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Una
speranza da condividere con gli uomini del nostro tempo
Dario Busolini
“Cosa significa per noi essere santi? Significa essere un
segno di contraddizione rispetto ai valori della società; significa perdonare
e riconciliarsi; significa operare nella nostra vita di tutti i giorni
rinnovati dall'Amore di Dio; significa essere portatori di speranza presso
coloro che non hanno speranza; significa vivere in Cristo, Colui che ci ama
con tutti i nostri pregi e difetti; significa essere pronti ad andare
controcorrente e a portare il peso della croce". I 300 giovani delegati
di 128 Conferenze Episcopali del Mondo e 50 associazioni e movimenti
ecclesiali che hanno partecipato dal 12 al 15 agosto al VII Forum
Internazionale dei Giovani, organizzato a Roma dalla Sezione Giovani del
Pontificio consiglio per i Laici, hanno proposto la santità come programma di
vita per i coetanei di tutto il mondo. Dedicando a tale tema il messaggio
finale del Forum, letto alla presenza del Papa e dei giovani domenica 20 a Tor
Vergata. Il Forum non è un congresso, ma un'occasione di confronto e
arricchimento reciproco a livello internazionale. Per questo a conferenze di
testimoni ed esperti della Chiesa di oggi (sono intervenuti il Presidente del
Pontificio Consiglio per i Laici Cardinale James Francis Stafford, i Vescovi
André-Mutien Léonard e Rino Fisichella, il fondatore del Sermig Ernesto
Olivero e i teologi Jesus Castellano, Thimoty O'Donnell e Dominique Sentucq),
seguono sempre momenti di dialogo, di preghiera ed anche di svago in comune.
"Al termine di ogni giornata, tutti i gruppi di studio condensano in una
frase il loro lavoro. Queste frasi, opportunamente messe insieme, formano poi
il messaggio conclusivo del Forum, indirizzato ai giovani del mondo"
spiega lo svizzero Olivier Dinichert, membro dell'equipe di redazione.
"Abbiamo voluto rispondere all'invito del Santo Padre ad essere i santi
del nuovo millennio, chiedendoci come fare. Per questo nel messaggio abbiamo
voluto indicare quelli che, secondo noi, sono i tre cardini della santità:
l'accrescimento della fede, la condivisione della fede e l'azione nel
quotidiano". "Certo, le
nostre culture, il nostro background e le nostre stesse Chiese di provenienza
restano diverse" aggiunge il maltese Ivan Farrugia, "ma noi ci
sentiamo parte di un'unica Chiesa che cresce e migliora. E vogliamo restare
dentro questa Chiesa universale proprio per aiutarla a crescere e
migliorarsi". Secondo l'italiana Anna Santoro "il Forum è stata
un'esperienza bellissima, che ci ha lasciato l'immagine di una Chiesa giovane
pronta ad affrontare le sfide del nuovo millennio". Il compito dei
giovani nella Chiesa del 2000 è ben delineato dal seguito del messaggio:
"Le diverse espressioni della stessa Fede, secondo le differenti culture,
rappresentano per noi la motivazione ad assumerci le nostre responsabilità e
ad essere attivi nelle nostre Chiese locali. Impegniamoci a renderle più
vive, piene di giovani e più adatte alle situazioni particolari. Partecipiamo
apertamente alle discussioni sul ruolo dei giovani nella Chiesa e della Chiesa
nel mondo. Accettiamo e rispettiamo tutti coloro che vivono una fede diversa e
prendono strade diverse nella vita per costruire un mondo di pace"
convinti che "l'unica risposta è Cristo… il Cristo di Ieri, di Oggi e
di Sempre". Tra i momenti più toccanti del Forum, quelli in cui giovani
appartenenti a paesi o popoli tradizionalmente ostili hanno potuto finalmente
scambiarsi parole di perdono e di pace. Come hanno fatto, nel corso di una
liturgia penitenziale, il delegato degli Stati Uniti Alex Madrigal
(appartenente alla comunità cubana esule a Miami) e Innaris Suarez Cardenas,
rappresentante di Cuba, o il delegato del Belgio e quello dell'ex colonia del
Congo.
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