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A misura d’umanità
Dovrebbero essere finalmente cancellate dalla legislazione degli Stati le
norme contrarie alla dignità e ai fondamentali diritti dell'uomo, come pure
le leggi che ostacolano l'esercizio della
libertà religiosa per i detenuti. Saranno pure da rivedere i regolamenti
carcerari che non prestano sufficiente attenzione ai malati gravi ed a quelli
terminali; ugualmente si devono potenziare le istituzioni preposte alla tutela
legale dei più poveri. Ma anche nei casi in cui la legislazione è
soddisfacente, molte sofferenze derivano ai detenuti da altri fattori
concreti. Penso, in particolare, alle condizioni precarie dei luoghi di
detenzione in cui i carcerati sono costretti a vivere, come pure alle
vessazioni inflitte talvolta ai detenuti per discriminazioni dovute a motivi
etnici, sociali, economici, sessuali, politici e religiosi. Talvolta il
carcere diventa un luogo di violenza assimilabile a quegli ambienti dai quali
i detenuti non di rado provengono. Ciò vanifica, com'è evidente, ogni
intento educativo delle misure detentive.
Altre difficoltà sono incontrate dai reclusi per poter mantenere regolari
contatti con la famiglia e con i propri cari, e gravi carenze spesso si
riscontrano nelle strutture che dovrebbero agevolare chi esce dal carcere,
accompagnandolo nel suo nuovo inserimento sociale.
L’appello ai governanti
Continuando
una tradizione instaurata dai miei Predecessori in occasione degli Anni
Giubilari, mi rivolgo con fiducia ai Responsabili degli Stati per invocare un
segno di clemenza a vantaggio di tutti i detenuti: una riduzione, pur modesta,
della pena costituirebbe per i detenuti un chiaro segno di sensibilità verso
la loro condizione, che non mancherebbe
di suscitare echi favorevoli nei loro animi, incoraggiandoli nell'impegno del
pentimento per il male fatto e sollecitandone il personale ravvedimento.
L'accoglimento di questa proposta da parte delle Autorità responsabili,
mentre inviterebbe i detenuti a guardare al futuro con nuova speranza,
costituirebbe anche un segno eloquente del progressivo affermarsi nel mondo,
che si apre al terzo Millennio cristiano, di una giustizia più vera, perché
aperta alla forza liberatrice dell'amore. Invoco le benedizioni del Signore su
quanti hanno la responsabilità di amministrare la giustizia nella società,
come anche su coloro che sono incorsi nei rigori della legge. Voglia Iddio
essere largo con ciascuno dei suoi lumi e colmare tutti dei suoi celesti
favori. Ai detenuti ed alle detenute di ogni parte del mondo assicuro la mia
spirituale vicinanza, tutti stringendo a me in un ideale abbraccio quali
fratelli e sorelle in umanità.
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