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Cristiani,
la sofferenza che unisce
Massimo Aquili
A più riprese le cronache del Giubileo ci
consegnano salutari quanto
coraggiosi scossoni, vere e proprie sfide per la Chiesa ed i suoi
interlocutori. Giunti quasi a metà del guado millenario, li abbiamo negli
occhi, se non altro per l’eco di eventi e celebrazioni memorabili. Oggi, è
la volta della Commemorazione ecumenica dei testimoni della fede del XX
secolo. La voce del Santo Padre mai così intensa e profonda risuona tra le
vestigia di Roma antica, insieme al racconto delle persecuzioni di cattolici
come di ortodossi, anglicani, protestanti…
Ed è ancora una celebrazione nel segno dell’unità dei cristiani, una
dimensione che attraversa in modo trasversale il Giubileo. Davvero il
Calendario dell’Anno Santo del bimillenario dell’Incarnazione è diverso
da ogni altro proprio perché pervaso dall’impeto ecumenico di Giovanni
Paolo II. Torna alla mente l’apertura della Porta Santa della basilica di
San Paolo, il 18 gennaio del 2000, spostata dal tradizionale 25 dicembre per
farla coincidere con l’inizio della Settimana di preghiera per l’unità
dei cristiani. L’unica Porta Santa aperta - come si disse - a “sei
mani”. Al fianco del Papa, spingendo i battenti insieme, c’erano il
metropolita Athanasios e il Primate Anglicano Carey. La tensione verso
l’unità non si perde mai. Nel suo pellegrinaggio giubilare in Terra Santa
il Papa presiede un incontro ecumenico nella Sala del trono del Patriarcato
greco-ortodosso di Gerusalemme, dove l’ecumenismo si intreccia al
dialogo con le altre religioni monoteiste, al rapporto con Ebrei e
Musulmani. Così nella giornata dedicata alla purificazione della memoria, il
12 marzo del Grande Giubileo, il Santo Padre chiede perdono per i peccati che
hanno compromesso l’unità del Corpo di Cristo: scomuniche, persecuzioni,
divisioni… Perché la colpa impedisce sempre di nuovo i passi possibili e
necessari verso l’unità. Eventi, incontri, celebrazioni la cui preparazione
parte da lontano. Già nel primo e fondamentale documento giubilare, la
lettera Tertio Millennio Adveniente, il Papa aveva chiesto a tutti i cristiani
di giungere al 2000 “se non del tutto uniti almeno prossimi a superare le
divisioni del secondo millennio”. E indicato la strada meno ardua:
“Puntare sulle cose che ci uniscono”: i martiri e la carità. Frutti
cospicui del lungo cammino si raccolgono anche nel 1999. Ed è storia. A
maggio dello scorso anno il Santo Padre visita la Romania, dove è
fraternamente accolto dal Patriarca ortodosso. E’ il primo viaggio in un
Paese a maggioranza ortodossa. A novembre, di ritorno dal viaggio in India, il
Papa fa tappa di 24 ore in Georgia e si incontra con il Patriarca ortodosso
Ilia II. Anche con i protestanti viene compiuto un passo storico. Il 31
ottobre del 1999 ad Ausburg, in Germania, il cardinale Cassidy e il presidente
della Federazione luterana mondiale Krause firmano la dichiarazione congiunta
sulla dottrina della giustificazione. E’ la base comune per il prossimo
dialogo, è la fine di cinque secoli di scomuniche.
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