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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
ALLA ROMA CATTOLICA

Domenica, 6 dicembre 1970

 

Carissimi!

Vi ringraziamo tutti della vostra presenza, che quest’oggi manifesta una intenzione particolare, quella suggerita dalla bontà del Nostro Cardinale Vicario, di venire in Piazza San Pietro, all’ora del nostro «Angelus» festivo, per esprimerci il vostro saluto al ritorno dal Nostro rapido e lungo viaggio in Asia orientale, nelle Filippine, in Oceania, in Australia, in Indonesia, ad Hong Kong e in Ceylon. Voi volete così ringraziare con Noi il Signore, che ci ha dato l’intenzione e la protezione per compierlo felicemente, e che ci ha preservato per di più dall’attentato di un folle, gesto assolutamente isolato e rimasto fortunatamente senza alcuna negativa conseguenza. Abbiamo saputo della vibrazione di deplorazione e di devozione, con la quale dall’Autorità, dall’opinione pubblica, e da voi, Romani, specialmente, è stata accolta la notizia di questo episodio; e Noi ci sentiamo perciò obbligati a manifestare a tutti la Nostra commossa riconoscenza.
Vi siamo particolarmente obbligati di averci seguiti spiritualmente, con il vostro pensiero e con la vostra preghiera. Noi pure vi abbiamo costantemente ricordati, associando così la vostra memoria, la memoria di Roma, agli incontri del Nostro pellegrinaggio apostolico e penetrando così, ancora una volta, nel significato della missione universale di Roma.

Incontri magnifici; ne avrete certamente avuto conoscenza dalla stampa, dalla radio e dalla televisione; e Noi vogliamo credere che anche voi ne avrete percepito, in qualche misura, il valore religioso e ecclesiale; questo specialmente, che non certo l’esiguità della Nostra persona poteva suscitare, ma il fatto che Noi venivamo da Roma, dal centro, dal cuore della Chiesa cattolica, successori degli Apostoli Pietro e Paolo, e quindi subito a tutti i Fedeli, a ciascun Vescovo, Fratelli ed amici, e come rappresentanti, per secolare mandato, di Cristo stesso. Immeritevoli e Noi stessi stupiti del fenomeno spirituale, ci siamo sentiti quasi ostensorio del mistero, dappertutto conosciuto e celebrato, di Cristo presente nella storia, nella Chiesa e nel mondo. Non già all’umile uomo che Noi siamo salivano le innumerevoli e entusiastiche acclamazioni delle folle esultanti, ma a Colui che si vuol vedere in modo singolare operante nel Nostro ministero apostolico e pastorale, a Cristo stesso diciamo, che pur apparendo in così modesta immagine, svegliava in tutti più intensa coscienza di ciò che è la Chiesa: famiglia di uomini vivi, persone trasfigurate in figli di Dio, comunità unificata e cementata da un’identica fede, da un unico Spirito di amore e di solidarietà.
Grande cosa è la Chiesa; realtà e mistero al tempo stesso. Noi abbiamo ancora una volta capito, in modo chiarissimo, come essa sia fatta per il mondo; anche per il mondo d’oggi, che quanto più si attesta umanità senza numero, gioventù prorompente di vita e di ansie, società meravigliosamente progredita e ancora sofferente di penuria intollerabile e d’innata caducità, e tanto più si presenta predisposta e segretamente avida d’una superiore salvezza, che solo Cristo può dare, e di cui la Chiesa è ministra e preludio.

Tutta la Chiesa cattolica guarda a Roma, e vorrebbe ravvisarvi l’immagine esemplare di se stessa, fedele alla sapienza del Vangelo e alla sua carità missionaria. Guardano a Roma anche i cristiani non ancora con lei rappacificati, vi guardano le altre religioni, vi guarda anche il mondo civile e profano; tutti, per qualche verso, guardano qui. Noi abbiamo avvertito, viaggiando, questo sguardo unicentrico, sia amico e devoto, sia curioso e critico, sia anche sospettoso e forse infido, ma sempre intento a cercare in Roma la testimonianza vissuta della sua asserita autenticità religiosa ed umana.
Non vi possiamo perciò nascondere l’amarezza per la notizia, che ci ha raggiunto lungo il Nostro itinerario, dell’approvazione della legge che intende introdurre il divorzio anche in Italia; avvenimento questo, che per molti motivi, per l’amore specialmente che portiamo al Popolo Italiano, Noi reputiamo infelice.
Ma a questo fatto ora accenniamo appena, affinché anche in voi, come nel Nostro animo, si accresca nell’amore la consapevolezza del nome cattolico; mai non avvenga che ne siate dimentichi, ma piuttosto sempre fedeli e sempre coscienti, sempre animati da viva e leale affezione verso questo vostro Paese cattolico, forte e libero, e che ha la sorte provvidenziale di ospitare, distinta e indipendente, la Sede Apostolica.
Vi confortino a questi alti e sereni sentimenti i saluti che Noi vi portiamo dalle Chiese e dalle genti lontane, da Noi visitate nel nome di Cristo.

                   

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