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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AI PARROCI E AI QUARESIMALISTI DI ROMA*
Sala del Concistoro - Sabato, 13 marzo 1943
La paterna parola Nostra, diletti figli, ritorna volentieri a voi, che,
quali Nostri cooperatori nella sollecitudine spirituale per questa alma diocesi
di Roma, a Noi particolarmente cara non solo come Padre comune, ma anche come
suo proprio Pastore e Vescovo, porgete nel tempo quadragesimale il pane della
divina dottrina, secondo la materia propostavi dallo zelante e degnissimo Nostro
Cardinale Vicario, al popolo che ansioso l'attende da voi. Questo pane è
veramente un pane quotidiano; è il pane della preghiera; e l'ammaestrare i
fedeli intorno alla natura e all'efficacia di così sostanziale elemento e
alimento conta, sempre e in ogni luogo, fra i più gravi doveri e scopi
dell'apostolato. L'importanza della preghiera ha però oggi per questa Nostra
diocesi un valore e una necessità speciale, dacché Roma ha sofferto anch'essa di
un affievolimento della vita religiosa, comune ai nostri tempi, e aggravato
dalle condizioni che accompagnano il crescere e il dilatarsi di una grande
città. Voi ne conoscete l'ampliamento e l'estensione; dove era il deserto degli
uomini, voi vedete addensarsi un nuovo popolo, un nuovo gregge da pascere e
adunare intorno ai sacri altari. A tale spettacolo, anche il vostro cuore di
apostoli si dilata; e la vostra missione, se non è facile, e anzi esige
prontezza a ogni sacrificio, deve però, nobilissima qual è, suscitare e
infiammare nel vostro spirito uno zelo ardente e generoso pari ai bisogni
religiosi dei fedeli.
La Roma orante
Se volgiamo uno sguardo alla storia dei secoli passati, Roma, già negli
albori della fede, ci appare come una città orante, non nei delubri e nei templi
degli dèi falsi del gentilesimo, ma al solo vero Dio nelle case private dei
primi seguaci di Cristo, o, in momenti di maggior pericolo, nelle catacombe,
poi, fin dal terzo secolo, in edifici all'aperto, vere chiese simili alle
nostre, e infine nelle magnifiche e dorate basiliche; perché la preghiera fu sin
d'allora per lei potentissima arma di vittoria e di trionfo a durare nelle
persecuzioni, a sostenersi forte nei tribunali e nei supplizi, a morire martire
di Cristo sotto il ferro dei carnefici. Arma della sua difesa e della sua
speranza era la preghiera; baluardi e rocche di fede le sue basiliche e i suoi
altari di elevazione a Dio; le are dei martiri, santuari e tombe, dove la pietà
chiamava fin da lontane regioni e d'oltre i mari anche devoti e coronati
Principi a chinarsi nell'orazione e ad eleggersi in quei luoghi venerandi il
riposo delle loro spoglie mortali. Che se non sono da attenuare le deficienze
della vita religiosa attraverso il Medio Evo e le età seguenti, tutta la vita
pubblica però, in ogni classe sociale, era accompagnata, animata e nobilitata
dalla preghiera; si potrebbe anzi dire che il cristiano veniva educato,
cresciuto e mantenuto nella preghiera dalla società stessa. E che Roma
splendesse come città orante, n'è testimone la storia e l'hanno conosciuta e
descritta i pellegrini, che negli anni giubilari vi confluivano a schiere
numerose da ogni parte del mondo. I sepolcri di Pietro e di Paolo di quanti voti
e brame non furono la meta a molti santi e sante, a spiriti ardenti, i quali
sulle sacre sponde del Tevere appresero i canti liturgici e gl'inni devoti di
adorazione a Dio, che fecero poi risonare nella loro patria e in altre terre,
nelle loro chiese, nei loro ritiri e nei loro monasteri! È noto, del resto,
quale straordinaria importanza per la vita religiosa dell'Urbe ebbero le
Confraternite e le Pie Unioni nel 400 e nei susseguenti secoli (cfr. Pastor -
Geschichte der Päpste III, 1, 40).
Ma in tempi recenti una così pia e larga
pratica della preghiera fu vista infrangersi, non quasi che la Roma orante
rimanesse distrutta o scomparisse, bensì perché venne sempre più resa estranea e
respinta dalla vita pubblica, la quale, lungi dall'attribuire alcun valore alla
preghiera, troppo sovente la impacciava e ne diveniva il maggior ostacolo. Già
il crescere per ogni lato ad ampi, e popolosa metropoli, la quale accomuna da
ogni regione uomini delle più svariate tendenze, non era per tornar di vantaggio
al tradizionale carattere religioso della città. Ma di tale rottura della
tradizione la vera causa è da cercare nel processo di trasformazione laica, a
cui Roma fu sistematicamente sottoposta. Così il consueto suono delle campane di
molti templi dell'Urbe non parve più un invito e un segno di devozione e di
preghiere; e l'educazione del popolo nelle famiglie e nelle scuole si smarrì
fuori del cammino che mena alla chiesa e all'orazione. Un tale processo suscitò
bensì, quale reazione, una forte falange di cattolici, che, lottando contro
corrente, schiva di ogni disprezzo, volle sempre meglio sollevare nella
preghiera il cuore e le mani verso Dio; ma, per il contrasto del male col bene,
fece ad un tempo sorgere la non piccola schiera di coloro, i quali, più curanti
della materia che dello spirito, si abituarono alla perniciosa e funesta
separazione della pratica religiosa dalla vita civile, professionale e sociale.
E infine ne nacque e venne crescendo la moltitudine di quelli che più non
pregano né levano un pensiero a Dio. Si è detto che la chiesa dell'uomo moderno
nelle grandi città è il cinematografo. La parola può apparire ed è un paradosso
di pessimo gusto; ma pure voi sapete quanto fondo di tragica verità, di amari
frutti e di scabrosi pericoli quel motto adombri e assommi.
Dovere e dignità
della preghiera
Tali tristi e attristanti condizioni che dicono e che chiedono a ogni
apostolo? Dicono la decadenza e l'oblio del pensiero dell'anima e di Dio nel
popolo cristiano, e chiedono il riparo del male, suggerendo la via da seguire
per vincerlo, che è quella di far rivivere nelle coscienze, massimamente degli
uomini, la salutare e necessaria convinzione che la preghiera è non solo un
dovere dello spirito, ma anche un obbligo di onore. Se tutto il creato visibile
canta la lode di Dio in potenti accordi dal firmamento alla terra, risonanti in
sublime armonia per gli spazi dell'universo, come potrebbe l'uomo, cui il
Creatore dà a « vedere chiaramente la sua eterna potenza e divinità nelle sue
opere » (Rom. 1, 20), togliersi dal gran coro dei cieli e di tutte le creature,
che gli stanno intorno, ed esimersi dal dovere di benedire Iddio, di adorarlo e
di lodarlo? Predicate ai vostri ascoltatori che l'uomo — il quale, solo fra
tutte le creature corporee sulla terra, possiede la dignità superiore di
comprendere la magnificenza del mondo visibile e di sollevarsi attraverso la
corruttibile natura al mondo invisibile —, ha da render grazie di tale
privilegio al Donatore supremo. Ricordate loro quante mirabili preghiere Iddio
stesso ispirò nel Vecchio Testamento, particolarmente nei Salmi e nei Libri
Sapienziali, inni di somme adoranti elevazioni alla glorificazione di Dio.
Insegnate loro che l'uomo è creato con un manifesto consiglio dalla sapienza
divina, che le cose umane neppure un solo istante possono andare e procedere
alla ventura e al caso, e che, se nel mondo tutto è retto dalla divina
Provvidenza, ciò che riguarda l'uomo è principalmente sottomesso alle
disposizioni di una sapienza occulta e particolare, perché di tutte le opere di
Dio l'uomo è colui, donde il Creatore vuoi trarre la maggior gloria (Bossuet -
Élévations sur les mystères 4, 5). La preghiera è un bene che non umilia e
abbassa, ma esalta e fa grande l'uomo. I più eccellenti artisti, questi maestri
della psicologia figurata, non hanno creato nulla che maggiormente soggioghi
l'animo, quanto la rappresentazione dell'uomo in preghiera. In
quell'atteggiamento di orante egli palesa la sua più alta nobiltà, talché si
affermò plasticamente che « l'uomo è grande solo quando è in ginocchio ». E non
ingrandiscono forse ancor più al vostro sguardo e alla vostra stima i potenti,
gli alti personaggi, i Ministri di Stato, allorché li vedete chini e prostrati
innanzi a Dio nelle sacre funzioni e nei riti della vita e della morte? Tale
convinzione era viva nelle passate generazioni; e, se oggi è da lamentare che
sia in gran parte affievolita, incolpatene l'azione devastatrice del
razionalismo, del materialismo, del filosofismo incredulo, per i quali la
preghiera rappresenterebbe qualche cosa di insignificante, di spregevole, di non
virile; scienze di falso nome che col loro gelido soffio raggelarono
spiritualmente molti cuori umani con brividi d'infermi. Conviene dunque che le
menti degli uomini si snebbino degli errori, rammentino e ricontemplino l'alta
loro dignità spirituale, riconoscano il morbo innaturale del loro stato e dello
spirito loro, ne cerchino la guarigione, e diano alla preghiera il posto di
onore nella loro opera quotidiana.
La scala dei valori nella preghiera
Non è piccolo il numero di quei cristiani, certamente credenti, ma la cui
vita di preghiera si appaga e non va più in là di pratiche per lo più esteriori,
di un pellegrinaggio a una venerata Immagine, di una visita tradizionale a
qualche santuario, non tanto per devozione e fervore a pro dell'anima, quanto
per implorare soccorso in affari puramente terreni. Lodevoli sono pure tali pie
pratiche, quando si compiano con retta intenzione e senza inquinamenti
superstiziosi, con piena sommissione a quel che Dio dispone; ma non sono il
meglio né il tutto della vita cristiana. Che dovete voi dunque fare? Dovete
inculcare ai fedeli che — per quanto si possa e si debba pregare anche per il «
pane quotidiano » e per i bisogni di questa vita — nella preghiera le grazie
terrene e temporali vengono dopo le spirituali, e nella domanda di beni
transitori di quaggiù nessuno può esser sicuro di venir esaudito, ignaro com'è
se quanto desidera contribuirebbe al suo sommo vantaggio, e perciò ha da
rimettersi con fede e umiltà al santissimo beneplacito di Dio, che sa quel che
meglio gli giova per questa e per l'altra vita. Al primo posto dunque di ogni
vita cristiana, degna di tal nome, sta l'adorare Iddio e l'implorare da Lui i
beni soprannaturali ed eterni. « La nostra patria è nei cieli » (Phil. 3, 20); e
lassù dobbiamo alzare la mente e il desiderio, e da quaggiù respirare l'eternità
con quella fede che tutto vince, che animava i primi cristiani fra le
persecuzioni e le angustie e ha da soggiogare e infiammare anche i cuori dei
nostri fedeli e vivificarne la preghiera, così da renderla spiritualmente intima
e pura da ogni affetto non ordinato al fine supremo.
Necessità della preghiera
Di qui si effonde la luce di un'altra verità, che la parola vostra deve far
penetrare nella mente e nella coscienza cristiana: l'assoluta necessità della
preghiera. È dottrina cattolica che nessuno senza il soccorso della grazia può a
lungo osservare la legge di Dio ed evitare la colpa grave; d'altra parte Dio, se
senza la nostra cooperazione ci previene con la sua grazia, esige però, secondo
le norme dominanti l'opera salvifica, la cooperazione dell'uomo, in primo luogo
con la preghiera. Vigilate et orate, ut non intretis in tentationem! (Matth. 26,
41). Possiamo quindi affermare che la stessa norma di fede non muta di valore,
sei sostituendo al termine « grazia » la parola « preghiera », diciamo : nessuno
può senza la preghiera osservare a lungo la legge di Dio ed evitare la colpa
grave. Domandate, diletti figli, in quanti cristiani è veramente viva questa
fondamentale e luminosa verità e quanti camminano alla sua luce e conformano
alla sua guida i loro pensieri, i loro affetti e le loro opere; e ricorrete a
questi inconcussi e primi principi della vita personale religiosa, quando
istruite i fedeli a ben pregare.
Funesta separazione della religione dalla vita civile
Abbiamo già fatto menzione di un'altra classe di uomini, dei quali, per la
scissione che dimostrano tra vita religiosa e vita civile, si suoi dire che la
domenica mattina appaiono cristiani, ma nel resto del tempo non danno alcun
segno di religioso e cristiano. Vittime come sono della separazione della vita
dalla religione, del mondo dalla Chiesa, vivono una doppia contrastante
esistenza, pencolante fra Dio e il mondo nemico; triste frutto dell'impronta
laica della vita pubblica. Che vi è mai più contrario al senso cattolico di
questa pratica divisione? A tale maniera di vita la Chiesa sempre e con ogni
energia si opporrà, conscia del suo spirito di formare l'uomo intero, in tutte
le sue relazioni della vita quotidiana, perché l'uomo ha un'anima sola, redenta
e col sangue di Cristo fatta figlia di Dio per tutte le vicende e circostanze
della vita, così privata come pubblica. Perciò la Chiesa, secondo il
comandamento di Dio e la legge di Cristo, inizia la formazione del cristiano
dall'interno, per mezzo della vita di preghiera. Alta e divina è la sua
pedagogia e la condotta del suo metodo pedagogico, rimontante ai suoi primi
giorni. Prendete in mano e leggete le Lettere di san Paolo, e consideratene
soprattutto i capitoli finali con le loro norme pratiche, e vedrete come
l'Apostolo pone ogni cosa sotto la volontà di Dio, il simbolo della redenzione e
la preghiera dei fedeli: corpo e anima, azioni e omissioni del cristiano, anche
il cibo e la bevanda : « Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate
altra cosa, tutto fate a gloria di Dio » (1 Cor. 10, 31); l'intera vita sociale,
matrimonio e famiglia, sposo e sposa, genitori e figli, padroni e servi; anche
la vita pubblica fino agli ultimi scopi dello Stato : « Si facciano suppliche e
preghiere . . . per i re e per tutte le autorità, affinché possiamo menare una
vita quieta e tranquilla con tutta pietà e onestà » (1 Tim. 2, 1-2); tutto
infine : « Qualunque cosa diciate o facciate, fate tutto nel nome del Signore
Gesù Cristo, rendendo per lui grazie a Dio e Padre » (Col. 3, 17).
Uomini, in
cui la preghiera e il pensiero di Dio siano divenuti una seconda natura e il
cibo quotidiano dell'anima, come vuol essere in cristiani di solida tempra, e
insegna l'Apostolo, non sarà mai che in ogni contingenza non agiscano a norma
della legge divina e non si conformino ad essa nei loro propositi, sia che si
tratti di cosa ordinaria, sia che si presenti un'ora di grandi decisioni nella
vita pubblica. Essi costituirono sempre il buon fermento, allorché si ebbe di
mira il rinnovamento del mondo nello spirito di Cristo. E tali si mostreranno
anche oggidì; ma di così potenti oranti, tocca a voi, diletti figli, il creare e
preparare col vostro lavoro apostolico la religiosa schiera.
La preghiera comune
nella famiglia
Questi franchi caratteri, che dalla preghiera attingono la forza per le lotte
del bene e la difesa della giustizia, si educano e si formano nelle famiglie,
poggiate e cresciute in quella sapienza, di cui è principio il timor di Dio; e
Noi vi rivolgiamo l'esortazione con paterno e pastorale zelo : Risvegliate nei
fedeli il sentimento per l'antica e pia costumanza della preghiera comune nella
famiglia : un'aria di santuario innanzi a qualche sacra immagine vi spiri alle
ore consuete; e la preghiera sia attenta, devota, adattata alle circostanze di
tempo, di azione e di lavoro, e compiuta in modo che i figli non ne provino
stanchezza o fastidio, ma si sentano piuttosto spronati ad aumentarla. La comune
preghiera nel focolare domestico è uno spettacolo degno degli angeli! E poiché
la vita pubblica, tanto distratta e insidiata, troppo spesso, non che
promuovere, mette a repentaglio i più preziosi beni della famiglia, la fedeltà
coniugale, la fede, la virtù e l'innocenza dei figli, la preghiera nel santuario
domestico è oggidì quasi più necessaria che nei tempi scorsi, quando fioriva in
Roma un'unica civiltà cristiana e nel costume non era rinato per la nequizia
della irreligione un palliato paganesimo. L'immagine della madre di famiglia
orante è una visione della grazia di Dio per l'uomo e per i figli; e il ricordo
di un padre, che nella sua professione, forse in alti posti, compì cose grandi,
restando pio e devoto, non di rado riesce di esempio animatore e di salvezza al
giovane nei pericoli e nelle lotte spirituali della più matura età.
La domenica giorno del Signore
Ma il santuario della famiglia, per bello, decoroso e ben mantenuto che sia,
non è la chiesa; e vostro dovere è la sollecitudine di far sì che la domenica
divenga nuovamente il giorno del Signore, e la santa Messa sia il centro della
vita cristiana, il più sacro alimento del riposo corporeo e della costanza
virtuosa dello spirito. La domenica dev'essere il giorno del riposo in Dio, dell'adorare, del supplicare, del
ringraziare, dell'invocare dal Signore il perdono delle colpe commesse nella
settimana trascorsa, dell'implorare le grazie di luce e di forza spirituale per
i giorni della settimana che incomincia. Rammentate al popolo che la domenica è
il perenne ricordo del giorno della risurrezione del Signore. che l'uomo ha da
risorgere e mettersi fuori dai rifugi e dai ricoveri del lavoro, dell'officina,
dei campi, dove appena è che, fra le grandi distrazioni delle cose materiali e
delle faccende multiformi della giornata, il pensiero possa elevarsi a Dio e
pregarlo, mentre il soffio di vita infusole dal Cielo penetra l'anima e le fa
respirare la tendenza a una futura vita immortale. La domenica deve essere il
giorno della quiete corporale e della elevazione spirituale, non quello di
eccessi sportivi e di soverchi godimenti, cose tutte che sfibrano e distraggono
più che il lavoro nei giorni feriali, e non conducono a Dio, ma piuttosto
allontanano da lui. Non è forse motivo di profondo cordoglio che siano mostrate
talvolta ai fedeli la domenica scene e spettacoli, che potremmo chiamare con
sant'Agostino « hanc animorum labem ac pestem, hanc probitatis et honestatis
eversionem » (De Civit. Dei, 1. I, c. 33)? spettacoli, di cui vale ciò che lo
stesso santo Dottore diceva delle rappresentazioni immorali del suo tempo, le
quali nei primi secoli dell'antica Roma, quando si, viveva ancora con maggiore
naturalezza e semplicità, non sarebbero state tollerate. La domenica ha da
essere il giorno che raduna insieme la famiglia, non quello che la disgrega; il
giorno della lettura spirituale e della devota preghiera, non della
dissipazione.
La santa Messa centro della vita cristiana
Se al corpo occorre il pane materiale che lo sostenti, l'anima ha bisogno del
pane soprasostanziale, il quale sostiene, accresce e ristora quella forza che
nelle varie età della vita è necessaria a perseverare nell'esercizio della virtù
e nella vittoria sulle passioni. A questo convito celeste la Chiesa chiama
particolarmente nella domenica, giorno per eccellenza della celebrazione
eucaristica. L'obbligo di udire la Messa nei giorni festivi è grave. Tuttavia
quanto spesso le chiese sono quasi deserte di uomini, sparse qua e là di pie
donne, di mamme premurose e sollecite di tornare presto alla cura dei bambini,
di domestiche devote, che si sottraggono per brevi momenti agli affanni del duro
lavoro quotidiano, per trovarvi la forza che le sostenga nella sorte della loro
condizione sociale ! È però cosa non degna di un cristiano di credersi scusato
dall'osservanza di questo precetto per qualsiasi lieve e insignificante motivo,
e si vorrebbe pensare che i fedeli non agirebbero in tal guisa, se avessero
un'idea chiara, profonda, ardente del mistero eucaristico. Spiegate loro dunque
questo Sacrificio redentore dell'Uomo-Dio, centro di tutto il culto della Chiesa
cattolica, al quale sono dedicate basiliche, templi, oratori, altari, luoghi in
cui si adora e prega il Signore, verso il quale salgono le invocazioni di tutto
il popolo cristiano, nella prosperità e nel pericolo, nei cimenti e nelle
sventure, nell'indigenza e nella ricchezza, nella calma e nella procella degli
eventi, come faceva il popolo d'Israele intorno all'Arca dell'Alleanza nell'unico tempio di Gerusalemme, simbolo del testamento nuovo ed eterno
concluso da Cristo nella verità della sua carne e del suo sangue. Spiegate al
popolo il significato e la dignità del sacerdozio cattolico, e avviatelo a
partecipare al santo Sacrificio con pietà e con frutto spirituale. Che valore
potrebbe avere il culto divino sociale, se esso non fomentasse la partecipazione
di ognuno e la santificazione personale? La devozione è sempre, secondo la sua
nozione, soggettiva, personale, perché importa una dedicazione e quasi
consacrazione di sé stesso a Dio per mezzo delle pratiche di pietà e
dell'assistenza al Sacrificio, compiute nella fede, nella speranza e nella
carità, che trasformano intimamente l'anima e la uniscono a Dio; una devozione
puramente « oggettiva », di cui oggi spesso si parla, sarebbe, a considerarla
rigidamente, un tramutare il vero concetto della devozione.
Ma di tutte le
pratiche di pietà, la massima, più efficace e santa devozione è la
partecipazione dei fedeli al santo Sacrificio, per i quali, come presenti, prega
lo stesso sacerdote nell'atto di offrire la vittima divina. Essa può avvenire in
differenti forme, secondo l'indole, la capacità, la preparazione e l'istruzione
assai varie nei singoli fedeli, verso i quali voi cercherete di mostrare
comprensione e larghezza di vedute. Ciò posto, Noi lodiamo che voi iniziate i
fedeli a intendere e a gustare l'inesauribile ricchezza e la profonda bellezza
delle preghiere liturgiche della Messa, e li formiate a parteciparvi
attivamente. Voi, che all'altare fate uso quotidiano del Messale, il massimo
libro di devozione della Chiesa, conoscete quanta dovizia di testi sacri e di
sante elevazioni racchiuda, quanti sentimenti di adorazione e di lode e aneliti
verso Dio risvegli e susciti, con quale potente energia muova e innalzi alle
cose eterne, e quali tesori di salutevoli ammonimenti offra per la vita
religiosa personale.
La frequenza ai Sacramenti
Vi dicemmo l'anno scorso, come nella lotta tra il bene e il male, che tuttodì
combatte la Chiesa, essa non può trovare un appoggio continuo e sicuro in coloro
che si accostano solo una volta l'anno alla santa Comunione; e vi consigliammo
di adunare e formare gruppi di uomini e di giovani, che frequentino almeno
mensilmente la mensa eucaristica, e vi conducano seco quanti più possono amici e
conoscenti. Voi Ci direte forse che è più urgente la missione di guadagnare
almeno ad un minimo di preghiera e di frequenza ai Sacramenti quei numerosi che
vivono lontani dalla religione. Ma anche ad ottenere tale vantaggio, quelle
schiere di apostoli laici, coraggiosi e prudenti, non diverranno forse la via
più efficace, anzi spesso la sola, per ricondurre alla Chiesa i figli staccatisi
ed estraniatisi da lei? Tale medesima via raccomandiamo e suggeriamo anche per
il mondo femminile. Il progressivo pareggiamento sociale della donna con
l'uomo, che ha effettuato tanto rapidi avanzamenti, ha pure tratto la donna, e
specialmente la giovane, avida di fortune, dal ritiro e dalla famiglia,
lanciandola, senza riguardo alcuno. nel turbine della società e nel vortice
della vita odierna in mezzo a tali e così multiformi pericoli morali, dai quali
appena è che arrivi a preservarsi senza una straordinaria energia di franca e
buona volontà. L'esperienza pastorale ha fatti e testimonianze così dolorose ed
eloquenti, che oggidì appare sempre più necessario il far sorgere gruppi
eucaristici femminili, per riguadagnare le sviate e rinvigorire quelle rimaste
fedeli.
Triplice esortazione finale
A questi indirizzi e suggerimenti sulla preghiera lasciate, diletti figli,
che soggiungiamo una triplice esortazione :
Se volete che i fedeli preghino
volentieri e con pietà, precedeteli in chiesa con l'esempio, facendo orazione al
loro cospetto. Un sacerdote genuflesso davanti al tabernacolo, in atteggiamento
degno, in profondo raccoglimento, è un modello di edificazione, un ammonimento e
un invito all'emulazione orante per il popolo.
Se i fedeli vi interrogano, come
possano giungere con celerità e sicurezza a ben pregare, rispondete loro che
l'orazione ha un sostegno efficacissimo nell'abnegazione di sé, nella penitenza
e nella misericordia verso il prossimo. Questa verità è tanto chiara, quanto è
certo che le opere buone sono un supposto essenziale di una degna e potente
preghiera.
Se infine Ci domandate che cosa Noi aspettiamo al presente dai Nostri
diocesani, vi risponderemo : la loro preghiera e l'offerta a Dio dei loro
sacrifici. L'umanità vive oggi in una delle ore più ardue e dolorose. Noi
navighiamo in un lago, in un mare, in un oceano tempestoso combattuto da venti
contrari. La Chiesa, nata per l'umanità, finirà con l'umanità; ma sempre sino
alla consumazione dei secoli avrà con sé il divin suo Fondatore, come egli
stesso ha promesso : « Ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad
consummationem saeculi » (Matth. 28, 20). In questo mare la nave della Chiesa si
avanza in mezzo ai popoli verso il porto dell'eternità, coi suoi Apostoli, col
suo Capo, con la sua dottrina, coi suoi Sacramenti, con la sua pacifica azione,
circondata dai flutti e dai marosi delle burrasche, durante le quali Cristo
Salvatore dorme misteriosamente. Che fa la Chiesa, che fanno gli apostoli in
mezzo al terrore del temuto naufragio? Si accostano a Cristo e lo destano col
grido e con l'invocazione: « Praeceptor, perimus » (Luc. 8, 24). Ecco la
preghiera e la sicurezza della Chiesa, la quale sa che « portae inferi non
praevalebunt » (Matth. 16, 18). La preghiera quindi è l'arma più forte e
invincibile contro tutti i pericoli e gli assalti del mondo, perché, se Cristo
sembra che dorma, il suo cuore vigila sempre col suo amore, con la sua fedeltà,
con la sua onnipotenza, e sa levarsi in piedi e comandare ai venti e alle
tempeste nel momento che il suo divino consiglio ha stabilito e che è congiunto
con la nostra invocazione. Non temiamo, ma preghiamo. Gridiamo anche noi al
Salvatore : « Exsurge; quare obdormis, Domine? exsurge, et ne repellas in finem.
Exsurge, Domine, adiuva nos! » (Ps. 43, 24. 27). Uniamo alla nostra preghiera
gli innumerevoli sacrifici di quest'ora triste e solenne, le lacrime, le
sofferenze, le morti che contristano l'umanità. La nostra preghiera si
impregnerà dei nostri pianti e con l'accento suo accorato commoverà il cuore
pietoso di Cristo, che nel suo sonno apparente veglia sulla sua Chiesa, su di
noi, sul mondo. Come potrebbe la Chiesa venir meno alla sua missione, la quale
in tali circostanze fu sempre quella di implorare la grazia di Dio e la sua
misericordia con la preghiera e con la penitenza, in unione col Sacrificio
eucaristico dell'Uomo-Dio?
Se questa è la missione di tutta la Chiesa, dovrà
essere anche santa ambizione della diocesi di Roma, della diocesi Nostra, il
precedere tutte le altre in generosità, in zelo, in pietà.
Perché ciò avvenga, e
alla vostra parola e al vostro apostolato sia concessa la forza di Cristo e una
soprannaturale efficacia, Noi impartiamo, diletti figli, a voi, ai vostri
cooperatori ecclesiastici, ai collaboratori laici e a tutti i Nostri cari
diocesani, dalla pienezza del Nostro cuore paterno, l'Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, V,
Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1943 - 1° marzo 1944, pp. 5-17
Tipografia Poliglotta Vaticana
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