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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AI PARROCI E AI QUARESIMALISTI DI ROMA*
Sabato, 17 febbraio 1945
L'annuale Udienza che il Sommo Pontefice suole concedere ai Parroci e ai
Quaresimalisti di Roma (già differita a lunedì 19 per sopravvenuti nuovi impegni
del Santo Padre), a causa di una indisposizione influenzale di Sua Santità,
viene sospesa. L'Osservatore Romano, per sovrana concessione, la pubblica in
data 17 febbraio 1945.
I gravi doveri della cura pastorale nell'ora presente
In meno di un anno, dall'ultima volta cioè che avemmo la consolazione di trovarCi in mezzo a voi, diletti figli, nella consueta Udienza ai parroci e ai
quaresimalisti di Roma, quale immane tragedia è venuta ad illuminare dei suoi
sinistri bagliori ciò che in quell'occasione vi dicemmo, parlando del Decalogo e
di alcuni gravi doveri del vostro sacro ministero! Questi doveri si sono a causa
di così formidabili eventi straordinariamente accresciuti sino ad imporvi grandi
sacrifici per estendere la sollecitudine del vostro zelo e della vostra carità,
oltre che ai vostri propri parrocchiani, alle moltitudini di profughi, che come
torrenti in piena si erano da ogni parte riversati nell'Urbe.
Chi potrebbe
prevedere tutte le conseguenze di simili rivolgimenti e di così confuse
migrazioni e valutare esattamente i risultati ottenuti nel campo della cura
pastorale? Essi dipendono principalmente dalla corrispondenza della libera
volontà dell'uomo alla grazia divina. Questo elemento essenziale deve essere
tanto più rettamente considerato in un tempo come il nostro, quando le anime
sono maggiormente esposte ai potenti assalti delle tentazioni contro Dio e la
sua legge e perciò, oltre che di una più premurosa e diligente assistenza
spirituale, hanno bisogno di un più particolare sostegno ed aiuto
soprannaturale della grazia, che si deve umilmente invocare da Dio nella
preghiera. D'altra parte, abbiamo potuto rilevare con Nostro intimo
compiacimento e conforto che il Clero di Roma e d'Italia ha, generalmente,
superato e sta ancora superando la terribile prova con grande dignità e in non
pochi casi con vero e magnifico eroismo.
I Sacramenti sorgenti di vita
soprannaturale
Ma quelle forze soprannaturali, quella grazia divina, hanno la
loro sorgente primaria nella Santa Messa e nei Sacramenti, i quali costituiscono
precisamente il tema assegnato questa volta ai predicatori della Quaresima.
Con
ciò stesso, eccoci introdotti senz'altro nel mondo della vita soprannaturale e
dei misteri cristiani, mondo certamente misterioso, ma non per questo irreale,
anzi della più alta realtà, che sorpassa la realtà naturale, come l'eterno
supera il temporaneo, il permanente vince il caduco, il divino l'umano. A
questo mondo appartengono i Sacramenti.
Come le forze naturali, ma ad un grado
incomparabilmente superiore, i Sacramenti sono realtà, e realtà operanti. Essi
hanno la virtù di elevare l'uomo, al di sopra di se stesso e di tutto l'ordine
naturale, nella sfera del divino, d'infondere in lui una nuova vita, per vivere
veramente di Dio, e non solamente d'infonderla, ma di conservarla e di
accrescerla, cosicché l'uomo, nato da Dio, non è più soltanto creatura, ma
figlio di Dio in un senso vero e reale, fratello e coerede di Cristo, con un
proprio titolo alla vita eterna, alla visione beatifica e al perfetto possesso
di Dio.
Questo carattere è proprio unicamente della fede cristiana; essa è la
religione dell'amicizia personale tra Dio e la sua creatura, la religione della
figliolanza divina dell'uomo, e i Sacramenti — primo fra tutti il battesimo —
sono, per così dire, i canali che comunicano all'uomo questo nuovo essere,
questa vita misteriosa.
Nelle nozze cristiane la virtù del Sacramento è
congiunta col mutuo consenso degli sposi; il loro «sì» diviene una sorgente
della grazia; e così il vincolo coniugale è insignito di quella dignità
soprannaturale che ne fa il simbolo dell'unione di Cristo e della Chiesa,
mentre con la santificazione stessa del matrimonio ridondano anche sulla
famiglia, e mediante la famiglia su tutta la vita sociale, i benefici effetti
del mondo superiore della grazia.
In questo meraviglioso fiume di grazia
sacramentale eccelle il vero e reale sacerdozio del Nuovo Testamento; il
sacerdote del Signore con la sua parola rimette i peccati ed offre il sacrificio
di Cristo, per tutti i tempi e per tutti i luoghi egualmente reale, egualmente
presente, egualmente vivo.
Cause della indifferenza religiosa
Sono queste verità
potenti, è questa una realtà sovrumana, pronta e capace di penetrare, colmare,
perfezionare l'uomo intero. Ma quando noi guardiamo l'umanità che ci circonda e
ci domandiamo se essa è disposta ed atta a ricevere in sé quella realtà, pur
troppo la risposta per molti non può essere affermativa. Il mondo soprannaturale
è loro divenuto estraneo, non dice loro più nulla; è come se gli organi
spirituali della conoscenza di così alte e salutari verità fossero in loro
atrofizzati o morti. Si è preteso di spiegare un tale stato d'animo coi difetti
della liturgia della Chiesa; si è creduto che basterebbe di purificarla,
riformarla, sublimarla, per vedere gli erranti di oggi ritrovare il cammino dei
divini misteri.
Chi ragiona così dimostra di avere una concezione molto
superficiale di quella anemia o apatia spirituale. Essa ha radici
incomparabilmente più profonde. Noi ne abbiamo già parlato negli ultimi due anni
dinanzi a voi. La progressiva esclusione della religione da tutti i campi della
vita sociale, Io straripamento della irreligiosità in tutte le sue forme, il
fascino abbagliante dei sorprendenti progressi in tutto il dominio della vita
materiale, hanno sensibilmente affievolita in non pochi la prontezza e la
disposizione a comprendere e far propri i valori della vita soprannaturale e
particolarmente i misteri della fede.
Se, per esempio, la fede nella Ssma
Eucaristia fosse viva e inconcussa qual era una volta, come potrebbe
l'osservanza del precetto festivo essere da tanti a tal punto negletta? Ben si
può quindi applicare al presente languore della vita religiosa la parola del
Redentore: Quoniam abundavit iniquitas, refrigescet caritas multorum: Per il
moltiplicarsi delle iniquità si raffredderà la carità di molti (Matth., 24, 12).
La marea crescente dell'indifferenza religiosa e dell'ateismo ha illanguidito in
modo inquietante la forza della fede, che viene dallo stato di grazia e
dall'amore di Dio.
È vostro dovere, diletti figli, non meno nella predicazione
quaresimale che in tutto l'esercizio del sacro ministero, di rieducare i fedeli
a, una più viva coscienza, a una più piena intelligenza, a una più giusta stima
della grazia e dei divini Sacramenti.
I riti sacramentali
Il Sacramento è, come ben sapete, signum rei sacrae, in quantum est
sanctificans homines: tale è nella sua vigorosa brevità la definizione
scolastica dei Sacramenti (S. Th. 3 p. q. 60 a. in c.). Ovvero, per usare
l'armoniosa espressione del Catechismo ad parochos, il Sacramento è invisibilis
gratiae visibile signum, ad nostram iustificationem institutum (p. I c. r n. 4).
Per quanto potente però è la efficacia di questi misteriosi segni, altrettanto
essi presentano quel carattere di estrema semplicità che è il distintivo della
vera grandezza. Ma la Chiesa li ha circondati con la magnificenza dei suoi riti,
delle sue preghiere, delle sue sacre funzioni, come si pone una perla finissima
in uno scrigno sontuoso. Tutte le arti, l'architettura, la pittura e la
scultura, la poesia e la musica, danno risalto alla loro maestà esteriore e
celebrano soprattutto il Sacramento dei Sacramenti, il mistero dei misteri, la
Ssma Eucaristia.
Questi riti sacramentali ciascun periodo della storia della
Chiesa ha contribuito ad arricchirli, come chiaramente manifestano, per citare
gli esempi che vi sono più familiari, il Messale e il Rituale Romano. Dallo
sviluppo progressivo di alcuni di quei riti si riconosce facilmente la cura
della Chiesa nel ricercare le forme più adatte al loro scopo. Si ode spesso,
anche a proposito della liturgia, il grido: ritorno alla Chiesa primitiva! Frase
sonora, di cui si dovrebbe per ogni singolo caso indicare il senso e la ragione,
ma che raramente potrebbe apparire giustificata. Dovremmo forse, per esempio,
respingere ed abolire l'Ufficio e la Messa del Corpus Domini, unicamente perché
non risalgono che al secolo decimoterzo? Ovvero dovrebbe la Chiesa nella
distribuzione della S. Comunione ritornare a pratiche, alle quali essa già da
lungo tempo ha sostituito altre forme, che meglio convengono alla dignità del
Sacramento e maggiormente corrispondono alle disposizioni spirituali e fisiche
dei fedeli?
Edificante contegno del sacerdote nelle sacre cerimonie
È forse necessario di ricordare che l'amministrazione dei Sacramenti e la
celebrazione del Santo Sacrificio, come, in generale, tutte le funzioni sacre,
debbono essere compiute con edificante pietà e dignità? Poiché, se non è
conforme al vero che solamente nella liturgia potrebbe trovarsi un rimedio
efficace contro lo straniarsi degli animi dai misteri della fede, tuttavia
sarebbero oggi più che mai inescusabili quei ministri dell'altare, i quali
celebrassero quelle funzioni in maniera trascurata, frettolosa, puramente
meccanica, alienando così i fedeli dall'assistere agli uffici divini,
disgustando e allontanando, per così dire, fin dalla soglia del santuario coloro
che vi vengono di fuori in cerca di luce. Che il sacerdote porti e mostri dunque
sempre nelle sacre cerimonie quella maestà senza affettazione, che è segno di
fede profonda e d'intimo raccoglimento.
Noi altamente lodiamo tutte le cure e
gli sforzi che tendono a rendere, soprattutto nelle domeniche e nelle altre
feste di precetto, il servizio divino di sempre maggior edificazione per il
popolo cristiano. Poiché il fine ultimo di tutte le funzioni sacre è di rendere
gloria a Dio e di far crescere i fedeli nella grazia. A questo fine deve tutto
convergere, anche la impressione psicologica che lasciano le cerimonie
ecclesiastiche. Non si va la domenica in chiesa come ad un'audizione musicale o
a un godimento estetico, ma come alla espressione e all'attuazione sempre
rinnovata della lode e della glorificazione del Signore secondo l'altissima
parola dell'Apostolo Paolo : « Ei autem, qui potens est omnia facere superabundanter quam petimus aut intellegimus, secundum virtutem, quae operatur
in nobis, ipsi gloria in ecclesia et in Christo Iesu in omnes generationes
saeculi saeculorum. Amen. » (Eph., 3, 20-21 ).
Quanti fedeli debbono oggi
stimarsi felici, se, privati come sono di tutto ciò che potrebbe naturalmente
toccare e muovere il loro cuore, nondimeno hanno ancora la Messa e i Sacramenti,
pur nella forma più semplice e spoglia di ogni splendore esterno! Tali sono i
soldati al fronte o quanti vivono nei campi dei prigionieri; tali le numerose
popolazioni, le cui chiese non sono più che un ammasso di macerie e di ceneri o
alle quali la persecuzione violenta ha tolto il sacerdote e l'altare e che non
possono ricevere i Sacramenti se non occultamente e di rado. A tutti loro
l'amore e la grazia di Cristo debbono bastare, e con questo tesoro si stimano e
sono veramente già ricchi.
L'opus operatum e L'opus operantis
I Sacramenti, per usare il linguaggio della
Scuola consacrato dal Concilio Tridentino (Sess. 7 can. 8), conferiscono la
grazia ex opere operato. Eppure la disposizione e la cooperazione di chi lo
riceve concorrono con l'azione del Sacramento al conseguimento dello scopo
proprio di questo.
Tale concorso della volontà umana è così essenziale che,
secondo la dottrina della Chiesa, niuno, pervenuto all'uso della ragione, può
ricevere validamente, e tanto meno degnamente e con frutto, un Sacramento, se
non ha le necessarie condizioni. Egli deve aprire la sua anima al Sacramento e
al torrente della grazia, affinché questa possa liberamente inondarla ed
empirla. Mai la « benignitas et humanitas . . . Salvatoris nostri Dei » (Tit. 3, 4)
non si manifesta con maggior splendore che nella efficacia dei Sacramenti, nei
quali la sua bontà e il suo amore verso l'uomo giunge fino all'estremo limite
del possibile. Questo limite l'uomo lo traccia egli stesso con l'atto della sua
libera volontà e della sua propria responsabilità. Tale è, per esempio, in certe
condizioni la potenza del Sacramento degl'infermi, che anche al moribondo già
privo della conoscenza quella semplice unzione vale a liberarlo dai peccati più
gravi, a conferirgli la grazia soprannaturale e ad assicurargli il diritto alla
beata immortalità, — a una condizione però: che egli, quando aveva ancora l'uso
dei sensi, ancorchè nell'ultimo istante, abbia in qualche modo, anche soltanto
con una contrizione imperfetta, detestato i suoi peccati e volto il suo cuore a
Dio.
La vita dei fedeli santificata e sorretta dalla virtù dei Sacramenti
Tuttavia Noi non Ci proponiamo qui tanto d'insistere su questo rapporto
dell'opus operatum con l'opus operantis, quanto piuttosto sulla vita che i
fedeli debbono condurre, se vogliono veramente corrispondere alla grazia
ricevuta per mezzo dei Sacramenti, e in primo luogo della Ssma Eucaristia.
Donandoci i Sacramenti, Cristo non intese di esimerci dalla lotta per la
perfezione cristiana, ma di renderci atti ad affrontarla « Renovamini autem
spiritu mentis vestrae » — raccomanda l'Apostolo delle Genti ai cristiani di
Efeso — « et induite novum hominem, qui secundum Dewn creatus est in iustitia et
sanctitate veritas » (Eph. 4, 23-24). Col vigore incisivo che gli è proprio egli
entra nei particolari della dolorosa opposizione tra la serenità tutta celeste
della grazia divina e la oscura realtà della natura decaduta, ricordando ai suoi
fedeli che ormai dipende soltanto da loro il trionfare del peccato. « Et nolite
contristare Spiritum sanctum Dei, in quo signati estis in diem redemptionis »
(4, 30). Niuno, più dell'Apostolo Paolo, ha messo in una luce radiosa la
magnificenza della vita soprannaturale, che ci comunicano i Sacramenti; niuno ha
posto più elevate esigenze e condizioni alla parte personale dei fedeli,
allorché si tratta di « ambulare in novitate vitae » (cfr. Rom. 6, 4). In questa
cooperazione della virtù del Sacramento e dello sforzo umano consiste il
segreto della fede viva, della vita seriamente cristiana, della vera tendenza
verso la perfezione spirituale. Là è il perno ove vengono a congiungersi
nell'unità la liturgia e il ministero pastorale, e là è al tempo stesso l'apice
di questa unione.
Qual è infatti lo scopo della cura pastorale se non che l'uomo
viva, cresca e muoia nella grazia di Dio? Ora la grazia di Dio, la « novità di
vita », la forza di agire conforme a questa vita novella, è ciò che donano i
Sacramenti. Questa attività stessa deve esercitarsi in tutti i campi : nella
vita personale, nella vita della famiglia, della professione, nella pace e nella
tranquillità, nell'agitazione e nel pericolo. Le funzioni liturgiche, la
celebrazione del Santo Sacrificio, l'amministrazione dei Sacramenti non si
possono concepire come isolati dal tutto insieme della vita. Esse sono destinate
a purificarla, a santificarla, a indirizzarla verso Dio. Quale sollecitudine un
tale lavoro esige prima che gli animi siano preparati e disposti a ricevere
degnamente e con frutto i Sacramenti, e quale lotta per assicurare la loro
costanza e il loro progresso nel bene! E nondimeno, diletti figli, lo scopo
principale e più importante, a cui debbono tendere infaticabilmente i vostri
sforzi, senza disperar mai del buon risultato, è l'attuazione e il compimento di
questa unità nei fedeli affidati alle vostre cure, di questa incessante azione e
reazione mutua del Sacramento e della vita.
Brevi osservazioni su alcuni Sacramenti in particolare :
Per venire ora a
parlare dei singoli Sacramenti, voi ben sapete, diletti figli, per propria
esperienza, quali e quanti gravi doveri la loro degna e fruttuosa
amministrazione impone alla cura pastorale. Ci restringeremo quindi a toccare
alcuni pochi punti, che sembrano richiedere una particolare attenzione.
SULLA
PENITENZA
Noi abbiamo già in altra occasione discorso delle qualità di cui deve
essere dotato un buon confessore: oggi vorremmo fare una raccomandazione che
riguarda piuttosto i penitenti.
Non è forse vero che le confessioni, per
produrre effetti durevoli, dovrebbero essere più accuratamente preparate di quel
che non sono generalmente? Noi parliamo qui non tanto delle confessioni che si
fanno per pura devozione, quanto di quelle necessarie. È chiaro che il
confessore non può, per ogni penitente che gli si presenta, ricominciare dal
principio l'esame di coscienza e tutta la preparazione; per ciò gli mancherebbe
il tempo e le forze non gli basterebbero. Occorre dunque dare una istruzione
comune, solida e completa, sulla confessione, non solo nel catechismo per i
fanciulli, ma ancor più in quello per gli adolescenti e per gli adulti. Una tale
istruzione dà lume alle coscienze e pace ai cuori, là ove non è alcun serio
motivo di turbamento; ma anche penetra, incisiva come il bisturi del chirurgo,
là ove si occulta l'ascesso del peccato, soprattutto del peccato grave. Essa
conduce efficacemente alla contrizione interna, soprannaturale, universale, alla
vera detestazione del peccato e alla conversione verso Dio. Voi non potreste,
nelle vostre prediche della domenica, trattare temi più utili delle verità
religiose, dei comandamenti, delle pratiche che regolano la vita quotidiana e
ordinaria dei vostri parrocchiani, della necessaria e conveniente preparazione
al Sacramento della Penitenza.
SULL'ESTREMA UNZIONE
Esortate i fedeli a chiamare
in tempo il sacerdote presso i malati gravi e i moribondi, e lottate con carità
e perseveranza contro quella irragionevole paura che agita tanti all'idea della
Estrema Unzione, quasi che essa fosse un segnale di morte, mentre è un
Sacramento di vita: di vita soprannaturale sempre e in primo luogo, per la
santificazione e il conforto spirituale dell'anima; ma anche nella misura in cui
agisce sul corpo, non può che procurare giovamento e sollievo.
SULL'EUCARISTIA
Sui due scopi essenziali della cura pastorale eucaristica, vale a dire
l'assistenza alla S. Messa e la frequenza dei Sacramenti, voi potrete sperar di
conseguire un maggiore e più durevole risultato se li unirete nei vostri sforzi
a quello della santificazione delle feste. Bisogna ottenere che i fedeli tutti
trovino di nuovo, come in passato, una volta la settimana il tempo, e un tempo
sufficiente, per dedicarsi al servizio di Dio e alla salute delle loro anime,
per ascoltare la parola di Dio, per leggere qualche buon libro, per dar riposo
al corpo e pace intima allo spirito, possibilmente in seno alla famiglia.
In
tale materia Noi non potremmo che ripetere ciò che vi abbiamo già detto altre
volte in queste Udienze; aggiungeremo tuttavia una osservazione. Sarebbe una
funesta illusione se, a causa della difficoltà di ricondurre il popolo delle
grandi città a una più diligente santificazione delle feste, si stimasse come
più prudente la tattica del silenzio, con lo specioso pretesto che anche in
questo caso occorra lasciare la gente in buona fede e non trasformare coscienze
assopite o inconsapevolmente erronee in positivamente cattive. No, diletti
figli; non ricorrete a questa scappatoia in cosa sì grave e di tanto momento. La
vostra pusillanimità vi attirerebbe la minaccia del Profeta: « Guai ai pastori
che disperdono e lacerano il gregge del mio pascolo, dice il Signore » (Ier. 23,
I).
SUL MATRIMONIO
Quanto al Sacramento del matrimonio, l'Italia al presente non conosce nella
sua legislazione il divorzio. E notate bene che la Chiesa non è la sola a
respingerlo: anche dal mondo dei giuristi e dei sociologi laici si sono alzate
autorevoli voci ammonitrici, scongiuranti di non permettere che il divorzio
entri a violare e disgregare il santuario del matrimonio e della famiglia.
Pur
troppo però una aperta propaganda in favore del divorzio si è già iniziata in
una certa stampa, con pericolo che gl'incauti siano indotti in errore e venga
incoraggiato un movimento contrario alla legge naturale e divina, alla legge
santa di Cristo. I fedeli cattolici debbono perciò man-tenere ben saldi i
seguenti tre punti fondamentali:
Essi non possono contrarre un vero matrimonio
valido che secondo la forma prescritta dalla Chiesa.
Il matrimonio validamente
contratto fra persone battezzate è per ciò stesso un Sacramento.
Questo
matrimonio valido fra battezzati, una volta consumato, non può essere per
nessuna causa sciolto da nessuna umana autorità, da nessun potere sulla terra,
ma soltanto dalla morte.
Tocca a voi, pastori di anime, d'imprimere profondamente questi tre principi nella mente e nella coscienza dei fedeli, affinché
servano loro di regola nella propria vita e dettino loro in ogni occasione una
condotta ferma e precisa.
I doni di unità e di pace
Nella Secreta della Festa
del Ssmo Corpo di Cristo noi recitiamo questa preghiera : « Ecclesiae tuae,
quaesumus, Domine, unitatis et pacis propitius dona concede: quae sub oblatis
muneribus mystice designantur ». Se la Ssma Eucaristia è qui celebrata come
il mistero della unità e della pace, e se in realtà essa tale è per eccellenza,
tuttavia questa celeste nota caratteristica appartiene anche agli altri
Sacramenti. Tutti ci arrecano l'unità e la pace con Dio: quella unità che
oltrepassa ogni immaginazione, perché consiste nella partecipazione alla natura
divina; quella pace ineffabile, nella quale noi chiamiamo Dio nostro Padre ed
Egli chiama noi suoi figli e suoi amici.
Essi stabiliscono altresì l'unità e la
pace fra gli uomini, secondo la parola di S. Paolo, il quale ci esorta ad essere
« solliciti servare unitatem Spiritus in vinculo pacis. Unum corpus . . . Unus
Dominus, una fides, unum baptisma. Unus Deus et Pater omnium » (Eph. 4, 3-5). E
Noi possiamo aggiungere : una stessa Mensa eucaristica che tutti, senza alcuna
distinzione di origine, di nazione, di classe sociale, ci riunisce con Cristo e
fra noi nella unità del Corpo mistico di Cristo; un medesimo flusso di grazia
nel matrimonio, che unisce, nella unità della fede, della carità, della
concordia, della pace, lo sposo e la sposa, i genitori ed i figli, le famiglie
cristiane fra loro; un medesimo sacerdozio, che abbraccia e deve congiungere
tutti i sacerdoti della terra in quella più stretta unità, che il mondo ignora.
L'opera di carità
Su questa forza soprannaturale e su questo vincolo che
affratella riposa la Nostra speranza per la riconciliazione dei popoli; e Noi
già li vediamo operare in molteplici forme, soprattutto a favore delle vittime
della guerra in un'opera di carità, verso la quale i fedeli del mondo fanno
convergere le loro generose offerte, mettendo anche Noi in grado di soddisfare,
per quanto è possibile, le innumerevoli suppliche, che invocano il Nostro aiuto.
Il Nostro soccorso brama di estendersi a ogni parte del mondo, senza differenza
di stirpe o di lingua, a tutti coloro che l'orribile guerra ha gettati nella
miseria. Per ciò che riguarda più particolarmente l'Italia la Nostra
sollecitudine si rivolge soprattutto all'assistenza dei bambini, dei malati, dei
profughi, degl'infortunati, dei reduci. La forza delle circostanze Ci ha
condotti a costituire quest'Opera qui in Roma, donde Ci studiamo di venire in
soccorso della grande moltitudine di poveri randagi, senza tetto, senza vesti,
in preda agli orrori della fame.
Noi rendiamo umili grazie a Dio per quanto in
questo campo Ci è stato dato di fare sinora. Ma la Nostra riconoscenza va anche
a voi, diletti figli, e ai vostri cari parrocchiani, a voi per il vostro fervido
zelo, a loro per le generose larghezze da voi pietosamente raccolte e rimesse
alla « Pontificia Commissione di Assistenza » da Noi stessi istituita. Sappiate,
voi, pastori di anime in questa Nostra diocesi romana, sappiano le Associazioni
di Azione cattolica, sappiano i fedeli che, nel tragico momento presente di
miserie e di angustie, questa è l'Opera a Noi sopra ogni altra cara, e a cui, se
un desiderio del Vicario di Cristo trova una qualche corrispondenza nei loro
cuori, debbono dirigere gli sforzi della loro carità.
Le Sacre Missioni
Non vogliamo por fine a queste Nostre parole, senza aver volto lo sguardo
alla Croce delle Missioni innalzata nelle chiese dell'Urbe.
Non dimenticate che
le Missioni hanno di mira non tanto coloro che sono già dei nostri e lavorano
con noi, quanto piuttosto quelli qui foris sunt (I Cor. 5, 12), gl'indifferenti,
gli ostili, i traviati, gli sperduti, gli erranti; non tanto coloro che nella
casa paterna abundant panibus, quanto i figli prodighi che fame pereunt
(cfr.
Luc. 15, 17, 31). Dal numero di coloro che in questi giorni di grazie avranno
ritrovato la retta via, che conduce a Dio, a Cristo, alla Chiesa, potrete
misurare e valutare l'esito della Missione. Questo esito, diletti figli, dipende
non solo dalla parola dei predicatori, ma anche dal Clero parrocchiale; dallo
zelo col quale esso prepara la Missione, percorrendo per ogni verso la
parrocchia, strada per strada, casa per casa, radunando i dispersi, scotendo
gl'inerti; dallo zelo col quale esso segue la Missione una volta cominciata,
pregando, incoraggiando, aiutando in ogni maniera, provvedendo al buon ordine
di tutte le cose. Possa l'amore del Padre celeste delle misericordie, possa la
grazia di Cristo, possa il soffio dello Spirito che avviva l'unità nella fede e
la concordia nell'azione, fecondare con frutti abbondanti il vostro lavoro. Noi
stessi, nel corso di queste settimane di Missioni, rimarremo uniti a voi, giorno
per giorno, ora per ora, col cuore e con la preghiera. E in auspicio
dell'onnipotente aiuto divino, impartiamo a voi, diletti figli, ai vostri
collaboratori, ai vostri parrocchiani, a quanti ascolteranno con devota
attenzione la vostra predicazione quaresimale, la Nostra paterna Apostolica
Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VI,
Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1944 - 1° marzo 1945, pp. 309-321
Tipografia Poliglotta Vaticana
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