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L’apertura
della Porta Santa
Dario Busolini
La prima Porta Santa di San Pietro, per la sua importanza, fu detta “porta
d’oro”, e si dà per certo che il primo papa ad aprirla sia stato
Alessandro VI. Il quale si uniformò, regolandola, ad una tradizione
precedente. Conosciamo tutti i particolari della cerimonia grazie al diario
del maestro di cerimonie di papa Alessandro, Johannes Burckhard, che la
descrive così: “Lunedì 23 dicembre 1499. Il papa mi chiese che cosa
pensassi fosse necessario per l’inizio del giubileo e l’apertura della
Porta d’Oro della basilica di San Pietro. Risposi che mi sembrava opportuno
che i muratori preparassero la rottura della porta, in modo che fosse già
aperta quando sua Santità sarebbe andata ai Vespri. Giunto alla basilica, il
papa avrebbe dato un colpo di martello mentre i muratori avrebbero sfondato il
muro. Il papa e i cardinali, senza dover attendere nella polvere, sarebbero
entrati dalla porta centrale per cantare i vespri all’altare principale e
poi riusciti, mentre il papa, dopo aver pregato, sarebbe entrato invece dalla
porta dorata. Martedì 24 dicembre, vigilia di Natale. Prima dell’arrivo del
papa a San Pietro, si pose una porta di marmo decorata nella parte esterna
della Porta d’Oro. La cornice di questa porta era disegnata in modo da
superare di due palmi la larghezza voluta, mentre l’altezza era la stessa
dell’apertura. all’interno della basilica il muro fu assottigliato... La
stessa parete fu perforata al centro, con un’altezza di circa un metro e
ottanta a partire da terra e con una larghezza di circa 25 centimetri. I lati
furono chiusi senza calce in modo che il papa vi potesse dare il colpo
necessario per l’apertura.
Sua Santità, discesa dalla portantina, venne ad aprire la porta a piedi.
Ricevette dalle mani di mastro Tommaso Matarazzi, preposto agli edifici, un
martello da muratore con il quale diede uno o più colpi sulla parte centrale
già aperta, nella quale erano stati posti mattoni fittizi. Il papa li fece
cadere per terra e poi ritornò a sedersi. Gli operai continuarono e ruppero
il resto del muro, mezz’ora dopo, mentre i cantori intonavano le antifone e
i Salmi”. Per costruire questa prima porta santa, fu necessario abbattere
alcuni muri della primitiva basilica di San Pietro. Distruggendo, purtroppo,
la bella cappella medievale, ornata di mosaici, dove era il sontuoso altare
reliquiario che custodiva il sudario della Veronica, poi trasportato altrove.
Ma qui, appunto, c’era il bravo Burckhard a vigilare che le cose si
facessero secondo liturgia. Accadde di peggio nella basilica di San Paolo,
dove i monaci, che non avevano mai sentito parlare di porte sante da dover
aprire anche nella loro chiesa per il giubileo, non sapendo in che punto
mettere mano al piccone finirono col bucare in tre posti diversi il fianco
occidentale della basilica!
Il
crollo del tetto
“Nel
pomeriggio del 29 giugno 1500 papa Alessandro sedeva in una stanza del
Vaticano. Quando, all’improvviso, si scatenò un violentissimo temporale.
Una raffica di vento abbatté un comignolo del palazzo, che sfondò il tetto e
rovinò il soffitto della stanza del papa, travolto da una valanga di macerie
e calcinacci. Sconvolti, alcuni domestici cominciarono a gridare: “il papa
è morto! il papa è morto!”. In un baleno, la voce corse per tutta Roma e
per un attimo si rischiò un bagno di sangue generale: gli spagnoli e il loro
partito, infatti, si radunarono da una parte, risoluti a difendere i loro
privilegi, mentre gli avversari dei Borgia corsero alle spade per
toglierglieli. Ma una salva di cannone da Castel S. Angelo annunciò che,
invece, il papa era stato tirato fuori vivo dalle macerie, mentre erano morti
quelli che gli stavano attorno. Impaurito, Alessandro VI, appena si ristabilì,
fece una specie di pubblico atto penitenziale, promettendo che si sarebbe
impegnato a fondo per la riforma dei costumi propri e dell’intera Chiesa.
Però, bastarono pochi giorni, ed il suo temperamento allegro e spensierato
ebbe di nuovo il sopravvento”. L’evento
fu interpretato come un celeste presagio inviato ad una Roma che, nel periodo
dei Borgia, non godeva certo di una fama edificante. La corruzione e la
violenza non erano limitate solo ai livelli più alti: le cronache
registravano quasi giornalmente casi di stupri, furti di oggetti sacri,
cadaveri di vittime di omicidi ripescati nel Tevere, ed altre cose che
vogliamo risparmiarvi, pure durante l’Anno Santo. Ma i pellegrini erano
gente abituata a vedere certe cose anche nei propri paesi di provenienza.
Anzi, la convinta testimonianza cristiana dei fedeli
produsse un salutare, anche se non sufficiente, scossone sulle anime di
tanti. Come disse un monaco camaldolese:
“Grazie
a Dio, sono davvero lieto nel vedere che, fra tanta decadenza dei costumi,
esistono ancora migliaia di persone capaci di non lasciarsi trascinare alla
rovina in questa città, diventata come Sodoma”.
Alessandro
VI (1492 - 1503)
Forse
è il Papa più discusso di tutti i tempi. Nipote di Callisto III, della
famiglia Borgia, di origine spagnola, viene fatto cardinale appena laureatosi
a Bologna divenendo subito molto influente nella Curia Romana. Nel periodo in
cui è cardinale conduce una vita dissoluta e disordinata. Ha vari figli con
alcune nobildonne romane, fra cui Giovanni, Cesare e la famosa Lucrezia. Viene
eletto Papa a ferragosto del 1492 con l’appoggio di Ascanio Sforza.
L’eccessivo favore nei confronti degli spagnoli, gli aiuti ai figli, il suo
comportamento, il lusso della Curia, gli scandali che vedono protagonista la
figlia Lucrezia, sono tutti fattori che influiscono negativamente sulla sua
popolarità. L’unica cosa positiva del suo pontificato è l’amore per
l’arte e la disponibilità verso gli artisti. In Vaticano fa affrescare
l’appartamento Borgia dal Pinturicchio; a Santa Maria Maggiore fa
ricostruire il soffitto; ordina la trasformazione di Castel Sant’Angelo in
fortezza affidando i lavori al Sangallo. La sua morte è avvolta nel mistero.
Ufficialmente Alessandro VI muore di apoplessia il 18 agosto 1503; non pochi
sono coloro che sostengono che il decesso è avvenuto per avvelenamento.
Dalla
Storia dell’Anno Santo di Dante Alimenti, Editrice Velar, Bergamo 1983
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