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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
ALLA «VIA CRUCIS» AL COLOSSEO

Venerdì Santo, 12 aprile 1974

 

Abbiamo fatto la Via Crucis, abbiamo percorso questo tipico itinerario di disonore, di sofferenza e di morte, ricercando e ritrovando nella passione di Cristo il mistero del suo e del nostro dolore.

Tre momenti ha avuto, noi pensiamo, questa singolare meditazione.

Il primo è un momento di ripugnanza, di turbamento, di orrore. Il dolore, specialmente quando è cosciente, quando è disonorato, quando è coperto di crudeltà e di sangue, ci fa spavento. «Non ha alcuna bellezza, né splendore», dice il profeta, che intravide da tempo lontano, la faccia sfigurata di Cristo. Vorremmo non vederlo mai «l’uomo dei dolori» (Is. 53), lui, il prototipo dei sofferenti; lui e tutti i suoi colleghi, gli uomini abbietti, deformi, piangenti, infelici.

Siamo degli esteti, siamo degli avidi di bellezza e di felicità; siamo istintivamente dei gaudenti e degli appassionati della vita sana e fiorente; e troppo spesso dimentichiamo i fratelli miserabili ed infelici. La prima lezione che ci viene dalla Via Crucis è un richiamo ingrato e violento alla conoscenza, alla riverenza, alla simpatia verso il dolore spasimante di Cristo e degli uomini fratelli, a lui associati e da lui rappresentati nell’oscura sorte del dolore.

Il secondo momento invece è quello della compassione, della simpatia. Se abbiamo davvero seguito con qualche attenta analisi il dramma della passione di Gesù, il Cristo, non ci può essere sfuggito il fatto della piena padronanza di sé. Anzi della sua mitezza, della sua calma sovrana. All’incalzare del perfido tradimento, delle accuse, delle ingiurie e delle offese, la sua parola è estremamente misurata, non reagisce, tace. Il silenzio di Gesù è grave, misterioso. Le rare parole che escono dalle sue labbra sono librate in un’atmosfera superiore. Egli comincia ad attrarre il nostro spirito. Egli l’aveva predetto: «Quando Io sarò innalzato da terra, trarrò tutti a me» (Io. 12, 32). Perché mai? ciò che noi incontriamo a questo punto è un nuovo mistero. Gesù era innocente. Il mistero del dolore innocente è uno dei punti più oscuri di tutto l’orizzonte dell’umana sapienza; e qui esso è attestato nel modo più flagrante. Ma ancor prima di scoprire qualche cosa di questo problema, nasce già in noi un incoercibile affetto per l’innocente che soffre, per Lui, Gesù, di cui Pilato stesso, il magistrato dal facile giudizio, aveva detto: «Io non trovo in lui alcuna colpa» (Io. 18. 38), e per tutti gli innocenti, piccoli o adulti che siano, che parimente soffrono senza che il loro dolore abbia per noi un perché. La Via Crucis ci porta ad incontrare il primo della dolorosa processione degli innocenti che soffrono.

E questo primo irreprensibile paziente ci svela alla fine il segreto della sua passione. Essa è un sacrificio. Gesù, sì, è innocente; ma egli ha preso sopra di sé l’incalcolabile somma dei peccati del mondo, dei nostri peccati. Gesù è una vittima; Gesù è la vittima, che sola poteva soddisfare l’enorme debito dell’umanità peccatrice. Gesù, Dio e uomo, avrebbe potuto compiere il prodigio della redenzione a minor prezzo; ma per mostrare a noi l’enormità del peccato e la grandezza del suo amore ha dato al riscatto il carattere eroico della Croce. La Croce è la nostra giustizia, la Croce è la nostra salvezza. La Croce è la rivelazione dell’amore (Cfr. Gal. 2, 20; Eph. 2, 4; 5, 2; ecc.). È il segno ed il pegno della nostra speranza, della futura risurrezione. Diciamolo alle nostre anime; diciamolo al nostro mondo, dove sia la vera sorgente della risurrezione e della vita (Cfr. Io. 11, 25), e quale sia il cammino che arriva colà: la Via Crucis.


Queremos dirigir ahora un saludo especial a todos los oyentes de lengua española que han seguido este atto del Via Crucis.

Después de recorrer con Cristo el camino de la Cruz, os exhortamos a reflexionar acerca del misterio del dolor y del sufrimiento, que son consecuencia del pecado.

Pero al mismo tiempo no olvidemos nunca que la Cruz es también signo de salvación y por ello motivo de gozosa esperanza.

Sabemos en efecto por la fe que, acompañando al Señor en muerte, lo acompafiaremos también en su resurrección gloriosa.

Dilectos Filhos de língua portuguesa,

Cristo na Cruz é mistério de dor, sofrida com amor, corno via para a glória do céu.

Sabemos - nós que temos fé - que «o Messias devia sofrer essas coisas, para entrar na glória» e nós com Ele. Quanto é capaz o homem de sofrer quando ama! E quanto é capaz de inventar para fazer sofrer o homem, quando não ama!

Como ministro pelo amor e do amor de Cristo, a todos, em particular aos que sofrem, nesta expectativa da Páscoa, conforto, graça e paz!

                       

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