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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI Mercoledì, 8 luglio 1970 Siamo molto grati al Signore di questo incontro con voi, carissimi Sacerdoti che vi state intensamente preparando ad assumere presto la cura spirituale degli emigranti, come missionari. Abbiamo visto con animo commosso che avete voluto mettere in relazione i cinquant’anni trascorsi da quando il Pontificio Collegio per l’Emigrazione fu messo dalla Santa Sede a disposizione del Clero italiano, col cinquantesimo anniversario del Nostro sacerdozio, e che in questa luce volete ricevere il Crocifisso, che vi qualificherà davanti agli Emigranti come padri, pastori, confidenti, consiglieri, amici, nel nome santo di Colui il quale, dalla Croce, apre le braccia per accogliere tutti gli uomini. Di Lui sarete i rappresentanti presso chi, sospinto da dure ragioni di lavoro in terra di diversa lingua e di costume estraneo, troverà in voi non solo il fratello a cui aprire il cuore, ma soprattutto il Ministro di Dio, deputato ufficialmente alla sua cura pastorale attraverso la Liturgia del Mistero eucaristico, l’annuncio della Parola e l’amministrazione dei sacramenti. Questa impronta sacerdotale, l’abbiamo visto con vivo compiacimento, ha caratterizzato il vostro corso, con un programma di preghiera e di studio incentrato sulla vostra funzione sacerdotale. Ce ne congratuliamo con la solerte Direzione Nazionale delle Opere per le Migrazioni, della Conferenza Episcopale Italiana; e ci piace lasciarvi come ricordo di questa Udienza proprio l’esortazione affettuosa e paterna a compiere la vostra difficile missione da sacerdoti, da consacrati, unicamente e definitivamente, a Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, modello di vita e di immolazione sacerdotale. Questo la Chiesa chiede a voi, carissimi, e questo vogliono da voi i buoni Emigranti, non altro. Siate tra di essi il richiamo costante alle realtà celesti, il conforto alle pene e alle fatiche quotidiane, l’aiuto che, anche quando deve soffermarsi su questioni di ordine materiale, sociale, economico, porta il segno dell’uomo di Dio. A questo ha mirato il Concilio Vaticano II, quando ha raccomandato ai Vescovi
l’assistenza religiosa per «gli emigranti, gli esuli, i profughi, i marittimi,
gli addetti ai trasporti aerei, i nomadi ed altri simili categorie» (Christus
Dominus, 18); questo ha voluto intendere in primo luogo il recente
riordinamento di tutta l’ampia materia con l’Istruzione Apostolica «Pastoralis
Migratorum cura» e la costituzione di un particolare organismo centrale a ciò
espressamente deputato.
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