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SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ
DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO E NELLA XXXIV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
1° gennaio 2001
1. "I Pastori andarono senza indugio e trovarono Maria, Giuseppe e
il Bambino, che giaceva nella mangiatoia" (Lc 2,19).
Oggi, Ottava del Natale, la liturgia ci sollecita con queste parole a
camminare, con nuovo e consapevole fervore, verso Betlemme per adorare il
divino Bambino, nato per noi. Ci invita a seguire i passi dei pastori che,
entrati nella grotta, riconoscono in quel piccolo essere umano, "nato da
donna, nato sotto la legge" (Gal 4,4), l'Onnipotente che si è
fatto uno di noi. Accanto a Lui, Giuseppe e Maria sono silenziosi testimoni
del prodigio del Natale. Ecco il mistero che anche noi, oggi, stupiti
contempliamo: è nato per noi il Signore. Maria ha dato "alla luce il Re
che governa il cielo e la terra per i secoli in eterno" (cfr Sedulio).
Restiamo estasiati dinanzi alla scena che l'Evangelista ci racconta.
Fermiamoci, in modo particolare, a contemplare i pastori. Modelli
semplici e gioiosi della ricerca umana, essi, specialmente nel contesto del
Grande Giubileo, pongono in evidenza quali devono essere le condizioni
interiori per incontrare Gesù.
La disarmante tenerezza del Bambino, la sorprendente povertà in cui Egli
si trova, l'umile semplicità di Maria e Giuseppe, trasformano la vita dei
pastori: essi diventano così messaggeri di salvezza, evangelisti ante
litteram. Scrive san Luca: "I pastori poi se ne tornarono
glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era
stato detto loro" (Lc 2, 20). Partirono felici ed arricchiti da un
evento che aveva cambiato la loro esistenza. C'è, nelle loro parole, l'eco
d'una gioia interiore che si fa canto: "Se ne tornarono glorificando e
lodando Dio".
2. Anche noi, in quest'Anno giubilare, ci siamo messi in cammino per
incontrare Cristo, il Redentore dell'uomo. Varcando la Porta Santa,
abbiamo sperimentato la sua misteriosa presenza, grazie alla quale è data
all'uomo la possibilità di passare dal peccato alla grazia, dalla morte alla
vita. Il Figlio di Dio, che si è fatto carne per noi, ci ha fatto sentire il
possente richiamo alla conversione e all'amore.
Quanti doni, quante occasioni straordinarie ha offerto ai credenti il
Grande Giubileo! Nell'esperienza del perdono ricevuto e donato, nel ricordo
dei martiri, nell'ascolto del grido dei poveri del mondo e nelle testimonianze
colme di fede tramandateci dai nostri fratelli credenti di tutti i tempi,
anche noi abbiamo scorto la presenza salvifica di Dio nella storia. Abbiamo
come toccato con mano il suo amore che rinnova la faccia della terra. Tra
qualche giorno si concluderà questo speciale tempo di grazia. Come ai pastori
accorsi ad adorarlo, Cristo chiede ai credenti, ai quali ha offerto la gioia
di incontrarlo, una coraggiosa disponibilità a ripartire per
annunciare il suo Vangelo antico e sempre nuovo. Li invia a vivificare la
storia e le culture degli uomini con il suo messaggio salvifico.
3. "I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio"
(Lc 2,30). Anche noi, incoraggiati ed arricchiti dalla grazia
giubilare, iniziamo questo nuovo anno che il Signore ci dona. Ci siano di
conforto le parole della prima Lettura, che rinnovano la benedizione del
Creatore: "Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia
brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te
il suo volto e ti conceda pace" (Nm 6, 24-25). Ci doni il Signore
la sua pace, la pace non frutto di compromessi umani, ma sorprendente effetto
del suo sguardo benevolo su di noi. Ecco la pace che invochiamo quest'oggi,
celebrando la trentaquattresima Giornata Mondiale della Pace.
Con grande affetto, saluto gli illustri Signori Ambasciatori del Corpo
Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, presenti a questa solenne
liturgia. Saluto, in modo particolare, il caro Monsignor François Xavier Nguyên
Van Thuân, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace,
e con lui i Collaboratori del Dicastero che ha il compito specifico di
rappresentare la sollecitudine del Papa e della Sede Apostolica per la
promozione di un mondo più giusto e concorde. Saluto le Autorità e quanti
hanno voluto intervenire a quest'incontro di preghiera per la pace. A tutti
vorrei idealmente riproporre il Messaggio per la Giornata Mondiale della
Pace di quest'anno, nel quale ho affrontato un argomento particolarmente
attuale, il "Dialogo tra le culture per una civiltà dell'amore e
della pace".
4. Rinnovo oggi, in questa suggestiva cornice liturgica, ad ogni persona di
buona volontà l'invito accorato a percorrere con fiducia e tenacia la via
privilegiata del dialogo. Solo così le ricchezze specifiche, che
caratterizzano la storia e la vita degli uomini e dei popoli, non andranno
disperse, ma, al contrario, potranno concorrere a costruire un'era nuova di
fraterna solidarietà. Sia sforzo di tutti promuovere un'autentica cultura
della solidarietà e della giustizia, strettamente "collegata con il
valore della pace, obiettivo primario di ogni società e della convivenza
nazionale e internazionale" (Messaggio per la Giornata mondiale della
Pace, 18).
Ciò è ancor più necessario nell'attuale contesto mondiale, reso
complesso dalla diffusa mobilità umana, dalla comunicazione globale e
dall'incontro non sempre facile tra culture diverse. Al tempo stesso, va con
vigore ribadita l'urgenza di difendere la vita, fondamentale bene
dell'umanità, giacché "non si può invocare la pace e disprezzare la
vita" (Ibid., 19).
Rivolgiamo al Signore la nostra preghiera, perché il rispetto di questi
valori di fondo, patrimonio d'ogni cultura, contribuisca alla costruzione
dell'auspicata civiltà dell'amore e della pace. Questo ci ottenga Cristo,
Principe della Pace, che contempliamo nella povertà del presepe.
5. "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole nel
suo cuore" (Lc 2,19).
Quest'oggi la Chiesa celebra la Solennità di Maria, Madre di Dio.
Dopo averla presentata come Colei che offre il Bambino alla sollecita ricerca
dei pastori, l'evangelista Luca ci dona un'icona di Maria, semplice e maestosa
insieme. Maria è la donna di fede, che ha fatto posto a Dio nel suo
cuore, nei suoi progetti, nel suo corpo, nella sua esperienza di sposa e di
madre. E' la credente capace di cogliere nell'inconsueta vicenda del Figlio
l'avvento di quella "pienezza del tempo" (Gal 4,4 ), nella
quale Dio, scegliendo le semplici vie dell'esistenza umana, ha deciso di
coinvolgersi personalmente nell'opera della salvezza.
La fede porta la Vergine Santissima a percorrere strade sconosciute ed
imprevedibili, continuando a serbare tutto nel suo cuore, cioè nell'intimità
del suo spirito, per rispondere con rinnovata adesione a Dio e al suo disegno
di amore.
6. A Lei rivolgiamo, all'inizio di questo nuovo anno, la nostra preghiera.
Aiuta anche noi, o Maria, a ripensare sempre con spirito di fede la nostra
esistenza. Aiutaci a saper salvaguardare spazi di silenzio e di contemplazione
nella frenetica vita quotidiana. Fa' che siamo sempre protesi verso le
esigenze della pace vera, dono del Natale di Cristo.
A Te, in questo primo giorno del 2001, affidiamo le attese e le speranze
dell'intera umanità: "Sotto la tua protezione troviamo rifugio, Santa
Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e
liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta!" (Dalla
Liturgia delle Ore).
Vergine Madre di Dio, intercedi per noi presso il tuo Figlio, perché il
suo volto risplenda sul cammino del nuovo millennio ed ogni uomo possa vivere
nella giustizia e nella pace!
Amen!
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