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Il
Giubileo nuova primavera di fede
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Crescenzio Sepe
Compiuta
la metà del percorso giubilare, dopo che il Congresso Eucaristico
Internazionale ha impresso sull’Anno Santo il sigillo di Colui che è al
centro di ogni celebrazione, Gesù Cristo incarnato e perennemente presente
nella storia dell’uomo attraverso l’Eucaristia, si è tentati di tracciare
un primo “bilancio” di questo grande evento di fede. “Bilancio”, in
realtà, non è il termine esatto. Sia perché la seconda metà del Giubileo
presenta un calendario di eventi altrettanto importanti e significativi della
prima, sia perché “bilancio” è una parola contabile, che fa pensare a
numeri e percentuali. E i numeri e le percentuali, che pure esistono, persino
in misura maggiore rispetto alle previsioni, non sono il criterio migliore per
valutare un Giubileo. E comunque non riguardano noi: appartengono semmai ad
altri organismi pur impegnati - in altro modo - sul Giubileo. L’Anno Santo,
infatti, ha una dimensione prima di tutto interiore e solo Dio conosce gli
effetti della Sua grazia sulle anime dei milioni di pellegrini che,
quotidianamente, attraversano in preghiera le Porte Sante e ricevono
l’indulgenza giubilare a Roma, in Terra Santa e nelle Chiese locali di tutto
il mondo. Tuttavia, dal momento che queste folle di pellegrini sono un dato
concreto e visibile, almeno una considerazione s’impone: il Grande Giubileo
del 2000 ci ha già mostrato (e continuerà a mostrare nei mesi a venire) la
confortante immagine di una Chiesa capace di manifestarsi al mondo, attirare
l’attenzione della società del nuovo millennio, parlare alle moltitudini di
ogni continente. E quindi l’immagine, e l’esistenza, di quel “Popolo di
Dio in cammino” lungo le strade della storia, già delineata dal Concilio
Vaticano II, che nel Giubileo sta trovando un approdo unico e straordinario.
Un “Popolo di Dio” dal volto sobrio e alternativo, semplice, fatto di
gente che sa respingere le lusinghe del consumismo e le sirene della società
super-tecnologizzata in nome di valori che, lungi dall’appartenere ad un
lontano passato, si confermano invece come gli unici possibili per un futuro
di speranza. La speranza, del resto, è il comune denominatore degli eventi di
questo Giubileo, di quelli trascorsi e di quelli che si profilano
all’immediato orizzonte: la Giornata Mondiale dei Giovani e il Giubileo
delle Famiglie, innanzitutto, e, tra l’una e l’altro, il pellegrinaggio a
Roma della Madonna di Fatima. A metà del suo percorso, dunque, il Giubileo si
presenta e si conferma come un entusiasmante itinerario di fede che, tappa
dopo tappa, avvicina a Cristo gli uomini e le donne dei nostri giorni.
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