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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AGLI ALUNNI DEI SEMINARI MAGGIORE E MINORE
DELLA DIOCESI DI BRESCIA
Giovedì, 1° ottobre 1970
Il Santo Padre parla ai presenti sul grande tema del Sacerdozio. Occorre -
Egli dice - una grande purezza d’intenzione e una scelta personale libera,
cosciente e profonda. Invitando i seminaristi a riflettere sull’importanza di
questo periodo della loro vita, Paolo VI accenna al compito dei loro superiori,
indicando la pedagogia seminaristica come un’arte santa e difficile.
Richiamandosi alla Ratio Fundamentalis e al decreto conciliare
Optatam totius, il Papa esorta i giovani alla fiducia e alla confidenza
nei loro superiori. Soffermandosi ancora sul tema della vocazione, il Santo
Padre osserva che essa deve corrispondere a una certa predisposizione, naturale
o spirituale che sia. Gesù stesso, con le parole Rogate dominum messis,
lascia capire che c’è sotto un mistero. La vita sacerdotale suppone un carisma.
Le due categorie principali sono la pietà e la carità. Ma il sacerdozio è anche
un voto, una espiazione, una comprensione dei bisogni della Chiesa. Il motivo
decisivo è la voce di Gesù che invita: «Vieni!».
Il Papa sottolinea la potenza di questa parola. Chi l’ha ascoltata rimane
illuminato e colpito. La parola si fa persona. La vocazione è Lui, Gesù Cristo,
vivo e presente. Come conoscere Gesù? La sua presenza è personale e operante
nell’Eucaristia e nella Chiesa. II Sacerdozio è sequela, imitazione,
personificazione di Cristo, e come Cristo si presenta e ci trascina. È Gesù,
somma libertà e insieme necessità interiore. Sua Santità invita infine i
presenti a guardare al Vescovo come alla guida sicura, dalla quale si ascolta
l’ultima parola di certezza. Oggi non si può praticamente prescindere
dall’esercizio positivo della volontà. E la scelta della volontà si può
scomporre in tre tempi, in tre atti di offerta: il momento dell’amore (Cristo è
tutto per il prete); il momento eroico: relictis omnibus; il momento
effettivo, concreto della dedizione alla Chiesa.
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