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L’omelia
del cardinale Roger Etchegaray nella messa in Basilica
“Portate
la maglietta della speranza”
“Se il
Santo Padre ha messo voi alla testa della carovana cristiana che entra nel nuovo
millennio, non è perché sta pensando a voi, prima di tutto, come a coloro che
dovranno costruire il mondo di domani, ma perché vi prende sul serio proprio
come siete oggi”. Con queste parole il Card. Ertchegaray si è rivolto agli
oltre 12 mila ragazzi e bambini stranieri raccolti nella basilica di San Pietro
per la S. Messa. Nella fetta di età che voi rappresentate, Egli vede
rispecchiato il mondo di sempre, un mondo incantatore e caotico allo stesso
tempo: dopo l’età dei sogni e dei fervori, ecco che - i più grandi fra voi -
vi trovate alla soglia di una società che ancora vi sentite incapaci di
comprendere… Ma non vi scoraggiate: proprio per questo siete venuti qua in
pellegrinaggio… accompagnati da adulti, genitori ed educatori, che conoscono
il terreno su cui hanno piantato la tenda, e conoscono meglio ancora Colui che
è la Vita, il Cristo Gesù. Voi che tifate per qualche squadra locale o
nazionale, affezionatevi soprattutto alla Chiesa, la “supersquadra”
che ha un Capitano sempre vincitore, vincitore della più grande coppa
mondiale, nella quale l’umanità è stata affrontata dalla morte. Forza!
Portate la maglietta della Speranza! …Portate nel cuore Colui che vi ha
rivelato che dare la propria vita non significa perdere ma, al contrario,
vincere sempre. Il Vangelo è più di uno scudetto, più di un messaggio, è una
vita. Vita bella, vita donata. Forza! Su tutti i campi sportivi, su tutti gli
spalti della vita ripetete: A che serve all’uomo produrre sempre di più se
non sa condividere con i fratelli? A che serve all’uomo andare sempre più
veloce se non sa dove va? A che serve all’uomo esplorare nuovi pianeti se non
sa rendere la terra più abitabile? A che serve all’uomo guadagnare
l’universo intero se poi perde la sua anima?” Ricordando poi le sofferenze
che ancora oggi patiscono tanti bambini, ha invitato tutti a “sollecitarci
alla Speranza che il Grande Giubileo ha come missione di far fiorire sulle terre
più aride. Cari amici, proclamiamo lo “stato di Speranza”. Non con discorsi
o manifesti, ma liberando Gesù Cristo. Lui che abbiamo trattenuto troppo spesso
prigioniero dei nostri egoismi e delle nostre debolezze. È Lui che deve essere
liberato, affinché partano dal nostro cuore, e non da un fuoco d’artificio di
fine anno, i 2000 razzi della Speranza che rinnoveranno e ringiovaniranno la
faccia della terra”.
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