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DISCORSO DI PAOLO VI AI PARTECIPANTI
ALLA VII SESSIONE PLENARIA DEL «CONSILIUM
AD EXSEQUENDAM CONSTITUTIONEM DE SACRA LITURGIA»

Giovedì, 13 ottobre 1966

 

GRATITUDINE E COMPIACIMENTO DEL VICARIO DI GESÙ CRISTO

Signori Cardinali, Venerati Fratelli e Figli carissimi.

Ecco il «Consilium ad exsequendam constitutionem de sacra Liturgia»: dobbiamo ad esso il nostro affettuoso e riverente saluto, a causa della sua presente riunione plenaria; ecco davvero un corpo assai qualificato, composto di uomini autorevolissimi ed espertissimi, sapientemente compaginati fra loro, provenienti da varie parti del mondo e portanti i frutti dei loro studi e della loro pietà, per compiere insieme un’opera di somma importanza, qual è la revisione dei testi liturgici della Chiesa latina, e il riordinamento della norma e della forma con cui questa stessa Chiesa celebra i santi misteri dell’autentico culto divino ed educa alla loro partecipazione il popolo cristiano, alla preghiera cioè ufficiale e comunitaria e alla vita spirituale più profonda e più nutrita di santificatrice virtù. Vi accogliamo con grande riverenza e con grande compiacenza, e vi ringraziamo di questa visita che associa la Nostra persona ed i Nostri pensieri a codesta vostra degnissima attività. Di questa attività poi vivissimamente vi ringraziamo: che cosa può essere più utile alla Chiesa in quest’ora post-conciliare? Che cosa più prezioso per animare la fiamma religiosa nel suo seno, per meritarle l’assistenza dello Spirito Santo e conferirle potere di attrarre, formare, santificare le anime?

Noi pensiamo sovente alla vostra ardua e sapiente fatica di revisori della sacra Liturgia, secondo la mente del Concilio ecumenico; e Ci pare di scorgere i tre momenti del suo complesso e delicato svolgimento. Vostro primo ufficio è di esaminare le sacre cerimonie già in uso nella Chiesa: è alla loro revisione, alla loro riforma, che voi lavorate; e questo esame, che non offre per sé particolari difficoltà essendo a tutti note tali cerimonie, esige tuttavia particolari doti spirituali: il senso del sacro, che incute riverenza per tali cerimonie che la Chiesa adibì al culto divino; il rispetto della tradizione, dalla quale è data a Noi un’eredità preziosa e venerata; l’intelligenza storica circa la formazione dei riti oggi da rivedere ed il loro vero significato, sia eucologico che simbolico; e così via: così che né preconcetto proposito di cambiamenti ingiustificati, né fretta iconoclasta che tutto vorrebbe riformare e cambiare devono guidare tale esame, ma religiosa prudenza e intelligente rispetto; ciò ch’è meglio dobbiamo cercare piuttosto che ciò ch’è nuovo; e nel nuovo ciò che riporta a Noi i tesori dei momenti più ispirati della pietà cristiana vorremmo preferire alle nostre moderne invenzioni, senza con ciò sigillare alla Chiesa d’oggi le labbra per qualche suo «cantico nuovo», se davvero il soffio dello Spirito Santo a tanto la abilita (cfr. Constit. Sacrosanctum Concilium, 23).

PERFETTA ARMONIA TRA LA «LEX ORANDI»
E LA «LEX CREDENDI»

Ed è codesto il vostro secondo delicatissimo ufficio: lo studio dell’espressione liturgica, sia nella parola, che nella musica e nel canto, e sia nel gesto e nell’azione del rito. Quale attenzione alla sorgente biblica d’ogni atto liturgico, quale studio di concordare la «lex orandi» con la «lex credendi», di conservare cioè alla preghiera liturgica un suo ricco significato dottrinale e di proporzionare il linguaggio cultuale al suo contenuto dogmatico, non che alla gerarchia dei valori celebrati impegnano non solo la vostra erudizione di studiosi, il vostro talento di letterati e di artisti, ma la vostra anima altresì innamorata di Dio, di Cristo e del suo regno; la vostra anima esperta, Noi crediamo, alle mistiche effusioni del colloquio spirituale. Codesto studio, che attinge dalla preghiera personale e vissuta il suo intimo genio, e che chiama in suo aiuto i segreti dell’arte, è ciò che mette a maggior prova la vostra bravura, ed è ciò che darà alle riforme, che state elaborando, col misterioso sigillo della bellezza, il carisma, non insolito nel tempio del Signore, dell’universalità, a cui va congiunto quello della durata, quello, diciamo della giovinezza perenne: la liturgia merita doni tanto preziosi.

Né codesta spirituale tensione verso forme stilistiche sublimi ben degne della Liturgia fa a voi dimenticare un altro umanissimo ufficio, oggi, si può dire prevalente negli intenti della riforma liturgica; e cioè quello di rendere accessibile, nella comprensione, nell’espressione, nell’esecuzione, alla generalità dei Fedeli, la cerimonia liturgica (cfr. Sacr. Conc. 11, 14, etc.). Anche questo sforzo di adattamento delle forme e del linguaggio del sacro rito alle esigenze pastorali, ai fini catechetici del culto, alla formazione spirituale e morale dei Fedeli, al bisogno d’unione con Dio, alla capacità del segno sacro d’essere compreso e sperimentato anche nella sua specifica virtù religiosa, quale sapienza, quale esperienza e quale carità esso domanda a voi, artefici della nuova Liturgia, e scopritori di suoi sepolti tesori, della nuova Liturgia, dove bellezza e semplicità, altezza di pensiero e chiarezza, contenuto e brevità, eco dei secoli antichi e voce dei tempi nuovi vorremmo congiunti in novella armonia! A voi la Chiesa di Dio affida questo sublime incarico!

OGNI INNOVAZIONE FACCIA SEMPRE PIÙ SENTIRE
LA SACRALITÀ DELLA PREGHIERA

Questo diciamo, venerati Fratelli e diletti Figli, per dimostrarvi quale estimazione Noi abbiamo del lavoro che state assiduamente compiendo; ma Ci accorgiamo ch’esso si allarga ad altri compiti e rende altri servizi, di moderatori cioè del vasto e multiforme movimento rinnovatore, a cui la Costituzione conciliare sulla sacra Liturgia ha dato origine. Spetta alla Nostra vetusta benemerita sacra Congregazione dei Riti fissare in ordinamenti stabili ed obbliganti le nuove forme rituali e tutelare quelle vigenti; ma è funzione di codesto «Consilium» vegliare sulla fase sperimentale delle innovazioni, che nelle singole regioni ecclesiastiche si stanno provando ed introducendo, e correggere le deviazioni che possono qua e là verificarsi, frenare gli arbitri non autorizzati, che possono generare disordini nella giusta disciplina della preghiera pubblica e insinuare forse errori dottrinali; così a voi tocca impedire gli abusi, stimolare i ritardatari ed i renitenti, risvegliare energie, favorire le buone iniziative, lodare i benemeriti. Anche codesto ufficio di moderatori assume in questo momento una grande importanza; e Noi ve lo raccomandiamo in modo particolare; e sapendo con quale vigilanza e quale prudenza voi lo andate esercitando, Noi ve ne siamo obbligati. La varietà delle lingue, la novità dei riti, che il movimento rinnovatore introduce nella Liturgia, non devono ammettere nulla che non sia debitamente riconosciuto dall’autorità responsabile dei Vescovi e di questa Sede Apostolica, nulla che non sia degno del culto divino, nulla che sia manifestamente profano e inetto ad esprimere l’interiorità e la sacralità della preghiera, e nulla anche di così singolare ed insolito, che invece di favorire la devozione della comunità orante, la stupisca e la disturbi, e le impedisca l’effusione d’una sua ragionevole e legittima tradizionale religiosità: una certa pedagogica gradualità, a quest’ultimo riguardo, sembra consigliabile.

AL CANTO E ALLA MUSICA SACRA IL CONSEGUIRE NUOVI MERITI E GLORIA

Vediamo con compiacenza che il vostro piccolo, ma prezioso bollettino «Notitiae» adempie questo compito, acquistando insieme un’altra benemerenza, di cui volentieri diamo riconoscimento a codesto «Consilium», quella di diffondere per tutta la Chiesa le informazioni relative al rinnovamento liturgico, mirando così a suscitare l’emulazione del buon esempio ed a favorire la giusta varietà delle espressioni liturgiche ed insieme quella fondamentale armonia, che sempre dobbiamo apprezzare nella vita liturgica della Chiesa intera.

E siamo lieti dell’ordinata ed intensa operosità, a cui il «Consilium» attende con esemplare dedizione e con risultati che già sono e si presagiscono felici e copiosi. La Chiesa, che dopo il Concilio guarda all’attività che deve compierne l’opera e metterne in esecuzione i decreti, può essere lieta di codesta pia e nobile fatica, sia quanto allo spirito di fedeltà alle prescrizioni conciliari, che tutta la informa e la muove, sia quanto alla mole del lavoro in via di esecuzione, e sia anche quanto alla celerità, con cui il lavoro è compiuto, per quanto la sua natura delicata e complessa e l’esigenza di perfezione, con cui dev’essere condotto a buon termine, lo consentono.

Vi sono alcune questioni di grande rilievo, a cui il Cardinale Presidente ha fatto cenno, che richiederanno particolare riflessione, anche da parte Nostra. Una di queste è quella riguardante la musica sacra, oggetto di tanto interesse, sia da parte dei liturgisti che da parte dei cultori della musica. È questione meritevole di grande studio, che si prolungherà certamente a mano a mano che l’esperienza pastorale da un lato, il genio musicale dall’altro continueranno il loro dialogo, che Noi auguriamo amichevole e fecondo. L’istruzione, che deve disciplinare l’accordo fra liturgia e musica, faciliterà la buona intesa e ristabilirà, Noi speriamo, una nuova collaborazione fra queste due voci sublimi dello spirito umano, la preghiera e l’arte. Il recente Congresso di Musica sacra, celebrato a Chicago or non è molto, Ci conferma tale speranza. Noi teniamo qui a ricordare quanto la Costituzione conciliare «Sacrosanctum Concilium» ha stabilito in proposito, in onore sia della Liturgia che della musica (nn. 39, 44, 112, 114, 115, 116, 120, 121), solo rilevando che il carattere pastorale e comunitario del rinnovamento liturgico, voluto dal Concilio, domanda alla musica e al canto sacro di rivedere e di perfezionare i suoi rapporti con lo svolgimento del sacro rito quale oggi ha da essere, e offre all’una e all’altro l’occasione e l’invito a conseguire nel campo dell’arte e della religione, nuovi meriti e nuova gloria: «Musica sacra tanto sanctior erit quanto arctius cum actione liturgica connectetur» (n. 112).

L’«ORDO MISSAE» FONDAMENTO PER IL RICHIAMO
AI DIVINI MISTERI

Vi è poi l’altra questione, fra tutte degna del massimo interesse, che riguarda l’«ordo Missae» . Abbiamo già preso visione dello studio compiuto, e sappiamo quante erudite e religiose discussioni vi si connettano, sia quanto al testo di detto «ordo Missae», sia quanto alla composizione del nuovo Messale e del calendario delle sacre celebrazioni. La cosa è di tanta gravità e di così universale importanza che pensiamo non poterci esimere dal consultare l’Episcopato prima di convalidare con la Nostra approvazione le meditate proposte di codesto Consilium.

Intanto procedete, venerati Fratelli e incliti cultori della scienza liturgica, nei vostri studi e nei vostri lavori. Sempre vi assista la coscienza del grande servizio che l’opera vostra rende alla causa della fede, la quale ha nel culto divino la sua professione pubblica e solenne ed il suo conforto personale e sociale; del servizio che l’opera vostra procura a quella epifania di Cristo, che la liturgia nella parola, nel sacramento, nel sacerdozio rende sensibile e viva alle anime credenti; del servizio ancora, che dalla purificazione e dalla sublimazione del suo linguaggio cultuale trae la Chiesa rivelandosi in esso qual è, corpo mistico congiunto a Cristo suo capo, umanità redenta, e, come Sposa innamorata, tutto donante a Cristo, tutto da Lui ricevente; del servizio, parimente diremo, preparato per il Popolo di Dio, che nella Liturgia, quando è limpida, sobria, ispirata, trova la sua sapienza, la sua letizia, la sua pace, la sua unità, la sua santificazione; del servizio finalmente, che voi offrite al mondo contemporaneo chiamandolo, con la suggestione dell’umile e incantevole bellezza della Liturgia espressa nelle sue forme genuine, alla riscoperta d’un regno perduto, quello dello spirito, quello dell’ineffabile ed incomparabile presenza del divino mistero.

Continuate laboriosi e fidenti, diciamo; e vi assista il sapere che la Nostra fiducia e la Nostra benevolenza vi è assicurata: e finalmente vi assista la luce amorosa di quel Cristo, per cui operate, e nel cui nome Noi, indegnamente rivestiti della sua rappresentanza, di cuore tutti vi benediciamo.

                                                           

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