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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XI 
AI MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO
ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE*

Sabato, 9 marzo 1929

 

Ai membri dell’eccellentissimo Corpo Diplomatico
accreditato presso la Santa Sede.
 

Ecco una magnifica udienza, un’udienza — Noi non esitiamo a dirlo — che supera in grandezza ed importanza tutte le altre.

Non è un complimento, cari Signori; è, sotto un certo punto di vista — un punto di vista reale e positivo — che la vostra visita collettiva è veramente la più grande e la più importante che Ci si possa fare.

E questo punto di vista siete voi a darcelo. Perché non sono solo le vostre stimate e amabili persone che Noi vediamo. Dietro ognuno di voi non possiamo astenerci dal vedere i vostri rispettivi sovrani, presidenti, reggenti, capi di Stato, qualunque sia il loro nome; e con loro i vostri governi, i vostri popoli, i vostri paesi tutti interi, tutti insieme: una visione di una grandezza veramente apocalittica, di una immensità mondiale: visionem magnam, grande visione!

E voi venite per ringraziarCi di qualche cosa che grazie a voi è divenuto piuttosto un nuovo titolo della Nostra riconoscenza verso di voi.

Infatti, è grazie a voi, ai vostri buoni uffici, che la comunicazione che per l’intermediario del Nostro Cardinale Segretario di Stato Noi abbiamo voluto farvi, concernente gli avvenimenti che stavano per compiersi; è grazie alla vostra intelligente e benevola trasmissione e interpretazione che questa comunicazione Ci ha valso le più confortanti e le più desiderate testimonianze di simpatia e di adesione dei vostri Stati e dei vostri popoli. Adesione e simpatia che non si sono mai smentite e anche qualche volta si sono accentuate dopo l’anno 1870, ma che al presente, in un momento (si potrebbe dire ad una svolta) così importante della Storia della Santa Sede e della Chiesa si sono tradotte in dimostrazioni così solenni, così grandiose da supplire e superare senza misura tutte le garanzie che Noi avremmo potuto desiderare.

Noi diciamo le garanzie che avremmo potuto desiderare, perché vi sono delle garanzie che Noi non potremmo in nessun modo né desiderare né accettare.

Ecco una distinzione che è stata dimenticata dai numerosi dilettanti e amatori (come il vostro eloquente interprete li ha chiamati) di diritto internazionale. Questa distinzione si riduce a quella che c’è tra garanzie giuridiche e garanzie morali.

La garanzia giuridica e quella che l’antico e solenne linguaggio del diritto traduceva con difesa, tutela: defensio, tutela. Defensio… difesa contro il nemico o contro l’insolvente? Contro il nemico? Ma Noi non siamo nemici di nessuno e non crediamo di avere altri nemici all’infuori dei nemici della verità e del bene. Difesa contro l’insolvente? Ma Noi abbiamo creduto e crediamo alla lealtà ed alla perseverante buona volontà di coloro che si sono dimostrati pronti e desiderosi di trattare.

Se non difesa, tutela? Ma meno ancora Noi potremmo accettarla: è l’apostolo San Paolo, il quale dice che anche il ricco erede non si differenzia in nulla dal servo… finché è sotto i tutori. Si tratti di difesa, si tratti di tutela, come potremmo Noi imporre ad altri tali preoccupazioni e tali responsabilità?

Ma se non si può parlare di garanzie giuridiche si può ben parlare di garanzie morali.

Tale è, e magnifica nel suo genere, la garanzia (si può ben chiamarla anche garanzia diplomatica) che voi, cari Signori rappresentate, che voi formate e che il vostro eloquente interprete ha così opportunamente richiamato, così luminosamente messo in rilievo, in tutta la portata e in tutta la forza del suo significato.

Ce n’è un’altra che continua dall’11 febbraio a riempire i paesi e il mondo intero. È questo grande, incomparabile (e forse finora mai verificato) plebiscito, non solo d’Italia, ma di tutte le parti del mondo. Non c’è, in questa parola, esagerazione alcuna. Noi stiamo ricevendo lettere e telegrammi non solo da tutte le città e villaggi d’Italia, non solo da tutte le città e da molti villaggi di tutti i paesi di Europa, ma anche dalle due Americhe, dalle Indie, dalla Cina, dal Giappone, dall’Australia, dalla Nuova Zelanda, dal Nord, dal Centro, dal Sud dell’Africa, dall’Alaska, dal Mackenzie, dall’Hudson, come se si trattasse di un avvenimento del luogo.

Fatto veramente impressionante e che Ci autorizza a dire che non solo il popolo, tutto il popolo d’Italia, ma che i popoli del mondo intero sono con Noi: un vero plebiscito non solamente nazionale, ma mondiale. Ecco la garanzia, la più imponente che si possa pensare ed immaginare. In questo vasto e immenso plebiscito non possiamo non cogliere e rilevare alcune voci che Ci hanno profondamente commossi. È anzitutto la voce del piccolo numero dei sopravvissuti, nei vostri vari paesi, tra i valorosi che, nel corso degli anni, in spirito di fede cattolica hanno messo la loro vita a disposizione e a difesa della Santa Sede. Voi direte a questi valorosi che il Santo Padre ha pregato e applica delle Messe per tutti i loro morti, che sono anche i Nostri morti, indimenticabili.

Un’altra voce commovente è quella di coloro che, soprattutto in Italia, Ci hanno fatto dire: ecco che riprendiamo a far Pasqua. È tutta una direzione, tutta una grande regione che si rivela: la regione delle coscienze, la direzione della pacificazione religiosa; è il punto di vista più elevato, infinitamente più degno di considerazione che la pacificazione civile e politica di un paese, benché anche questa sia di per sé sola un grande ed inestimabile tesoro.

Questo pensiero Ci conduce ancora una volta alle belle e care montagne della Nostra giovinezza. Bisogna elevarsi per raggiungere i magnifici panorami, bisogna raggiungere le creste, le cime: da quelle altezze non si vedono più le belle vallate, le case pittoresche, i campanili pensosi, ma la visione si fa infinitamente più larga e più sublime.

Anche Noi, al punto a cui siamo giunti, quando pensiamo alla pacificazione di tante anime, di tante coscienze, non solamente d’Italia, ma del mondo intero, non possiamo non sentire il dovere di ringraziare di gran cuore il buon Dio e tutti coloro che Ci hanno dato il concorso della loro buona volontà, portando il loro contributo — e un contributo che non è certamente indifferente né di poco prezzo — a questa grande opera di pacificazione. E Ci sembra pure che abbiamo il diritto di rallegrarCi e d’invitare tutti a rallegrarsi con Noi.

Non Ci resta, cari Signori, che darvi — come diceva già San Pietro, il primo Papa — « ciò che abbiamo », la Nostra Benedizione. La diamo di tutto cuore alle vostre famiglie, ai vostri paesi, ai popoli ed ai governi che voi rappresentate, e a tutto ciò che ognuno di voi porta nel suo pensiero e nel suo cuore.


*Discorsi di Pio XI, vol.2, p.24-27.

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