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  DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII 
AI
PARTECIPANTI  AL
CONGRESSO SCIENTIFICO NAZIONALE ITALIANO
DEDICATO ALLE ATTIVITÀ GINNICO-SPORTIVE

Sabato, 8 novembre 1952

 

Ai partecipanti
al Congresso scientifico nazionale
dedicato alle attività ginnico-sportive.

Di gran cuore vi diamo il benvenuto, illustri Signori, da un medesimo nobile ideale convocati nella Città eterna, ed oggi da uno stesso filiale sentimento guidati alla Nostra presenza per recarCi il vostro omaggio e in pari tempo per rinnovare in Noi l’alto godimento che sempre proviamo nell’intrattenerCi in mezzo ad elette schiere di specialisti in tutti i rami del sapere, che hanno per oggetto l’« uomo».

Il vostro Congresso scientifico nazionale, dedicato alle attività ginnico-sportive, risponde senza dubbio ad una necessità del tempo presente, opportunamente rilevata dalla sensibilità della vostra coscienza, la quale ben sa ciò che lo sport e la ginnastica significano specialmente per un popolo moderno: quanto la loro pratica sia diffusa in ogni ceto, quanto vivo sia l’interesse che essi suscitano dappertutto, quanto importanti e molteplici i riflessi che ne promanano sia alle persone sia alla società. Basta accennare alle svariatissime forme, che l’esercizio dello sport abbraccia nella sua vasta estensione: ginnastica da camera, ginnastica scolastica, esercizi a corpo libero, esercizi agli attrezzi, corsa, salto, arrampicate, ginnastica ritmica, marcia, equitazione, sci ed altri sport invernali, nuoto, canottaggio, scherma, lotta, pugilato e molte altre ancora, tra cui quelle tanto popolari del calcio e del ciclismo. L’interesse con cui è coltivata e seguita tanto intensa attività è dimostrato dalla stampa. Non vi è più, si può dire, alcun giornale che non abbia la sua pagina sportiva mentre non pochi sono i fogli destinati esclusivamente a questo argomento, senza parlare delle frequenti radio-trasmissioni che informano il pubblico sugli avvenimenti sportivi. Inoltre lo sport e la ginnastica non sono soltanto praticati individualmente; vi sono altresì apposite associazioni, gare e feste, talune locali, altre a carattere nazionale o internazionale, e finalmente i risorti Giuochi Olimpici, le cui vicende sono attese con viva ansia dal mondo intero.

Qual fine perseguono gli uomini con una così ampia e diffusa attività? L’uso, lo sviluppo, il dominio — mediante l’uomo e al servizio dell’uomo — delle energie racchiuse nel corpo; la gioia che da questo potere e fare deriva, non dissimile da quella che prova l’artista, quando adopera, dominando, il suo istrumento.

Che cosa ha voluto il vostro Congresso? Investigare e mettere in evidenza le leggi, a cui lo sport e la ginnastica debbono conformarsi, affinché conseguano il loro scopo; leggi che vanno desunte dall’anatomia, dalla fisiologia e dalla psicologia, secondo le più recenti conquiste della biologia, della medicina e della psicologia, come il vostro programma ampiamente dimostra.

Ma voi avete desiderato altresì che Noi aggiungessimo una parola sopra i problemi religiosi e morali derivanti dall’attività ginnico-sportiva, e indicassimo le norme atte a regolare una così importante materia.

 

AVVERTENZA PRELIMINARE

Qui, come in altri casi, per procedere verso chiare e sicure deduzioni, deve porsi a fondamento il seguente principio: tutto ciò che serve al conseguimento di un fine determinato, deve trarre la regola e la misura dal fine stesso. Ora lo sport e la ginnastica hanno, come fine prossimo, di educare, sviluppare e fortificare il corpo dal lato statico e dinamico; come fine più remoto, l’utilizzazione, da parte dell’anima, del corpo così preparato per lo sviluppo della vita interiore od esteriore della persona; come fine anche più profondo, di contribuire alla sua perfezione; da ultimo, come fine supremo dell’uomo in generale e comune ad ogni forma di attività umana, avvicinare l’uomo a Dio.

Stabilite così le finalità dello sport e della ginnastica, ne consegue che si deve in essi approvare tutto ciò che giova al conseguimento degli scopi indicati, naturalmente nel posto che a loro conviene; si ha invece da respingere quanto non conduce a quegli scopi o da essi distoglie o esce dal luogo a loro assegnato.

Volendo ora discendere alle applicazioni concrete dei princìpi enunciati, stimiamo opportuno considerare separatamente i principali fattori che intervengono nelle attività ginnico-sportive, e che si possono paragonare, come già abbiamo accennato, e nonostante le numerose differenze, a quelli che concorrono nell’esercizio dell’arte. In questo si deve distinguere l’istrumento, l’artista, l’utilizzazione dell’istrumento. Nella ginnastica e nello sport l’istrumento è il corpo vivente; l’artista è l’anima, che forma col corpo una unità di natura; l’azione è l’esercizio della ginnastica e dello sport. Consideriamoli dunque sotto l’aspetto religioso e morale, e vediamo quali insegnamenti se ne possono trarre per il corpo, per l’anima e per la loro attività nel campo ginnico-sportivo.

 

IL CORPO

Ciò che è il corpo umano, la sua struttura e la sua forma, i suoi membri e le sue funzioni, i suoi istinti e le sue energie, è luminosamente insegnato dalle scienze più diverse: l’anatomia, la fisiologia, la psicologia e l’estetica, per non menzionare che le più importanti. Queste scienze ci sono ogni giorno più larghe di nuove cognizioni e ci conducono di maraviglia in maraviglia, mostrandoci la stupenda struttura del corpo e l’armonia delle sue parti anche minime, la immanente teleologia, che manifesta al tempo stesso la rigidezza delle tendenze e la estesissima capacità di adattamento; scoprendoci centri di energia statica accanto all’impulso dinamico di mozione e di impeto verso l’azione; svelandoci meccanismi, se così può dirsi, di una finezza, di una sensibilità, ma anche di una potenzialità e di una resistenza, quali non si riscontrano in nessuno dei più moderni apparecchi di precisione. Per ciò che riguarda l’estetica, i geni artistici di tutti i tempi, nella pittura e nella scultura, benché siano riusciti ad avvicinarsi superbamente al modello, hanno essi stessi riconosciuto l’inesprimibile fascino di bellezza e di vitalità che la natura ha elargito al corpo umano.

Il pensiero religioso e morale riconosce ed accetta tutto ciò. Ma va ben più innanzi: insegnando a ricollegarlo alla sua prima origine, gli attribuisce un carattere sacro, di cui le scienze naturali e l’arte non hanno per se stesse alcuna idea. Il Re dell’universo, a degna corona della creazione, formò, in una maniera o nell’altra, dal limo della terra l’opera meravigliosa del corpo umano e gli spirò in volto un soffio di vita, che fece del corpo l’abitazione e lo strumento dell’anima, val quanto dire, innalzò con esso la materia al servizio immediato dello spirito, e con ciò accostò ed unì in una sintesi difficilmente esplorabile dalla nostra mente, il mondo spirituale a quello materiale, non solo con un legame puramente esteriore, ma nella unità della natura umana. Così innalzato all’onore di essere abitazione dello spirito, il corpo umano era pronto a ricevere la dignità di tempio stesso di Dio con quelle prerogative, anzi anche superiori, che spettano ad un edifizio a Lui consacrato. Infatti, secondo la espressa parola dell’Apostolo, il corpo appartiene al Signore, i corpi sono «membra di Cristo ». « Non sapete voi — egli esclama — che le vostre membra sono tempio dello Spirito, il quale è in voi, che vi è stato dato da Dio, e che non appartenete a voi stessi?… Glorificate e portate Dio nel vostro corpo » [1].

È ben vero che la sua presente condizione di corpo mortale lo accomuna al flusso generale degli altri viventi che corrono irrefrenabili verso il disfacimento. Ma il ritorno alla polvere non è il destino definitivo del corpo umano, poiché dalla bocca di Dio apprendiamo che sarà chiamato nuovamente alla vita — questa volta immortale — allorché il disegno sapiente e misterioso di Dio, che si svolge simile alle vicende dei campi, avrà compimento sulla terra. «Si semina (il corpo) corruttibile, sorgerà incorruttibile. Si semina ignobile, sorgerà glorioso: si semina inerte, sorgerà robusto: si semina un corpo carnale, sorgerà un corpo spirituale » [2].

La rivelazione dunque c’insegna intorno al corpo dell’uomo eccelse verità, che le scienze naturali e l’arte sono incapaci da se stesse di scoprire, verità che al corpo conferiscono nuovo valore e più elevata dignità, e quindi maggior motivo a meritare rispetto. Certamente lo sport e la ginnastica nulla hanno da temere da questi princìpi religiosi e morali rettamente applicati; occorre tuttavia escludere alcune forme che contrastano col rispetto or ora indicato.

La sana dottrina insegna a rispettare il corpo, ma non a stimarlo oltre il giusto. La massima è questa: cura del corpo, invigorimento del corpo, sì; culto del corpo, divinizzazione del corpo, no, come neanche divinizzazione della razza e del sangue e dei loro presupposti somatici o elementi costitutivi. Il corpo non occupa nell’uomo il primo posto, né il corpo terreno e mortale, com’è ora, né quello glorificato e spiritualizzato, come sarà un giorno. Non al corpo tratto dal limo della terra spetta il primato nel composto umano, ma allo spirito, all’anima spirituale.

Non meno importante è un’altra norma fondamentale contenuta in un altro passo della Scrittura. Nella Lettera di S. Paolo ai Romani infatti si legge: «Vedo nelle mie membra un’altra legge, che si oppone alla legge della mia mente, e mi fa schiavo della legge del peccato, la quale è nelle mie membra » [3]. Non si potrebbe descrivere più al vivo il quotidiano dramma, di cui è intessuta la vita dell’uomo. Gl’istinti e le forze del corpo si fanno valere e, soffocando la voce della ragione, preponderano sulle energie del buon volere dal giorno in cui la loro piena subordinazione allo spirito andò perduta col peccato originale.

Nell’intensivo uso ed esercizio del corpo occorre tener conto di questo fatto. Come vi è una ginnastica e uno sport, che con la loro austerità concorrono a raffrenare gl’istinti, così si hanno altre forme di sport che li risvegliano, sia con forza violenta, sia con le seduzioni della sensualità. Anche dal lato estetico, col piacere della bellezza, con l’ammirazione della ritmica nella danza e nella ginnastica, l’istinto può insinuare il suo veleno negli animi. Vi è inoltre nello sport e nella ginnastica, nella ritmica e nella danza, un certo nudismo, che non è né necessario né conveniente. Non senza ragione, or sono alcuni decenni un osservatore del tutto imparziale ebbe a dire: «Ciò che in questo campo interessa la massa, non è la bellezza del nudo, ma il nudo della bellezza ». Dinanzi ad una tale maniera di praticare la ginnastica e lo sport il senso religioso e morale oppone il suo Veto.

In una parola, lo sport e la ginnastica debbono non comandare e dominare, ma servire e aiutare. È il loro ufficio, e in ciò trovano la loro giustificazione.

 

L’ANIMA

In realtà, a che cosa gioverebbe l’uso e lo sviluppo del corpo, delle sue energie, della sua bellezza, se non fosse al servizio di qualche cosa più nobile e duratura, qual’è l’anima? Lo sport, che non serve l’anima, non sarà che un vano agitarsi di membra, una ostentazione di caduca avvenenza, una effimera gioia. Nel grande discorso di Cafarnao, volendo strappare i suoi ascoltatori dai loro sentimenti bassamente materialistici e condurli a una intelligenza, più spirituale, Gesù Cristo formulò un principio generale: «Lo spirito è quello che vivifica, la carne a nulla giova! » [4]. Queste divine parole, che racchiudono una massima fondamentale della vita cristiana, valgono anche per il giuoco e lo sport. L’anima è il fattore determinante e definitivo di ogni esterna operazione, allo stesso modo come non il violino determina lo sprigionarsi delle melodie, ma il tocco geniale dell’artista, senza il quale l’istrumento, anche più perfetto, resterebbe muto. Alla stessa guisa dei movimenti armonici delle membra nella ginnastica, degli spostamenti agili e avveduti nei giuochi, delle strette potenti dei muscoli nella lotta, il fattore principale e determinante non è il corpo, ma l’anima; se questa lo abbandonasse, esso cadrebbe come qualsiasi altra massa inerte. Ciò è tanto più vero quanto più stretto è il legame che li unisce: nell’uomo è unione di sostanza, per cui ambedue fanno una sola natura; ben diversa dal rapporto di associazione, come tra l’artista e il suo violino. Nello sport e nella ginnastica, dunque, come nel suono dell’artista, l’elemento principale, dominante, è lo spirito, l’anima; non l’istrumento, il corpo.

Fondata su tali princìpi, la coscienza religiosa e morale esige che nella estimazione dello sport e della ginnastica, nel giudicare la persona degli atleti, nel tributare l’ammirazione alle loro imprese, venga assunta, come criterio fondamentale, l’osservanza di questa gerarchia dei valori, così che il maggior pregio non sia attribuito a colui che possiede i più forti ed agili muscoli, ma a chi dimostra anche più pronta capacità di sottometterli all’impero dello spirito.

Una seconda esigenza dell’ordine religioso e morale, fondata sulla stessa scala dei valori, vieta, in caso di conflitto, di sacrificare a vantaggio del corpo gl’intangibili interessi dell’anima. Verità e probità, amore, giustizia ed equità, integrità morale e naturale pudore, doverosa cura della vita e della sanità, della famiglia e della professione, del buon nome e del vero onore, non debbono essere subordinati all’attività sportiva, alle sue vittorie e alle sue glorie. Come in altre arti ed offici, così nello sport, è legge immutabile che il felice successo non è una sicura garanzia per la sua rettitudine morale.

Una terza esigenza riguarda il grado d’importanza che spetta allo sport nell’insieme delle attività umane. Non si tratta dunque più qui di considerare e di valutare il corpo e l’anima entro i limiti dello sport e della ginnastica, ma di porre questi ultimi nella ben più vasta cornice della vita, e di esaminare allora qual valore convenga loro riconoscere. Sotto la guida della sana ragione naturale, e molto più della coscienza cristiana, ognuno può giungere alla norma certa che l’allenamento e la padronanza del corpo esercitata dall’anima, la gioia per la consapevolezza della forza che si possiede e per le riuscite imprese sportive, non sono l’elemento né unico né principale dell’agire umano. Sono aiuti ed accessorî certamente da stimarsi; ma non valori di vita indispensabili, né assolute necessità morali. Elevare la ginnastica, lo sport, la ritmica con tutti i loro annessi, a supremo scopo della vita, sarebbe in verità troppo poco per l’uomo, del quale ben più elevate aspirazioni, tendenze e doti formano la primaria grandezza.

È perciò ufficio di tutti gli sportivi di conservare questa retta concezione dello sport; non già per turbare o diminuire la gioia che traggono da esso, ma per preservarli dal pericolo di trascurare doveri più alti concernenti la loro dignità e il rispetto verso Dio e verso se stessi.

Non vogliamo conchiudere questa considerazione senza rivolgere una parola ad una particolare categoria di persone, il cui numero si è pur troppo accresciuto dopo le due immani guerre che hanno funestato il mondo; a coloro, cioè, che deficienze fisiche o psichiche rendono inabili alla ginnastica e allo sport, e i quali pertanto spesso, specialmente i più giovani, amaramente ne soffrono. Mentre ci auguriamo che l’antico adagio « Mens sana, in corpore sano » divenga sempre più largamente la sorte della presente generazione, è dovere di tutti soffermarsi con speciale e pietosa attenzione su quei casi, in cui il destino terreno è diverso. Tuttavia la dignità umana, il dovere ed il suo adempimento non sono legati a quel detto. Numerosi sono gli esempi che presenta la vita di ogni giorno, oltre a quelli disseminati lungo il corso della storia, i quali dimostrano come nulla vieta che un corpo infermo o minorato possa albergare un’anima sana, talvolta grande, perfino geniale ed eroica. Ogni uomo, per quanto malato, e perciò inetto ad ogni sport, è tuttavia un vero uomo, che esegue, anche nei suoi difetti fisici, un particolare e misterioso disegno di Dio. Se egli abbraccerà di buon animo questa dolorosa missione, portando la volontà del Signore e da essa portato, sarà in grado di percorrere più sicuramente il cammino della vita, per lui tracciato su sentiero sassoso e intricato di spine, tra cui non ultima la forzata rinunzia alle gioie dello sport. Sarà suo particolare titolo di nobiltà e magnanimità il lasciare senza invidia gli altri godere della loro forza fisica e delle loro membra, ed anzi di prendere generosamente parte alla loro gioia, come, dall’altro lato in fraterno e cristiano contraccambio, le persone sane e robuste debbono esercitare e dimostrare al malato una intima comprensione e un cuore benevolo. L’infermo «porta il peso» degli altri, e gli altri, che nella maggior parte dei casi, se non in tutti, hanno non solo le membra sane, ma anche — non ne dubitiamo — la loro croce, godano di mettere le loro energie al servizio del fratello malato. « Portate gli uni i pesi degli altri, e così adempirete la legge di Cristo » [5]. «E se un membro soffre, soffrono insieme tutte le membra; se un membro è onorato, godono insieme tutte le membra » [6].

 

LA PRATICA DELLO SPORT

Resta a dire una parola intorno alla pratica dello sport, cioè sui mezzi concreti, affinché la vostra attività consegua gli scopi, mantenga i pregi, bandisca gli abusi che abbiamo testé indicati.

Tutto quanto concerne l’aspetto igienico e tecnico, le esigenze derivanti dall’anatomia, dalla fisiologia, dalla psicologia e da altre scienze speciali biologiche e mediche, rientrano nella vostra competenza, e sono state oggetto delle vostre profonde discussioni.

Per quanto invece riguarda il lato religioso e morale, il principio di finalità, già esposto all’inizio, vi dà la chiave per la soluzione dei problemi, che potranno sorgere nel foro della vostra coscienza. Ma nell’attività, ordinaria vi basti ricordarvi che ogni azione (od omissione) umana cade sotto le prescrizioni della legge naturale, dei precetti positivi di Dio e dell’autorità umana competente: triplice legge che in verità è una sola, la volontà divina in vario modo manifestata. Al giovane ricco del Vangelo il Signore rispose brevemente: «Se brami di arrivare alla vita, osserva i comandamenti ». E alla nuova domanda «Quali »? il Redentore lo rimandò alle ben note prescrizioni del Decalogo [7], Così si può anche qui dire: Volete agire rettamente nella ginnastica e nello sport? Osservate i comandamenti.

Rendete in primo luogo a Dio l’onore che gli è dovuto, e soprattutto santificate il giorno del Signore, poiché lo sport non esime dagli obblighi religiosi. « Io sono il Signore Iddio tuo» — diceva l’Altissimo nel Decalogo — «Non avere altro Dio di fronte a me » [8], nemmeno cioè il proprio corpo negli esercizi fisici e nello sport: sarebbe quasi un ritorno al paganesimo. — Parimenti il quarto comandamento [9], espressione e tutela dell’armonia intesa dal Creatore in seno alla famiglia, ricorda la fedeltà agli obblighi familiari, i quali debbono anteporsi alle credute esigenze dello sport e delle associazioni sportive.

Dai divini comandamenti viene altresì protetta la vita propria ed altrui, la sanità propria ed altrui, le quali non è lecito di esporre sconsideratamente a serio pericolo con la ginnastica e lo sport [10].

Da essi traggono forza anche quelle leggi già note agli atleti del paganesimo, che i genuini sportivi mantengono giustamente come leggi inviolabili nel giuoco e nelle gare, e sono altrettanti punti di onore: schiettezza, lealtà, spirito cavalleresco, per cui aborriscono, come da macchia disonorante, dall’impiego dell’astuzia e dell'inganno; il buon nome e l’onore dell’avversario è a loro altrettanto caro e rispettabile quanto il proprio.

L’agone fisico diventa così quasi un’ascesi di virtù umane e cristiane; tale anzi deve diventare ed essere, per quanto duro sia lo sforzo richiesto, affinché l’esercizio dello sport superi se stesso, consegua uno dei suoi obiettivi morali e sia preservato da deviazioni materialistiche, che ne abbasserebbero il valore e la nobiltà.

 Ecco in breve ciò che significa la formula: Volete agire rettamente nella ginnastica, nel giuoco, nello sport. Osservate i comandamenti — i comandamenti nel loro senso obiettivo, semplice e chiaro.

Stimiamo di avervi esposto l’essenziale di ciò che la religione e la morale hanno da dire sul tema generale del vostro Congresso « Età evolutiva ed attività fisica ». Quando si rispetta accuratamente il contenuto religioso e morale dello sport, questo è chiamato ad inserirsi nella vita dell’uomo come elemento di equilibrio, di armonia e di perfezione, e come valido sussidio nell’adempimento degli altri suoi doveri.

Riponete dunque la vostra gioia nella pratica corretta della ginnastica e dello sport. Recate anche in mezzo al popolo la loro benefica corrente affinché fiorisca sempre più la sanità fisica e psichica e s’invigoriscano i corpi a servizio dello spirito; sopra ogni cosa finalmente non dimenticate, in mezzo alla fremente ed inebriante attività ginnico-sportiva, ciò che di più di tutto vale nella vita: l’anima, la coscienza, e, al vertice supremo, Dio.

Esprimendo l’augurio che la Provvidenza con la sua grazia protegga, nobiliti e santifichi lo sport e le sue attuazioni, v’impartiamo di cuore, in pegno della Nostra paterna benevolenza, l’Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XIV,
 Quattordicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1952 - 1° marzo 1953, pp. 381 - 390
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 A.A.S., vol. XXXXIV (1952), n. 17, pp. 868 - 876.

 

[1] I Cor., 6, 13, 15, 19, 20.

[2] I Cor., 15, 42-43.

[3] Rom., 7, 23.

[4] Io., 6, 64.

[5] Gal., 6, 2.

[6] I Cor., 12, 26.

[7] Matth., 19, 17-20.

[8] Ex., 20, 2-3.

[9] Ibidem,12.

[10] Ibidem,13.

 

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