alla ricerca di Dio. L’Antico e il Nuovo Testamento, i Padri e i
Dottori della Chiesa trattano ampiamente questo vitale argomento. Basterebbe,
per limitarsi ad una sola citazione, rileggere l’Itinerarium mentis in Deum
di S. Bonaventura. Ma l’uomo odierno in quale modo si comporta?
Mentre nelle anime semplici la fede procede limpida, serena, e sfocia
tranquillamente nella sicurezza di raggiungere l’incontro ed il colloquio con
Dio, il moderno pensatore, che vuole essere autosufficiente, solleva un gran
numero di difficoltà, problemi di vario genere e conclude dichiarando di
sentirsi molto stanco in un cammino interminabile. Non pochi vi sono, specie nel
campo della letteratura contemporanea, i quali si sentono più distanti da Dio di
quanto lo fossero i dubbiosi o i miscredenti dei secoli scorsi, ovvero talune
scuole del passato; anzi arrivano persino a fantasticare sul «silenzio» di un
Dio troppo lontano.
Il cattolico invece sa come superare l’incalcolabile distanza tra Dio e
l’uomo; riesce ad ascoltarlo, sente in ogni circostanza la paterna presenza di
Lui.
Questa sublime realtà è già posta in risalto da San Paolo, allorché, parlando
agli Ateniesi nell’Areopago, annuncia la sapienza creatrice di Dio, sì che
l’uomo può agevolmente cercalo e trovarlo, poiché Egli non è «longe ab
unoquoque nostrum».
Il Santo Padre aggiunge che suprema letizia dei seguaci di Cristo è
l’adesione a quanto lo stesso Salvatore del mondo ci ha insegnato: una fiducia
sconfinata nel Padre Celeste; e, soprattutto, un ardente amore per Lui,
Principio di ogni perfezione e di completa felicità.
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