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DISCORSO DI PAOLO VI
NEL XX ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE
DELLA FEDERAZIONE ITALIANA ISTITUTI SCOLASTICI
DIPENDENTI DALL'AUTORITÀ ECCLESIASTICA (F.I.D.A.E.)

Venerdì, 30 dicembre 1966

 

Signor Cardinale, Confratelli, Figli e Figlie nel Signore!

Questa udienza Ci offre il modo migliore per dare alla celebrazione del XX anniversario della fondazione della Federazione degli Istituti dipendenti dall’Autorità ecclesiastica la Nostra aperta adesione.

UN FELICE COORDINAMENTO

Accogliamo con riverenza e con riconoscenza le parole che Ci sono state rivolte dal Signor Cardinale Giuseppe Pizzarda, nella cui voce ascoltiamo la vostra, sostenitori tutti della Scuola cattolica, commossi anche Noi al ricordo delle origini e della successiva attività della vostra benemerita Federazione e lieti di rilevare che, fra tante difficoltà interne ed esterne in cui si è svolto il ventennio della sua vita, un risultato importante e promettente è stato raggiunto, e cioè l’unione della maggior parte delle Scuole italiane dipendenti dalla Autorità ecclesiastica, e con l’unione l’intesa, la collaborazione, l’efficienza della Federazione: il tempo non l’ha invecchiata, sì bene irrobustita; gli ostacoli non l’hanno arrestata, sì bene addestrata; i problemi non l’hanno sopraffatta, sì bene le hanno conferito una competenza da tutti riconosciuta. Anni difficili, ma non perduti; ne sia prova la lucidità ed il fervore con cui la FIDAE esamina la realtà sociale e scolastica, nella quale si svolge il suo lavoro, e guarda arditamente all’avvenire, col proposito di portare la Scuola cattolica a sempre migliori affermazioni.

Noi esprimiamo la Nostra riconoscenza ed il Nostro plauso a quanti, con disinteresse e con dedizione, con saggezza e con coraggio, hanno consacrato studi, operosità, fatiche per sostenere codesta provvida istituzione, e mediante essa hanno validamente servito alla causa della Scuola in genere, e di quella cattolica in ispecie.

Dobbiamo anche esprimere la Nostra compiacenza osservando la serietà e la competenza, con cui vediamo trattati i problemi che interessano gli Istituti federati, problemi che sono strettamente connessi con quelli della Scuola italiana, e che sono da voi studiati con la riverenza e con la passione che meritano l’educazione e l’istruzione della nostra gioventù.

Noi non vogliamo entrare adesso nel vivo dei temi proposti alla vostra riflessione in questa circostanza: vi basti la Nostra approvazione per la scelta che ne avete fatto, e per l’impegno con cui vi sono stati prospettati; ed il Nostro incoraggiamento a proseguire sulla via intrapresa.

SEMPRE NUOVO FERVORE PER LA SCUOLA CATTOLICA

Vorremmo terminare a questo punto il Nostro discorso, se non trasparisse dai vostri animi un desiderio, una domanda, a cui non vogliamo lasciar mancare una sia pur breve risposta: il desiderio, la domanda d’una parola di conforto.

Conforto: sappiamo che ne avete bisogno; e non soltanto a sostegno dell’ordinaria fatica, ma a chiarimento d’un pesante dubbio, che molti di voi portano in cuore; e cioè sul merito della vostra causa, che le condizioni in cui la Scuola cattolica viene oggi a trovarsi obbligano a ripensare, se tuttora destinata a felice successo, e se tuttora degna degli sforzi e dei sacrifici ch’essa richiede. Non mai infatti l’iniziativa dei cattolici e della Chiesa in campo scolastico s’è trovata come ora davanti a scoraggianti difficoltà: il rapporto della Commissione speciale nominata dalla Presidenza generale della FIDAE per lo studio della situazione e dei problemi della Scuola cattolica italiana dipendente dall’autorità ecclesiastica lo lascia chiaramente vedere. Voi conoscete questo stato di cose, e Noi crediamo ch’esso formi oggetto di penose e pensose riflessioni per ciascuno dei vostri Istituti.

Che cosa fare? Fratelli e Figli carissimi, apostoli, missionari, promotori e sostenitori della Scuola cattolica: bisogna andare avanti! Questa è la Nostra parola di conforto: Bisogna andare avanti! Dovrete fare nuovi sforzi, dovrete ridimensionare (come oggi si dice) i vostri piani; dovrete forse rinunciare a qualche porzione del vostro lavoro; dovrete soprattutto perfezionare l’arte vostra di Insegnanti e di Educatori; dovrete contentarvi di figurare come un’esigua minoranza nella grande moltitudine della popolazione scolastica; dovrete soffrire la povertà, facendo la paradossale figura d’essere la Scuola dei ricchi; ma a Noi non sembra che i vostri Istituti debbano chiudere le loro porte a quella gioventù (ed è ancora tanto numerosa, e più sarebbe se bastassero i mezzi per accoglierla), che la fiducia dei Genitori indirizza alle vostre soglie; a Noi non sembra che debba mancare alla società italiana l’affermazione, vivente ed effettiva, che voi rappresentate della libertà scolastica; a Noi non sembra che debba venir meno alla Scuola italiana il contributo spontaneo, disinteressato, amoroso, esemplare, che voi intendete offrirle; a Noi non sembra che in tanto pluralismo di idee e di forme sociali non vi sia più una Scuola che si proponga di infondere nei suoi alunni un’educazione logica ed organica, derivata da principii chiari, forti e sapienti, quali sono quelli del cattolicesimo, asse della tradizione nazionale e sorgente sempre viva di energie intellettuali e morali.

PREZIOSE NORME DEL CONCILIO

Voi ricordate ciò che il Concilio dice in proposito: «La presenza della Chiesa in campo scolastico si rivela in maniera particolare nella Scuola cattolica . . . Questa, certo al pari delle altre Scuole, persegue le finalità proprie della Scuola e la formazione umana dei giovani. Ma sua caratteristica è quella di dar vita ad un ambiente comunitario scolastico permeato dallo spirito evangelico di libertà e di carità, e di aiutare gli adolescenti perché nello sviluppo della propria personalità crescano insieme secondo quella nuova creatura, che in essi ha realizzato il battesimo . . .». «Perciò la Scuola cattolica, essendo in grado di contribuire moltissimo allo svolgimento della missione del Popolo di Dio e di servire al dialogo tra la Chiesa e la comunità degli uomini con loro reciproco vantaggio, conserva la sua somma importanza anche nelle circostanze presenti» (Gravissimum, n. 8). E ancora: «Il sacrosanto Concilio esorta vivamente i Pastori della Chiesa e i fedeli tutti a non risparmiare sacrificio alcuno nell’aiutare le Scuole cattoliche ad assolvere sempre meglio il loro compito . . .» (ibid. n. 9).

Questo interesse della Chiesa per la sua Scuola cattolica, è bene ricordarlo, non diminuisce in lei, come non deve diminuire in voi, la stima ed anche l’interesse per ogni altra Scuola, alla quale anzi auguriamo ogni migliore incremento, sia di strutture, che di efficacia formativa, e con la quale auspichiamo che i nostri Istituti conservino sempre buoni rapporti.

Ma lasciate che vi ripetiamo: andate avanti con coraggio e con fiducia; verranno tempi migliori, se non per voi (esclusi, non si sa perché, dalla prodigalità che favorisce ogni altro genere di persone e di attività), per le Famiglie almeno, alle quali dovrebbe essere agevolato l’esercizio della libertà di scelta nella formazione dei figli; e voi dovete favorire questo doveroso e auspicato riconoscimento con la qualificazione sempre migliore della vostra missione di maestri e di educatori. Anche questa difficile, ben difficile cosa, ai nostri giorni: ma a questo riguardo non vi manchi la costanza e la fiducia: due amori vi sorreggano: quello alla nostra dilettissima gioventù, e quello a Gesù Maestro, nel cui Nome diamo a voi tutti, ai vostri Istituti e a tutta la Federazione la Nostra affettuosa Benedizione Apostolica.

                                                      

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