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DISCORSO
DI SUA SANTITÀ
PIO XII AI FEDELI DELLE DIOCESI
VENETE, IN OCCASIONE DEL 25° DELLA MORTE DI PIO X*
Domenica, 20 agosto
1939
Un grande pensiero di vita religiosa Noi vediamo in questo solenne
pellegrinaggio del popolo, del clero, degli illustri e degni Presuli delle Tre Venezie, guidato dal Nostro Venerabile Fratello il Vescovo di Treviso, sotto la
Presidenza onoraria dell'Eminentissimo Cardinale Piazza, Patriarca della
nobilissima Regina della Laguna, e dell'Episcopato, come delle rappresentanze
qui convenute, alto ed eloquente interprete; devota manifestazione a cui hanno
voluto unirsi due altri eminenti Principi di S. Romana Chiesa, che Ci è
particolarmente grato di salutare pure qui presenti : il Cardinale Salotti,
Prefetto della S. C. dei Riti, autorevole e peritissimo Ponente della Causa di
Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Pio X, e il Cardinale Canali,
il quale così vivo ha mantenuto il fervore per la memoria di lui e del suo
fedelissimo Primo Ministro e collaboratore, il Cardinale Merry del Val. È un
pensiero di vita che si ispira dal compiersi di un quarto di secolo dal pio
transito del venerato Nostro Predecessore, che di quelle terre italiche è vanto
e gloria: un pensiero di vita, il quale esalta la morte, che voi, o diletti
Figli, avete visto seduta sulla tomba, dove egli dorme il sonno della
risurrezione gloriosa, avvolto nell'ombra sacra vegliante il sepolcro immoto del
primo Pietro. Da quella tomba del gran Figlio di Riese, stato in mezzo a voi
zelantissimo sacerdote, parroco, vescovo e Patriarca, voi riconoscete quella
vita e quell'incremento di vita spirituale e religiosa che ora vi trassero a
Roma, e da Roma vi hanno adunati quassù intorno all'umile ed indegno successore,
per inscrutabile consiglio divino, nel Seggio di lui. Col vostro santo e
salutare ricordo si congiunge anche il ricordo Nostro, per il quale ancora Ci
sembra rivedere l'immortale Pontefice, radioso di bontà non scemata
dall'autorità, di dolcezza temprata dalla fermezza, di fortezza elevata a
pastorale e universale prudenza da tre grandi amori : dall'amore della purità
della dottrina cattolica, dall'amore della libertà della Chiesa e della riforma
del diritto ecclesiastico, dall'amore dell'intima vita religiosa del clero e del
popolo.
Nato e vissuto tra il popolo, spettatore delle moderne lotte di pensiero
scientifico e sociale insidiante alla purezza della fede e dell'insegnamento
cattolico, non dubitò di proscrivere i superbi effetti di una scienza di falso
nome, la quale chiamava progresso di sapienza lo sviarsi dietro i sogni di
filosofie aeree e dietro la metamorfosi di una verità variabile a seconda dei
venti; mentre ai bramosi della vera scienza e della parola divina apriva le aule dell'Istituto Biblico. Come fu il difensore della verità e amò l'ossequio
razionale alla fede, Pio X apparve sul trono di Pietro il campione della libertà
e dei diritti della Chiesa. Nella sua umiltà sentì il triregno gravargli la
fronte; accettò fra le lacrime come una croce il gran peso, ma da quel dì
nessuna mano estranea osò più intromettersi nella scelta del Vicario di Cristo.
Stette, come gigante che non crolla, nella contesa arena della elezione dei
sacri Presuli, e sacrificò alla loro dignità e alla difesa dell'opera
intangibile di Gesù Cristo e della Gerarchia da Lui divinamente istituita anche
i legittimi beni della Chiesa, doni della pietà dei secoli, mostrando con tale
splendido esempio al mondo « che l'uomo deve nutrire quaggiù delle
preoccupazioni più alte di quel che non siano le contingenze passeggere di
questa vita e che la gioia suprema, l'inviolabile gioia dell'anima umana su
questa terra è il dovere soprannaturalmente compiuto a qualunque costo, e per
ciò stesso Iddio onorato, servito, amato al di sopra di tutto » (cfr. Enciclica
Une fois encore, 6 gennaio 1907). Amò la giustizia e odiò l'iniquità; e perciò
sostenne la contraddizione, palestra degli eroi e dei santi. Amò la Chiesa e la
sua prudenza giuridica avanzante colla propagazione del Vangelo e colle mutevoli
condizioni dei tempi, e da entro il volume delle sue leggi « trasse il troppo
e il vano » (Cfr. Par., VI, 12), segnandone i termini alle Congregazioni, ai Tribunali e agli
Uffici della Curia Romana.
Amò i Pastori dell'ovile di Cristo, li esaltò, li
confortò nelle lotte; amò il clero e il popolo, che con inesauribile carità
sollevò nella sventura. Trasfuse nei bambini la sua pietà. eucaristica e la dottrina della fede; nei sacerdoti la santità della vita, lo zelo del culto
divino, l'alta preghiera del Salterio, le ineffabili armonie della musica sacra;
nel popolo la concordia degli spiriti e la pratica delle virtù cristiane.
Pastore universale del gregge di Cristo, cercò il bene di tutte le genti; amò la
pace del mondo ; e, quando udì l'orrida novella che sui campi di Europa i
fratelli uccidevano i fratelli, il suo amore divenne dolore; i suoi occhi si
levarono al cielo: vide sospese le bilancie della giustizia di Dio : nella sua
ambascia chinò la fronte rassegnata, e il palpito del suo gran cuore si arrestò.
Vittima del suo ardente amore verso i popoli e le nazioni, il pio Pontefice
scomparve nell'ora di Dio, innanzi all'immenso e cruento turbine, che
sconvolgeva le frontiere delle genti, inabissava le infrante navi in fondo ai
mari e agli oceani e tramutava in nuovi campi di umane stragi le regioni dei
venti. Da quel dì un quarto di secolo è volto : un quarto di secolo pieno di
avvenimenti e di sviluppi, a compire i quali in altra età l'opera di secoli non
sarebbe bastata; un quarto di secolo, nel cui turbinoso e buio svolgersi degli
eventi l'umanità spettatrice ha facilmente e presto dimenticato anche non pochi
di quegli uomini che erano stati in prima linea sul teatro dei suoi interessi e
del suo bene. Non è dunque per ogni cuore cattolico fonte di santa letizia il
vedere come l'ombra del rapido oblio, che tanti altri ha coperto, non che
oscurare, si è anzi tramutata in risveglio di luce a illuminare Colui la cui
tomba è stata la mèta del vostro viaggio? No; i cinque lustri trascorsi non
valsero a togliere nulla della sua forza di attrattivo vigore e del suo potere
rifulgente alla pura e luminosa figura di Pio X. Al contrario: più e più
emerge dall'ombra e si avanza ammantata di fulgore spirituale, e a lei più
fervido lo sguardo dei fedeli si volge, tratto da quell'istinto dell'amore, che
sempre più penetra, intuisce e comprende quale eccezionale importanza e
straordinaria missione essa rivesta specialmente in un tempo così procelloso.
Alla luce delle trasformazioni originate con la guerra mondiale, e da essa
accelerate, propagate e sviluppate, al moto degli avvenimenti e al fermento
delle dottrine in tali mutazioni contenute ed erompenti, la persona e l'opera
di Pio X assumono aspetti e dimensioni tali, quali in un tempo anteriore
difficilmente sarebbero potuti apparire con tanta chiarezza. Oggi, quando la
Chiesa di Cristo si trova chiamata a combattere contro gli orrori e le tendenze
riprovevoli del mondo, lotte che appena potrebbero concepirsi più ardue e
decisive, possiamo più esattamente misurare e più profondamente ponderare quale
debito di gratitudine abbiamo verso Colui che si adoperò con costante e vigile
forza e sapienza a preparare i membri del mistico corpo di Cristo alle future
procelle, ad affilare le armi spirituali per simili lotte e ad educare i sensi e
i cuori dei fedeli nello spirito di una schietta e pronta milizia di Cristo.
Quale gloria, quale santo orgoglio è per voi, diletti figli delle Venezie,
l'avere dal vostro grembo dato alla Chiesa di Cristo un Pontefice, da cui si è
irraggiata e ancora si irraggia una tale pienezza di benedizione, di grazia, di
rinnovamento e di santificazione! Se la terra veneta e la sua superba metropoli
fece a suo tempo un grande sacrificio, risentito in tutte le classi della
popolazione, allorché vide partire verso l'eterna città l'amato Patriarca, che
più non avrebbe riveduto sulla laguna di san Marco; oggi, che voi siete venuti a
deporre sulla tomba di lui il tributo del vostro amore e della vostra imperitura
gratitudine, avete contemplato quell'urna circondata da pii visitatori vari di
cielo, di lingua e di nazione, e riverita e segnata dall'amore e dalla
riconoscenza di un numero senza numero di anime.
In quella tomba posa il cuore
del grande Pontefice, il cuore che palpitò per voi, per la Chiesa di Cristo, per
l'ovile sperduto di Pietro, per il mondo senza pace.
Da venticinque anni quel
cuore più non balza; ma l'amore che lo mosse è, come il suo spirito, immortale
innanzi a Dio. Quello spirito non è sepolto nelle Grotte Vaticane; la cupola di
Michelangelo non lo imprigiona. Vive nel cospetto di Dio; e vive nei Nostri
ricordi, nei ricordi vostri e nei ricordi di tutto il mondo. Sono ricordi di
amore e di pietà, d'invocazione e di speranza, di brama e di aspettazione di
rivederne un giorno la immagine paterna sfolgorare e riapparire nella luce della
Basilica Vaticana. Non sono forse questi i ricordi che vi hanno condotti,
Venerabili Fratelli e diletti Figli, al sepolcro delle spoglie mortali del
Pontefice Pio X? Quelle mute e invisibili spoglie non hanno per voi e per mille
e mille altri cuori una parola, la quale echeggia le virtù e le opere dell'anima
eletta che le avvivò? Quell'avello non sembra forse nell'ombra sua attendere un
albore di sacra prudenza, che lo schiuda alla venerazione, e una mano
onnipotente che coroni di aureola la fronte del grande Pontefice?
Solo Iddio è
il glorificatore dei suoi servi fedeli e prudenti, come Egli solo li elegge, li
plasma, li avvia, li conduce, li santifica e li esalta innanzi al mondo, agli
angeli e agli uomini. Come il trionfo dei santi, anche l'opera Nostra e il
Nostro voto e desiderio è nelle sue mani: egli crea l'albore non meno che
l'aurora e il meriggio sull'altare dei grandi eroi della fede e della virtù da
lui suscitati attraverso i tempi. Innanzi allo sguardo di Dio vive lo spirito
immortale di Pio X, nell'ammanto delle sue virtù e delle sue opere che lo hanno
seguito di là da questa vita ch'è un correre alla morte: Dio, giusto
rimuneratore, se a Lui piace, lo glorificherà anche in mezzo alla sua Chiesa
militante, perché l'esempio del suo zelo sacerdotale e apostolico non solo
illustri i fasti del Pontificato Romano, ma anche sia decoro e sprone a bene per
i figli della laguna veneta e specchio di cristiano fuoco — ignis ardens — a
tutto il mondo. A ciò ottenere dal cielo i Nostri e i vostri voti si levano a
Dio. Nella preghiera è tutto il Nostro lume e la forza Nostra; nella preghiera è
pure la vostra brama e l'amorosa vostra speranza. Con tali sentimenti diamo a
voi e a tutti coloro, per i quali l'avete richiesta, compagna della via e della
vita, l'Apostolica Benedizione.
Questa benedizione desideriamo, nelle
circostanze attuali, che avanti ogni cosa implori la pace: la pace d'Italia, la
pace d'Europa, la pace del mondo. All'ammirabile Pontefice, di cui oggi abbiamo
qui con voi rievocato la cara e santa memoria, l'intima angoscia per lo
scoppiare della guerra spezzò il cuore, quasi che egli avesse previsto e
presentito tutti gli orrori e le stragi del conflitto mondiale. Per la pace il
suo Successore, Benedetto XV di f. m., sospirò, parlò, pregò, invocò quella
moderazione negli animi ch'è oblio della lotta nella concordia delle nazioni.
Per la pace il Nostro immediato Predecessore Pio XI, la cui veneranda figura in
questo momento sta viva innanzi agli occhi del Nostro spirito insieme con quella
di Pio X, fece a Dio, or è quasi un anno, con atto paterno che commosse il
mondo, l'offerta della sua vita. Nell'ora presente, che rinnova acuta l'ansia e
la trepidazione dei cuori, Noi stessi, fin dal primo giorno del Nostro
Pontificato, abbiamo tentato e fatto quanto era nelle Nostre forze per
allontanare il pericolo della guerra e per cooperare al conseguimento di una
solida pace, fondata sulla giustizia e che salvaguardi la libertà e l'onore dei
popoli. Abbiamo anzi, nei limiti del possibile e per quanto Ce lo consentivano i
doveri del Nostro Apostolico ministero, riposti indietro altri compiti e altre
preoccupazioni che gravavano l'animo Nostro; Ci siamo imposte prudenti riserve,
affine di non renderCi da nessuna parte più difficile o impossibile l'operare a
pro della pace, consci di tutto quello che in questo campo dovevamo e dobbiamo
ai figli della Chiesa cattolica e a tutta l'umanità.
Noi non vogliamo, né Ci dà
il cuore neanche ora di rinunziare alla speranza che i sensi di moderazione e di
obiettività valgano ad evitare un conflitto, che secondo ogni previsione
supererebbe anche il passato in distruzioni e rovine materiali e spirituali. Noi
non cessiamo di confidare che i Reggitori dei popoli nell'ora della decisione
rifuggiranno dall'assumere la indicibile responsabilità di un appello alla
forza.
Ma sopra tutte le umane speranze riposte nel fondo della bontà e nei lumi
della sapienza degli uomini, il Nostro sguardo si leva all'Onnipotente, al Padre
delle misericordie e al Dio di ogni consolazione. Da Lui, nelle cui mani sono i
cuori al pari che le menti dei Governanti, vogliamo, — uniti in questa memoranda
giornata con voi, Venerabili Fratelli e diletti Figli, con tutti i cattolici
della terra e avendo altresì presenti nella preghiera tante anime di buona
volontà che pur vivono fuori della Chiesa e parimenti aspirano alla pace —
vogliamo nuovamente implorare che, nella sua infinita bontà e misericordia verso
il genere umano, ponga fine alla guerra, dove ora imperversa, e tutti
benignamente preservi dal flagello di nuovi e più immani conflitti sanguinosi.
Sopra questo mondo inquieto e turbato come mare in tempesta faccia Dio apparire
e risplendere l'iride della calma, della pace e dell'operosa concordia fra i
popoli e le nazioni; e con raddoppiato fervore non cessi di innalzarsi a Lui la
istante supplica: Da pacem, Domine, in diebus nostris!
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 295-301 Tipografia Poliglotta Vaticana
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