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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AL NUOVO AMBASCIATORE DI FRANCIA*
Lunedì, 9 dicembre 1940
Signor Ambasciatore.
Le parole che ci avete rivolto nei momento in cui Vostra Eccellenza, chiamata
dalla fiducia dell'illustre Maresciallo di Francia, Capo dello Stato francese, a
prendere la successione del tanto meritevole Conte d'Ormesson, inizia
solennemente la sua importante e onorevole missione di Ambasciatore
Straordinario e Plenipotenziario, rivelano un’emozione e una tristezza davanti
alle quali ogni uomo di cuore non può che inchinarsi.
La profondità di questo dolore, le sue ragioni ben note, la virile
risoluzione nonostante ostacoli quasi sovrumani, di ricondurre il vostro paese e
il vostro popolo a giorni migliori e più sereni, dove potrebbero trovare, una
comprensione più pronta, una simpatia più intima, un incoraggiamento più sincero
che nella casa del Padre comune di tutti i fedeli, di questo Padre il cui cuore
è vicino a tutte le Nazioni nelle loro gioie come nei loro dolori, e che non può
dimenticare quanto sia stato potente e benefico nella storia dell'umanità e del
Cristianesimo l'apporto di pensiero e di azione della Francia credente?
In mezzo agli avvenimenti e agli sconvolgimenti che cominciano a dare
all'aspetto esterno e alla fisionomia spirituale dell'Europa linee nuove ed i
cui sviluppi ulteriori restano per il momento così oscuri, brilla ancora davanti
al Nostro pensiero l'immagine di quella Francia cattolica che, alla grotta di
Massabielle, pregava così devotamente insieme a Noi la Regina della Pace, quando
salivano già sull'orizzonte dell'Europa i segni di future tempeste; l'immagine
di quella Francia con la quale, nel Santuario di Lisieux, Ci fu concesso vivere
ore di alta edificazione spirituale: l'immagine di quella Francia alla quale,
sotto le volte di «Notre Dame» con cuore affettuoso, ma preoccupato Noi
lanciammo il grido: Orate, frates - Amate, frates - Vigilate, frates.
Oggi, signor Ambasciatore, questa Francia della quale Voi siete il degno
rappresentante, è vestita di lutto. Colpita da una prova come se ne incontrano
poche nella storia movimentata dei popoli, la Nazione francese, pensando alla
sua antica grandezza, contempla nella tristezza le sue campagne devastate, i
suoi figli caduti, i suoi cittadini allontanati dalle loro dimore, ai suoi figli
prigionieri; tristezza aumentata ancora dalle incertezze dell'avvenire.
Ma per quanto profondo possa essere questo dolore della Francia, sotto le sue
vesti abbrunate batte un cuore forte, del quale non si estinguerà la volontà di
vivere.
Noi vogliamo sperare che tutti coloro ai quali è toccata la missione di
dominare il presente e di gettare le basi spirituali e materiali dell'avvenire,
sapranno sviluppare nell'ordine e nella concordia le ricchezze di energia e di
sentimento radicali nel più profondo dell'anima dei popoli, e profittare del
corso degli avvenimenti per fissare alle Nazioni uno scopo degno
dell'attaccamento e dei sacrifici dei loro cittadini e perciò capace di
eliminare le ombre e le inquietudini che sono di ostacolo a un vero accordo dei
pensieri e delle volontà.
Con tutto il cuore, auguriamo al Vostro paese in mezzo alle sue prove
attuali, quella forza morale che una profonda sentenza dell'antica saggezza
romana definiva la «Scientia rerum perferendarum vel adfectio animi in patiendo
ac perferendo summae legi pareus sine timore» (Cicerone, Tusculanae IV, 24).
Possa a questa virtù naturale congiungersi l'invincibile energia della
speranza soprannaturale che conosce la potenza e la fedeltà della Provvidenza
divina, alle cui disposizioni nessun popolo si affida invano!
E di uno dei più grandi tra i figli che la Francia ha dato al mondo e alla
Chiesa, Bernardo di Chiaravalle questo detto ben degno di un santo e di un eroe:
«Vinces spem tuam in Deo fortíter figendo et rei finem longanimiter expectando»
(Epist. XXXII – Migne PL, 182, col. 137).
Possa un tale spirito animare molti suoi compatrioti! Possano, in questo
momento decisivo del suo destini, affluire dalla fede dei suoi avi nell'anima
del popolo francese questi pensieri generosi e questi slanci potenti, che, in
altri tempi, furono così spesso per la Francia credente e prostrata dinanzi a
Dio, soccorso provvidenziale e principio di salvezza!
Nel suo lavoro di educatrice in vista del bene delle anime, la Chiesa metterà
in opera tutto quello che è in suo potere e risponde a1la sua missione
soprannaturale, per conservare e perfezionare nel cuore dei fedeli affidati alle
sue cure, questo spirito di sacrificio e di fraternità che è la base morale di
ogni azione sociale.
Voi, signor Ambasciatore, quale profondo conoscitore e rappresentante
illustre della vita intellettuale francese, e come sincero cattolico siete
particolarmente in grado di apprezzare tutto il bene che un libero esercizio
della missione educatrice e rieducatrice della Chiesa è per natura capace di
produrre in ogni paese che, in questi tempi di fredda durezza e senza amore, si
apre sapientemente ai caldi effluvi del sentimento e della vita cristiana.
Noi ne abbiamo la ferma fiducia. Le cordiali relazioni esistenti fra la Santa
Sede e la Francia riceveranno dalla mano saggia ed esperta di Vostra Eccellenza
gli sviluppi che rispondono non meno ai desideri dell'eminente Capo dello Stato
che ai Nostri stessi voti e alla Nostra volontà come anche al vero bene del
popolo francese.
Con questi sentimenti Vi auguriamo, Signor Ambasciatore, un cordiale
benvenuto, con l'assicurazione del Nostro benevolo e costante appoggio
nell'esercizio della vostra alta missione.
*Atti e discorsi di Pio XII,
vol. II, p.428-432.
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