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DISCORSO DI PAOLO VI
NEL 50° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE
DELLO SCAUTISMO IN ITALIA

Sabato, 5 novembre 1966

 

Salutiamo con vivissima cordialità codesto magnifico gruppo dei Capi e degli Assistenti della Associazione Scouts Cattolici Italiani, i quali partecipano al loro IV Congresso Nazionale; e con essi accogliamo con grande affetto i dirigenti del Movimento Adulti dell’Associazione, venuti alla loro VII Assemblea Nazionale. Salutiamo il venerabile Fratello Ettore Cunial, Arcivescovo titolare di Soteropoli, che, alle sue occupazioni pastorali come Vice-Gerente della Nostra diocesi romana, aggiunge la sollecitudine e il merito e la responsabilità dell’assistenza spirituale delle due Associazioni, su scala nazionale; e con lui salutiamo i dirigenti centrali e i loro collaboratori.

Diletti Figli.

L’occasione di questo lietissimo incontro è data dal cinquantesimo anniversario di fondazione dello Scautismo cattolico in Italia. Una data importante, significativa, gioiosa; una data che voi, nello stile schietto e spontaneo dell’Associazione, volete celebrare non col senso di una rievocazione archeologica, ma con l’impegno fresco e giovanile, richiesto dall’ora particolare che la Chiesa sta vivendo nel mondo. Per questo vi siete ispirati al Concilio, per trarne l’insegnamento e la luce che illumini e sostenga il vostro cammino verso nuovi traguardi; né poteva essere altrimenti, perché la celebrazione del Concilio Ecumenico ha posto salutarmente tutte e singole le organizzazioni cattoliche - già così efficienti, volonterose, ferventi - di fronte al dovere di studiare le conclusioni del Concilio medesimo, di assimilarne lo spirito, di avviarne le applicazioni, affinché la loro fisionomia corrisponda fondamentalmente alle attese che su di esse ha la Chiesa, e ne adempia tutte le speranze in questo tempo post-conciliare.

Ci compiacciamo, di cuore per questo vostro impegno, che dimostra meglio di ogni parola come la diletta Associazione degli Scouts Cattolici Italiani - e così pure il MASCI - voglia vivere seriamente e a fondo le consegne dell’ora. E Ci compiacciamo del modo con cui ciò volete fare, com’è dimostrato dal tema, stimolante e importantissimo, che avete proposto, adesso, ai vostri studi e, successivamente, alla vostra azione: «Lo Scautismo per l’educazione dell’uomo, alla luce del Concilio, nella società in trasformazione». Con tale scelta, vi siete messi in sintonia con uno dei temi centrali del Concilio Ecumenico Vaticano II: poiché, se è vero che il problema della educazione ha dato origine solo ad una breve, seppur basilare Dichiarazione, tuttavia la formazione integrale e totale dell’uomo è stato il pensiero costante dei Padri, anzi il loro assillo, la loro ansia pastorale, il loro programma, la loro speranza. L’abbiamo Noi stessi voluto sintetizzare, questo sforzo, nel discorso della Sessione conclusiva delle Assise conciliari, quando abbiam detto: «La Chiesa del Concilio, sì, si è assai occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta . . . E che cosa ha considerato questo augusto Senato nella umanità, che esso, sotto la luce della divinità, si è messo a studiare? Ha considerato ancora l’eterno bifronte suo viso: la miseria e la grandezza dell’uomo, il suo male profondo, innegabile, da se stesso inguaribile, ed il suo bene superstite sempre segnato di arcana bellezza e di invitta sovranità . . . Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, sì, perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette» (7 dicembre 1965: Insegnamenti di Paolo VI, III, pp. 729-30).

In questo spirito di fiducia, il Concilio si è rivolto alla formazione integrale dell’uomo, come abbiamo detto: non ha esaltato l’uomo in una visione irreale e utopistica delle sue sole grandezze, ma lo ha inquadrato in una visione concreta, positiva, realistica, qual è nell’ordine del peccato e della Grazia, secondo gli immutabili principi della concezione teologica e cristiana del mondo e dell’uomo. Prospettando le luci e le ombre della società, come è al presente organizzata nel mondo, il Concilio ha posto l’accento sulla presa di coscienza ampia e responsabile a cui l’uomo oggi deve essere modellato, e ne ha sottolineata l’urgenza nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, con queste parole: «Affinché i singoli uomini assolvano con maggior cura il proprio dovere di coscienza verso se stessi e verso i vari gruppi di cui sono membri, devono essere diligentemente educati ad un più ampio livello culturale dell’animo, utilizzando gli enormi mezzi che oggi sono a disposizione del genere umano. Innanzitutto l’educazione dei giovani, di qualsiasi origine sociale, deve essere impostata in modo da suscitare uomini e donne, non tanto raffinati intellettualmente, ma di forte personalità, come è richiesto vivamente dal nostro tempo» (n. 31).

La Dichiarazione sull’Educazione cristiana, che voi farete oggetto particolare della vostra attenzione in questi giorni, è poi stata lo sviluppo di tale chiara e, diciamo pure, ambiziosa e difficile impostazione del problema educativo di oggi: non perché sia difficile ottenerla, ma perché è ispirata ad un’alta stima dell’uomo. Infatti le parole della Dichiarazione sono la continuazione ideale di quelle che già abbiam lette; eccole: «La vera educazione deve promuovere la formazione della persona umana sia in vista del suo fine ultimo, sia per il bene delle varie società, di cui l’uomo è membro ed in cui, divenuto adulto, avrà funzioni da svolgere. Pertanto i fanciulli e i giovani . . . debbono essere aiutati a sviluppare armonicamente le loro capacità fisiche, morali e intellettuali, ad acquistare gradualmente un più maturo senso di responsabilità nell’elevazione ordinata ed incessantemente attiva della propria vita e nella ricerca della vera libertà, superando con coraggio e perseveranza tutti gli ostacoli» (n. 1).

Mediante questa preparazione graduale alla vita sociale, politica, morale e intellettuale, il Sacro Sinodo è giunto a quelle grandi consegne sulla educazione, che la Chiesa a se stessa rivendica per espresso mandato del suo Divino Fondatore, e che solo nella Chiesa raggiunge l’auspicata pienezza per la grandiosa sintesi di ideale e di reale, di natura e di grazia, di libertà e di obbedienza, di iniziativa e di responsabilità, che essa presenta, colmando definitivamente le più esigenti aspettative. Ma c’è di più: anche per la stessa missione, che la Chiesa affida ai suoi figli più generosi, chiamandoli all’apostolato dei laici, pur nella molteplicità delle organizzazioni e delle strutture, il Concilio ha voluto che questa formazione cristiana partisse da solidi fondamenti umani, come condizione indispensabile per l’efficacia e la durata dell’azione apostolica. E appunto nel Decreto sull’apostolato dei laici si trovano quelle parole, che vorremmo che ognuno dei Nostri figli ritenesse scolpite nell’animo: «Tutti i laici facciano pure gran conto della competenza professionale, del senso della famiglia e del senso civico, e di quelle virtù che riguardano i rapporti sociali, cioè la probità, lo spirito di giustizia, la sincerità, la cortesia, la fortezza d’animo: virtù senza le quali non ci può essere neanche vera vita cristiana» (n. 4).

Diletti Figli.

Non sono queste le virtù, sulle quali punta con tanta insistenza e con innegabili risultati, lo Scautismo? La personalità formata, il senso della responsabilità e dell’impegno personale, la formazione sociale e comunitaria, non sono forse le sue mète supreme? E lo Scautismo cattolico non aggancia qui, logicamente, la sua azione per una educazione soprannaturale ed ecclesiale, per formare l’uomo veramente perfetto, nei limiti della nostra povera possibilità umana ferita dal peccato, per avere l’uomo nuovo, di cui parla San Paolo, «creato secondo Dio, nella giustizia e santità della verità» (Eph. 4, 24)?

Vedete dunque quanto è importante la vostra opera, e quanto necessaria e promettente la vostra odierna preoccupazione, di considerare le finalità e gli scopi dell’Associazione alla luce degli insegnamenti conciliari.

A tanto vi incoraggiamo con la Nostra preghiera e col Nostro augurio paterno, mentre di cuore impartiamo a voi, qui presenti, e a tutte le schiere vivaci e pensose e generose dei vostri Scouts di tutta Italia, qui da voi rappresentate, la Nostra particolare confortatrice Benedizione Apostolica.

                                             

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