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UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE
IN MEMORIAM
Negli ultimi anni sono deceduti alcuni Consultori che per lungo tempo hanno
offerto la loro generosa e qualificata collaborazione all’attività dell’Ufficio
delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.
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Achille Maria Triacca |
Ignacio Maria Calabuig Adán |
Jesús Castellano Cervera |
S.E. Mons. Piero Marini, Arcivescovo e Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie
ricorda la figura e l’opera dei Collaboratori scomparsi.
Achille Maria Triacca († 4 ottobre 2002)
“In Memoriam” di Achille Maria Triacca
Ricordati del nostro fratello Achille Maria Triacca
La Messa esequiale presieduta dal Cardinale Virgilio Noè mercoledì 8
ottobre 2002 nella chiesa parrocchiale di Santa Maria della Speranza,
adiacente alla Pontificia Università Salesiana di Roma, è stata momento di
intensa preghiera e di vivo ricordo per Don Achille Maria Triacca, amico,
professore e collaboratore, morto sabato 4 ottobre, dopo lunga malattia. Come
concelebrante, ho innalzato dall'altare al Padre misericordioso la preghiera
di intercessione per i defunti: "Ricordati del nostro fratello Achille Maria
Triacca che oggi hai chiamato a te da questa vita...", come amico, non ho
potuto staccare gli occhi dalla bara collocata tra il presbiterio e
l'assemblea. Preghiera e ricordo mi hanno accompagnato durante tutta la
celebrazione.
Grandi occhi pieni di luce
Il ricordo è andato anzitutto all'ultimo incontro avuto con Don Achille, il
30 settembre u. s. nell'infermeria della comunità dei salesiani presso
l'Università. Durante i pochi minuti di tempo passati insieme ci siamo sempre
tenuti per mano mentre si susseguivano momenti di silenzio e di dialogo. Dopo
alcune parole di circostanza Don Achille mi ha domandato: “E l'Ufficio come
va?” Al termine dell'incontro gli ho detto: "Caro Don Achille tu hai sempre
parlato e scritto di liturgia qui tra noi, ora è giunto il tempo di passare
alla liturgia del cielo. Hai sempre parlato della comunità dei fedeli, ora è
tempo di far parte della Comunità dei santi della liturgia celeste". "Dammi la
tua benedizione" mi ha risposto. Gli ho messo le mani sulla testa e ho
pronunciato la benedizione: il Signore ti protegga, ti doni la sua
misericordia, ti doni la sua pace.
Ciò che tuttavia maggiormente ricordo di quell’incontro sono gli occhi di
Don Achille, non li avevo mai visti così grandi e luminosi. In qualche modo
erano già pronti per contemplare la liturgia del cielo.
Compagno di studi e professore
Ho conosciuto Don Achille a S. Anselmo durante l'anno scolastico 1965/66.
Io iniziavo il primo anno e lui frequentava il secondo anno di
specializzazione in liturgia. In verità i miei contatti con lui non furono
molto frequenti. Ricordo solo la serietà con cui seguiva i corsi, il suo amore
per la liturgia ambrosiana e alcuni suoi atteggiamenti che già rivelavano la
sua vocazione di maestro e di professore. In uno degli anni seguenti gli venne
concesso di tenere alcune ore di lezione agli studenti sul tema della sua tesi
dottorale. Ricordo ancora quei suoi interventi nell'aula magna.
La vocazione all'insegnamento tuttavia si basava fondamentalmente sulla
passione per lo studio, passione che Don Achille riusciva a trasmettere non
solo agli alunni ma anche ai suoi colleghi e a tutte le persone che
incontrava. Non posso dimenticare l'incoraggiamento e il sostegno che mi ha
diede quando decisi di riprendere una seconda volta gli studi universitari,
durante la pausa del lavoro di ufficio che si era protratta per alcuni anni, a
partire dal 1975, nel Dicastero preposto alla riforma liturgica. Non solo, ma
fu proprio Don Achille ad incoraggiarmi e a suggerirmi, all'inizio degli anni
ottanta, alcuni temi per l’insegnamento presso il Pontificio Istituto
Liturgico di S. Anselmo.
Collaboratore nei vari Uffici della Sede Apostolica
A partire dalla fine degli anni settanta, Don Achille è stato chiamato per
vari anni a collaborare al lavoro di ufficio nella Congregazione per i
Sacramenti e il Culto divino e successivamente nella Congregazione per il
Culto divino. Durante tali anni ho avuto modo di condividere con lui gli
stessi ambienti di lavoro alcuni giorni la settimana. Egli si occupava
principalmente delle questioni di carattere generale e si distingueva sempre
per la meticolosità nell'espletare il lavoro che gli era affidato. Oltre al
lavoro di ufficio egli diede il proprio contributo al Dicastero anche con
numerosi studi, pubblicati, proprio in quegli anni, sulla rivista "Notitiae".
Nel 1987, quale responsabile dell'Ufficio delle Celebrazioni del Sommo
Pontefice, ho chiamato Don Achille a dare il proprio contributo anche alle
celebrazioni pontificie. Da allora egli ha sempre fatto parte dei Consultori
ed ha partecipato alle riunioni che periodicamente si tengono presso
l'Ufficio. Il contributo a lui richiesto ha riguardato soprattutto i seminari
di studio e le pubblicazioni curate dall'Ufficio.
Don Achille ha diretto ben cinque Seminari di Studio organizzati
dall'Ufficio e ha contribuito a scegliere gli argomenti e a individuare le
persone cui affidare le varie relazioni: le celebrazioni eucaristiche
presiedute dal Santo Padre nella Basilica Vaticana e in Piazza San Pietro
(1987); le celebrazioni proprie della liturgia papale (Concistoro per le Cause
dei Santi, Concistoro per la creazione dei nuovi Cardinali, rito della
Beatificazione, rito della Canonizzazione, rito di consegna del pallio, ecc.
(1991); le celebrazioni liturgiche del Giubileo del 2000 (1996); Musica e
liturgia (1998); la televisione e le celebrazioni liturgiche presiedute dal
Santo Padre (1999).
Di alcuni Seminari Don Achille ha curato anche la pubblicazione degli atti:
cf. Rivista liturgica 83/2/1996, 163-306; RL 86/2-3/1999; RL 87/1/2000.
Don Achille ha seguito con particolare impegno anche la redazione e la
pubblicazione del volume: “Liturgie dell’Oriente cristiano a Roma nell’anno
mariano 1987-88”, edito a cura dell’Ufficio dalla Libreria Editrice Vaticana
nel 1990.
Trinitati canticum
“Ricordati del nostro fratello Achille Maria”. Durante la Messa
esequiale abbiamo pregato per l’amico Don Achille, lo abbiamo ricordato e lo
abbiamo salutato con il rito del commiato non per dimenticarci di lui ma per
continuare a rimanere in comunione, fino a quando anche i nostri occhi
vedranno il volto del Padre misericordioso e potremo cantare per sempre la sua
lode.
“Trinitati canticum” è il sottotitolo che Don Achille ha dato
al volume sulle celebrazioni liturgiche del Giubileo del 2000 da lui impostato
e in attesa di essere pubblicato dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche
Pontificie. Il titolo riassume tutta la vita di Don Achille dedicata alla lode
del Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo. “Trinitati canticum” è l’ultima
consegna che l’amico, il professore e il collaboratore Don Achille ha lasciato
a me e a tutti noi.
Città del Vaticano, 11 ottobre 2002.
Ignacio Maria Calabuig Adán († 5 febbraio 2005)
Saluto al termine della Celebrazione delle esequie
Caro P. Ignazio, con la tua scomparsa l'Ufficio delle Celebrazioni
Liturgiche del Sommo Pontefice perde un Consultore umile e discreto, che per
oltre 15 anni ha messo a disposizione grande esperienza, preparazione e
generosità. Quasi tutte le “Via Crucis” guidate dal Santo Padre Giovanni Paolo
II il Venerdì Santo al Colosseo sono state da te riviste, corrette e
completate. L'ultima tua presenza fuori del "Marianum" è stata proprio nel
nostro Ufficio. Il giorno dopo eri già a letto, e non ti sei più alzato.
Con la tua scomparsa perdo un amico di lunga data. Nel grande cantiere
della riforma liturgica ti ho conosciuto e ti ho apprezzato fin dagli anni
sessanta. Abbiamo condiviso l'esperienza della riforma insieme con grandi
maestri: Martimort, Jounel, Fischer, Lengeling, Pascher, P. Raffa e Mons.
Bugnini. Tutti ti aspettano in Paradiso.
Ho condiviso la tua passione per la riforma liturgica: ricordo le tue
speranze, le tue gioie e anche le tue lacrime. Per te non hai mai chiesto
nulla, sei sempre rimasto un Servo di Maria che ha servito la Chiesa e la
Liturgia.
Per il tuo servizio, caro Ignazio, ti ringraziano le vergini per il Rito della
Consacrazione della loro verginità; ti sono grati i religiosi e le religiose per
il Rito della Professione religiosa; si rallegrano le comunità ecclesiali ogni
volta che celebrano il Rito della Dedicazione della Chiesa. Tutti noi e ‑ lo
dico con un po' di presunzione ‑ la Chiesa intera ti ringrazia e si rallegra
perché tu, con il tuo servizio ci hai dato l’Esortazione Apostolica Marialis
Cultus e la Collectio Missarum de Beata Maria Virgine.
Caro Ignazio, anch'io ti ringrazio per l'amicizia, la bontà e l'aiuto di
cui hai fatto dono a me e a tanti uomini e donne. Grazie per la testimonianza
di amore a Santa Maria, alla Chiesa e alla Liturgia. Oggi per noi è giorno di
distacco e di tristezza. Per te invece le lacrime sono finite, è iniziato il
giorno senza tramonto della lode senza fine nel Regno eterno di Dio.
Chiesa di San Marcello al Corso, 8 febbraio 2005.
Un testimone del passaggio dello Spirito
Sono vivamente grato al P. Silvano Maggiani, Preside della Pontificia
Facoltà Teologica Marianum, di avermi invitato a presiedere la Sessione
di chiusura del XV Simposio Internazionale Mariologico.
La mia gratitudine si fonda soprattutto sull’amicizia che da anni mi lega
al Preside, alla Facoltà del Marianum e ai Padri della Comunità dei
Servi di Maria.
I lavori del XV Simposio si sono conclusi con l’Atto accademico in cui è
stato attribuito in memoriam del Prof. Ignazio Maria Calabuig il premio
“René Laurentin – Pro Ancilla Domini”.
In questo atto accademico alla “Compassione” di Santa Maria si è unita la
nostra compassione per un caro fratello e amico che abbiamo perduto.
L’espressione in memoriam sottolinea un’assenza. L’assenza di un
Professore per il Marianum e il Pontificio Istituto Liturgico,
l’assenza di un Consultore per l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche
Pontificie, l’assenza di un fratello per i Servi di Maria, l’assenza di un
amico caro per me e per molti presenti.
L’assenza del P. Ignazio tuttavia va la di là del nostro ambito personale,
comunitario e accademico. Essa si colloca in un ambito più vasto che abbraccia
la Chiesa nel suo insieme e la Liturgia.
La Chiesa e la Liturgia sperimentano oggi la stessa nostra compassione per
l’assenza sempre più marcata di tanti testimoni del Concilio Ecumenico
Vaticano II e della Riforma liturgica.
L’esperienza del Concilio infatti è stata per i Padri soprattutto
l’esperienza del passaggio dello Spirito. Essi rientrati nelle loro diocesi
hanno messo subito mano con entusiasmo alla Riforma della Chiesa.
Anche gli umili lavoratori della vigna del Signore che hanno iniziato la
Riforma della Liturgia quando il Concilio non era ancora concluso, hanno
vissuto, come il P. Ignazio, la stessa esperienza del passaggio dello Spirito.
Se, negli anni dopo il Concilio, la Liturgia, nonostante ostacoli e
difficoltà, ha potuto percorrere un cammino in una direzione sicura, si deve
anche alla testimonianza degli esperti che hanno contribuito con passione e
dedizione al suo rinnovamento.
Con il P. Ignazio abbiamo perso uno dei testimoni che ha partecipato fin
dalla prima ora al passaggio dello Spirito Santo. In lui lo Spirito non ha mai
cessato di dare testimonianza che la Liturgia è il fulcro della vita
spirituale del cristiano, la prima scuola di ascolto della Parola di Dio e il
luogo per eccellenza d’invocazione del Paraclito. In lui lo Spirito non ha mai
cessato d’insegnare, di parlare anche con sincerità e franchezza quando
necessario, d’ispirare testi per la preghiera e di renderlo umile servo di
Maria che riconosce in Lei il frutto più bello della Redenzione.
Venendo meno i testimoni, c’è il pericolo di una crisi della Liturgia e di
una crisi della Chiesa: «esiste infatti un legame strettissimo e organico tra
il rinnovamento della Liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della
Chiesa» (VQA, 13).
Il premio dato in memoriam del P. Ignazio non è il premio dato ad un
assente ma ad un testimone dello Spirito che continua il suo passaggio nella
Chiesa. La sua vita ci conferma che lo Spirito Santo che ha suscitato il
Rinnovamento liturgico, ispirato i Padri conciliari e accompagnato
l’attuazione della Riforma liturgica, continua ancora oggi ad agire nella
Chiesa.
Il ricordo del P. Ignazio ci aiuti non solo ad approfondire la conoscenza
degli aspetti fondamentali della Liturgia, ma a farne soprattutto una
esperienza di vita. La sua esperienza diventi la nostra esperienza. La sua
testimonianza diventi la nostra testimonianza, in modo che la colomba dello
Spirito in volo sopra le acque trovi una terra in cui posarsi e noi possiamo
ripetere, in comunione con il P. Ignazio, le parole di una antico Padre della
Chiesa orientale: «So che non morirò, perché sono all’interno della vita, e la
sento irrompere dentro di me in tutta la sua pienezza».
Pontificia Facoltà Teologica «Marianum», 7 ottobre 2005.
Jesús Castellano Cervera († 15 giugno 2006)
Saluto al termine della Celebrazione delle esequie
Caro Padre Jesús, oggi i tuoi amici si sono riuniti insieme:
sono presenti la tua cara sorella, tuo fratello e altri tuoi familiari, i tuoi
confratelli, i professori di diverse università ecclesiastiche, i tuoi
studenti, sacerdoti, vescovi, suore, persone consacrate, uomini e donne cui
hai fatto del bene. Siamo venuti qui al Teresianum per incontrarti per
l’ultima volta. Ognuno di noi ricorda i propri incontri con te, le tue parole
dolci e suadenti, il tuo bel sorriso. Quante volte anch’io ti ho incontrato
nei quasi venti anni di tua collaborazione all’Ufficio delle celebrazioni
liturgiche del Santo Padre! L’ultima volta è stata martedì u.s. in Ufficio per
preparare i testi della prossima visita del Santo Padre alla tua cara Valencia
nella amata Spagna. E poi ancora ci siamo scambiati alcune impressioni giovedì
mattina.
Insieme con te ho condiviso il rinnovamento dell’Ufficio, l’organizzazione
di vari Seminari di Studio, la preparazione di tanti viaggi del Papa e di
tante celebrazioni pontificie: l’Anno Mariano 1987/88, il Grande Giubileo del
2000, le Esequie del Papa, i Riti del Conclave, i Riti di Inizio del
Pontificato. Appena 15 giorni fa mi hai consegnato un tuo articolo di commento
all’Ordo Rituum Pro Ministeri Petrini Initio Romæ Episcopi.
Caro Padre Jesús, in questi anni mi hai messo a
disposizione la tua preparazione scientifica e mi hai fatto dono della tua
ricca sensibilità umana, della tua bontà e mitezza, del tuo amore per la
verità. Non hai proposto una spiritualità particolare ma la spiritualità della
Chiesa basata sulla Liturgia e attuata nella vita quotidiana concreta vissuta
nell’amicizia e nella gioia secondo lo spirito carmelitano di Santa Teresa di
Gesù.
Caro Padre Jesús, siamo qui per rendere grazie al Signore, ma
io voglio dire grazie anche a te. Grazie per tutto quello che hai dato
all’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche, ai Dicasteri della Curia Romana -
in particolare alla Dottrina della Fede - e alla Chiesa intera. Grazie per
aver dato senza aver mai chiesto nulla. Grazie per il dono costante della tua
fraterna amicizia. Grazie per la testimonianza di amore alla Liturgia e alla
Chiesa. Grazie per essere stato uno “stauroforo”, un portatore della Croce,
per averci insegnato a portare la nostra croce. Grazie per essere stato un “pneumatoforo”,
un portatore dello Spirito, per averci introdotto a gustare la sorgente
inesauribile della vita divina nello Spirito.
Oggi, davanti al tuo corpo molti non hanno nascosto le loro
lacrime. Sono insieme lacrime di amarezza e lacrime di gratitudine. Sono
lacrime d’amore. Sono lacrime benedette perché Dio ci ha redenti con le sue
lacrime. Sono il battesimo dello spirito che rinnova il cuore. Le nostre sono
anche lacrime di fede perché noi sappiamo, secondo la spiritualità orientale
da te tanto amata, che questo tuo corpo, sotto la potenza dello Spirito, ha
già cominciato a prendere la forma del corpo di gloria, di quel corpo
spirituale che tutti riceveremo alla risurrezione dei giusti.
Cappella della Pontificia Facoltà Teologica «Teresianum», 20 giugno 2006.
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