«CI AFFRETTIAMO»
24 dicembre 1929
Agli Eminentissimi Cardinali
ed ai Collegi della Prelatura Romana
convenuti nell’aula del Concistoro.
Ci affrettiamo a ringraziare di cuore il venerando Cardinal Decano del Sacro
Collegio delle belle ed alte insieme e affettuose parole e dei sentimenti nobili
che è venuto indirizzandoCi a nome suo e del Sacro Collegio stesso al quale
vanno pure i Nostri ringraziamenti; e non solo ringraziamo per i sentimenti
espressi, ma anche per questa solenne e sempre cara presenza del Sacro Collegio
che tanto più Ci è cara in circostanze come queste, sia perché si verifica
appena chiusosi cronologicamente il Nostro giubileo sacerdotale, al quale il
Sacro Collegio ha voluto prendere una parte così bella e splendida non solo
cogli auguri, ma anche coi suoi magnifici doni, sia perché avviene alla vigilia
delle sempre care, solenni, simpatiche, sante feste natalizie: sicché in questo
momento la presenza del Sacro Collegio Ci riesce davvero più squisitamente cara
ed è più particolarmente solenne.
Il vostro venerando Interprete Ci ha richiamate tante e tanto care e belle cose,
che Noi non possiamo esimerCi dal rinnovare, anche alla presenza vostra e di
quanto ha condotto qui di più eletto la Prelatura Romana, i sentimenti di
profonda riconoscenza che Noi non abbiamo mai cessato di portare dinanzi al
trono di Dio unico Fattore di così belle e sante cose, come altresì abbiamo
fiducia che siano state e siano per essere tutte quelle colle quali il Signore
ha propriamente riempito l’anno del Nostro giubileo sacerdotale. Per esse il
Nostro giubileo da evento della Nostra vita individuale è divenuto un fatto
veramente, felicemente, beneficamente mondiale che ha colmato di gioia il Padre
comune dei fedeli, poiché per esse il giubileo sacerdotale del Padre è divenuto
il giubileo spirituale dei figli, cioè di tutta quanta la immensa famiglia
cattolica con larga mésse di ottimi frutti di rinnovata vita cristiana, sia nei
rapporti della vita individuale come nei rapporti della vita sociale.
Di questa efficienza benefica abbiamo avuto una prova nella serie ininterrotta,
fitta, numerosissima di pellegrinaggi venuti all’antica santa Chiesa Romana,
Madre di tutte le Chiese, da tutte le parti del mondo.
Lo stesso vostro venerando Interprete ha voluto poi anche ricordare quegli
eventi che, superando la portata individuale di quello testé accennato, ne
rivestono una storica ed universale. E veramente quegli eventi, e cioè quegli
storici Patti Lateranensi, Noi possiamo ben porre tra le gioie più pure e più
fulgide colle quali la mano ed il cuore di Dio hanno voluto abbellire ed
impreziosire il Nostro sacerdotale giubileo, aumentandone l’importanza e la
portata. Dinanzi a queste grandi e mirabili cose, Noi non possiamo che
ringraziare Iddio di aver voluto scegliere la Nostra pochezza per il loro
compimento. A Dio dunque la rinnovata e perenne gratitudine Nostra anche come al
Datore e Distributore di quei non pochi e preziosi frutti di cui ha pure parlato
il vostro venerando Interprete e che Noi riteniamo per certi nelle divine
disposizioni, così come siamo certissimi delle Nostre perenni intenzioni in
proposito: frutti di pacificazione non solo, ma ancora frutti di santificazione,
di restaurata vita cristiana, di amplificato onore di Dio e della sua Chiesa e
per ciò stesso di nuove garanzie anche per la prosperità vera del Paese e della
Società.
Tra le conseguenze più immediate e felici di quegli Accordi, Noi senza dubbio
poniamo le auguste visite alle quali ha accennato il Decano del Sacro Collegio,
visite delle quali, è bene dirlo, Noi siamo rimasti non soltanto soddisfatti ma
veramente consolati.
Ed anche per altre conseguenze di quei Patti teniamo a manifestare e
soddisfazione e consolazione: per le buone disposizioni di non pochi Dicasteri e
di egregie persone che hanno messo le loro buone volontà e le loro migliori
disposizioni, anzi le disposizioni più deferenti, per l’attuazione sempre più
fedele, sempre più benefica degli Accordi stessi.
Non possiamo però dire così di tutto, di tutti ed in tutte le direzioni, né
possiamo dirCi del tutto contenti, perché non mancano — come già sia pure
sorvolando abbiamo avuto occasione di accennare nell’ultima Allocuzione
concistoriale — le tristi note, le note discordanti. L’Azione Cattolica — la
Nostra Azione Cattolica — non è trattata come dovrebbe essere, non è trattata
come un articolo esplicito del Concordato solennemente esige. Dire che l’Azione
Cattolica fa della politica per eludere quell’articolo, è proprio dire cosa
contraria alla verità, è proprio un calunniarla, un calunniare Noi stessi nei
Nostri figli più cari. Se qualche isolato — non se ne è mai fatto il nome —
meritasse la taccia di politicante, Noi saremmo i primi, ove lo conoscessimo, a
formularla ed a sanzionarla; ma, se anche ciò fosse, non significherebbe affatto
che l’Azione Cattolica fa della politica. Dire che l’Azione Cattolica, i Giovani
Cattolici, la Gioventù Cattolica fanno della politica, è dire cosa non vera; no,
non la fanno, e Noi lo sappiamo bene, perché quei Nostri figli hanno da Noi la
consegna di non farla, e sappiamo pure con quale spirito di ubbidienza e con
quale scrupolo essi eseguiscono le consegne che loro sono date dal Vicario di
Gesù Cristo.
E in un’altra direzione, con Nostro sommo dolore, siamo costretti a fare delle
tristi constatazioni: ed è per la stampa cattolica, per la stampa dell’Azione
Cattolica. No, essa non è trattata bene, anzi è trattata male, odiosamente male.
È questo un doloroso fatto che si è ormai verificato in tutto quest’anno, fino a
questi ultimi giorni. E ciò mentre contemporaneamente si legge l’annunzio di
monumenti di cui ben pochi possono riconoscere l’opportunità, ed i quali, se non
nella lettera, certo nello spirito contrastano con i Patti convenuti, dove è pur
ricordato e riconosciuto il carattere sacro di Roma, di questa Roma che rimane
sempre la Nostra Roma, la Nostra Diocesi, Nostra nel senso più vero ed alto
della parola. E tutto ciò mentre si danno larghi permessi e facilitazioni a
pubblicazioni che a quello stesso spirito contrastano: pubblicazioni
irriguardose ed irriverenti verso questa Santa Sede e verso il Pontefice stesso,
che si direbbero nate fatte ed intese a sconvolgere le coscienze e le
intelligenze proprio su quei punti, nei quali abbiamo ripetutamente espresse le
Nostre rettifiche e le Nostre condanne; pubblicazioni che si dicono voler essere
l’apologia di una politica religiosa, che, se fosse veramente tal quale è detta,
sarebbe una politica antireligiosa.
Come vedete non mancano le tribolazioni e le tristezze, ma anche « in
tribulationibus nostris », siamo nel gaudio, perché abbiamo una fiducia
illimitata e troppo giustificata nella bontà di Dio, nella fedeltà di Dio e
nelle promesse che Egli ha fatto alla sua Chiesa ed a coloro che dovevano essere
i suoi Vicari: « et super hanc petram… non praevalebunt… ecce Ego vobiscum
sum… ». Alla fiducia illimitata e giustificata nella bontà di Dio amiamo
aggiungere altresì la fiducia che pur nutriamo nella lealtà e fedeltà degli
uomini.
Ed ora non ci resta, dilettissimi figli e venerabili Fratelli, che di rinnovare
i sentimenti della Nostra gratitudine a tutti voi e di contraccambiare gli
auguri a voi ed a tutta la presente eletta Prelatura Romana. La Nostra
Benedizione vogliamo impartire tanto più effusamente a tutti e singoli i membri
del Sacro Collegio quanto sicuri siamo che essa ridonderà a vantaggio di Noi
stessi, conoscendo bene con quale sollecitudine, con quale cura, con quale
devozione voi lavorate là dove ciascuno di voi è posto ad essere a Noi di
prezioso aiuto e consiglio per gli interessi di questa Santa Sede Apostolica e
per il governo di tutta la Chiesa.
Vogliamo infine benedire tutti i presenti e quanto ciascuno di essi ha di più
caro nel pensiero e nel cuore, pregando il Signore di accompagnare la
benedizione Nostra coll’abbondanza delle sue divine benedizioni e delle sue
grazie.
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