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L'Anno
del Padre
Alcuni
capitoli di "pedagogia paterna" nel Nuovo Testamento
Angelo
Amato
Nel
Nuovo Testamento c'è un vero e proprio "vangelo del Padre". Gesù
stesso lo afferma: "Io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato,
egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare" (Gv 12,49).
Ispirato dal Padre, Gesù ci educa ad avere atteggiamenti e criteri di
valutazione nuovi, che spesso implicano profonda conversione del cuore.
Offriamo
qui i titoli di qualche capitolo di questa "pedagogia paterna".
1.
Le opere buone come lode al Padre
Gesù
chiama i suoi discepoli sale della terra, luce del mondo e operatori di opere
buone. Solo lo splendore delle loro opere buone può suscitare ammirazione e
lode al Padre:
"Voi
siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si
potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato
dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città
collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il
moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella
casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le
vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt
5,13-16).
2.
L'amore dei nemici
Un'opera
straordinaria e difficile che Gesù impone ai discepoli è quella di amare i
nemici, sull'esempio del Padre celeste che è benevolo verso gli ingrati e i
malvagi:
"Amate
i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro
premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo
verso gli ingrati e i malvagi" (Lc 6,35).
L'amore
ai nemici supera ogni altro precedente comandamento, che riservava carità e
amore agli amici e odio e persecuzione ai nemici. Per essere figli del Padre il
cristiano è invitato anche a pregare per i persecutori. In tal modo si
raggiunge la "perfezione" del Padre:
"Avete
inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi
dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate
figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e
sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti
se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i
pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di
straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Siate
voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,43-47).
3.
Educazione alla discrezione, alla modestia e alla semplicità
Un
altro importante capitolo di questa pedagogia paterna è dato dall'invito alla
discrezione, alla modestia, alla semplicità. Per compiacere al Padre celeste,
le buone opere come l'elemosina, la preghiera, il digiuno vanno fatte con
riserbo e umiltà:
"Guardatevi
dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro
ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei
cieli.
Quando
dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli
ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità
vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai
l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la
tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà.
Quando
pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle
sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità
vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra
nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre
tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando poi, non sprecate parole
come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate
dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor
prima che gliele chiediate [...].
"E
quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si
sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi
dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni,
profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni,
ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà" (Mt 6,1-8.16-18).
4.
Fiducia nella provvidenza del Padre
A
proposito delle preoccupazioni circa il cibo e il vestito Gesù educa i suoi
discepoli ad avere fiducia nella provvidenza del Padre, che conosce i nostri
bisogni e li soddisfa con generosità e opulenza:
"Perciò
vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e
neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale
più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate
gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai;
eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
E
chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua
vita?
E
perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo:
non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la
sua gloria, vestiva come uno di loro.
Ora
se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel
forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
Non
affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa
indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro
celeste infatti sa che ne avete bisogno" (Mt 6,25-32; cf. Lc 12,30).
5.
L'abbandono alla volontà del Pad
re
Ci
sono altri capitoli di questo esemplare vangelo del Padre, come la cura dei
piccoli, la generosità verso i bisognosi, la misericordia sconfinata, la
preghiera, la vita di comunione trinitaria, l'accoglienza dello Spirito Santo,
la tensione verso la "casa del Padre" (Gv 14,2), la vita filiale.
Qui
diciamo solo che nel corso della storia i cristiani hanno dato testimonianza
concreta nella loro vita di questi precetti del Padre: lo splendore delle opere
in Teresa di Calcutta, la preghiera per i persecutori in Massimiliano Kolbe,
l'umiltà del comportamento in Francesco d'Assisi, la fiducia nella provvidenza
del Padre in Giuseppe B. Cottolengo.
Sono
senza numero, poi, gli uomini e le donne che vivono nel nascondimento questi
atteggiamenti di abbandono filiale alla volontà del Padre:
"Signore,
Padre d'amore, di pietà e di giustizia.
Sono qui disteso su questo letto di dolore e di angoscia:
il mio corpo è indebolito, e la mia anima inginocchiata, rassegnata.
Ti ringrazio, o Dio, non per il dolore e la sofferenza, ma per tutto quello che
mi hanno aiutato a capire e a vedere.
Mio Dio, nonostante questo mio male, considerato incurabile - incurabile
dall'uomo, non da te - io ti prego, perché tu sei quello che mi ha dato la
vita,
e insieme alla vita anche la morte, non come una fine,
ma come punto di inizio per la redenzione.
Quindi, Dio dei sofferenti,
ti chiedo di darmi tutte le forze
necessarie per la mia anima,
e che queste forze possano essere assorbite anche dal mio corpo,
se questa è la tua volontà.
Rendimi immune, Signore di forza,
dalla tristezza, dalla disperazione e dalla desolazione,
che sono più letali di questo virus.
So, o grande amico, che il mio male non è una punizione,
come molti possono credere,
ma una grande opportunità per redimermi.
So, o Padre,
che questa sofferenza
non è altro che un trampolino per la mia anima
perché questa possa assumere nuova vitalità e brillare nella fontana della
vita.
Preparami ad attraversare il ponte del dolore
per giungere sulla sponda della tenera consolazione [...].
Lì non saremo più chiamati "persona malate di Aids",
ma conquistatori della vita eterna assieme a Cristo,
tuo figlio e nostro fratello. Amen".
Preghiera
di un ammalato di Aids, in L. ACCATTOLI, Cento preghiere italiane di fine
millennio, La Locusta, Vicenza 1996, p. 125-127.
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