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DISCORSO DI PAOLO VI
NEL IV CENTENARIO DELL’ACCADEMIA DI SANTA CECILIA
Martedì, 22 novembre 1966
Signor Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Illustri
e cari Maestri, membri del Consiglio accademico e dello storico Sodalizio!
Siamo lietissimi di questa Loro visita, che opportunamente si compie nel
giorno sacro al martirio di Santa Cecilia; e siamo Loro grati per il dono che Ci
hanno portato, l’aurea medaglia, commemorativa del IV centenario di fondazione
dell’Accademia Nazionale, che dalla Santa romana trae il nome e l’auspicio.
Del duplice atto di cortesia filiale e di schietta devozione siamo Loro assai
obbligati: e perché Ci dice che l’odierna compagine dell’Accademia vuol fare
aperto richiamo alle sue origini, riaffermando una continuità di intenti e di
programmi, che questi quattro secoli non hanno mai spenta, pur tra le vicende e
le trasformazioni di epoche tanto diverse; e perché Ci attesta, meglio di ogni
parola, quale siano le profonde convinzioni dei suoi Membri, il cui chiaro nome
e il cui talento indiscutibile conosciamo, e stimiamo, e ammiriamo dal profondo
del cuore.
Siamo pertanto onorati di accogliervi, egregi Maestri, che illustrate l’arte
e la cultura italiana, in questa circostanza per voi e per Noi tanto
significativa. L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia trae infatti origine da
quella Associazione o Congregazione dei Musici, che è legata a Nostri lontani
Predecessori: a Gregorio XIII, che la costituì canonicamente; a Sisto V, che la
incrementò; a Urbano VIII, che l’approvò in perpetuo con la Bolla «Pietatis
et Christianae Charitatis». La fisionomia, impressa all’istituzione da quei
Pontefici lungimiranti, allo scopo di favorire una lieta fioritura di
compositori e di artisti, e di assicurare il più alto prestigio all’arte
musicale, non si è più cancellata: e pur nell’avvicendarsi degli anni,
nell’affacciarsi e maturare di gusti nuovi, nell’immanente sviluppo che è in
tutte le umane vicende, l’Accademia ha continuato ad adempiere la sua
nobilissima missione con slancio sempre giovanile, proprio di tutte le geniali
espressioni dello spirito, e con saggezza placida e sapiente, che non è di
sempre o di tutti, non immemore delle lezioni del passato e pure aperta alle
promesse e alle conquiste del futuro. E così nessuno potrebbe dire degnamente
quale sia stato l’influsso benefico e orientatore, l’importanza silenziosa e
poderosa, il peso determinante ed equilibratore che l’Accademia ha avuto nella
vita musicale di questa Nostra Roma, e il prestigio che le ha conquistato in
campo nazionale e internazionale.
Non possiamo e non sappiamo entrare nel vivo dei vostri problemi, delle
vostre competenze, dei vostri programmi: costi, da voi, si entra nel campo
magico dell’arte, e solo chi vi è iniziato può porvi piede; ciò diciamo non
perché essa sia un recinto isolato ed esoterico a cui è proibito l’accesso ai
profani, che sarebbe funesto errore alla Musica e ai musicisti prima che ai
profani stessi; ma solo per sottolineare l’unicità, l’esclusività, il rispetto
che la vostra arte richiede, ove non potrebbe ottener parola se non chi sia
degnato dal dono unico, insuperabile, irrepetibile - ch’è il vostro -
dell’ispirazione e del talento; o se non chi, come voi, conosca le tecniche
formidabili, le segrete combinazioni sonore, l’assillo divorante della
composizione e della esecuzione.
No, davvero, non possiamo entrare con la vostra statura in questo campo, ch’è
vostro soltanto. La Chiesa lo rispetta, come fa per tutte le altre espressioni
dell’arte, lo considera con immensa ammirazione e indicibile speranza, lo
convoglia al servizio della Liturgia perché i suoi sacri riti ne acquistano in
interiorità e in splendore, che sia degno di Dio, a cui il culto si rivolge. Ma,
anche senza entrare, come dicevamo, nel vivo delle vostre specifiche e ambiziose
ed esclusive attribuzioni, vi diciamo semplicemente di continuare nel solco
secolare, che oggi considerate con particolare letizia, di mantener fede agli
intenti, per i quali l’Accademia è sorta ed ha operato nei secoli, e di cui
abbiamo avuto conferma testé nelle parole del Maestro Silvestri: promuovere
l’arte musicale in tutte le sue forme e manifestazioni, formare i musicisti e
gli artisti col magistero dell’arte ma soprattutto con l’esempio della vita,
accostare al santuario della musica strati sempre più vasti della popolazione,
in tutti i suoi ordini sociali e in tutta la sua molteplice strutturazione, che
mirabilmente si fonde e si oblia e si cementa quando la musica le si dispiega
possente e suadente, luminosa e melanconica, profonda e vibrante e
trasfiguratrice e pacificatrice, all’anima e alla mente. La musica, quand’è
così, è strumento validissimo di umanità, diciamo anzi di spiritualità: perché
essa accosta a Dio, anche inconsapevolmente, a quel Dio che è la luce e pace e
armonia feconda e vitale; e, elevando fino a Lui, raggentilisce l’animo umano,
ne placa l’ansia e l’angoscia, lo compone nell’ordine e nella serenità.
Quale grande missione, la vostra, illustri e cari Maestri, che sapete far
servire i vostri talenti - e che c’è di più individualistico di un artista? - ad
uno scopo altamente sociale, educativo, solidale, attraverso la vostra opera, e
mediante la vostra collaborazione nell’ambito dell’Accademia! Quale
soddisfazione per voi, quale merito davanti alla società e alla storia, quale
premio da parte di Dio!
Il Signore vi benedica e vi conforti, concedendovi ogni desiderato dono della
sua grazia; Noi Lo preghiamo per voi, per l’arte vostra, per la vostra famiglia,
e, in pegno delle sue compiacenze, Ci è caro impartirvi la Nostra particolare
Apostolica Benedizione.
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