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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII 
A  S.E. IL SIGNOR CARLO ARANGO VÉLEZ
AMBASCIATORE DELLA COLOMBIA
E AI RAPPRESENTANTI DEL CORPO DIPLOMATICO
ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE
IN MERITO ALLA CONDANNA ALL'ERGASTOLO
DELL'ARCIVESCOVO DI STRIGONIA

Sala del Concistoro - Mercoledì, 16 febbraio 1949

 

Ai Rappresentanti del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Signor Ambasciatore, Noi apprezziamo secondo il giusto valore, siatene sicuro, l’importanza sintomatica e il carattere, per così dire, simbolico di questa assemblea straordinaria, in un’ora in cui la condanna inflitta a un così benemerito Principe della Chiesa, il Card, Mindszenty, riempie il Nostro cuore del più profondo dolore. Perciò, la Nostra prima parola non può essere che l’espressione commossa della viva gratitudine per gli illustri Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso di Noi e di cui Vostra Eccellenza si è reso interprete eloquente e autorevole.

Nella lunga storia delle Missioni diplomatiche presso la Santa Sede, per quanto ricca di avvenimenti e di ricordi, difficilmente, crediamo, si potrebbero trovare altri esempi di un atto spontaneo e solenne paragonabile a questo, per la sua importanza e per il suo profondo significato.

Nel conflitto che oppone i difensori d’un regime totalitario ai campioni d’una concezione dello Stato e della società fondata sulla dignità e sulla libertà dell’uomo, voluta da Dio, questa storica udienza riflette fedelmente il pensiero e le aspirazioni della parte di gran lunga più vasta e più sana della umanità.

Essa manifesta la reazione della coscienza cristiana e anche semplicemente umana contro ogni oppressione e ogni arbitrio, contro ogni negazione e ogni minaccia ai diritti e ai sacri principii, la cui integrità è condizione necessaria per il rispetto e per la salvaguardia degli imprescrittibili valori vitali.

Ma il vostro intervento, in questo momento e in questo luogo, come delegati dei popoli amanti della giustizia e della pace, non intende affatto equivalere a un verdetto contro le Nazioni, il cui territorio è il teatro di sì gravi offese ai diritti elementari della persona umana. Viceversa il vostro solenne intervento collettivo vuol essere una manifestazione di omaggio, e in pari  tempo di fraterna solidarietà verso coloro « che soffrono perché difendono la loro fede religiosa e le libertà ch’essa richiede ». E Noi, invocando con tutto l’ardore del Nostro cuore l’ora in cui tutte le Nazioni si daranno amichevolmente la mano, per collaborare insieme alla restaurazione d’una umanità oggi scissa dagli odii e dalle discordie, imploriamo dall’Onnipotente, sovrano Arbitro dei destini umani, i più copiosi ed eletti favori su di voi e sui popoli che voi tanto degnamente rappresentate.

 

 

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