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DISCORSO DI PAOLO VI PER LA NASCITA DEL
NUOVO STATO AFRICANO DEL MOZAMBICO
Mercoledì, 25 giugno 1975
La Chiesa comunità di credenti
nel Cristo che sono sparsi in ogni terra, è universale, e non può non avere
respiro e sentimenti universali. È naturale, quindi, che Essa sia partecipe di
ogni avvenimento che tocchi, nel dolore o nella gioia, la comunità cattolica di
una qualsiasi terra e la popolazione intera della quale questa comunità è parte.
Oggi, una regione dell’Africa,
il Mozambico, è in festa, per la proclamazione della sua indipendenza.
Per ogni popolo, poter assurgere a dignità sovrana alla pari con gli altri,
potersi dare proprie istituzioni per costruire una società nuova, più libera e
fraterna, è mèta ambita e suggestiva. Per questo, oggi, dall’Africa e dal mondo
si guarda, con simpatia ed aspettativa, al popolo del Mozambico, che attinge un
così impegnativo traguardo, dopo un lungo cammino, finalmente sboccato, circa un
anno fa, nell’invocata tregua delle armi e nella rapida evoluzione verso
l’indipendenza.
Ed è proprio nel
raggiungimento dell’intesa col Portogallo, attuata nella fase decisiva, che noi
amiamo vedere oggi un promettente auspicio per la convivenza futura che il nuovo
Stato mozambicano si appresta ad offrire a tutti i suoi cittadini, con la
desiderabile cooperazione di tutti, nel rispetto delle convinzioni e dei diritti
di tutti.
Grande è il ruolo che il
Mozambico è chiamato a svolgere nel contesto africano ed internazionale, per la
vastità del territorio, l’abbondanza delle risorse naturali da valorizzare,
l’indole generosa della sua popolazione e noi abbiamo speranza che esso possa
divenire un esempio di operosa collaborazione tra tutte le sue componenti umane,
tutte parimenti intente a formare un Paese prospero e unito.
Siamo certi che a tale impegno
la comunità cattolica del Mozambico - in mezzo alla quale abbiamo inviato, da
alcuni mesi, un Delegato Apostolico - saprà dare, con l’incoraggiante guida dei
suoi Vescovi e il concorso dei sacerdoti, dei missionari, dei laici e delle sue
numerose istituzioni, un apporto deciso ed efficace di lealtà, di laboriosità,
di coraggiosa abnegazione, di vera dedizione al bene del proprio Paese.
Alle Autorità civili del nuovo
Mozambico ci è caro rivolgere l’augurio, sentito e cordiale, che la tensione
patriottica posta nel rivendicare la libertà e l’indipendenza del Paese, possa
volgersi con successo all’edificazione di una società giusta e prospera, per il
bene di tutto il popolo.
E con il Mozambico vorremmo
salutare e inviare il nostro augurio ad altri nuovi Paesi, che in questi mesi
vivono la medesima esaltante esperienza civile: La Guinea Bissau, il primo dei
territori già portoghesi che ha conseguito la sovranità; l’Arcipelago
di Capo Verde che si appresta a conseguirla tra alcuni giorni, e le Isole
di São Tomé e Principe che ne vivono con aspettativa la vigilia.
Il nostro pensiero si volge
parimenti, con speranza ma non senza preoccupazione, all’Angola, un altro
grande Paese africano che, fra persistenti difficoltà, sta vivendo la fase di
preparazione. Purtroppo, ancora sangue fraterno versato contrassegna il processo
interno verso l’indipendenza, nonostante interventi autorevoli per favorire eque
e costruttive intese tra i vari gruppi politici. L’Angola - alla cui numerosa e
fiorente comunità ecclesiale abbiamo inviato or ora un nostro Delegato
Apostolico - può divenire, come il Mozambico, un fattore cospicuo di equilibrio
nel contesto dell’Africa, se il suo popolo saprà superare il momento critico
delle incertezze e delle divisioni per avviarsi ad assumere unito la pienezza
della sovranità.
L’Angola non è il solo dei
«punti caldi» che mantenendo in tensione la regione centro-meridionale del
continente africano preoccupano fondatamente quanti, con senso di
responsabilità, si sforzano di promuovere, senza ritardi ma anche senza
violenze, l’evoluzione di un’Africa libera ed indipendente, nell’uguaglianza tra
le razze, nel rispetto della volontà dei popoli, nell’assicurata partecipazione
dei cittadini alla vita civile, politica e sociale. Vorremmo qui ricordare,
particolarmente, i «nodi» non ancora sciolti - nonostante le chiare indicazioni
e l’azione perseverante dell’O.N.U. nonché le iniziative diplomatiche di
autorevoli statisti africani - che riguardano il futuro della Rhodesia
e della Namibia. E vorremmo confermare la nostra simpatia, il
nostro incoraggiamento ed augurio a questi uomini di Stato e di Governo, alcuni
dei quali - mostrando di apprezzare l’interessamento discreto, ma convinto, che
da parte nostra non abbiamo cessato di interporre - ci hanno aperto la saggia e
lungimirante visione di progresso e di liberazione pacifica a cui ispirano i
loro sforzi perseveranti. Possa questa loro offerta di costruttivi contatti e
negoziati trovare positivo consenso nell’e parti interessate così che arrivi
presto a compimento il processo irreversibile di decolonizzazione che, in meno
di vent’anni, ha visto i popoli dell’Africa ascendere a coscienza e dignità di
Stati indipendenti, membri consapevoli ed attivi dell’accresciuta comunità
internazionale.
La Chiesa, che guarda con
simpatia ed incoraggiamento alle giuste aspirazioni delle nazioni africane, alla
loro ricerca di una originale e sana autenticità di cultura e di istituzioni,
auspica che questo processo di maturazione e di ascesa vada a profitto di tutte
le componenti umane, superando rivalità ed antagonismi storici, razziali o
tribali, nella prospettiva di una sempre più feconda integrazione, sia
all’interno dei singoli Paesi, sia nei rapporti dei popoli tra loro.
Essa segue trepidante gli
ardui, talora immani, problemi che quei popoli si trovano ad affrontare, non
solo per lo sviluppo, ma per difficoltà di sopravvivenza dovute a fattori
geografico-ambientali, come è la piaga ricorrente della siccità che in una larga
fascia del continente - l’intera zona del Sahel - mette in pericolo la vita di
milioni di esseri umani. Anche quest’anno rinnoviamo l’appello, pressante ed
urgente, alla cooperazione solidale dei Governi, delle organizzazioni
umanitarie, delle Chiese perché abbondante e sollecito confluisca il soccorso
benefico per tanti nostri fratelli.
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