The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI,
FIRMATO DAL CARDINALE VILLOT,
IN OCCASIONE DEL XXII CONGRESSO
NAZIONALE DI MUSICA SACRA

Lunedì, 20 settembre 1976

 

Signor Cardinale,

il Santo Padre ha accolto volentieri il desiderio da Lei espresso, con la lettera del 16 agosto u.s., a nome anche degli organizzatori del XXII Congresso di Musica Sacra, che si terrà in codesta Città dal 22 al 26 settembre corrente, di avere una Sua parola di incoraggiamento con riferimento al tema di studio proposto quest’anno dall’Associazione Italiana di Santa Cecilia, ossia «Musica sacra e vita parrocchiale». Egli mi ha quindi incaricato di esprimere, anzitutto, il Suo compiacimento per la scelta di questo tema, il quale presenta un particolare interesse pastorale, in quanto è un invito a riflettere sulla parte che la musica sacra deve avere nel normale sviluppo della vita parrocchiale, e sulle qualità oggi richieste, perché essa possa rispondere alle diverse dimensioni pastorali della parrocchia.

Tale argomento sembra, inoltre, a Sua Santità quanto mai opportuno ed urgente, dopo che i competenti organismi della Chiesa, dando esecuzione alla volontà del Concilio Vaticano II, hanno promosso la restaurazione generale della Liturgia, «ordinando i testi e i riti in modo che le sante realtà, da essi significate, siano espresse più chiaramente, il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso, e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria» (Sacrosanctum Concilium, 21).

Già nel decretare la riforma della Liturgia, i Padri conciliari, consapevoli del ruolo importante che la musica sacra ha sempre avuto nelle celebrazioni liturgiche della Chiesa, insistettero affinché «si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della musica sacra» (Ibid. 113) e sottolinearono «il compito ministeriale ad essa affidato nel servizio divino », « sia col dare dolcezza di espressione alla preghiera e col favorire la unione degli animi, sia arricchendo di maggiore solennità i riti» (Ibid. 112).

Il successivo riordinamento dei testi liturgici notevolmente arricchiti con nuove formule, la maggiore partecipazione ai riti sacri richiesta ai fedeli, la parte rilevante affidata alla «Schola cantorum», l’introduzione della lingua vernacola nelle celebrazioni liturgiche sono altrettanti fattori che fanno tuttora sentire la necessità di nuove melodie accanto al ricchissimo repertorio gregoriano polifonico e popolare, ereditato dai secoli precedenti e sempre valido. L’Istruzione «Musicam Sacram», del 5 marzo 1967, diede già orientamenti e norme per colmare convenientemente questa lacuna, che poteva far apparire la riforma liturgica incompiuta e priva di un canto adeguato e degno di essa.

Un campo molto vasto ed un compito magnifico si offriva quindi agli esperti di musica, quello, cioè, di attendere con rinnovato fervore a quest’opera di creazione e di rinnovamento della musica sacra.
Ed il Sommo Pontefice è lieto di riconoscere che encomiabili sforzi sono stati compiuti, al fine di adeguare la musica sacra alle nuove esigenze liturgiche e pastorali, sia da parte dei compositori sia da parte di coloro che si sono adoperati per istituire «Scholae cantorum» là dove ancora non esistevano o per migliorare quelle già esistenti, come anche per promuovere l’educazione dei fedeli ad un’attiva partecipazione nelle parti cantate ad essi assegnate.

C’è nondimeno ancora una lunga strada da percorrere. Se, infatti, il canto sacro deve raggiungere quel valore artistico e quella nobiltà, che gli incombono; se deve essere portatore di un messaggio di religiosità, capace di suscitare nei cuori dei fedeli sentimenti adeguati ai testi sacri ed ai riti della Chiesa; se deve veramente fluire dalla profondità dell’anima e manifestare perfettamente e pienamente l’indole comunitaria del culto cristiano (Cfr. Institutio Generalis de Liturgia Horarum, 270), è naturale che la composizione di un così vasto e complesso repertorio non potrà essere frutto di affrettata improvvisazione, ma dovrà invece maturare lentamente, a mano a mano che i sacri misteri del Signore illumineranno le menti dei compositori e penetreranno soavemente nei loro cuori fino a far scattare la scintilla dell’ispirazione, poiché la musica destinata ad accompagnare ed a suscitare la preghiera del Popolo di Dio deve sgorgare in un clima di profonda spiritualità cristiana e da una autentica esperienza di fede.

Parimente i fedeli, e particolarmente coloro che fanno parte delle «Scholae cantorum», debbono acquistare e consolidare quella sensibilità spirituale, che non si accontenta di alcuni canti, talvolta troppo sentimentali e poco convenienti allo spirito della Liturgia, ma porta a gustare la soavità e la ricchezza espressiva del canto sacro. Come auspicava S. Ambrogio, essi devono abituarsi a «trovar diletto nel canto armonioso della Chiesa, nella voce e nella santa vita del popolo che si fonde all’unisono nell’inneggiare a Dio; . . . affinché si allietino . . . nel contemplare questo popolo, organo musicale per le mani di Dio, in cui echeggiano le note della rivelazione divina ed agisce all’interno lo Spirito di Dio» (S. AMBROSII Exameron, III, 1, 5).

Si richiede certamente un lungo e faticoso lavoro per far sì che la musica sacra proceda di pari passo con l’azione liturgica e pastorale, ed è soprattutto nella parrocchia che tale lavoro deve essere compiuto e può trovare applicazioni concrete, come lodevolmente si propone di mettere in luce il prossimo Congresso di Musica Sacra, anche al fine di proporre utili indicazioni e di dare nuovo impulso alle varie iniziative intraprese in questo campo.

Se, infatti, la vitalità unificatrice della parrocchia scaturisce dal Sacrificio Eucaristico, «centro e culmine di tutta la vita della comunità cristiana» (Christus Dominus, 30), la sua efficacia spirituale e missionaria dipende anche dall’intensità con cui i fedeli vivono i misteri di Cristo, che si rinnovano sacramentalmente nella Liturgia e che essi devono tradurre in frutti maturi di vita cristiana e di operosità evangelica. Né si può dimenticare che, oggi più che mai, una parrocchia, che voglia essere fermento nella massa e luce che illumina tutta la casa, deve spandere la sua vitalità a diversi livelli.

Nella parrocchia occupa il primo posto la comunità dei credenti, i quali sono coscienti della loro fede, desiderano approfondire la loro vita battesimale, si adoperano per manifestare con le opere la loro fedeltà a Cristo Signore. Ma ci sono pure i catecumeni, coloro che sono deboli nella fede, coloro che sono cristiani solo di nome: insomma, tutti coloro che hanno bisogno di una catechesi d’iniziazione ai misteri di Cristo ed ai misteri liturgici della Chiesa. Vi sono pure i non credenti, che ancora non hanno ricevuto o non hanno accolto il messaggio evangelico: essi costituiscono la porzione della comunità parrocchiale in stato di missione. A tutte queste diverse categorie di persone la musica sacra ha un particolare messaggio da trasmettere.

Per i fedeli è il messaggio dell’unità ecclesiale nel gaudio dello Spirito Santo. «Il canto dei salmi - scriveva S. Basilio - è un mezzo di unificazione nella carità, la salmodia porta l’assemblea dei fedeli all’armonia di un solo coro e di un solo cuore» (S. BASILII Homilia in Psalmum I, 2). Con questa unità si può giungere al gaudio dello Spirito, allorché le prove di canto non si limitano a far imparare nuove melodie, ma sono anche una catechesi, che aiuta i fedeli a meglio conoscere il significato dei testi ed il contenuto spirituale dei misteri, che con essi si celebrano.

Ai cristiani ancora deboli nella fede ed anche ai non credenti, un’assemblea che canta con entusiasmo le lodi di Dio può essere messaggio di bontà, di religiosità, di fede convinta e vissuta. S. Agostino, discutendo con se stesso, poco dopo la sua conversione e con l’animo ancora amareggiato dalla musica delle danze e dei canti profani, se la musica nella Chiesa non potesse rappresentare un pericolo per le anime deboli, concludeva: «Quando ricordo le lacrime versate nell’udire i canti della tua Chiesa nei primi tempi del mio ritorno alla fede, e la commozione che ora provo non per il canto, ma per quello che si canta, quando lo si esprime con voce limpida e modulata nella maniera più conveniente, riconosco la grande utilità di questa istituzione . . .; inclino ad approvare il canto nella Chiesa, affinché con l’aiuto del diletto che entra per le orecchie l’anima inferma si sollevi al sentimento della pietà» (S. AUGUSTINI Confessiones, X, XXXIII).

Per natura sua, la musica e destinata al duplice compito di suscitare e di esprimere i più bei sentimenti del cuore umano. Quando ha la forza di elevare il cuore dell’uomo fino ad attingere qualche riflesso della bellezza e della bontà di Dio, la musica diventa sacra. Quando è anche capace di far vibrare all’unisono il popolo cristiano per cantare le lodi di Dio e per proclamare la propria fede, la musica acquista carattere liturgico e missionario: la sua voce può raggiungere il cuore di Dio e annunziare al mondo la gioiosa speranza del messaggio cristiano.

Il Santo Padre rinnova quindi la raccomandazione già rivolta in diverse circostanze affinché si promuova instancabilmente il canto sacro nelle parrocchie mediante la formazione di adeguate «Scholae cantorum», che sostengano anche il canto del popolo, ed una paziente e costante educazione di tutti i fedeli in modo che possano partecipare unanimemente, anche col canto, alla celebrazione dei sacri misteri.

Invocando in pari tempo larga effusione di lumi e doni celesti sui lavori del Congresso e sull’attività dell’Associazione Italiana Santa Cecilia affinché portino un efficace contributo all’auspicato rinvigorimento della vita liturgica e parrocchiale nella Chiesa italiana, il Vicario di Cristo imparte di gran cuore all’Eminenza Vostra Reverendissima, a Sua Eccellenza Monsignor Antonio Mistrorigo, agli organizzatori del Convegno, ai relatori, ai partecipanti ed alla numerosa schiera dei Ceciliani l’implorata propiziatrice Benedizione Apostolica, pegno della Sua paterna benevolenza.

Mi valgo volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di profonda venerazione.

Dell’Eminenza Vostra Reverendissima

Dev.mo in Domino

G. Card. VILLOT

 
top