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UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
DEL SOMMO PONTEFICE

IMMAGINI DI UNA PASQUA PARTICOLARE

APRILE-MAGGIO 2005

 

Il 13 marzo 2006 ha avuto luogo a Francoforte un Simposio dal titolo „Wir sind Papst“ – Gottesdienste im Fernsehen organizzato dalla Conferenza Episcopale Tedesca, sulle trasmissioni televisive delle Esequie del Papa Giovanni Paolo II e dell’elezione del Santo Padre Benedetto XVI.

S.E. Mons. Piero Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, ha tenuto una relazione introduttiva dal titolo Bilder eines besonderen Osterfestes, April / Mai 2005. Si pubblica il testo della relazione in lingua italiana.

I. Introduzione

Alla fine del mese di dicembre 2005 ho accettato volentieri di partecipare al Simposio “Wir sind Papst” – Gottesdienste im Fernsehen, organizzato a Francoforte dalla Conferenza Episcopale Tedesca, nella convinzione di non dover preparare un intervento scritto. In tal senso avevo infatti compreso l’invito a partecipare al Simposio als Gesprächspartner. Solo alla fine di gennaio 2006 ho potuto leggere nel programma che mi era stato riservato un intervento di 45 minuti.

Ho preparato pertanto il testo di questa relazione che contiene alcune indicazioni e riflessioni sulle celebrazioni delle liturgie pontificie svoltesi nei mesi di aprile-maggio 2005 e sulle relative trasmissioni televisive. La testimonianza riguarda evidentemente il vissuto liturgico più che il vissuto televisivo.

II. La preparazione delle celebrazioni

1. I nuovi “Ordines”

Le celebrazioni che hanno accompagnato i vari eventi concernenti la morte di Giovanni Paolo II, il Conclave, l’elezione di Benedetto XVI e l’Inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma sono state preparate con cura dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.

L’Ufficio infatti ha il compito di «Preparare tutto quanto è necessario per le celebrazioni liturgiche e le altre sacre celebrazioni, che sono compiute dal Sommo Pontefice o in suo nome, e dirigerle secondo le vigenti prescrizioni del diritto liturgico» (Regolamento dell’Ufficio, art. 1).

Spettano all’Ufficio, tra l’altro, due compiti importanti:

- l’aggiornamento delle celebrazioni in armonia con lo spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II e le peculiarità proprie delle celebrazioni del Sommo Pontefice (cf. art. 4 § 2);

- la pubblicazione dei testi, sia per le celebrazioni a Roma che per i viaggi apostolici (cf. art. 8 § 1; art. 10).

Per le celebrazioni dell’aprile-maggio 2005 l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha pubblicato tre nuovi Ordines che hanno fornito i testi e indicato le sequenze rituali.

A seguito delle disposizioni, stabilite nei nn. 27 e 46 della Costituzione Universi Dominici Gregis del 22 febbraio 1996, l’Ufficio ha provveduto a rivedere, con la collaborazione dei Consultori, il libro De Funere Summi Pontificis usato nel 1978 per le Esequie dei Sommi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo I e ha preparato il nuovo volume dal titolo Ordo Exsequiarum Romani Pontificis. L’Ufficio ha provveduto a rivedere anche l’Ordo Sacrorum Rituum Conclavis del 1978 e ha preparato il nuovo Ordo Rituum Conclavis. I due volumi, approvati dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 5 febbraio 1998, erano stati stampati nell’anno 2000.

Subito dopo la stampa dei due volumi l’Ufficio ha iniziato la preparazione di un terzo volume dal titolo: Ordo Rituum Pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi.

Con il volume, approvato dal Papa Benedetto XVI il 20 aprile 2005 e stampato come i due precedenti dalla Tipografia Vaticana, è stata completata la revisione di tutti i riti che riguardano la fine e l’inizio del Pontificato del Vescovo di Roma.

2. Lo spirito che ha guidato la riforma

L’aggiornamento dei nuovi Ordines è stato fatto sulla linea della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II: massima importanza della Sacra Scrittura, ritorno alla norma dei Santi Padri, evidenziazione dei segni, criterio della nobile semplicità.

Da una normativa macchinosa e complicata e da riti appesantiti da esteriorità e ridondanza che hanno accompagnato in passato il periodo della Sede Vacante, si è progressivamente passati, già a partire dalla revisione del 1978, a riti caratterizzati da nobile semplicità e bellezza, maggiormente rispondenti alla mentalità e alle esigenze del nostro tempo secondo i principi e nello spirito del Concilio Vaticano II.

Il significato spirituale ed ecclesiale e la finalità pastorale delle celebrazioni sono messi in luce nei testi delle Premesse ai singoli Ordines.

Nel mese di marzo 2005 l’Ufficio ha pubblicato un volume di studio dal titolo Sede Apostolica Vacante allo scopo di facilitare la comprensione delle pubblicazioni dei due primi Ordines e del particolare periodo della Sede Vacante.

Attualmente è in preparazione anche un secondo volume di studio a commento dell’ Ordo Rituum Pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi. Si spera di pubblicare il volume nel mese di aprile p.v., in occasione del primo anniversario dell’elezione del nuovo Pontefice.

3. Il testo dei “Præparanda”

L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche, secondo la consuetudine, ha anche provveduto ad una preparazione concreta e dettagliata delle celebrazioni dei mesi di aprile-maggio 2005. Le indicazioni concrete concernenti ogni celebrazione sono state raccolte in due fascicoli, il primo dal titolo: Rito delle Esequie del Romano Pontefice – “Præparanda” e il secondo: Riti del Conclave –“Præparanda”. I due fascicoli, non pubblicati e riservati al personale dell’Ufficio, riportano, oltre ai testi delle Notificazioni che l’Ufficio ha inviato alle varie persone interessate, l’elenco di ciò che si doveva preparare: la disposizione dei luoghi delle celebrazioni, la relativa suppellettile, le vesti liturgiche, gli oggetti e i vasi sacri necessari per lo svolgimento dei riti; il tutto arricchito da varie piantine topografiche per indicare l’esatta collocazione degli oggetti, comprese le postazioni per le riprese televisive, e l’ordine dei movimenti.

4. I libretti per la partecipazione dei fedeli

Secondo la prassi dell’Ufficio, sono stati preparati i seguenti libretti con i testi nelle varie lingue, la parte musicale e le rubriche delle singole celebrazioni:

1. Traslazione della salma del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana

2. Messa esequiale del Romano Pontefice

3. Santa Messa per l’Elezione del Romano Pontefice e Ingresso in Conclave

4. Inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma Benedetto XVI.
Visita alla Basilica di San Paolo Fuori le Mura

5.  Celebrazione Eucaristica e Insediamento sulla Cathedra Romana del Vescovo di Roma Benedetto XVI.
Visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore
.

Tali pubblicazioni, derivate dagli Ordines sopra menzionati, sono state preparate per ogni celebrazione non solo per l’utilità di tutti i fedeli presenti al rito ma anche per i mezzi della comunicazione sociale.

5. Le conferenze stampa

L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice d’intesa con la Sala Stampa della Santa Sede ha tenuto due conferenze stampa con i giornalisti.

Nella tarda mattinata di martedì 5 aprile 2005 il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie ha illustrato le celebrazioni concernenti le Esequie del Romano Pontefice e i Riti del Conclave. Nella occasione sono stati presentati ai giornalisti l’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, l’Ordo Rituum Conclavis e il volume Sede Apostolica Vacante.

Sabato 23 aprile alle ore 12.30 ha avuto luogo la seconda conferenza stampa. Mons. Crispino Valenziano, Consultore dell’Ufficio, ha illustrato i Riti di Inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma, soffermandosi sulla storia e sulle novità rituali del nuovo Ordo.

Le due conferenze stampa sono state molto utili per i mezzi della comunicazione sociale. Tutti hanno potuto conoscere in anticipo i testi e le sequenze dei vari riti e comprendere il senso e il significato delle celebrazioni.

III. Alcune immagini di una Pasqua particolare

Gli avvenimenti che a Roma hanno accompagnato la Pasqua del 2005 hanno consentito alla Chiesa di vivere in modo particolare il Mistero pasquale del Cristo morto e risorto.

1. Le immagini della sofferenza

Attraverso i mezzi della comunicazione sociale l’attenzione della Chiesa e del mondo è stata concentrata anzitutto sulla pasqua della sofferenza vissuta da Giovanni Paolo II. «Alla fine, gli è toccato un cammino di sofferenza e di silenzio. Restano indimenticabili per noi le immagini della Domenica delle Palme quando, col ramo di olivo nella mano e segnato dal dolore, egli stava alla finestra e ci dava la benedizione del Signore in procinto di incamminarsi verso la Croce. Poi l’immagine di quando nella sua cappella privata, tenendo in mano il Crocifisso, partecipava alla Via Crucis nel Colosseo, dove tante volte aveva guidato la processione portando egli stesso la Croce. Infine la muta benedizione della Domenica di Pasqua, nella quale, attraverso tutto il dolore, vedevamo rifulgere la promessa della risurrezione, della vita eterna» (Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2005). La cornice pasquale della morte di Giovanni Paolo II ci è data dal testo iniziale del Rogito deposto nella bara del Pontefice: Giovanni Paolo è morto «Nella Luce di Cristo risorto dai morti, il 2 aprile dell’anno del Signore 2005, alle 21, 37 della sera, mentre volgeva al termine il sabato, ed eravamo già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia». La Chiesa di Roma ha vissuto, come mai si era visto prima, giornate di spiritualità pasquale. Un fiume di persone, per vari giorni, è sfilato davanti al corpo del Papa di giorno e di notte, nella Basilica di San Pietro, segno di una Chiesa unita al suo Pastore e in cammino verso la Pasqua eterna.

La liturgia fonte e culmine della vita della Chiesa è riuscita veramente a unire tanti sentimenti e ad esprimere la fede nella Risurrezione. Le Esequie del Papa si sono svolte in modo esemplare, secondo i tre momenti previsti dall’Ordo. Ricordiamo alcune immagini di venerdì 8 aprile:

- la stesura del velo di seta bianca sul volto del Pontefice nella Basilica Vaticana;

- la bara in piazza San Pietro collocata a terra sopra un semplice tappeto con accanto il cero pasquale e il Libro dei Vangeli aperto sopra di essa;

- ricordiamo anche un canto: il Tropario della Risurrezione delle Chiese orientali al termine delle esequie “Cristo è risuscitato dai morti”;

- ricordiamo l’immagine della bara del Papa mostrata ai fedeli per l’ultima volta sulla porta della Basilica sotto l’arazzo del Cristo Risorto salutata da un incontenibile applauso dei fedeli;

- ricordiamo la bara deposta nel cuore della terra delle Grotte Vaticane, vicino al sepolcro dell’Apostolo Pietro.

2. Le immagini dell’attesa

Dopo i funerali del Papa le telecamere sono state puntate sul Collegio dei Cardinali riuniti nelle Congregazioni generali e sul Conclave. Anche di questo evento rimangono vive nella memoria alcune immagini:

- la suggestiva processione d’ingresso nella Cappella Sistina al canto delle Litanie dei Santi, segno della Chiesa in cammino preceduta dal Libro dei Vangeli;

- il canto del Veni creator, immagine di una comunità concorde nella preghiera;

- il Libro dei Vangeli collocato al centro della Cappella Sistina come nei momenti assembleari più importanti della vita ecclesiale.

3. Le immagini della gioia

La Pasqua del 2005 ha conosciuto anche la gioia e la novità nella elezione del nuovo Pontefice. Ricordo l’emozione provata durante la lettura del Vangelo del Primato di Pietro fatta davanti al nuovo Papa nella Cappella Sistina. Tutti ricordiamo la gioia dell’annuncio del nuovo Papa e del suo nome: Benedetto XVI, le brevi parole pronunciate dal Papa al balcone della Basilica, i suoi gesti semplici e umili, il suo volto sorridente.

La celebrazione d’Inizio del Ministero Petrino in Piazza San Pietro ha fornito immagini innovative nella tradizione della liturgia papale. Alcuni riti si eseguivano per la prima volta: la statio iniziale del Papa e dei concelebranti presso la Confessione dell’Apostolo Pietro dove erano collocati il Pallio e l’Anello del Pescatore; la imposizione, subito dopo la proclamazione del Vangelo (Gv 21, 15-19), del Pallio ritornato nella sua forma del primo millennio e la consegna dell’Anello del Pescatore, tornato ad essere anello proprio del Vescovo di Roma.

I Riti di Inizio del Pontificato hanno portato il nuovo Papa a visitare il 25 aprile la Basilica di San Paolo per esprimere fisicamente il legame inseparabile della Chiesa di Roma con l’Apostolo delle genti insieme al Pescatore di Galilea.

I Riti di Inizio del Pontificato si sono conclusi il 7 maggio con l’insediamento sulla Cattedra Romana nella Basilica Lateranense del Vescovo di Roma. Tutti ricordiamo con emozione l’immagine del Papa che sale alla cattedra e vi si insedia e le parole che hanno accompagnato la presa di possesso: «La tua cattedra è la cattedra di Pietro sopra il quale è fondata la Chiesa. Tu sei “Servo dei servi di Dio”»; tutti ricordiamo il Papa in preghiera davanti all’Icona della Beata Vergine Maria Salus Populi Romani, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove si è concluso il circulum della visita del nuovo Papa alle quattro Basiliche Patriarcali.

A ben considerare la lunga carrellata di immagini di dolore, di attesa e di gioia che ha caratterizzato la primavera del 2005 accompagnando la morte di Giovanni Paolo II, il Conclave, l’elezione e l’inizio del Pontificato di Benedetto XVI, rimane essenzialmente manifestazione del Mistero pasquale vissuta da tutta la Chiesa attraverso la celebrazione della liturgia.

IV. Le trasmissioni audio-visive

Le immagini dell’aprile-maggio 2005 appena riproposte appartengono alla memoria della partecipazione diretta agli eventi senza la mediazione del mezzo televisivo.

Un numero tuttavia immensamente grande di persone ha visto i medesimi eventi con l’occhio della televisione. Per tali persone la memoria è essenzialmente televisiva.

In realtà memoria reale e memoria televisiva accompagnano sempre i grandi eventi delle celebrazioni pontificie.

1. Elementi peculiari delle celebrazioni pontificie

Le grandi celebrazioni presiedute dal Papa sono caratterizzate da alcuni elementi peculiari che possono condizionare la celebrazione reale e ancor di più la ripresa televisiva e il relativo commento.

- La persona del celebrante

Il Celebrante, cioè il Santo Padre, inevitabilmente qualifica le celebrazioni e conferisce ad esse un marcato accento ecclesiale di universalità. D’altra parte l’attenzione che il Sommo Pontefice richiama sulla sua persona, aumentata dopo il Concilio Vaticano II a seguito dei viaggi apostolici compiuti dai Papi nelle varie parti del mondo, può condizionare alcuni momenti della celebrazione. Si pensi, dal punto di vista rituale, alla difficoltà di eseguire il canto d’ingresso e di conclusione da parte dell’assemblea a causa degli applausi. Anche la regia televisiva può essere portata a soffermarsi troppo su chi presiede la celebrazione e troppo poco sui vari uffici e ministeri e sull’assemblea.

- La composizione dell’assemblea

Nelle celebrazioni pontificie si è quasi sempre in presenza di un’assemblea composita: fedeli diversi per lingua e per cultura. Tale composizione influisce sulla preparazione e sullo svolgimento della celebrazione. Ad esempio, non si può, a mio parere, non tener conto in tale situazione dell’uso del latino, del canto gregoriano, delle lingue moderne e, qualche volta, di alcuni elementi di riti e di culture diversi.

Nelle grandi occasioni l’assemblea comporta anche presenze particolari: Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, Delegazioni Ufficiali di altri Paesi, Re e Regine, Presidenti della Repubblica, e un gran numero di Cardinali e Vescovi. Questa situazione si è puntualmente ripetuta nelle grandi celebrazioni dell’aprile-maggio 2005. Anzi, nelle celebrazioni dell’8 e del 24 aprile erano presenti numerose Delegazioni delle Chiese Orientali, Delegazioni di altre Chiese e Comunità ecclesiali cristiane e anche Delegazioni di altre religioni.

V. La trasmissione audio-visiva della Messa esequiale e della Messa d’Inizio del Ministero Petrino

1. L’attività di vari Enti

Per la diffusione degli eventi della Pasqua 2005 tramite i mezzi della comunicazione sociale hanno svolto la loro attività alcuni enti della Santa Sede: il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali; la Sala Stampa; il Centro Televisivo Vaticano.

Sull’attività della Sala Stampa e del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è sufficiente indicare alcuni dati.

- Sala Stampa

La Sala Stampa si occupa dei giornalisti. L’Ufficio in tutto il mese di aprile ha accreditato 6.710 giornalisti, provenienti da 106 paesi diversi. Non sempre la nazionalità di un giornalista corrisponde a quella dei media per cui lavorano, soprattutto nel caso delle testate internazionali, ma può essere di qualche interesse conoscere che di questi 6.710 redattori: 3.435 giornalisti provenivano dall’Europa, 1.215 dall’America Latina, 1.080 dall’America del Nord, 490 dall’Asia, 295 dall’Oceania e 195 dall’Africa.

Inoltre dal 18 al 25 aprile sono stati pubblicati 13 Bollettini con 19 blocchi di notizie.

- Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

Il Pontificio Consiglio che si occupa delle testate televisive e delle agenzie fotografiche, ha concesso nel periodo 1-24 aprile 2005: 4.843 accrediti rilasciati a 876 diverse testate (487 televisive, 296 agenzie fotografiche, 93 stazioni radiofoniche) in rappresentanza di 122 nazioni.

- Il Centro Televisivo Vaticano (CTV)

Fino al 1978 la Santa Sede, per quanto riguarda la produzione e la diffusione delle immagini televisive provenienti dal Vaticano, dipendeva interamente dalla RAI, la Radio Televisione Italiana. Papa Wojtyła ha voluto che accanto alla Radio Vaticana nascesse il CTV, una struttura che disponeva inizialmente di mezzi esigui, ma che è andata crescendo con il passare del tempo fino a diventare una realtà di rilievo sul piano internazionale.

Solo in occasione di grandi eventi che si svolgono in Vaticano, e che richiedono l’impiego di mezzi ingenti, le trasmissioni sono coprodotte dal CTV e dalla RAI. Il CTV tuttavia svolge il ruolo di «padrone di casa» mentre alla RAI spetta quello di «ospite di riguardo».

Ciò è accaduto per il funerale di Giovanni Paolo II e la solenne celebrazione per l’Inizio del Ministero Petrino di Benedetto XVI. Sono le sole due occasioni nelle quali la RAI è intervenuta durante i mesi di aprile-maggio del 2005.

Tutti gli altri momenti celebrativi sono stati ripresi interamente dal CTV che li ha messi a disposizione della RAI e degli altri canali nazionali e internazionali.

2. Un incontro previo con la regia televisiva

In occasione delle celebrazioni dell’8 e del 24 aprile 2005 l’Ufficio si è preoccupato che la ripresa televisiva fosse, per quanto possibile, in sintonia con la celebrazione liturgica. In vista delle Esequie e del solenne Inizio del Ministero Petrino si sono tenute presso la sede dell’Ufficio due riunioni alle quali hanno preso parte i responsabili della liturgia e i tecnici del CTV e della RAI. Per entrambi gli avvenimenti il CTV, d’intesa con l’Ufficio, ha affidato la regia ad un unico regista della RAI. Il regista inoltre nelle due celebrazioni è stato affiancato da un Consultore dell’Ufficio che aveva partecipato alla stesura dei due Ordines.

Gli accordi presi tra l’Ufficio delle Celebrazioni, il CTV e la RAI hanno riguardato solo la trasmissione delle immagini televisive. In occasione della trasmissione delle celebrazioni dell’Apertura e della Chiusura della Porta Santa dell’Anno Giubilare del 2000 fu invece possibile prendere accordi anche sul testo del commento alle immagini. Il testo venne scritto in antecedenza con la supervisione del regista e degli esperti dell’Ufficio. Nelle menzionate celebrazioni il commentatore si limitò a leggere il testo senza improvvisare altre aggiunte. Fu così possibile privilegiare il rispetto e il linguaggio della celebrazione liturgica.

Nel 2005 invece è stata facilitata la sovrapposizione del linguaggio mediatico al linguaggio liturgico.

3. Valutazioni sulle due trasmissioni

In genere è stato espresso un giudizio positivo sulle riprese televisive mandate in onda da CTV e RAI. Molte riserve sono state invece espresse a riguardo dei commenti televisivi mandati in onda in Italia.

Si riportano i pareri di due esperti di trasmissioni televisive. Il primo sulle immagini della Messa esequiale e il secondo sui commenti del canale 1 della RAI alla Messa di Inizio del Pontificato.

- La Messa esequiale (P. Virgilio Fantuzzi – Civiltà Cattolica)

Grazie al lavoro di collaborazione è stato possibile mettere a fuoco, durante le riprese dei funerali, il concetto di risurrezione legato all’accostamento dell’immagine della bara di cipresso, deposta al centro del sagrato, a quella del cero pasquale che le ardeva accanto. Un altro accostamento significativo lo si è avuto tra le immagini in dettaglio dell’Evangeliario aperto sulla bara, le cui pagine erano sfogliate dal vento, e quelle dell’Evangeliario recato in processione dal diacono per la proclamazione del Vangelo. Sono stati volutamente evitati i primi piani dei fedeli presenti e si è sorvolato, durante la celebrazione, su quelli dei rappresentanti degli Stati per privilegiare il rapporto tra il celebrante principale e l’intera assemblea. È stata fatta un’utilizzazione accorta del materiale iconografico collocato attorno all’altare: il grande crocifisso di legno, l’arazzo con l’immagine di Cristo risorto, che pendeva dalla loggia centrale della basilica, l’icona mariana che è stata inquadrata durante il canto del Magnificat. I riti che hanno preceduto e seguito immediatamente la Messa esequiale (chiusura della bara e tumulazione) sono stati ripresi per documentazione dal CTV, ma non trasmessi.

- La Messa di Inizio del Ministero Petrino (Dott. Franco Iseppi – Dirigenza RAI)

La presenza di un conduttore e vari cronisti: uno storico, un vaticanista, un liturgista ha portato spesso a sovrapporre la loro voce agli eventi liturgici. Sono stati privilegiati alcuni commenti sulle delegazioni dei Paesi presenti, lo scambio o meno della pace tra i Paesi nemici, ecc.

Non sono stati adeguatamente sottolineati i segni della liturgia: la processione iniziale, le Laudes regiæ, gli arazzi sulla facciata della Basilica Vaticana, il Pallio del Pastore, l’Anello del Pescatore, l’obbedienza fatta in rappresentanza del popolo di Dio.

I commenti hanno avuto piuttosto la forma della cronaca giornalistica. Il commento nel suo insieme si è configurato come un testo che ha avuto un percorso parallelo a quello liturgico presentato in molti casi coerentemente solo dalle immagini.

La figura del Papa è stata presentata sotto l’aspetto spettacolare considerando la televisione soprattutto come divertimento.

È stata privilegiata l’opzione comunicativa, collegando l’evento all’ambiente culturale e politico, privilegiando il “fare notizia”, piuttosto che fare emergere il contenuto dei testi eucologici e musicali e soprattutto interpretare i collegamenti tra le varie sequenze rituali. Si è avuto così l’impressione della descrizione di una cerimonia più che di una celebrazione.

VI. Conclusione

- Dall’“Urbe” all’“Orbe”

In occasione della Messa esequiale e della Messa di inizio del Pontificato la televisione ha conferito a piazza San Pietro una dimensione universale. Veramente il colonnato del Bernini ha allargato le sue braccia fino a stringere a sé tutto il mondo. Nei tempi passati, la benedizione del Papa era annunciata all’Urbe da un colpo di cannone sparato a salve dagli spalti di Castel Sant’Angelo. Oggi, attraverso la televisione, il Papa entra, e in qualche modo si fa presente, nelle case di milioni di fedeli sparse nell’intero Orbe. Al di là delle questioni ancora aperte sul rapporto tra celebrazione liturgica e regia audiovisiva, si tratta di un dato di fatto del quale non si può non tener conto.

- La tentazione di privilegiare lo spettacolo

Forse mai come in occasione degli eventi dell’aprile 2005, attorno ai quali si sono mobilitati i media del mondo intero, è stata forte la tentazione da parte dei mezzi della comunicazione sociale di presentare la liturgia prevalentemente come spettacolo. Le due celebrazioni dell’8 e del 24 aprile nella loro unicità, nella composizione così particolare dell’assemblea e nella loro inevitabile spettacolarità sono state, per i mezzi della comunicazione, occasione privilegiata per far vedere agli spettatori di tutto il mondo eventi spettacolari, unici ed esclusivi, piuttosto che eventi dal contenuto profondamente religioso. Nel corso degli avvenimenti in qualche modo si sono avuti, a tratti, due riti e due linguaggi paralleli: quello della celebrazione reale della liturgia e quello virtuale della trasmissione audiovisiva.

- Rapporto tra celebrazione liturgica e comunicazione audio-visiva

Quando si tratta di trasmissioni televisive di celebrazioni liturgiche, soprattutto pontificie, si pone necessariamente il problema del rapporto tra regia liturgica e regia televisiva. La liturgia infatti si compone di testi, di gesti e di riti che si devono svolgere nel rispetto delle norme e con dignità e bellezza. La liturgia ha una sua spettacolarità ma non si esaurisce in essa. Pertanto alla impostazione di carattere liturgico deve corrispondere la impostazione della comunicazione audiovisiva. È cioè necessario che la regia televisiva e il commento audio rispettino, per quanto possibile, il contenuto e il contesto della celebrazione liturgica. Ciò esige, da parte del regista televisivo e del commentatore, la conoscenza previa dei testi, delle sequenze rituali e della loro connessione, il prendere contatto con chi ha “pensato” la celebrazione, l’effettuare una visita sul luogo in cui i sacri riti si svolgono e il partecipare alle prove che si compiono prima di ogni celebrazione.

In realtà per avere un livello di elevata qualità nella trasmissione televisiva di una celebrazione liturgica è necessaria la sinergia di tre elementi fondamentali:

- Una celebrazione esemplare nei testi, nei canti e nella musica, nelle sequenze rituali e nello svolgimento celebrativo. È necessaria cioè una buona preparazione e una buona regia liturgica. Il responsabile della liturgia deve essere esperto in liturgia, conoscerne la storia, l’indole e le norme e deve essere attento alle esigenze della vita pastorale per favorire l’attiva partecipazione dei fedeli. La celebrazione inoltre dovrebbe sempre essere dotata della nobile semplicità e della nobile bellezza di cui parla il Vaticano II.

- Una buona ripresa da parte della regia televisiva: la conoscenza del significato teologico e liturgico-pastorale della celebrazione e delle varie parti di cui è composta. Il regista, nella scelta delle immagini, non deve lasciarsi guidare dal proprio gusto personale che può essere attratto da immagini, pur belle in apparenza, o da particolari vistosi ma marginali rispetto al significato e alla struttura del rito. Egli deve avere invece la capacità di scegliere le immagini che risultano più significative ed essenziali, per esprimere il significato profondo della celebrazione o della singola sequenza rituale. È necessario cioè una reciproca compenetrazione del linguaggio liturgico e di quello audiovisivo.

- Un commento sobrio ed essenziale che aiuti a comprendere i testi e i riti e che non si sovrapponga abitualmente ad essi. È importante avere presente che ogni trasmissione televisiva di un evento liturgico è dotata in partenza di una doppia dimensione: visiva e sonora. Il lavoro di chi organizza il rito e di chi dirige le riprese può essere reso vano da un commento non appropriato. Gli aspetti che appartengono alla cronaca dell’evento dovrebbero essere trattati nei momenti che precedono e in quelli che seguono la celebrazione. Durante lo svolgimento del rito non si dovrebbe sentire parlare che di argomenti inerenti la celebrazione e il suo significato.

- Una Pasqua da ricordare

La Pasqua del 2005 sarà ricordata nella storia della Chiesa per l’intensità degli avvenimenti vissuti a Roma e comunicati a tutto il mondo attraverso i mezzi della comunicazione sociale. L’attenzione di tutti si è concentrata sul Papa Giovanni Paolo II prima, sul Collegio dei Cardinali poi e infine sul nuovo Papa Benedetto XVI.

Varie immagini e vari sentimenti hanno accompagnato il susseguirsi degli eventi, uniti però da un unico filo conduttore: la fede della Chiesa nel Mistero pasquale di Cristo. Le immagini trasmesse in tutto il mondo dalle varie televisioni hanno presentato il volto di una Chiesa che pur nella sofferenza per la morte del suo Pastore aveva fede nella vittoria di Cristo sulla morte; di una Chiesa unita in preghiera nell’attesa del nuovo Sommo Pontefice; e infine di una Chiesa in festa per il nuovo Papa, dono della bontà di Dio e della sua provvidenza.

Per questo, nonostante tutto, il vero protagonista della Pasqua 2005 è stato il popolo santo di Dio e non i grandi personaggi; protagonista non è stata la televisione ma la liturgia della Chiesa celebrata nello spirito del Concilio Vaticano II.

 

Piero Marini

    

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