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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
ALLA PONTIFICIA COMMISSIONE
PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI

5 giugno 1970

     


Signori Cardinali, Venerati fratelli e diletti figli,

Grande soddisfazione Ci procura questo incontro con voi, Membri e Consultori della Nostra Commissione per le Comunicazioni Sociali, riuniti in Vaticano per la vostra Plenaria annuale. Voi siete venuti per confermarCi la vostra adesione e la vostra collaborazione, e Noi vi diciamo la Nostra gratitudine, il Nostro plauso, il Nostro incoraggiamento.

L'assistenza che voi Ci prestate riguarda un settore particolarmente vasto e complesso, carico di problemi e di urgenze, della Nostra responsabilità pastorale: un settore nuovo, moderno, dalle esigenze sempre crescenti, che si commisurano al potente dinamismo di una peculiare realtà sociale e tecnica, enorme e irreversibile. Per questo il vostro aiuto, che Ci conforta nel non facile compito di essere apostolicamente ed operosamente presenti nel campo della comunicazione sociale, a servizio dei Nostri fratelli nell'Episcopato, dei fedeli affidati alle loro e alle Nostre cure, e degli uomini di buona volontà, merita tutto il Nostro riconoscente apprezzamento. Vogliamo sottolineare due circostanze che caratterizzano positivamente l'attuale momento della Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, e dalle quali possiamo trarre lieti presagi. Anzitutto, proprio con voi qui convenuti, la Commissione si presenta rinnovata nella sua composizione e pronta ad affrontare un nuovo periodo quinquennale di attività; inoltre, essa sta per condurre in porto l'Istruzione Pastorale per l'applicazione del decreto conciliare "Inter mirifica", alla cui preparazione ha già dedicato non breve e non lieve fatica.

L'importante documento che approverete in questi giorni sarà poi sottoposto all'esame delle Conferenze Episcopali dei vari paesi; e in tal modo si realizzerà un'altra forma di collaborazione, anch'essa tanto provvida e feconda, espressione ulteriore e più vasta della collegialità episcopale già in atto nella Nostra Commissione per la partecipazione di numerosi Vescovi; e al tempo stesso si darà ancora una volta giusto e doveroso riconoscimento a competenze e ad organismi locali, la cui funzione è davvero imprescindibile anche per ciò che riguarda il settore che ci interessa.

Nel campo della comunicazione sociale la Chiesa è dunque presente con strutture centrali e periferiche sufficientemente adeguate, anche se ovviamente suscettibili di successivi potenziamenti, e presto lo sarà pure con norme aggiornate e complete, portandosi così a maturazione un altro dei tanti preziosi frutti del Vaticano secondo.

Gli strumenti sono dunque pronti; pronta è la Nostra Commissione: lo diciamo con paterno compiacimento e con sentimenti di fervido augurio. Ora bisogna agire, usare bene i mezzi strutturali e normativi di cui si dispone.

Che cosa proporremo alla vostra considerazione, in questo momento esigente e promettente, per stimolarvi nell'esercizio illuminato e solerte della vostra missione?

Basteranno due pensieri, due indicazioni direttive.

Anzitutto, sembra a Noi di fondamentale importanza promuovere e fomentare uno studio rigoroso e approfondito, in sede dottrinale, di quella realtà che con termine ormai classico chiamiamo la comunicazione sociale. Una realtà dalle proporzioni gigantesche: grande come i mezzi di cui si serve e come le collettività alle quali si dirige e nel cui tessuto penetra irresistibilmente, costitutivamente. Una realtà che interessa le scienze dell'uomo e le scienze della natura; una realtà, quindi, dalle dimensioni mondiali, e per questo enormemente suggestiva. Una realtà che chiama in causa tutto l'uomo, la sua individualità e la sua socialità; che in seno al binomio vitale "società e persona" crea delle tensioni drammatiche a motivo della sua ambivalenza, mentre dovrebbe armonicamente promuovere lo sviluppo della persona sia nei suoi valori più intimi come in quelli sociali, che dalla stessa persona promanano e che su di essa si riverberano. Una realtà che comporta un grave rischio di alienazione, di conformismo, di passiva e incontrollata recezione di modelli di pensiero e di comportamento, al tempo stesso che è capace di favorire l'uguaglianza e la fratellanza, il comune reciproco arricchimento delle idee e delle condotte, il simultaneo convergente interesse di tutti gli uomini o di larghi settori dell'umanità per i problemi e gli avvenimenti della vita e della storia; una realtà capace di promuovere la "comunione" attraverso, appunto, la "comunicazione". Una realtà, ancora, differenziata, secondo che investe la famiglia, o la scuola, o i giovani, o che previene i mezzi tradizionali, e pur sempre insostituibili di educazione o di formazione; differenziata, altresì, secondo che a crearla sia la stampa, o il cinema, o la radio, o la televisione.

La comunicazione sociale è dunque un fenomeno da esplorare, da conoscere nelle sue componenti, nei suoi meccanismi, nelle sue leggi formali.

E poi, c'è il grave problema dei contenuti: quelli che è dato di rilevare positivamente con i metodi propri della indagine sociologica, spesso, purtroppo, con risultati penosi; e quelli che "devono essere", specialmente quando la comunicazione sociale entra in determinati ambienti, come la famiglia e la scuola, o si dirige a determinate categorie, come i giovani. E' infatti sempre meravigliosamente sorprendente la circostanza che l'uomo, pur così fragile ed effimero, e pur così potentemente investito e quasi sopraffatto dalla realtà che lo avvolge, è capace di superare questa stessa realtà per giudicarla e per dirigerla. Ed allora il fenomeno della comunicazione sociale si offre alla nostra riflessione filosofica, alla nostra critica, e diventa oggetto di una deontologia, che al di sopra del semplice fatto di ciò che esso è in un determinato momento, insegna ed indica come esso deve conformarci all'imperativo morale, sia dal punto di vista del corretto impiego dei suoi metodi come da quello dei contenuti o dei messaggi, di cui metodi e strumenti sono portatori. E questa riflessione si apre verso gli sconfinati orizzonti della teologia, potendo e dovendo essere assunta, anche la comunicazione sociale, nel mistero della salvezza.

Ma bastino per ora alcune indicazioni. Solo vogliamo aggiungere che il problema della comunicazione sociale si presenta con particolari caratteristiche quando è considerato nell'ambito della Chiesa. Qui la dottrina ha maggiore bisogno di rigorosi approfondimenti, se si vuole evitare, com'è doveroso, la indiscriminata e fallace applicazione di concetti che sono nati in un ambiente diverso. Ma non per questo ne deriveranno delle limitazioni mortificanti alla "comunicazione sociale" ecclesiale. In particolare, si dovrà studiare ulteriormente il problema della opinione pubblica nella Chiesa, tema delicato e non facile, grave di conseguenze tanto sul piano positivo come su quello negativo, secondo che sia o no correttamente impostato e risolto.

Ma non ci si può accontentare di promuovere lo studio dottrinale della comunicazione sociale a livello scientifico, specializzato, seguendo attentamente quanto si scrive in proposito e dando o suscitando dei nuovi contributi. E' necessario, infatti, anche diffondere e divulgare questa dottrina, renderla cioè accessibile, di modo che pure la massa, e in particolare gli ambienti e le categorie sopra ricordate, prendano coscienza del fenomeno, per usarne criticamente e rettamente. Occorre, in una parola, promuovere un vasto movimento di opinione - di retta opinione - sulla comunicazione sociale.

Il lavoro da compiere in questo settore della dottrina esige l'impegno di tutti voi, Membri e Consultori della Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali; e il vostro Ufficio centrale, costituito permanentemente presso di Noi, dovrà incoraggiare e coordinare la vostra riflessione, raccogliere le vostre segnalazioni e le vostre proposte, e a sua volta informare e dare degli orientamenti. Della attenzione metodica che voi dedicherete alla dottrina della comunicazione sociale e alla sua opportuna diffusione per la formazione delle coscienze dovranno beneficiare in modo speciale le Commissioni Episcopali Nazionali. Così la Pontificia Commissione presterà ad esse un utile servizio, al tempo stesso che ne solleciterà la necessaria collaborazione, tanto più proficua ed apprezzabile in quanto riferentesi a zone culturali varie e diverse. Altri beneficiari qualificati di questo impegno con giunto saranno poi i professionisti, gli esperti, i critici, i dirigenti, i tecnici, tutti insomma coloro che operano nel settore della comunicazione sociale in posizione di particolare responsabilità.

Il secondo pensiero, il secondo incoraggiamento, riguarda il terreno più propriamente operativo, e cioè l'azione che è doveroso ed urgente intensificare per ottenere un buon impiego della stampa, della radio, del cinema, di altre forme di spettacolo, della televisione, in ordine alla trasmissione di con tenuti umanamente validi e positivi, e del messaggio che Cristo ha affidato alla sua Chiesa per la salvezza di tutti gli uomini.

Si tratta dei mezzi di comunicazione sociale, come giornali, emittenti e sale cinematografiche, che gli stessi cattolici posseggono o devono possedere, e sulla cui necessità (specialmente il loro giornale!) non si insisterà mai abbastanza; si tratta della presenza di professionisti cattolici in tutti i campi della produzione e della distribuzione; dell'apostolato d'ambiente, e di quello più generale - di tutti i movimenti di apostolato dei laici -, che non può fare a meno, nel consolante e promettente risveglio che oggi lo caratterizza, di dedicare una specialissima attenzione ai problemi dei mass-media, anche mediante un'opportuna ed efficace coordinazione degli sforzi e delle iniziative, si tratta ancora di scuole o di corsi specializzati, e di particolari centri formativi come i cineforum. Queste ed altre attività, che si svolgono sul piano diocesano, nazionale ed internazionale, hanno bisogno del sostegno della Gerarchia, e cioè della Nostra Commissione e delle Commissioni Episcopali Nazionali per i mezzi di comunicazione sociale, in collaborazione con altri Dicasteri della Santa Sede (per esempio quello per l'Educazione Cattolica e il "Consilium de Laicis") e con altri organismi locali dei vari Episcopati.

Va inoltre tenuta presente la possibilità, sempre più vasta ed evidente di impiego pastorale diretto dei mezzi di comunicazione sociale. Vogliamo augurarCi anzitutto che sia incoraggiata ogni iniziativa atta a potenziare e a rendere efficace la presentazione del volto della Chiesa e del suo costante agire nel mondo, mediante la pronta e precisa diffusione delle notizie che la riguardano. Ma poi, dobbiamo prospettarci anche problemi nuovi o finora affrontati in misura troppo ridotta, come quelli, per esempio, dell'impiego dei mezzi audio-visivi per la catechesi, per la formazione liturgica, per l'evangelizzazione, per l'educazione religiosa cattolica. Anche qui devono crescere gli studi, gli sforzi, le collaborazioni.

Sappiamo che queste brevi indicazioni trovano perfetta e generosa accoglienza negli animi vostri, già abituati a meditare e ad essere solleciti circa i gravi problemi della comunicazione sociale, nella prospettiva della missione umana e divina che ci è stata affidata. Il campo di lavoro è sconfinato e non facile. Ma confidiamo nell'opera vostra e soprattutto nell'aiuto del Signore, in pegno del quale vi impartiamo di cuore la Nostra Benedizione Apostolica.

     

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