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Noi,
testimoni della verità
Erich
B. Kusch
Il
Giubileo dei Giornalisti si configura come uno degli appuntamenti più
importanti tra le celebrazioni dell’Anno Santo, non per il numero di persone
che parteciperanno agli eventi in programma, perché momenti come il Giubileo
dei Giovani assicureranno una presenza ben più consistente, quanto piuttosto
per l’importanza e l’impatto che i mass media hanno nella società
contemporanea. E di questa importanza, di cui ogni operatore che svolge il
proprio lavoro in modo serio e responsabile, crea un valore aggiunto, la
Chiesa è sempre stata consapevole e questo nostro Papa più di altri, agendo
in un momento storico in cui le strade della comunicazione si moltiplicano e
arrivano dove un tempo non potevano. I numerosi viaggi di Sua Santità hanno sì
favorito la diffusione del messaggio evangelico, ma senza l’eco che ne ha
dato la stampa di tutto il mondo la “buona novella” sarebbe stata limitata
ai presenti, che pure erano migliaia, in molti casi milioni. Eravamo con il
Papa mentre salutava all’Avana l’ultimo rappresentante di un regime
socialista; siamo stati con Lui e con i giovani di Manila, Denver e Parigi;
abbiamo incontrato con Lui tutti i potenti del mondo e tutti i diseredati
della Terra. Eravamo con i missionari massacrati nell’Africa Centrale, con
le suore vittime di violenza nell’ex Jugoslavia, con volontari nei Balcani;
con Madre Teresa in India, con Don Luigi Di Liegro nei campi nomadi delle
metropoli. Abbiamo visto, sentito e letto i racconti di terribili atrocità e
di meravigliose conquiste. Sappiamo
ora dove il messaggio di questo grande Papa è arrivato e dove la Chiesa
ancora dovrà lavorare. Lo sappiamo grazie al lavoro onesto e faticoso di
migliaia di colleghi che spesso tra mille difficoltà, censure e opposizioni
difendono la loro libertà, la libertà del messaggio, la voglia di arrivare a
tutti, di comunicare cultura “nel rispetto dei valori e della verità che la
costituisce” senza i quali “diventa lettera morta, esercizio
intellettualistico, privilegio di pochi anziché dono per molti” come ha
detto il cardinal Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.
Giovanni Paolo II, e con Lui la Chiesa del Terzo Millennio, ha saputo cogliere
meglio di chiunque altro il valore della comunicazione attraverso i mass
media, ha avuto la sensibilità di uomo moderno, ispirato dalla profondità
del sentimento religioso, che sa che il messaggio di Gesù oggi non può
prescindere dal mezzo attraverso il quale viene diffuso. “Non è esagerato
insistere sull’impatto dei mezzi di comunicazione sociale nel mondo di oggi
– ha detto Giovanni Paolo II -. L’avvento nella società
dell’informazione è una vera e propria rivoluzione culturale, che rende i
mezzi di comunicazione sociale il “primo areopago del tempo moderno” nel
quale l’interscambio di idee e valori è costante. Attraverso i mezzi di
comunicazione sociale, la gente entra in contatto con persone ed eventi,
formandosi una propria opinione sul mondo in cui vive e configurando un
proprio modo di intendere il significato della vita. Per molti l’esperienza
vitale è, in buona parte, un’esperienza di comunicazione sociale” solo
per citare uno dei passi più interessanti tra i 24 messaggi dedicati al tema
durante il pontificato. Un messaggio antico di 2000 anni può attraversare i
mezzi più moderni per arrivare all’umanità più lontana, fisicamente e
spiritualmente. Ora il problema che si pone all’operatore del settore, ai
giornalisti che accogliamo nella città della Chiesa cattolica, è come
diffondere il messaggio senza subire manipolazioni e censure, con un
linguaggio chiaro e comprensibile in cui chi scrive è solo un mezzo, appunto
un “media”, e non protagonista del messaggio. Mi auguro che i momenti di
riflessione del nostro Giubileo ci aiutino a capire ed approfondire anche
questi temi. Intanto per garantire al meglio il compito a chi deve lavorare
“sul” Giubileo, è nato il Centro Stampa dell’Agenzia romana per la
preparazione del Giubileo, che ho l’onore di dirigere da alcuni mesi. Un
luogo di lavoro bello e confortevole, ma anche dotato dei più moderni
strumenti affinché, neanche del difficoltà nell’esercizio della
professione possano costituire un alibi sulla qualità del prodotto finale. E
questo Centro è a disposizione di tutti i colleghi che quest’anno saranno a
Roma per seguire il più grande degli eventi comunicativi della Chiesa
contemporanea, il Giubileo del passaggio di Millennio. E in questi giorni
accoglierà gli oltre seimila colleghi che hanno scelto di vivere in prima
persona come giornalisti, e prima di tutto come donne e uomini del 2000,
l’incontro con la Chiesa.
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