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DISCORSO
DI SUA SANTITÀ
PIO XII AL NUOVO AMBASCIATORE
D'ITALIA*
Giovedì, 7 dicembre
1939
Signor Ambasciatore,
La solenne presentazione delle Lettere credenziali, colle quali Sua Maestà il
Re Imperatore accredita Vostra Eccellenza presso di Noi quale Ambasciatore
Straordinario e Plenipotenziario, succeduto in tale alta missione ad illustri
personaggi, le cui esimie qualità e la cui proficua attività rimarranno sempre
qui in grato ricordo, avviene in un momento storico di singolare importanza, i
cui vari aspetti sono pure stati egregiamente posti in rilievo nelle parole
testè pronunziate dalla stessa Eccellenza Vostra.
Innanzi ad ogni altra considerazione si presenta la fausta circostanza che in
quest'anno si è compiuto il decennio dalla conclusione di quei Patti
Lateranensi, i quali, nella coscienza del popolo italiano, significarono e
portarono il provvidenziale raggiungimento di una pace ansiosamente attesa da
molti anni di doloroso dissidio, che turbava gli animi e inceppava nell'opera le
energie di molti fra i migliori figli di questa gloriosa e privilegiata terra
d'Italia; mentre nella coscienza del mondo cattolico quei medesimi auspicati
Patti rappresentarono il nuovo e solenne e aperto riconoscimento della reale ed
effettiva sovranità ed indipendenza del Capo Supremo della Chiesa.
Onde, come torna gradito al Nostro animo il voto, anzi la lieta certezza, cui
esprime l'Eccellenza Vostra, che i rapporti di cordiale e fiduciosa intesa fra
Chiesa e Stato in Italia, fondati sull'opera di pace del Laterano, continueranno a, svolgersi in uno spirito di fedele osservanza, così anche da parte
Nostra daremo a queste alte intenzioni del suo Augusto Sovrano e del suo Governo
tutto quel benevolo appoggio, che l'elevatezza di un tale scopo e i suoi
benefici effetti per il pacifico sviluppo e la prosperità del popolo italiano
richiedono.
Nella difficile ora presente, quando le Autorità degli Stati, nell'ambito
della loro attività interna ed esterna, si trovano di fronte a compiti, che alle
loro energie di decisione e di azione impongono straordinari sforzi; quando
l'adempimento di sì gravi oneri di governo, per il peso degli eccezionali
sacrifici che vi vanno inseparabilmente congiunti, rende più che mai necessaria
l'intima fiducia e la leale adesione delle masse del popolo, di quelle masse le
quali, oggi come sempre, sono costituite principalmente da coloro che portano la
croce per la via dolorosa che la umanità deve di nuovo percorrere; in tali
circostanze, diciamo, l'armonia fra i due Poteri e la interna pace, che come
frutto ne consegue, sono il più efficace rimedio per alleggerire le difficoltà e
insieme il miglior dono, che lo Stato, possa fare a se stesso e ai suoi
cittadini.
In questo tempo che Vostra Eccellenza inizia la Sua onorifica missione, anche
l'opera della Sede Apostolica a favore della pace e della intesa fra i popoli
apparisce, per quanto doverosa ed urgente, altrettanto difficile e spinosa.
Difficile soprattutto, perché i concetti fondamentali della giustizia e
dell'amore, che creano non solo la felicità dei singoli, bensì ancora la nobiltà
e l'incremento della convivenza sociale, attraverso un falso processo di
pensiero e di azione che umanizza il divino e divinizza l'umano, sono caduti,
sotto molteplici aspetti, in un oblio o in un disprezzo, che in alcuni luoghi si
manifestano in misura sempre più preoccupante. Siffatto fallace svolgimento,
anzi capovolgimento dei principi della giustizia e dei doveri morali, ha mirato
e voluto sostituire alla concezione cristiana della vita, della comunità e dello
Stato dottrine e pratiche disgregative e distruggitrici, che ripongono il
progresso civile e umano nella separazione dai vincoli del diritto naturale e
della rivelazione divina, la cui fulgida luce da questa Roma sacra risplende nel
mondo.
Ognuno di questi errori, come in generale ogni errore, ha il suo tempo : il
suo tempo di accrescimento e il suo tempo di decadenza; il suo meriggio e il suo
crepuscolo o tramonto precipitoso. Due tempi : il tempo, quando il veleno
inebriante delle dottrine seduttrici travolge e infatua le masse e a sé le
avvince in suo potere, e il tempo, quando gli amari frutti maturano e gli occhi
delle masse o almeno degli uomini più assennati e riflessivi li guardano
atterriti, ripensando ai calcoli e alle promesse, dimostratisi fallaci, con cui
sono stati attratti nell'errore. Oggi quanti occhi si aprono e riaprono, dianzi
rimasti chiusi!
Ma in modo speciale il consenso, che l'Eccellenza Vostra ha con elevate
espressioni manifestato, ai pensieri fondamentali della Nostra recente
Enciclica, per la tranquilla e fraterna unione degli animi e per la pace nella
giustizia, Ci infonde la lieta speranza che le nostre ulteriori sollecitudini
per sì alto scopo troveranno sempre un'eco fedele nel prode, forte e laborioso
popolo italiano, che la saggezza dei Governanti e il suo proprio intimo impulso
hanno finora felicemente preservato dal trovarsi implicato nella guerra,
ponendolo così anche nella più favorevole situazione per meglio cooperare
all'avvento e alla restituzione di una vera pace, fondata sui nobili principi
della giustizia e della umanità.
Mentre pertanto dall'intimo del Nostro cuore supplichiamo l'Onnipotente,
perché assista coi suoi lumi e colla sua protezione l'Italia ed i suoi
reggitori, impartiamo con tutto l'animo a Sua Maestà il Re Imperatore e a tutta
la Reale Famiglia, a Sua Eccellenza il Capo del Governo, a tutto il popolo
italiano a Noi così vicino e così caro, e in particolare all'Eccellenza Vostra
la implorata Benedizione Apostolica.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 419-421 Tipografia Poliglotta Vaticana.
Atti e discorsi di Pio XII, vol. I, p.312-319.
Actes et Documents du Saint-Siège relatifs à la seconde guerre mondiale,
vol I, p. 336-339.
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