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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI PARTECIPANTI ALL’VIII CONGRESSO INTERNAZIONALE
DEI GIOVANI AVVOCATI

Giovedì, 24 settembre 1970

 

Illustri Signori e diletti Figli!

In occasione dei lavori dell’ottavo Congresso della vostra Associazione, avete avuto il delicato pensiero di volerci onorare della vostra visita.
Siamo molto sensibili a tanta cortesia, e ve ne ringraziamo di cuore, tanto più che la vostra presenza sembra a Noi significare l’omaggio non solo delle vostre persone, ma anche della professione forense, che la vostra Associazione, di cui fan parte membri delle più svariate Nazioni, così degnamente rappresenta. È in questa veste che Noi vi riceviamo, intendendo onorare nelle vostre persone la attività specifica e benemerita che voi svolgete, e insieme riaffermare le ragioni della stima e della considerazione di cui gode davanti agli occhi della Chiesa la vostra professione, che vanta antiche e nobilissime tradizioni.
La vostra attività, in quanto si esplica in un rapporto di diretta collaborazione con l’amministrazione della giustizia, ha una importanza fondamentale nella vita della collettività, perché appunto coopera al fine altissimo di salvaguardare i diritti dei cittadini, e di garantire l’ordinato sviluppo della società nella libertà e nella giustizia per tutti.

È chiaro che quando voi prestate al cliente l’assistenza della vostra competenza giuridica, questo servizio richiede doti non comuni da voi ed una severa ed accurata preparazione. Si tratta, infatti, di applicare le norme astratte della legge ai casi concreti della vita umana, tenendo conto di tutte le circostanze materiali e psicologiche, e di far scaturire la verità da testimonianze e documenti spesso discordanti tra di loro. Una grande arte questa, che suppone rigore logico, cultura vasta e profonda, talento oratorio, esperienza e capacità di penetrare nei più intimi e disparati aspetti della vita dell’uomo. Non per nulla la professione forense fin dall’antichità non ha cessato di offrire elementi particolarmente qualificati per le più alte cariche pubbliche.
Il talento, tuttavia, non può essere una qualità sufficiente per una professione che richiede continuamente la ferma ed onesta tutela del giusto e del vero. Se la giustizia «omnium est domina et regina virtutum», come già arrivò a concepirla la sapienza pagana (CICER., De Officiis, 3, 6), la vostra attività dovrà essere caratterizzata da un assiduo, vigile impegno morale, e dovrà ispirarsi costantemente a quei principi etici, aventi nell’ordine obiettivo della legge divina, naturale e positiva, non meno che nella coscienza soggettiva, la loro consistenza, e che conferiscono alla norma giuridica, oltre che la sua «ratio iuris», la sua stabilità e il suo valore sociale.

Per questo motivo, essenziale dovere della vostra professione è il culto della verità, presupposto fondamentale per il mantenimento della giustizia. Dovere, questo, particolarmente oneroso nell’impiego dialettico e casistica della legalità, specialmente quando si tratta di difendere un accusato o di far mitigare nei riguardi del colpevole il rigore delle leggi.
In tal caso gioverà ricordare che ogni ordinamento giuridico, per quanto perfetto, non potrà mai comprendere nelle sue forme ristrette l’immensa complessità della realtà umana e sociale che tende a regolare. Perciò l’avvocato, pur mantenendosi fedele alla verità e alle norme del diritto positivo, allargherà il suo sguardo oltre i confini della legge scritta e della giustizia umana, per ispirarsi a quella divina, ideale di ogni perfezione, che Gesù Redentore ha compendiato nell’amore di Dio e del prossimo. Di qui il vostro impegno nella ricerca della giustizia e dell’equità dovrà essere sempre vivificato dalla legge suprema dell’amore. Quando il diritto e la giustizia si ispirano ad esso, cessano di apparire come una cosa fredda e meccanica, e l’attività vostra, con ciò, lungi dall’essere ostacolata o deformata, troverà non di rado la soluzione di casi oscuri o non previsti dal legislatore e la garanzia contro la rigidezza eccessiva nell’interpretazione delle prescrizioni positive.

Ecco, egregi signori e diletti figli, l’ideale che abbiamo voluto proporvi. Conformandovi f ad esso, voi sarete non soltanto i servitori della verità e della giustizia, ma altresì gli uomini della bontà, della comprensione e della misericordia, e in tal modo il vostro servizio si trasformerà e si eleverà sempre più, facendo della vostra vita la testimonianza della benevolenza e della giustizia stessa di Dio.
Il Signore vi conceda di gustare nel compimento della vostra missione così nobile e così utile per la società le gioie più profonde dello spirito e del cuore. Noi ve lo auguriamo con tutto l’animo, invocando sulle vostre persone e sulle vostre attività la divina assistenza, di cui è pegno la Nostra Apostolica Benedizione.

                

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