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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
ALLA MISSIONE SPECIALE RIENTRATA DAL LIBANO

Lunedì, 3 maggio 1976

 

A Lei, caro Monsignore, e agli altri Membri della Missione da Noi inviata nel Libano per prendere diretta conoscenza delle reali condizioni di quel caro Paese, per confortare i libanesi e ridire loro la Nostra paterna sollecitudine, vogliamo esprimere la più viva gratitudine per l’opera da voi svolta con tanto encomiabile impegno.

Quello che, durante il vostro soggiorno nel Libano, avete potuto rilevare, Ci è motivo di profonda amarezza e di angosciosa preoccupazione. Il conflitto, infatti, lungi dal placarsi, si esaspera mettendo in sempre più grave pericolo i valori essenziali sui quali si basa la nobile Nazione libanese. I bisogni che avete riscontrato sul posto, crescono a dismisura: più di 300.000 rifugiati, scacciati dalle loro case a motivo delle distruzioni, dei saccheggi e dei massacri; una gravissima crisi alimentare si fa sentire, mentre gli ospedali, che accolgono ogni giorno nuovi feriti, sono sprovvisti di attrezzature appropriate e di medicine.

Le istituzioni della Chiesa nel Libano si sono addossate finora un peso molto rilevante dell’assistenza alle vittime di ambedue le parti in conflitto; ma sono ormai al limite delle loro possibilità, nonostante la fattiva collaborazione che ricevono dal Pontificio Consiglio «Cor Unum» e dalle organizzazioni che ne fanno parte, prima fra tutte la «Caritas Internationalis».

Occorre, è urgente fare di più: molto di più. Ancora una volta, pertanto, mentre richiamiamo, su questo dramma, l’attenzione benevola dei Governi dei vari Paesi, non possiamo esimerci dal rivolgere il Nostro accorato e pressante appello alla Chiesa universale, a tutto il mondo, affinché siano procurati, per i fratelli sofferenti, gli aiuti necessari ed ormai indilazionabili. La raccolta di tali soccorsi deve assumere, Noi speriamo, nuova e più adeguata ampiezza: tutti insieme dobbiamo dare al Libano una testimonianza concreta di solidarietà umana e di carità effettiva, assicurando almeno il minimo di sussistenza a chi ne è sprovvisto, procurando che siano strappati alla morte i feriti, ed arrestando lo spettro minaccioso della fame.

Siamo certi che tutti i Nostri figli e tutti gli uomini di buona volontà risponderanno con sollecita generosità al Nostro appello, che scaturisce da sincera comprensione ed affezione per tutti coloro che soffrono.

                   

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