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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII AL NUOVO
MINISTRO DELLA REPUBBLICA CINESE*
Domenica, 16 febbraio 1947
Signor Ministro nella determinazione dell’Eccellentissimo
Signor Presidente della Repubblica Cinese di affidare a Vostra Eccellenza
l’elevato ufficio di Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario presso la
Santa Sede, Noi ravvisiamo un atto, il cui particolare significato non può
sfuggire ad alcuno.
Un atto di particolare riguardo, che sarà non solo
apprezzato in tutta la sua importanza nell’intiero mondo cattolico, ma
soprattutto salutato dai cattolici della Cina con profondo compiacimento e viva
gratitudine.
Perciò con animo commosso diamo il benvenuto a Vostra Eccellenza
come figlio e rappresentante di un popolo di oltre quattrocento milioni di
anime, il cui suolo è stato la culla della civiltà asiatica orientale; di un
popolo il quale, dopo millenni, nonostante tutte le prove e le sventure, ha
conservato una forza vitale e un giovanile carattere, che non poche altre
nazioni potrebbero invidiargli; di un popolo che, nella consapevolezza delle sue
riserve di energia materiale e spirituale, guarda al futuro con quella serenità
e sicurezza, che è propria soltanto dei sani e dei forti.
Al tempo stesso
salutiamo in Lei un figlio fedele della Chiesa, a cui la Divina Commedia
dell’Alighieri è stata di lume nel cammino verso la fede cattolica e che nel suo
pensiero e nella sua azione esercita con esemplare armonia l’amore verso Dio e
la dedizione alla Patria.
Le nobili parole, che Ella ha testé pronunziato nel rimetterCi solennemente le sue Lettere credenziali, rivelano, insieme coi suoi
sentimenti religiosi e patrii, un serio e sincero riconoscimento dei grandi
doveri comuni della umanità.
In nessun luogo un tale riconoscimento potrebbe
trovare un’eco più profonda che nella Casa del Padre della Cristianità, il quale
nutre una eguale benevolenza verso tutti i popoli, oltre ogni limite di
spazio e di tempo, di origine e di linguaggio, di stirpe e di cultura.
Discordie
e contrasti d’interessi dividono ancor oggi tra loro i popoli, come tragica
eredità degli orridi anni di guerra.
Ma gli spiriti più elevati, più
lungimiranti e più maturi in tutti i Paesi hanno appreso alla scuola del dolore
nel recente passato, come, al di sopra, di tutto ciò che divide, vi è un
elemento comune, la cui priorità morale da niuno può essere intaccata, senza
minare i fondamenti stessi della esistenza e della prosperità del proprio
popolo.
Perciò Noi consideriamo le alte espressioni di Vostra Eccellenza come il
riflesso della mentalità di un popolo che, dopo le oscure esperienze del
passato, si eleva ad una più ampia e genuina consapevolezza dei reciproci uffici
e doveri, ed è risoluto di confermare il suo pensiero, il suo volere e la sua
azione nel campo internazionale ad una concezione morale, che ad ogni membro
della grande famiglia umana assicuri il suo: « suum cuique tribuere ».
Come
insigne giurista e membro attivo di Commissioni legislative e di Conferenze
internazionali, Vostra Eccellenza è meglio che molti altri in grado di giudicare
fino a qual punto i risultati finora ottenuti dai reggitori dei popoli
relativamente alle basi di una sana e duratura pace abbiano soddisfatto o deluso
le giuste aspettazioni della umanità. Ma appunto perché Noi scorgiamo in Vostra
Eccellenza uno sperimentato conoscitore delle questioni internazionali del
dopoguerra, la sua affermazione dei princìpi di fratellanza e di amore fra i
popoli, come fattori indispensabili della giustizia internazionale, accresce
nell’animo Nostro la fiducia che tali sentimenti abbiano una efficace attuazione
e vincano le opposte correnti, che tendono ad ostacolare o a ritardare l’avvento
di una vera pace.
Dopo che Ci fu dato alla presenza di rappresentanti di tutto
il mondo di eleggere, per la prima volta nella storia della Chiesa, anche un
figlio della Cina a membro del Sacro Collegio; dopo che potemmo stabilire colà
la Gerarchia episcopale; dopo che Ci fu concesso di elevare agli onori degli
altari una gloriosa schiera di Martiri cinesi; dopo che abbiamo inviato nella
sua diletta Patria un Nostro Internunzio Apostolico e a Vostra Eccellenza, come
primo Ministro Plenipotenziario cattolico, è stata affidata una così importante
missione nel centro della Cristianità; i rapporti fra la Santa Sede e la Cina
hanno avuto un progresso e un arricchimento, il cui valore per il bene
dell’intiero popolo non dubitiamo che sarà riconosciuto anche da coloro che non
appartengono alla Chiesa cattolica.
La missione di Vostra Eccellenza consiste
ora nello svolgere e nell’ampliare ciò che è stato già felicemente conseguito.
Al suo compimento Ella porta ricchi doni di mente e di cuore, uniti con una
esperienza acquistata e perfezionata in molti anni di indefesso lavoro. Ella la
inizia con sì alti sentimenti, che Ci riesce particolarmente gradito di
assicurarla che nell’esercizio del suo alto ufficio troverà sempre in Noi il più
pronto e benevolo appoggio.
Mentre pertanto ricambiamo con eguale calore a Sua Eccellenza il Signor Presidente della
Repubblica i cortesi auguri per suo mezzo trasmessiCi, pensiamo con paterno
affetto ai Nostri diletti figli e figlie della Cina, ai quali tutti impartiamo
di gran cuore la Nostra Benedizione Apostolica.
E come il Colonnato della
Basilica Vaticana apre le sue larghe braccia verso l’Est, così Noi leviamo ora
le Nostre mani verso l’Oriente e invochiamo la protezione dell’Altissimo
sull’aspro e arduo cammino del popolo cinese dal crepuscolo dell’oggi
all’aurora, che speriamo spunti ben presto, di una interna ed esterna sicura
pace.
*Atti e discorsi di Pio XII, vol. IX, p.25-28.
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