Catechesi del 27 maggio Lo Spirito Santo
nell'Incarnazione
Gesù è collegato con lo Spirito Santo fin dal primo istante
della sua esistenza nel tempo, come ricorda il Simbolo
niceno-costantinopolitano: "Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria
Virgine". La fede della Chiesa in questo mistero si fonda sulla parola
di Dio: "Lo Spirito Santo - annuncia l'angelo Gabriele a Maria - scenderà
su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui
che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (Lc
1,35). E a Giuseppe viene detto: "Quel che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo" (Mt 1,20). Grazie all'intervento diretto dello
Spirito Santo, si attua nell'Incarnazione la suprema grazia, la "grazia
dell'unione", della natura umana con la persona del Verbo. Tale unione è
fonte di ogni altra grazia, come spiega san Tommaso (S.Th.. III, q.2,
a.10-12; q.6, a.6; q.7, a.13).
Per approfondire il ruolo dello Spirito Santo nell'evento dell'Incarnazione,
è importante ritornare ai dati che ci offre la parola di Dio.
San Luca afferma che lo Spirito Santo scende come potenza dall'alto su
Maria, la quale viene ricoperta della sua ombra. Dall'Antico Testamento noi
sappiamo che ogni qual volta Dio decide di far scaturire la vita, egli agisce
attraverso la "potenza" del suo soffio creatore: "Dalla parola
del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera"
(Sal 33,6). Ciò vale per ogni essere vivente, al punto che se Dio
"richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo
soffio, ogni carne (cioè ogni essere umano) morirebbe all'istante e
l'uomo ritornerebbe in polvere" (Gb 34,14-15). Dio fa intervenire
il suo Spirito soprattutto nei momenti in cui Israele sperimenta l'impotenza a
risollevarsi con le sole sue forze. Lo suggerisce il profeta Ezechiele nella
visione drammatica della valle sterminata piena di scheletri: "Lo Spirito
entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi" (Ez
37,10).
La concezione verginale di Gesù è "la più grande
opera compiuta dallo Spirito Santo nella storia della creazione e della salvezza"
(Dom. et viv., 50). In questo evento di grazia, una vergine viene resa
feconda, una donna, redenta fin dal suo concepimento, genera il Redentore. Si
prepara così una nuova creazione e si avvia la nuova ed eterna alleanza:
inizia a vivere un uomo che è il Figlio di Dio. Mai prima di questo
evento si era detto che lo Spirito Santo fosse sceso direttamente sulla donna
per renderla madre. Quando nella storia d'Israele si verificano delle nascite
prodigiose, l'intervento divino, quando vi si accenna, è riferito al
nascituro non alla madre.
Se ci chiediamo a qual fine lo Spirito Santo ha compiuto l'evento
dell'Incarnazione, la parola di Dio ci risponde sinteticamente, nella seconda
lettera di Pietro, che ciò è avvenuto perché diventassimo "partecipi
della natura divina" (2 Pt 1,4). "Infatti - spiega sant'Ireneo
di Lione - "questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto
uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell'uomo: perché l'uomo entrando in
comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse
figlio di Dio" (Adv. Haer. 3,19,1). Sulla stessa linea si pone
sant'Atanasio: "Quando il Verbo stette sulla santa Vergine Maria, lo
Spirito insieme con il Verbo entrò in lei; nello Spirito il Verbo si formò
un corpo e lo adattò a sé, volendo mediante se stesso unire e
condurre al Padre tutta la creazione" (Ad Serap. 1,31). Queste
affermazioni vengono riprese da san Tommaso: "L'Unigenito Figlio di Dio,
volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra
natura umana, affinché fatto uomo, facesse gli uomini dei" (Opusc.
57 in festo Corp. Christi, 1), cioè partecipi per grazia della natura
divina.
Il mistero dell'Incarnazione rivela lo stupefacente amore di Dio, di cui lo
Spirito Santo è la personificazione più alta, essendo egli l'Amore
di Dio in persona, la Persona-Amore: "In questo si è manifestato
l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, perché
noi avessimo la vita per lui" (1 Gv 4,9). Nell'Incarnazione, più
che in ogni altra opera, si rivela la gloria di Dio.
Ben a ragione nel Gloria in excelsis cantiamo: "Noi ti lodiamo,
ti benediciamo... ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa".
Questa espressione può essere applicata in modo speciale all'azione dello
Spirito Santo, che nella Prima Lettera di Pietro viene chiamato "lo Spirito
della gloria" (1 Pt 4,14). Si tratta di una gloria che è
pura gratuità: non consiste nel prendere o nel ricevere, ma solo nel
dare. Dandoci il suo Spirito, che è fonte di vita, il Padre manifesta la
sua gloria, rendendola visibile nella nostra vita. In questo senso sant'Ireneo
afferma che "la gloria di Dio è l'uomo vivente" (Adv. Haer.
IV,20,7).
Se ora cerchiamo di vedere più da vicino che cosa l'evento
dell'Incarnazione ci riveli del mistero dello Spirito, possiamo dire che questo
evento ci manifesta anzitutto che egli è la potenza benevola di Dio
che genera la vita.
La potenza che "adombra" Maria rievoca la nube del Signore che si
posava sulla tenda del deserto (cfr Es 40,34) o che riempiva il tempio
(cfr 1 Re 8,10). E' dunque la presenza amica, la prossimità
salvifica di Dio che viene a stringere un patto d'amore con i suoi figli. E'
una potenza a servizio dell'amore, che si dispiega nel segno dell'umiltà:
non solo ispira l'umiltà di Maria, la serva del Signore, ma quasi si
nasconde dietro di lei, al punto che nessuno a Nazaret riesce ad intuire che "quel
che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,20).
S. Ignazio di Antiochia esprime in modo stupendo questo mistero paradossale: "Al
principe di questo mondo rimase nascosta la verginità di Maria e anche il
suo parto, e così pure la morte del Signore. Sono questi i tre misteri
dall'alta voce che si sono compiuti nella quiete silente di Dio" (Ad
Eph. 19,1).
Il mistero dell'Incarnazione, visto dalla prospettiva dello Spirito Santo
che l'ha operato, getta luce anche sul mistero dell'uomo.
Se lo Spirito infatti opera in modo unico nel mistero dell'Incarnazione,
egli è presente anche all'origine di ogni essere umano. Il nostro essere è
un "essere ricevuto", una realtà pensata, amata e donata. Non
basta l'evoluzione a spiegare l'origine del genere umano, come non basta la
causalità biologica dei genitori a spiegare da sola la nascita di un
bambino. Pur nella trascendenza della sua azione, sempre rispettosa delle "cause
seconde", Dio crea l'anima spirituale del nuovo essere umano,
comunicandogli il soffio vitale (cfr Gn 2,7) attraverso il suo Spirito
che è "il datore della vita". Ogni figlio va visto dunque ed
accolto come un dono dello Spirito Santo.
Anche la castità dei celibi e delle vergini costituisce un riflesso
singolare di quell'amore "riversato nei nostri cuori per mezzo dello
Spirito Santo" (Rm 5,5). Lo Spirito che ha reso partecipe della
divina fecondità la vergine Maria, assicura anche a quanti hanno scelto
la verginità per il Regno dei cieli una discendenza numerosa nell'ambito
della famiglia spirituale, formata da tutti coloro che "non da sangue, né
da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono generati" (Gv
1,13).