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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AL NUOVO AMBASCIATORE DI FRANCIA*
Domenica, 9 giugno 1940
Le parole che avete pronunciate, Signor Ambasciatore nel consegnarCi le
vostre Credenziali, traggono dalla gravità di quest’ora, in cui piombano sui
figli e le figlie della vostra patria tanti indicibili dolori, un accento
profondamente patetico.
Ritornando col pensiero verso quella terra di Francia che Noi ammiravamo, tre
anni or sono, all’epoca della Nostra Legazione a Lisieux, nello splendore della
sua fecondità estiva, la vediamo oggi tinta dal sangue dei suoi figli e coperta
di rovine senza nome. Come il Nostro Divino Modello, il buon Pastore, sentiamo
il Nostro cuore intenerirsi, mosso da compassione davanti a questo eccesso di
devastazione e di dolori che dà una palpabile realtà alle lamentazioni del
Salmista: «Signore, voi avete fiuto vedere al vostro popolo dure prove, voi
l’avete abbeverato di un vino d’amarezza» (Ps. 49, 5).
In questo grande scompiglio, voi avete ricordato, Signor Ambasciatore, le
verità d’ordine generale che, al disopra delle frontiere linguistiche o
nazionali, costituiscono il fondo essenziale del patrimonio morale dell’umanità.
Fra questi fondamentali valori spirituali, voi avete dato alla fede cristiana,
o, come voi dite, «al concetto cristiano della società e della vita», il posto
d’onore che le conviene.
Come lampi che fendono dense nubi, le luci devastatrici della guerra, il cui
incendio ha di nuovo infiammato il vecchio continente, hanno squarciato dinanzi
agli occhi di ogni osservatore attento e sincero, il velo dei pregiudizi che non
giungevano a rompere, da più di un mezzo secolo, la voce della Chiesa e in modo
speciale i reiterati avvertimenti degli ultimi Papi, Nostri Venerati
Predecessori. Il concatenamento delle cause e degli effetti si mostra chiaro
anche a certe menti che fino ad ora consideravano con indifferenza la crescente
scristianizzazione della vita pubblica e privata, propendendo talvolta a vedere
nel regresso dell’idea cristiana un processo della civiltà moderna; molti di
loro incominciano ad accorgersi o giungono a verificare dolorosamente che
l’indebolimento della fede e l’oblio del Vangelo hanno invece accelerato le
decomposizioni interne ed aggravato le dissensioni esterne fra le classi sociali
come tra le nazioni. Possano le lezioni di questa amara esperienza tradursi in
atti che permettano di sperare un risveglio dello spirito cristiano per
l’avvenire. specialmente nell’educazione della gioventù!
La Francia, che mette una legittima fierezza a dirsi la figlia primogenita
della Chiesa, affronterà con tanta più energica fiducia le prove future, quanto
più i suoi figli, in tutti i gradi della scala sociale, chiameranno
risolutamente in aiuto le riserve di forza morale contenute nella sua tradizione
cristiana, riserve opulenti accumulate da secoli e che aspettano soltanto di
essere liberate dagli ostacoli ancora opposti alla loro benefica espansione, per
far sentire ai governanti e al popolo il loro effetto pieno e totale.
Nell’attuale caos dei pensieri e dei sentimenti, Noi vediamo, come
accompagnamento inevitabile e deplorevole dei conflitti armati, aprirsi sempre
più vasti fra le nazioni, degli abissi di passione, di odio, di disprezzo
cosciente od incosciente per le idee e le opinioni altrui. Ne deriva per Noi,
come padre della cristianità, un doppio e impellente dovere. Nei Nostri figli e
figlie di ogni paese, di ogni popolo, Noi vogliamo, da un lato, svegliare o
risvegliare il senso delle responsabilità che s’impongono alla coscienza
cristiana; d’altro lato preparare e consolidare nelle anime una libera
disposizione a tutto intraprendere affinché a degli eventi ancora senza esempio
e che modificano profondamente, oltre la fisionomia dell’Europa, la struttura
esterna e sociale dell’umanità, succeda l’instaurazione d’un nuovo ordine
cristiano, ove siano lealmente e integralmente applicati quei principii
fondamentali d’equità, di moderazione e di carità, senza i quali non si può
concepire una pace vera e duratura.
Quando verrà quest’ora bramata? Iddio ne serba il segreto ; ma Noi lo
supplichiamo di affrettarne l’avvento. Imploriamo pure da Lui luce e saggezza
per coloro cui la Provvidenza assegnerà il compito di architetti, grave di
responsabilità, nella costruzione della società futura, fondata sulla gustala e
la sana libertà. Intanto Noi raccomandiamo i Nostri cari figli e figlie di
Francia alla potente e paterna protezione dell’Altissimo.
Coi Nostri auguri per Sua Eccellenza il Presidente della Repubblica, al quale
vi compiacerete, Signor Ambasciatore, trasmetterne la sentita espressione; col
saluto personale di benvenuto che vi rivolgiamo, Noi vi diamo l’assicurazione
che, nell’esercizio della vostra alta missione, troverete in Noi un buon volere
che non si smentirà e un appoggio sempre pronto a manifestarsi.
*Atti e discorsi di Pio XII, vol. II, p.208-211.
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