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DISCORSO DI PAOLO VI
AI DIRIGENTI E AI COLLABORATORI DELL’E.N.E.L.
Lunedì, 19 dicembre 1966
Salutiamo l’avvocato Vito Antonio Di Cagno, Presidente dell’ENEL, e lo
ringraziamo per le nobili parole che Ci ha rivolte a nome di tutti i presenti.
Salutiamo con lui i membri del Consiglio di Amministrazione, e l’Unione
Gruppi dei Lavoratori Anziani dell’ENEL.
E salutiamo di gran cuore voi, diletti dirigenti, impiegati e operai
dell’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, che avete ricevuto un meritato
riconoscimento per i 35 anni del vostro servizio. Agli elogi che vi sono stati
rivolti in questi giorni dalle più alte Autorità dello Stato, vogliamo ora unire
anche i Nostri, che sono come quelli di un padre verso figli tanto amati. Anche
Noi siamo lieti di dirvi che i lunghi anni, in cui avete speso il meglio delle
vostre energie al servizio della comunità nazionale, non sono perduti, perché il
vostro impegno di cittadini onesti e di fedeli cristiani ha dato loro un valore
altissimo, sacro, prezioso; è facendo Nostre le parole del Signore che possiamo
promettervi soprattutto il premio più ambito, con quelle divine parole, piene di
consolazione e di speranza: «Bravo, servo buono e fedele, sei stato fedele nel
poco, ti farò signore su molto: entra nella gioia del tuo padrone» (Matth.
25, 23).
Questa gioia Noi vorremmo che vi accompagnasse nel vostro ritorno alle usate
occupazioni, dopo le cerimonie a cui avete assistito in questi giorni, che sono
un po’ quelli, lasciateci dire amabilmente, del vostro trionfo, e che fosse con
voi in tutti i giorni della vostra vita.
Proprio perché sembra a Noi che la vostra premiazione favorisca il
raccoglimento di pensieri più alti, quasi come un esame di coscienza; proprio
perché essa sembra a Noi avere una duplice fisionomia: di un consuntivo per il
passato, e di un augurio per l’avvenire, Noi vi auguriamo che essa sia per
ciascuno di voi vera e duratura fonte di gioia.
1. Questi 35 anni sono anzitutto un consuntivo: del lavoro compiuto, di
esperienze fatte, di una maturazione professionale acquisita e perfezionata;
consuntivo che porta con sé ricordi di incontri e di contatti fraterni con amici
lontani nel tempo, forse ancora al vostro fianco, o forse dispersi altrove, o
forse anche passati all’eternità. Ebbene, nella comprensibile commozione del
momento, vi deve accompagnare, ripetiamo, una gioia virile, l’impagabile
soddisfazione del dovere compiuto, l’intima consolazione di sapere che vi siete
resi utili, col vostro lavoro, alla famiglia e alla società. Questa è la
bellezza sacra del lavoro dell’uomo, della missione ch’egli è chiamato a
svolgere nei brevi anni della sua vita operosa; e non importa se la sua
occupazione avrà avuto grande rilievo, o se sia stata nascosta per l’intera vita
come dal velo dell’anonimato, del poco o niente appariscente, dell’ordinario. Il
Signore non giudica secondo ciò che si vede al di fuori, ma scruta il cuore,
premia la generosità con cui si fa il proprio dovere, e la dedizione totale in
esso impiegata. Beati siete voi, diletti figli, se - come non dubitiamo affatto
- vi canta in cuore, ora e per sempre, questa letizia profonda di aver fatto
tutto quello che potevate, e di averlo fatto bene; in tal modo, siatene certi,
la vostra vita non sarà stata inutile, ma avrà scritto a caratteri d’oro il
vostro nome nella oscura e incessante successione degli umili, che fanno grande
la storia delle Nazioni.
Ecco, diletti Figli, il perché della gioia, che deve accompagnarvi in questo
consuntivo degli anni spesi al servizio degli altri.
2. Ma il trentacinquennio, che avete maturato, è anche un augurio; è un
programma di nuova alacrità di mente e di forze fisiche; è un rinnovato slancio
verso il dovere che vi attende, per riprenderne gli obblighi con occhio luminoso
e contento. Può anche darsi, anzi certamente avviene che il lavoro non soddisfi
sempre: la sua monotonia, il suo peso quotidiano, le soddisfazioni avare e le
responsabilità numerose, tutto concorre a renderlo pesante. La Rivelazione ci
viene in soccorso in questo enigma spiegandoci che il peccato originale ha
infranto l’ordine primigenio, voluto da Dio, e che, di conseguenza, l’attività
umana ha perduto la sua originaria freschezza di opera di collaborazione con Dio
stesso, mettendo in primo piano, che essa costa sacrificio, impone limitazioni,
pesa quasi come un castigo. Ma la fatica, inerente al lavoro, diventa preziosa
se accettata in penitenza della carne riottosa e in esercizio dello spirito
obbediente al dovere, al volere di Dio; e allora il lavoro riacquista il suo
slancio fervido, il suo significato profondo, la sua efficacia vitale di frutto
proprio dell’uomo, della sua capacità inventiva, della sua ingegnosità; il
lavoro non è più soltanto una pena, ma è anche un premio, uno stimolante invito,
una novità che si rinnova ogni giorno.
Sia così anche per voi, diletti Figli. Voi avete la dignità e la
responsabilità di assicurare alla società l’energia elettrica e la luce e tante
altre applicazioni che da essa derivano, di generarla con i vostri potenti
apparati che sfruttano le forze della natura, di diffonderla con una efficiente
organizzazione, che si ramifica in ogni direzione, portando anche ai punti più
sperduti l’impalpabile e terribile e provvida amica potenza, che illumina, e dà
forza, vita e movimento. Se il lavoro umano è collaborazione all’opera creatrice
di Dio, voi ne dovete avere la consapevolezza più gioiosa, perché date la luce,
cosa quanto mai divina, aiutate l’uomo nelle sue necessità più preziose, gli
rendete accogliente la casa, gli illuminate le tenebre, sostenete le sonanti
macchine del suo quotidiano lavoro.
Quale fonte di gioia, di conforto, di soddisfazione per voi! Ce ne
compiacciamo di cuore: e perché la vostra gioia sia piena, vi auguriamo, come Ci
ispira il Nostro pastorale ministero, di avere sempre con voi, nelle vostre
famiglie, la luce di Colui, che è la vita e la luce degli uomini (Io. 1,
4): Gesù Cristo, il Salvatore Divino, il Quale ha detto: «Io sono la luce del
mondo; chi viene dietro a me, non cammina nelle tenebre» (Io. 8, 12). La
presenza della sua grazia vi illumini sempre, vi conforti nel declinare della
lunga giornata della vita, vi sussurri le eterne certezze. Nel Suo Nome Noi vi
benediciamo, e vi auguriamo ogni letizia, unitamente ai vostri cari, e ai
diletti colleghi del vostro lavoro: pace e benedizione a tutti, in Cristo Gesù
nostro Signore.
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