|
LETTERA DI SUA SANTITÀ PIO
XII AL PRESIDENTE DEGLI STATI
UNITI, FRANKLIN DELANO ROOSEVELT
IN OCCASIONE DELLA NOMINA
DI
UN AMBASCIATORE STRAORDINARIO
PRESSO LA SANTA SEDE*
Eccellentissimo Signore, salute e prosperità.
Il
memorando messaggio che Vostra Eccellenza Ci fece pervenire la vigilia del Santo
Natale, ha gettato sulle sofferenze, le angosciose preoccupazioni e le amarezze
dei popoli travolti nel vortice della guerra, un raggio di consolazione, di
speranza e di fiducia, per il quale ogni animo di retto sentire Le ha tributato
lo spontaneo omaggio della sua profonda riconoscenza.
Intimamente commossi per
il nobile contenuto della Sua comunicazione, nella quale lo spirito del Natale e
il desiderio di applicarlo ai grandi interessi dell’umanità hanno trovato una
così persuasiva espressione, e pienamente convinti della sua straordinaria
importanza, Noi non tardammo a portarla a conoscenza della illustre assemblea,
adunata quella mattina stessa nella Sala Concistoriale di questo Apostolico
Palazzo Vaticano, manifestando in forma solenne davanti al mondo cattolico e non
cattolico il Nostro apprezzamento per questo coraggioso documento di
lungimirante saggezza politica e di alta umanità.
Un tratto caratteristico del
messaggio di Vostra Eccellenza Ci ha particolarmente colpiti: il vivo contatto
spirituale con i pensieri e i sentimenti, le speranze e le aspirazioni delle
masse popolari, di quei ceti, cioè, su cui maggiormente grava, in misura mai
prima sperimentata, il peso dei dolori e dei sacrifici della inquieta e
tempestosa ora presente. Anche sotto questo rispetto, nessuno forse più di Noi
può apprezzare il significato, la forza dimostrativa e il commovente calore
dell’atto di Vostra Eccellenza. Conosciamo infatti per quotidiana personale
esperienza il profondo anelito di pace, che anima i cuori delle popolazioni.
Quanto più la guerra e le dirette o indirette ripercussioni della situazione da
essa creata si estendono; quanto più la vita economica, sociale e familiare
viene scardinata dalle sue basi normali sotto la ferrea legge del proseguimento
della guerra, ed è costretta a seguire le vie del sacrificio e delle
privazioni di ogni genere, la cui amara necessità non riesce sempre a tutti
manifesta; tanto più potente si desta negli animi la nostalgia della pace e la
volontà di trovare e mettere in esecuzione i mezzi, che ad essa conducono.
Nel
momento, che vorremmo sperare non troppo lontano, in cui il rumore delle armi
comincerà a tacere e apparirà possibile il conseguimento di una pace seria,
sana, conforme alle norme della giustizia e dell’equità, potrà trovare la retta
via solo chi all’alto potere politico unisca la chiara comprensione per la voce
dell’umanità e un profondo rispetto per le divine norme di vita del Vangelo di
Cristo. Soltanto ad uomini di questa tempra sarà dato di creare una pace, che
compensi i giganteschi sacrifici di questa guerra e spiani la via ad una
convivenza internazionale equilibrata, fiduciosa e feconda.
Noi ben conosciamo
quanto potenti e di giorno in giorno più ardui siano gli impedimenti che si
frappongono ancora al raggiungimento di un simile scopo. E se gli amici della
pace non vogliono lavorare nel vuoto, debbono avere la netta visione della
gravità di tali impedimenti, e perciò della scarsa probabilità di un pronto
successo, finché lo stato attuale delle forze in contrasto non subirà essenziali
mutamenti.
Come Vicario in terra del Principe della pace, fin dall’inizio del
Nostro Pontificato abbiamo consacrato i Nostri sforzi e le Nostre sollecitudini
al fine del mantenimento della pace e poi del suo ristabilimento. Incuranti di
temporanei insuccessi e difficoltà, continuiamo a procedere per la via segnataCi
dalla Nostra missione apostolica. L’eco che in questo cammino spesso aspro e
spinoso Ci giunge da innumerevoli anime, dentro e fuori della Chiesa, Ci è,
colla coscienza del dovere compiuto, larga e consolante ricompensa.
Che ora, in
un momento di universale ambascia e trepidazione, il primo Magistrato della
grande Unione nordamericana abbia preso, nel segno della santa Notte di Natale,
un posto così distinto nell’avanguardia dei promotori della pace e di un
generoso soccorso alle vittime della guerra, significa un ausilio
provvidenziale, che Noi salutiamo con riconoscente gioia e con aumentata
fiducia, e rappresenta un atto esemplare di fraterna e calda solidarietà fra il
nuovo e il vecchio Mondo a difesa contro il gelido soffio di tendenze atee e
anticristiane, aggressive e distruggitrici, che minacciano di fare inaridire le
fonti, da cui la civiltà prese nascimento e vigore.
In tale stato di cose, sarà
per Noi di particolare soddisfazione, come già abbiamo fatto conoscere a Vostra
Eccellenza, di accogliere con tutte le distinzioni, dovute alle sue provate
qualità e alla importanza della sua alta missione, il Rappresentante, che Ci
sarà inviato quale fedele interprete delle Sue intenzioni rivolte al
conseguimento della pace e al sollievo delle sofferenze derivanti dalla guerra.
Riandando con viva compiacenza ai soavi ricordi in Noi lasciati dalla
indimenticabile visita a cotesta grande Nazione, e rivivendo l’intimo piacere,
che Ci procurò allora la personale conoscenza con Vostra Eccellenza, Le
ricambiamo i fervidi auguri, formulando i voti più cordiali per la prosperità di
Vostra Eccellenza e dell’intiero popolo degli Stati Uniti.
Da Roma presso San Pietro,
7 gennaio 1940.
PIUS PP. XII
*Actes et Documents du Saint-Siège relatifs à la seconde guerre mondiale,
vol 1, p.367-370.
|