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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AL NUOVO AMBASCIATORE D'ITALIA*

Domenica, 10 febbraio 1946

 

Signor Ambasciatore,

Le nobili parole che Vostra Eccellenza Ci ha rivolte nel momento in cui inaugura il suo alto ufficio, esprimono con accento di profonda commozione la sua intima consapevolezza della importanza della missione che le è affidata e delle responsabilità straordinariamente delicate, che essa comporta nelle congiunture presenti, nelle difficili e instabili condizioni di un dopo-guerra ancora indeciso ed incerto.

Il popolo italiano, di cui Ella è ora presso di Noi rappresentante e patrocinatore, è stato sempre da Noi singolarmente amato, e in questi anni di sofferenze e di angosce è più che mai vicino al Nostro cuore.

Vittima di una guerra, nella quale fu coinvolto contro i sentimenti e la volontà della sua grande maggioranza. e che Noi stessi invano cercammo di scongiurare, esso Ci è divenuto doppiamente caro, e la sua presente angustia è un nuovo e particolare titolo alla Nostra. sollecitudine paterna e alla Nostra premura di venire in suo aiuto.

Mentre perciò stendiamo la Nostra mano per soccorrere in modo speciale i suoi figli e le sue figlie più duramente colpiti dall’immane conflitto, nello spirito del divino Samaritano, Noi obbediamo non solo a un dovere di carità, ma anche ad un intimo impulso dell’animo Nostro.

Intere generazioni, forse, dovranno portare la pesante eredità della orribile guerra.

Eppure, Noi abbiamo fiducia nella generosità. nel valore, nella forza di sopportazione, nei ricchi doni di natura, e nella robusta fede cristiana, che sono il vanto del popolo italiano, fiducia soprattutto nell’ausilio della Provvidenza divina, che lo scelse per stabilire in mezzo a lui la rocca incrollabile su cui riposa la Sede di Pietro. Onde non dubitiamo che esso, raccogliendo con senso di concordia e di disciplina tutte le proprie forze, e sostenuto dalla saggia comprensione e dall’assistenza benevola di altri popoli, sarà in grado di prestare alla sua volta un prezioso contributo alla costituzione di un nuovo ordine fondato sulla equità e sul diritto.

In tale aspettazione e con tale speranza impartiamo di cuore a Sua Altezza Reale il Luogotenente Generale del Regno, alla Reale Famiglia, al Governo e a tutto il popolo italiano, e in particolar modo a Vostra Eccellenza, la implorata Apostolica Benedizione.


*AAS 38 (1946) p.178-179.

Discorsi e radiomessaggi, VII, p.361-362.

L’Osservatore Romano 11-12.2.1946, p.1.

 

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