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UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
DEL SOMMO PONTEFICE

LITURGIA E BELLEZZA
NOBILIS PULCHRITUDO

MEMORIA DI UNA ESPERIENZA VISSUTA
NELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SANTO PADRE

 

Venerdì 17 marzo alle ore 15.30 ha avuto luogo presso l’Università Cattolica di Milano, la presentazione del volume Liturgia e Bellezza. Nobilis Pulchritudo, Libreria Editrice Vaticana 2005.

            L’incontro è stato organizzato dal Centro di Pastorale dell’Università in collaborazione dell’Associazione “Ludovico Necchi”.

            Sono intervenuti il Prof. Lorenzo Ornaghi, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Prof. Alberto Giussani, Presidente dell’Associazione “L. Necchi”, Mons. Gianni Ambrosio, Assistente Ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Mons. Enrico Mazza, Docente di Liturgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

            L’incontro è stato preceduto alle ore 12.30 dalla Celebrazione della Santa Messa presieduta da S.E. Mons. Piero Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, presso la Cappella del Sacro Cuore.

            Viene qui riportato il testo della presentazione dell’autore.

 

Presentazione

1. L’idea del volume

L’idea del volume Liturgia e bellezza. Nobilis Pulchritudo pubblicato nell’estate del 2005 dalla Libreria Editrice Vaticana, è legata ad una pubblicazione edita l’anno precedente dalla stessa Editrice dal titolo Il 40° della Sacrosantum Concilium. Memoria di una esperienza.

Appena pubblicato il volumetto, il Vescovo Presidente della commissione liturgica della Francia chiese di pubblicarlo in lingua francese. La pubblicazione tuttavia affidata alle Editions du Cerf, non prevedeva, tra l’altro, l’inserimento delle illustrazioni. Il testo quindi risultava troppo breve per farne una pubblicazione a parte in lingua francese. Su suggerimento del Responsabile delle Editions du Cerf, ho cercato di aggiungere al testo fondamentale altri testi e ne ho quindi organizzato l’insieme. Ne è risultato il presente volume che almeno in parte è il frutto di una giustapposizione di vari testi e quindi presenta inevitabilmente qualche ripetizione.

Il volume Liturgia e Bellezza. Nobilis Pulchritudo si divide in due parti. Ogni parte poi è suddivisa a sua volta in due capitoli.

2. Il contenuto

a. La prima parte del volume dal titolo Memoria e attualità di una esperienza, presenta il testo della Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium e sottolinea la validità perenne dei principi del rinnovamento conciliare proposto dalla stessa Costituzione. Viene inoltre gettato uno sguardo generale sugli oltre 40 anni di attuazione della riforma liturgica sottolineando i benefici portati alla Chiesa ed illustrando gli impegni della pastorale liturgica nel proseguire il cammino sulle grandi linee di teologia e di vita indicate dal Concilio.

Desidero ora leggere alcuni testi tratti dalla prima parte del volume.

- Il primo è del Papa Paolo VI, tratto dal discorso tenuto proprio in occasione della promulgazione della Sacrosanctum Concilium (pp. 54-55): “Esulta l’animo nostro per questo risultato. Noi vi ravvisiamo l’ossequio alla scala dei valori e dei doveri: Dio al primo posto, la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte divina a noi comunicata, prima scuola della vita spirituale, primo dono che noi possiamo fare al popolo cristiano, con noi credente ed orante, e primo invito al mondo perché sciolga in preghiera beata e verace la muta sua lingua e senta l’ineffabile potenza rigeneratrice del cantare con noi le lodi divine e le speranze umane, per Cristo Signore e nello Spirito Santo”.[1]

Trovandomi in un ambito universitario, desidero sottolineare un altro testo della prima parte del volume che, riguarda la promozione dell’educazione liturgica (pp. 59-60):

- «Se questa è la natura della liturgia e tale è la sua importanza nella vita della Chiesa, al punto che “nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia”,[2] si comprende il pressante invito della Costituzione a promuovere l’educazione liturgica dei cristiani. Formare alla comprensione della liturgia significa consentire ai fedeli di entrare in contatto con l’essenza stessa del mistero cristiano. Per questo si afferma: “La liturgia è la prima e indispensabile fonte alla quale i fedeli possono attingere il vero spirito cristiano”.[3] Definire la liturgia come la  fonte prima e la  fonte indispensabile da cui i cristiani possono attingere lo spirito della loro fede, significa riaffermare il legame essenziale che unisce la vita del cristiano e la liturgia. La liturgia non è anzitutto una dottrina da comprendere, ma una sorgente inesauribile di vita e di luce per l’intelligenza e l’esperienza del mistero cristiano. Per la Costituzione, la Chiesa deve garantire ad ogni cristiano una vita liturgica autentica, poiché è necessario, per la qualità della sua vita di fede, una profonda sintonia tra ciò che la liturgia trasmette e ciò che egli vive, secondo la formula liturgica assunta dalla Costituzione: “esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede”».[4]

Ricordare la Sacrosanctum Concilium e la tradizione, è sempre una consegna che ci impegna al presente e per il futuro (pp. 67-68).

- «La nostra raccomandazione è questa – sono ancora parole del Papa Paolo VI – dedicate somma cura, … alla conoscenza, alla spiegazione, alla applicazione delle … norme, con cui la Chiesa vuole … celebrare il culto divino. Non è cosa facile; è cosa delicata, richiede interessamento diretto e metodico; richiede assistenza vostra, personale, paziente, amorosa, veramente pastorale. Si tratta di mutare tante abitudini, … si tratta di incrementare una scuola più attiva di orazione e di culto in ogni assemblea di fedeli, ... si tratta, in una parola, di associare il popolo di Dio all’azione liturgica sacerdotale. Ripetiamo: è cosa difficile e delicata; ma aggiungiamo: necessaria, doverosa, provvidenziale, rinnovatrice. E speriamo anche: consolatrice. … Occorreranno anni …, ma bisogna cominciare, ricominciare, perseverare per riuscire a dare alla assemblea la sua voce grave, unanime, dolce e sublime».[5]

- «È una “consegna” – continua l’autore del volume a p. 68 – sempre attuale per la pastorale liturgica da assumere con rinnovato impegno come quello dell’antico popolo di Dio nel deserto dell’esodo nel quale con i segni della benevolenza e dell’opera di Dio, non sono mancati momenti nostalgici, contraddizioni e resistenze. Eppure il popolo di Dio è sempre in cammino, e noi tutti dobbiamo camminare con esultanza perché siamo certi che lo Spirito ci avvolge come nube e ci guida come colonna di fuoco. Sì, la liturgia del Concilio sia per noi la colonna di fuoco dello Spirito che rinnova continuamente il cuore della Chiesa nel suo esodo verso il regno e lo riempie di bellezza sempre nuova, di gioia e di speranza».

b. La seconda parte del volume tratta della attuazione della riforma liturgica in un settore particolare, quello delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. Settore particolare ma di vitale importanza per tutta la Chiesa dato il ruolo del Vescovo di Roma chiamato a presiedere la Chiesa universale nella carità.

Il primo capitolo tratta della riforma della liturgia papale in genere a partire dal Concilio, il secondo capitolo tratta della riforma specifica attuata nelle insegne del Vescovo di Roma.

- (p. 76) «Per comprendere il cambiamento fin da allora iniziato è sufficiente fare un esempio: l’ingresso del Sommo Pontefice nelle celebrazioni papali. Fino al Concilio, il Papa, per le grandi solennità, entrava nella basilica di san Pietro al suono delle trombe d’argento, indossando la tiara, i guanti, le scarpe del colore della liturgia, portato a spalle dal gruppo dei sediari, attorniato dai flabelli e da un nugolo variopinto di persone, laici e prelati, ciascuno con il proprio abito ufficiale, in rappresentanza della nobiltà, del patriziato romano, dei vari corpi di guardia e di altri dignitari della corte pontificia. Si trattava di un ingresso solenne che dava del Papa l’idea di un principe di questo mondo circondato dalla propria corte. A partire dal Concilio siamo abituati a vedere il Papa che partecipa alla processione di ingresso nella basilica vaticana, vestito come i Vescovi della Chiesa cattolica, senza l’apparato di elementi non strettamente religiosi e senza i segni della signoria temporale, circondato non dalle persone della corte papale ma dai concelebranti e dai ministri che svolgono un ruolo nella celebrazione».

La seconda parte del volume non si limita soltanto a descrivere gli elementi materiali di cui si serve la liturgia o ad illustrare il rinnovamento nella forma o nell’uso delle vesti, della suppellettile o delle insegne, ma fa derivare tale rinnovamento da alcuni principi fondamentali indicati dal Concilio e dalla particolare natura della bellezza nella liturgia.

Leggo il testo a pp. 91-92.

- «La liturgia richiede la collaborazione dei nostri sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto. Essa ricorre al contributo delle icone, della musica, del canto, della luce, dei fiori, dei colori, della coreografia. La liturgia ha bisogno degli elementi del creato: il vino, l’acqua, il pane, il sale, il fuoco, la cenere, ecc. La liturgia sembra perciò voler raccogliere tutta la creazione e far propria la bellezza sparsa nel mondo. La lode che si innalza nella liturgia, quindi, non è un atto riservato solo all’uomo: tutta la creazione viene invitata ad unirsi a noi nel rendere gloria al Padre, per Cristo, nello Spirito Santo. Non solo, ma la liturgia è invito rivolto anche a noi ad avere una relazione armonica con la creazione».

Leggo un altro testo sul rapporto tra liturgia e la bellezza (p. 79):

- «Il senso estetico, il senso del bello della liturgia non dipende in primo luogo dall’arte, ma dall’amore del mistero pasquale. Per collaborare con la liturgia, l’arte ha bisogno di essere evangelizzata dall’amore. La bellezza di una celebrazione eucaristica non dipende essenzialmente dalla bellezza architettonica, dalle icone, dalle decorazioni, dai canti, dalle vesti sacre, dalla coreografia e dai colori, ma in primo luogo dalla sua capacità di lasciar trasparire il gesto d’amore compiuto da Gesù. Attraverso i gesti, le parole e le preghiere della liturgia noi dobbiamo riprodurre e far trasparire i gesti, la preghiera e la parola del Signore Gesù. È questo il comandamento ricevuto dal Signore: “Fate questo in memoria di me”».

Nell’ultimo capitolo, la bellezza delle celebrazioni pontificie viene vista nella riforma delle insegne del Ministero Petrino. Il seguente testo ci aiuta a capire il senso di tale riforma (pp. 119-120):

- «Papa Paolo VI (1963-1978) fu l’ultimo Pontefice ad essere incoronato con la tiara. Il Papa infatti rinunciò a questo segno del potere per far emergere con più evidenza il «servizio» che il successore di Pietro è chiamato a svolgere sull’esempio del Signore Gesù «che non è venuto ad essere servito ma a servire e dare la propria vita in riscatto di molti» (Mt 20, 28). Nel 1964 la tiara, per desiderio del Pontefice, venne venduta e il ricavato dato ai poveri. Essa è oggi conservata nel tesoro della basilica dell’Immacolata Concezione a Washington … L’iniziativa di un Pontefice ha aggiornato, nello spirito del Concilio Vaticano II, l’uso di un copricapo, la tiara, diventata per alcuni secoli espressione e segno di un potere papale religioso e temporale insieme, oggi felicemente superato. La tiara, divenuta oggetto da museo e lasciato il posto alla mitra più adatta ad esprimere non il potere ma il servizio episcopale, parla oggi della necessità di una Chiesa in continua purificazione dalle tentazioni terrene per risplendere nel mondo unicamente come segno del potere dello Spirito».

In questa linea sono da comprendere la riforma del Pallio del Pastore e dell’Anello del Pescatore attuata nel 2005 con l’inizio del Ministero Petrino di Papa Benedetto XVI.

3. Alcuni fili conduttori

La prima parte del volume è tutta incentrata sulla Sacrosanctum Concilium e sulla sua attuazione nella Chiesa. La seconda parte tratta piuttosto dell’attuazione della riforma voluta dal Concilio nelle celebrazioni pontificie. Le due parti tuttavia sono unite da alcuni elementi che accompagnano in modo trasversale il contenuto del volume.

- Un breve testo della Sacrosanctum Concilium introduce ciascuno dei quattro capitoli. Esso sta ad indicare sempre qual è il punto di partenza e il punto di riferimento del cammino della riforma: la Costituzione conciliare de Sacra Liturgia.

- Un secondo elemento che percorre trasversalmente il volume è espresso dalle immagini dell’Anello del Pescatore, fornite dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che precedono ogni capitolo. L’immagine richiama l’attività del Vescovo di Roma chiamato a presiedere nell’amore la Chiesa universale. In particolare lo sforzo del Pescatore di Galilea riprodotto nelle cinque immagini dei vari Pontefici, richiamano l’impegno che soprattutto gli ultimi Romani Pontefici hanno dedicato senza sosta alla liturgia. In primo luogo di Papa Paolo VI che ha voluto la riforma: senza di lui non avremmo avuto la riforma della liturgia così come oggi l’abbiamo. Inoltre, l’impegno del Papa Giovanni Paolo II che ha celebrato la liturgia del Concilio nelle grandi e nelle piccole comunità sparse nel mondo intero e l’ha resa familiare a tutte le lingue e a tutte le culture.

È bene ricordare infine che il primo documento ufficiale approvato dal Papa Benedetto XVI è stato un libro liturgico: l’Ordo Rituum Pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi. Anch’egli continua, come i suoi immediati predecessori, l’azione del pescatore di Galilea, per confermare la fede del popolo santo di Dio attraverso l’annuncio della Parola e la celebrazione dei Sacramenti.

- Un altro filo conduttore che percorre tutto il volume è espresso dal sottotitolo memoria di una esperienza.

Il volume infatti, nonostante la sua brevità, riflette in qualche modo i 40 anni di attività svolta a Roma presso la Santa Sede sotto l’ombra di San Pietro. Di fatto la prima parte del volume riflette l’esperienza di 22 anni di attività prima nel Consilium ad exsequendam de Sacra Liturgia e poi nella Congregazione per il Culto Divino. La seconda parte del volume, legato alla riforma della liturgia pontificia, esprime piuttosto l’esperienza di Responsabile delle celebrazioni del Santo Padre dal 1987 ad oggi. Conservo indimenticabile il ricordo del servizio prestato durante il pontificato di Papa Paolo VI negli anni creativi della riforma liturgica dal 1965 al 1975. Conservo il ricordo delle celebrazioni e dei viaggi condivisi con il Papa Giovanni Paolo II in Italia e nel mondo. Infine è ancora viva in me l’emozione dell’inizio del Ministero Petrino di Benedetto XVI.

4. Conoscere per vivere

Il volume è, dunque in qualche modo, il risultato di una esperienza. Ma il volume vuole essere anche invito rivolto a tutti a fare esperienza viva della liturgia del Concilio (pag. 131):

- «La bellezza della liturgia esige sempre qualche rinuncia da parte nostra: rinuncia alla banalità, alla fantasia, al capriccio. Alla liturgia, inoltre, bisogna dare il tempo e lo spazio di cui ha bisogno. Non bisogna avere fretta. Più che alla nostra iniziativa bisogna lasciare a Dio la libertà di parlarci e di raggiungerci attraverso la parola, la preghiera, i gesti, la musica, il canto, la luce, l’incenso, i profumi. La liturgia, come una composizione musicale, ha bisogno di spazio, di tempo e di silenzio, del distacco da noi stessi, perché le parole, i gesti e i segni possano parlarci di Dio».

- «A quarant’anni dalla Sacrosanctum Concilium – leggo a p. 83 – siamo invitati ad interrogarci: i riti e i gesti che noi compiamo sono veramente i gesti di Cristo? La liturgia che noi celebriamo è spazio dato a Cristo oppure riservato a noi stessi? Il tempo dedicato alla liturgia è tempo in cui Cristo si racconta o tempo in cui raccontiamo noi stessi, o semplicemente tempo vuoto? La liturgia che celebriamo oltre ad un ordine, ad una sequenza rituale è anche fonte di ordine nei nostri rapporti con gli altri? È fonte di ordine dentro noi stessi?

Queste domande servono – conclude il testo – non solo a comprendere l’essenza della liturgia ma anche a chiarire il senso della partecipazione attiva su cui tanto ha insistito il Concilio».

Città del Vaticano, 15 marzo 2006.

 

Piero Marini

 


[1] Paolo VI, Discorso a chiusura del secondo periodo del Concilio, 4 dicembre 1963, in Enchiridion Vaticanum, vol. 1, n. 212*.

[2] Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, n. 7.

[3] Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, n. 14.

[4] Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, n. 10.

[5] Discorso al clero di Roma per la Quaresima, in L’Osservatore Romano, 1-2 marzo 1965, p. 1.

      

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