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Catechesi,
i tanti modi di approfondire la Fede
Laura
Galimberti
E’
il canto ad accogliere i giovani
che puntuali, anzi spesso in anticipo rispetto
all’ora prevista, le 10 del mattino, confluiscono nelle chiese, nelle
piazze, nei parchi, negli stadi per ascoltare la voce degli oltre 330 Vescovi
e Cardinali giunti con i giovani da tutto il mondo. Dal canto alla Parola, che
è messaggio per tutti: per i non
udenti riuniti nella chiesa di
San Gregorio VII, per i disabili mentali
raccolti nell’Aula Paolo VI. Sono catechesi impegnative, centrate sul
mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, quelle che per gruppi
linguistici, ritmano i tre giorni di permanenza a Roma dei giovani prima
della Veglia di Tor Vergata: “L’Emmanuele Dio con noi” , “Cristo ha
dato se stesso per noi” e “Santi del nuovo millennio”.
Silenzio, attenzione. I giovani seguono
le parole dei Vescovi, ne sottolineano con gli applausi alcuni passaggi,
appuntano certe parole. Poi si interrogano, anzi interrogano loro i vescovi
toccando nel profondo i passaggi forti che connettono la scelta
di credere alla vita: sofferenza, impegno cristiano, libertà,
sessualità, coerenza. Vogliono approfondire il loro cammino, con una sete di
verità che si percepisce dal clima che avvolge i luoghi. Hanno fatto tanta
strada i giovani del terzo millennio, non solo per l’arte o la cultura.
Risuona la domanda forte e categorica che il Santo Padre ha rivolto loro nella
celebrazione d’accoglienza. “Cosa siete venuti a cercare, anzi chi siete
venuti a cercare?”. Con la sicurezza che possiede solo chi conosce il suo
gregge e lo ama, il Santo Padre ha lasciato che fossero loro stessi a dare al
mondo la loro risposta. Il silenzio si è ritmato con un solo nome: Gesù. I
700 mila giovani ne danno conferma nelle catechesi di questi giorni, donati
all’ascolto della Parola, a quella catechesi che è desiderio, sete e
passione di verità per vivere un presente nella vera libertà. Sono le 12 e
al termine del dialogo intrecciatosi tra Vescovi e giovani, ci si prepara a
celebrare la Messa. I luoghi continuano ad affollarsi. Si danza, si canta e si
prega con tanta gioia in queste liturgie, con autentica commozione e
guardandosi intorno con tanto stupore. Lo sottolinea in un passaggio della sua
catechesi anche Mons. Crescenzio Sepe:
“lo stupore, la meraviglia sono i doni più belli che rendono testimonianza
dell’immenso amore di Dio che incanta, coloro che hanno il coraggio di
guardarlo. E’ la sua presenza che suscita meraviglia, gioia, entusiasmo,
speranza, volontà di vivere e di testimoniarlo come Vita e sorgente di Vita;
suscita voglia di santità e di cambiamento nel mondo e in se stessi. Siate
Santi, come Dio è santo, come è Santo Gesù Cristo. E’ questa una chiamata
che umanamente è al di sopra delle nostre deboli forze umane, ma è
realizzabile anche per noi, come è stato possibile a tanti giovani in questi
duemila anni; è possibile se teniamo lo sguardo fisso su Cristo, se ci
irrobustiamo di quella speranza che solo lui ci può donare”. Ma cosa prova
un Cardinale a vedere così tanti giovani assetati di verità e catturati
dalla gioia? “E’ una gioia che contagia, e rinnova anche noi” risponde
il Cardinale Dionigi Tettamanzi.
“Chi conosce veramente i giovani, perché a loro è vicino giorno dopo
giorno, sa bene di quale amore siano capaci”. Così vescovi e cardinali
escono tra i ragazzi al termine della celebrazione. Per loro sorrisi, strette
di mano, occhi che ringraziano per quel raggio di luce, che ha illuminato
con colori nuovi l’orizzonte del quotidiano.
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