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MESSAGGIO E TELESALUTO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER IL «KATHOLIKENTAG» IN AUSTRIA

Domenica, 13 ottobre 1974

 

Dopo un deferente saluto ed augurio benedicente ai Vescovi e sacerdoti, ai partecipanti e a tutti i cattolici dell’Austria, il Santo Padre esprime nel suo Messaggio il suo compiacimento per la scelta del tema «Riconciliazione» per questi giorni importanti di riflessione e di fraterno incontro. Questo dimostra con quale generosità e prontezza la Chiesa cattolica in Austria ha accolto l’invito dell’Anno Santo alla «rinnovazione e riconciliazione». La Chiesa oggi in modo particolare è conscia, come lo mostrano il Concilio Vaticano II e l’Anno Santo stesso, di essere «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen Gentium, 1). Poiché Dio ha riconciliato con sé il mondo in Cristo, egli ha affidato alla sua Chiesa il messaggio e il ministero della riconciliazione per tutti gli uomini (cfr. 2 Cor. 5, 18 s.).

Dopo aver sottolineato che questa riconciliazione scelta deve essere soprattutto il frutto di una sincera conversione religiosa, il Santo Padre afferma che essa richiede dai fedeli e da tutti gli uomini di buona volontà la restaurazione dell’ordine voluto da Dio nelle loro relazioni con Dio e con gli uomini nella Chiesa e nella società. Perciò si tratta prima di tutto della nostra riconciliazione con Dio, in uno spirito di sincera penitenza, eliminando dalla nostra vita personale tutti gli ostacoli che ci separano da Dio. La nostra amicizia con Dio viene ristabilita e corroborata principalmente nella viva partecipazione alla vita liturgica della Chiesa e trova il suo suggello nella riconciliazione sacramentale del sacramento della penitenza. Per questo motivo il Santo Padre esorta i fedeli ad impegnarsi durante questo Katholikentag e l’Anno Santo a ritrovare e rinnovare la grande stima di questo sacramento della divina misericordia.

La riconciliazione con Dio avrà poi come il suo più immediato effetto necessariamente la riconciliazione nella Chiesa. Affinché essa possa svolgere con efficacia il ministero affidatole della riconciliazione, deve essere ristabilita prima di tutto l’uniti spirituale e fraterna all’interno della Chiesa stessa. È perciò oggi uno dei compiti più urgenti far rivivere l’ideale cristiano, che ha animato la prima comunità cristiana, in cui «la moltitudine dei credenti era un cuor solo e un’anima sola» (Atti 4, 32).

Conversione e riconciliazione devono unire più profondamente i membri dell’unico Corpo di Cristo, cioè della sua santa Chiesa, ed aiutare a superare le polarizzazioni e tensioni all’interno della Chiesa e a vivere l’unione col Signore nell’unione coi pastori, che le ha dato. Un nuovo spirito di reciproca comprensione e di fraternità avvicinerà egualmente anche le diverse chiese cristiane fra di loro nella ricerca comune della verità nell’amore di Dio e dei fratelli.

Infine la riconciliazione con Dio richiede la riconciliazione con tutti gli uomini. A questo punto il Santo Padre ricorda il tema della Giornata mondiale della pace 1971: «Ogni uomo è mio fratello!». Questa fratellanza di tutti gli uomini ha le sue radici nella paternità universale di Dio e nella fratellanza di Cristo, la quale trascende ogni legame di parentela o di nazione. È venuta l’ora, prosegue il Messaggio, che si riconosca e metta in pratica questa fratellanza di tutti gli uomini in Cristo di fatto come fondamento della convivenza umana.

In seguito però il Papa precisa che la richiesta disposizione alla riconciliazione nella società proprio per i cristiani non può mai significare indifferenza morale e religiosa. Una reciproca intesa che ci indurrebbe a diventare infedeli a noi stessi ed a rinunciare alle nostre convinzioni morali e alla nostra fede, non è una vera riconciliazione e non può essere la base di un giusto ordine pubblico, specialmente se con ciò vengono messi in esso in questione i più elementari valori etici, come il diritto alla vita, la sua inviolabilità e l’esigenza della sua protezione.

La riconciliazione dei cuori con Dio nell’obbedienza ai suoi comandamenti è la condizione necessaria, affinché una autentica riconciliazione fra gli uomini e una pace durevole nella società possano riuscire. Se allora non sarà possibile escludere da principio le situazioni di conflitto o eliminarle persino definitivamente dal mondo, il continuo e sincero impegno per una tale riconciliazione nella verità e nella giustizia rimane l’unica via per vivere con loro in modo dignitoso e cristiano.

Il Santo Padre conclude questo suo Messaggio col seguente insistente appello a ogni singolo fedele: La riuscita di questa vera riconciliazione fra gli uomini dipende anche da te! La riconciliazione si verifica e si realizza in modo molto concreto e personale: nell’ambito della famiglia, al posto di lavoro, nelle parrocchie e negli altri ceti più vasti della Chiesa e della società. Riconciliazione è vissuto amore fraterno, che perdona le ingiustizie subite, ripara il male fatto agli altri, partecipa alle sofferenze dei fratelli, alle loro speranze e preoccupazioni e condivide con loro i propri beni. Si tratta in fondo di incontrare nei nostri fratelli, in ognuno di loro, Cristo stesso e di comunicare a loro la sua riconciliazione e il suo amore.

Parole di saluto rivolte direttamente dal Papa ai cattolici austriaci.

«Venerabili Fratelli, diletti Figli e Figlie!

Questo è il nostro Messaggio e la nostra paterna esortazione che abbiamo voluto affidare a voi e alla Chiesa cattolica in Austria in occasione della celebrazione del vostro Katholikentag di questo anno a Vienna. Poiché noi facciamo, come dice S. Paolo, le veci di ambasciatori di Cristo, è Dio stesso che esorta per mezzo nostro. Vi supplichiamo dunque in nome di Cristo: Lasciatevi riconciliare con Dio e con i vostri fratelli! (cfr. 2 Cor. 5, 20).

Per questo vi aiuti e scenda su di voi tutti la benedizione di Dio onnipotente, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e rimanga sempre con voi».

                            

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