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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLE AUTORITÀ FIORENTINE NELLA RESIDENZA ARCIVESCOVILE

Sabato, 24 dicembre 1966

 

Eccellenze e Signori! che qui l’Italia e Firenze, e anche altre città e località colpite dall’alluvione, Ci rappresentate, con vario titolo, e per primo quello dell’autorità: politica, soprattutto, amministrativa, accademica, giudiziaria, artistica, turistica, sanitaria, commerciale, scolastica, sindacale, assistenziale . . .; e poi col titolo dell’appartenenza alla Città, dell’amore e del servizio che le offrite, dell’attività che vi esercitate;

e voi Confratelli del Clero di Firenze, Religiosi, e Laici che ne componete e ne sostenete la comunità ecclesiale;

e voi pure, Ospiti della Città di Firenze, provenienti da varie Nazioni d’Europa e del mondo, - e che Ci ricordate analoghe sciagure avvenute in altri Paesi di Europa, d’Asia e delle due Americhe - siate tutti da Noi rispettosamente e cordialmente salutati. Ci piace immensamente e Ci commuove questo incontro, e questo scambio di saluti e di voti, prima che iniziamo l’atto principale della Nostra visita alla Città, la celebrazione cioè della Santa Messa del Natale; preparazione migliore non potremmo desiderare, se davvero questo è momento in cui ogni cuore si apre, e il sentimento che ci fa in questa singolare circostanza, tanto dolorosa nei suoi motivi, tanto buona e cordiale nelle sue manifestazioni, ci fa, dicevamo, uniti e solidali, invade la coscienza di tutti, e ci sospinge a grandi pensieri, a grandi propositi: il passaggio dall’umano al cristiano, al sacro è nell’ordine delle cose; questa notte, specialmente, ch’è Natale.

Non qui facciamo discorsi. Ma non vogliamo tacere due parole, che sono a voi particolarmente dovute: quella del ringraziamento anche Nostro per l’opera che tutti - Governo, Prefettura, Comune, Militari, Enti assistenziali, Giovani volontari specialmente - avete dispiegato con tanta prontezza, con tanta generosità in questa pubblica calamità; un ringraziamento, che Colui, di cui indegnamente portiamo la rappresentanza, Cristo Signore, Ci autorizza a fare a suo nome: è Cristo che ha detto essere fatto a Lui, ciò che è fatto a qualsiasi fratello nel bisogno e nella sofferenza. Grazie, nel nome di Cristo!

Sapendo di trovarci in territorio italiano, Ci sentiamo obbligati a rivolgere in modo particolare il Nostro riverente e augurale pensiero al Signor Presidente della Repubblica, che primo e quale Capo dello Stato ha dato l’esempio d’un interessamento tutto speciale dovuto alle popolazioni ed ai luoghi colpiti da tanto improvvisa sventura. E con lui, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Signori Ministri e agli altri membri del Governo, che abbiamo l’onore di qui incontrare insieme col Presidente della Camera, e a quanti, Politici e Militari, si sono adoperati per alleviare le conseguenze di questa sventura, i Nostri omaggi ed i Nostri voti benedicenti.

L’altra parola, superflua forse, è quella dell’incoraggiamento a prestare alla Città, ai suoi tesori culturali, e non meno certamente alle persone, a quanti hanno sofferto danno a causa dell’alluvione, a quelli fra il Popolo più indigenti e più derelitti, ogni opportuno soccorso!

A voi tutti, a quanto voi rappresentate, alle vostre Famiglie e alle vostre attività il Nostro augurio natalizio e la Nostra Benedizione!

                                                         

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