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DISCORSO DI PAOLO VI
NEL 70° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA FEDERAZIONE UNIVERSITARIA
CATTOLICA ITALIANA
Martedì, 6 dicembre 1966
Le parole che abbiamo ora ascoltate del Presidente Centrale della Federazione
Universitaria Cattolica Italiana Ci dicono molte cose, quella per prima d’una
maturità nuova e felice della Federazione stessa, e messe in rapporto con le
pubblicazioni degli Atti del Congresso Nazionale dello scorso anno e delle linee
di lavoro per l’anno accademico in corso Ci documentano al tempo stesso la
fedeltà al vostro metodo tradizionale di riflessione e di divulgazione di idee
fondamentali, e il progresso con cui codesto sforzo integrativo dello studio e
della formazione universitaria si viene ora compiendo. Ben volentieri ve ne
diamo cordiale riconoscimento e vi incoraggiamo a paziente e sistematica
perseveranza.
VEDERE STUDIARE COMPIERE IL BENE
Ma l’interesse vostro e Nostro va ora al motivo occasionale di questo
incontro: la commemorazione del settantesimo anniversario della fondazione della
Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Settanta anni per un organismo
come il vostro, in cui il ricambio dei soci è rapido e continuo ed a cui è dato
affermarsi in un’età ed in un ambiente quant’altri mai mobili ed inquieti,
costituiscono già un fattore singolare, che merita considerazione. Voi certo
avrete pensato al segreto di questa longevità, anzi a questa persistente
giovinezza (perché voi vecchi non siete, siete piuttosto più giovani e freschi e
vivi che mai), e avrete avuto modo di scoprire tante cose istruttive non solo
per il. benessere della vostra Organizzazione, ma altresì per l’identificazione
di quei valori e di quelle virtù che il tempo non consuma. Non vi faremo
commenti.
SENSO STORICO E CULTO DELLA TRADIZIONE
Come non faremo commenti alla commemorazione stessa del vostro atto di
nascita. Troppo vi sarebbe da dire; e voi certamente avete ascoltato le
dissertazioni di circostanza, che vi avranno istruito ed edificato sulla lunga e
travagliata e gloriosa vita della FUCI. Notiamo soltanto una cosa: che la
celebrazione d’una tale memoria, da voi stessi voluta, indica che voi ai tanti
altri vostri meriti aggiungete quello del senso storico; il quale senso storico,
specie se applicato alle più recenti vicende, è oggi piuttosto raro; rarissimo
nei giovani, si comprende, che preferiscono guardare al presente e all’avvenire
che non al passato. Ma codesto senso storico è prezioso e degno d’ogni elogio. È
in sua virtù che si adempie ad un dovere umano molto nobile, quello di
ricordare, e si risponde ad un’esigenza cristiana molto importante, anch’essa in
lotta vittoriosa con la voracità del tempo, quella del culto della tradizione,
che fa tesoro dell’esperienza vissuta e che. scrive la storia cercandone il
significato e la direzione. Codesto sguardo retrospettivo, state sicuri, non
rallenta la vostra corsa in avanti, né toglie alla vostra presente attività la
sua libera ed originale espressione, sì bene conforta la vostra certezza circa
la bontà della formola da voi scelta per animare ed elevare la vostra
professione universitaria ed impegna la vostra responsabilità a tenere alta, con
valore pari a quello di chi vi ha preceduti, la bandiera della FUCI.
NOMI INSIGNI NEI FASTI DELL’UNIVERSITÀ ITALIANA
Rievocare e conoscere qualche cosa delle esperienze passate, delle difficoltà
incontrate, delle persone che hanno servito e nobilitato la FUCI sarà certamente
un alimento utile, forte e cordiale, che serve ottimamente a continuare
sull’intrapreso cammino. Non diciamo questo perché siamo, in minima parte,
personalmente in causa; ma perché crediamo che avere memoria di persone
compiante e venerate, come Monsignor Gian Domenico Pini, e di amici cari ed
esemplari come Igino Righetti, Renzo De Sanctis, Sergio Paronetto, Itala Mela e
non pochi altri come loro, possa ancor oggi tonificare il vostro spirito fucino
ed iscrivere nei fasti dell’Università italiana nomi di persone che l’hanno
immensamente amata e generosamente servita.
Di più, codesto atto di affettuosa riverenza al passato può mettere in
evidenza, oltre le persone e gli episodi degni di memoria, le linee ideali del
movimento fucino, il disegno spirituale di questa storia studentesca, i criteri
fondamentali e dinamici della sua non facile pedagogia. E questo è molto
interessante. Ed è ciò che voi state facendo e che, anche per questo aspetto
della vostra commemorazione, merita la Nostra lode. Anche perché la ricerca del
filo ideale, che dà unità e consistenza ai settant’anni della FUCI, porta da sé
alla coscienza dell’attualità e ad una certa previsione dell’avvenire; di modo
che dopo l’escursione nel passato vi trovate idonei a meglio guardare e a meglio
comprendere il panorama della realtà presente, alla quale dedicate la vostra
attenzione e la vostra attività.
SCIENZA CULTURA E VITA CRISTIANA
Non entreremo con voi nell’indagine dei vostri interessantissimi temi:
«scienza, cultura e vita cristiana», e tanto meno in quella, che tuttavia Noi
pure abbiamo vivamente presente allo spirito, dei formidabili problemi odierni
della vita universitaria; solo Ci compiacciamo con voi che arditamente state
compiendo tale indagine, con l’assistenza di colleghi e di maestri esperti e
volonterosi, ai quali Noi stessi tributiamo un particolare ringraziamento. Sì,
Ci piace vedervi appassionatamente interessati a tali problemi, e non meno di
quelli che il quadro generale della vita contemporanea presenta agli occhi di
tutti. Notiamo, fors’anche con qualche apprensione per il raccoglimento che gli
studi superiori dovrebbero al massimo coltivare e per la maturità che le grandi
questioni della vita pubblica esigerebbero da chi le fa proprie, notiamo che
oggi, nel mondo, gli studenti entrano nel vivo degli avvenimenti, e spesso come
elementi determinanti. E notiamo perciò come lo studente odierno accentua quella
sua istintiva capacità d’intuizione e d’azione, che costituisce uno dei
caratteri del suo genio e della sua età; esposto com’è al flusso di tutti gli
avvenimenti della vita sociale, lo studente diventa il manometro più pronto ad
avvertirli e a definirli, per diventare poi subito l’elemento reattivo più
vivace e più deciso. Ci asteniamo ora dal definire questo fenomeno, ma Ci
permetteremo di fare a voi, come studenti cattolici, tanto coscienti e tanto
animosi, una raccomandazione.
Ed è questa: cercate di orientare le vostre antenne ricettive delle
segnalazioni dei fatti circostanti verso una determinata direzione: la direzione
dei valori buoni e positivi, che vi circondano. Vi sono, sì, tante cose
deplorevoli nel mondo che ci circonda; dobbiamo, sì, conservare una chiara
sensibilità dei mali, dei difetti, dei bisogni del nostro tempo, anche per
conservare quel retto senso del vero e del bene, su cui si fonda la vita morale
e da cui la coscienza trae energie per riparare, per rimediare, per riformare.
Ma non cediamo a quella facile tendenza negatrice, che ci fa nemici sistematici
del tempo e del mondo in cui Dio ci ha destinati a vivere e ad operare. Sappiamo
vedere il bene. Sappiamo scoprirlo. Sappiamo confortarlo. Sappiamo crearlo.
L'OTTIMISMO DELL'AMORE PER I GRANDI DOVERI
E questa raccomandazione Ci viene proprio da quello spirito nuovo che il
Concilio Ecumenico ha inteso infondere nella psicologia dei seguaci di Cristo,
dei Laici specialmente, che intendono accrescere la loro partecipazione alla
vita della Chiesa e la loro fedeltà al Vangelo di Cristo. Il Concilio c’insegna
a guardare uomini e cose con l’ottimismo dell’amore, e a mettere al servizio
d’ogni causa buona la luce che possediamo, la collaborazione di cui siamo
capaci. E questo è detto in modo esplicito anche della cultura, nel cui ambito e
nelle cui spirituali officine, le Università, voi siete e militate. Voi lo
sapete.
Sembra a Noi che non soltanto quel senso della missione propria dello
Studente universitario cattolico, che ha guidato la FUCI nei suoi settant’anni,
sostenga il suo presente e futuro cammino, ma una nuova possibilità di
esercitarla quella missione le si offra davanti nell’affermazione del pensiero,
che la fede rende fiducioso di sé; nella ricerca speculativa e scientifica, che
lo spirito .religioso non solo non oscura e non frena; ma stimola ed illumina;
nella formazione e nell’esercizio professionale, a cui il cristiano colto oggi
può conferire nuova coscienza e nuova dignità; nella partecipazione alla vita
sociale, che un cristianesimo nutrito ,di buona cultura guarda come a campo di
grandi doveri e di grandi valori.
ALTISSIMO SCAMBIO DI LUCE TRA LE DUE SORGENTI DEL SAPERE
Nuovi sono i tempi, nuove le correnti di pensiero che li attraversano, nuovo
il linguaggio studentesco che interpreta ed in parte genera la mentalità
moderna. Non misureremo la vostra efficienza e non definiremo il vostro volto al
confronto testuale del vostro passato. Ogni momento ha e deve avere,
specialmente nel mondo giovanile universitario, le sue espressioni originali. Ma
crediamo che lo spirito della FUCI di ieri possa essere quello di oggi e di
domani. A voi spetta tuttora risolvere il classico conflitto fra la scienza e la
fede, e non in termini di compromesso, ma in termini di definizione dei
rispettivi settori e perciò di reciproca e rispettosa libertà; anzi di mutuo
contributo, per lo scambio di luce che le due sorgenti del sapere possono l’una
all’altra donarsi.
A voi spetta dare alla Chiesa una caratteristica testimonianza, una vostra
prova di fedeltà; quella del pensiero che crede e che prega, e quella della fede
e della preghiera che pensa e che cerca.
A voi spetta essere un nerbo della vita universitaria, per l’esaltata
concezione che voi avete della Scuola superiore, per il pieno riconoscimento che
date alla persona ed alla funzione del Maestro, che, all’Università, né per sé
il proprio, né l’altrui pensiero impone allo Studente, ma la verità che da se
stessa deve suffragarsi, ed ancora per la colleganza, l’amicizia anzi, che
alimentate ed offrite con quanti con voi condividono la fatica, l’onore,
l’allegria della vita universitaria; colleganza ed amicizia forte e libera e
aperta per il tesoro ideale che portate nel cuore.
E spetta altresì essere un nerbo della vita cattolica militante per
l’affermazione dei principii cristiani nella società. E perché questa sia la
vostra schietta e duratura missione: coraggio, vi diciamo; coraggio nell’impegno
di studio nella virile padronanza di sé, nel superamento dei piccoli e grandi
egoismi che paralizzano lo slancio verso la verità e verso l’amore, coraggio nel
sapiente e umile calcolo dell’aiuto divino.
Perciò andate avanti con fiducia, Noi vi ripeteremo. Il mondo ha bisogno di
voi. L’Università dev’essere fiera d’avere alunni pari vostro. La cultura
italiana aspetta da voi grandi servizi e nuove testimonianze. E Colui che vi
parla, il vostro antico Assistente Ecclesiastico, ancora vi conferma la Sua
affezione, la Sua stima, la Sua fiducia, ed è lieto oggi di darvi, nel Nome di
Cristo, la Sua Benedizione.
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