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UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
DEL SOMMO PONTEFICE

INIZIO DEL MINISTERO PETRINO DEL VESCOVO DI ROMA BENEDETTO XVI
Libreria Editrice Vaticana 2006
 

INTRODUZIONE

 

L’hodie del ministero petrino

Le celebrazioni liturgiche con le quali ha avuto inizio il ministero petrino di Sua Santità Benedetto XVI hanno da loro stesse mostrato il valore e la ricchezza dell’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi. Sua Santità Benedetto XVI, che le ha presiedute, e tutto il popolo di Dio, che con lui le ha celebrate, hanno inteso attraverso questi riti anzitutto rendere grazie a Dio per aver donato alla sua Chiesa un nuovo successore di Pietro, il Vescovo di Roma chiamato a presiedere nella carità. Celebrando l’azione di Dio, la Chiesa ha essenzialmente fatto anamnesi del ministero che Cristo affidò all’apostolo Pietro, ascoltando di nuovo le parole che un giorno il Signore rivolse a Simone: “Tu es Petrus, et super hanc petra ædificabo ecclesiam meam” e ancora: “Pasce agnos meos”. Queste vere e proprie parole istitutive del ministero petrino, ripetute dalla Chiesa, hanno rinnovato il mandatum del Signore a Pietro, e per questo esse sono state ascoltate nella proclamazione della Parola di Dio e sono più volte risuonate nei testi eucologici, nei canti e nelle acclamazioni. Ciò che Gesù disse a Pietro a Cesarea di Filippo e sul lago di Tiberiade, lo stesso Gesù, attraverso la liturgia della Chiesa, le ha ripetute a Papa Benedetto XVI all’inizio del suo ministero. Celebrando la fedeltà di Dio alla sua Chiesa queste liturgie hanno dunque realizzato l’hodie del ministero petrino.

È questo stesso hodie che indica la ragione per la quale il servizio del Vescovo di Roma ha un inizio liturgico. È sempre, infatti, nella liturgia e in particolare nella sinassi eucaristica che la Chiesa riconosce, confessa e rende grazie a Dio per i suoi doni. Così, iniziando il ministero petrino in nessun altro modo se non attraverso le celebrazioni liturgiche, la Chiesa attesta che questo ministero è anzitutto un dono che Dio fa alla sua Chiesa. È la Chiesa del Signore quella che il successore di Pietro è chiamato a presiedere nella carità. È per questo che gli evangelisti evidenziano come Gesù nelle parole istitutive del ministero petrino, non manchi di ricordare a Cefa che la Chiesa rimane sempre la Chiesa del Signore, la sua Chiesa: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” e “Pasci i miei agnelli … Pasci le mie pecorelle”.

Nello stesso tempo, la Chiesa ricorda a se stessa che se il nuovo Papa, come l’apostolo Pietro, riceve il mandatum di pascere il suo gregge solo dal Signore e da nessun altro, egli anche riceve tale mandatum sempre e solo in Ecclesia e propter Ecclesiam. È per questo, come hanno sottolineato i Padri della Chiesa, che nei racconti evangelici Gesù costituisce Pietro roccia della Chiesa e pastore del suo gregge sempre alla presenza degli altri apostoli e mai senza di essi. L’inizio del ministero del Vescovo di Roma avviene dunque nell’ekklesia, nell’assemblea liturgica, la più alta epifania della Chiesa, in quanto il ministero petrino è dono di Dio e si compie sempre in medio Ecclesiæ.

Per questo l’Ordo riveste un grande valore per l’hodie della vita ecclesiale. Se è vero che ogni celebrazione liturgica è epifania della Chiesa (cf. Sacrosanctum Concilium, 41), le celebrazioni dell’Ordo Rituum pro Ministeri Petrini Initio Romæ Episcopi lo sono in modo del tutto particolare. In tali celebrazioni infatti la Chiesa, per ritus et preces, espressamente vuole manifestare se stessa. Già l’Ordo Dedicationis Ecclesiæ et Altaris, frutto della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, è di per se stesso - nei testi, nei segni e nelle sequenze rituali – mistagogia della Chiesa. L’Ordo del 2005 viene a completare la visione della Chiesa con il ministero petrino. L’Ordo Rituum sull’inizio del ministero petrino è, probabilmente, insieme con l’Ordo Dedicationis Ecclesiæ, l’icona più completa e più riuscita che la liturgia dà della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. 

Un pontificato che inizia dalla liturgia 

Il ministero petrino di Benedetto XVI è iniziato dalla liturgia in modo del tutto particolare. L’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi è stato, infatti, il primo documento ufficiale da lui approvato il giorno dopo la Sua elezione alla cattedra di Pietro, come attestato dal rescritto “ex audentia Summi Pontificis”, datato 20 aprile 2005. Ricordo con emozione quella prima udienza accordatami da Sua Santità nella quale sottoposi alla Sua attenzione il nuovo rito. Il Papa volle scorrere l’intera liturgia, apprezzando e confermando le singole scelte del nuovo Ordo. Anzi nell’esaminare il documento il Papa ha ripetutamente sottolineato la bellezza dei testi, dei segni proposti e delle sequenze rituali e ha molto apprezzato il lavoro compiuto in un periodo di tempo così breve. Egli stesso costatò la forte ispirazione biblica del rito, l’ininterrotta continuità con la grande tradizione della Chiesa cattolica, identificando in particolare le singole citazioni patristiche contenute nei testi, riconoscendo espressioni di Ignazio d’Antiochia, di Gregorio Magno e Leone Magno. Sua Santità espresse il desiderio di conservare il volume per prepararsi alla liturgia, meditando i testi eucologici e i segni dell’imposizione del Pallio del pastore e della consegna dell’Anello del pescatore. Frutto di tale meditazione è stato il suggestivo commento mistagogico del Pallio e dell’Anello da lui proposto nel corso dell’omelia della celebrazione dell’inizio del Suo ministero. 

L’iter di preparazione del volume 

L’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi è dovuto alla sensibilità liturgica e alla iniziativa del Maestro e dei Consultori dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Nella prassi liturgica più recente delle celebrazioni pontificie si è, infatti, andata perdendo la tradizione di un rituale proprio per l’inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma. Il processo di semplificazione dei riti papali avviato dal Concilio Vaticano II, pur avendo abolito elementi rituali legati alla corte papale o non più rispondenti alla nuova sensibilità biblico-liturgica – come ad esempio, la solenne incoronazione del nuovo Pontefice con la tiara, o il rito “sic transit gloria mundi” o la consegna delle chiavi della Basilica Lateranense – non aveva saputo trovare e inserire nei riti di inizio del pontificato segni e sequenze rituali capaci di esprimere l’essenza del ministero petrino “secondo la tradizione dei Santi Padri”. In tal modo il “Solenne inizio del ministero di Pastore della Chiesa universale” di Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II consisteva in una Messa solenne in Piazza San Pietro caratterizzata dall’imposizione al Papa del Pallio dei metropoliti e dalla venerazione da parte del Collegio Cardinalizio al nuovo Pontefice.

Tale situazione veniva confermata dalla Costituzione Universi Dominici Gregis del 1996. Il documento, seguendo le indicazioni già date da Paolo VI nella Romano Pontifici Eligendo, indica due rituali da preparare, uno per le esequie del Papa, l’altro per i riti del Conclave, ma non accenna minimamente ad un rituale per l’inizio del pontificato: “Il Pontefice, dopo la solenne cerimonia di inaugurazione del pontificato ed entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto” (n. 92).

L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche pertanto, in un primo tempo, provvide a preparare solo gli Ordines previsti dalla Costituzione: L’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis e l’Ordo Rituum Conclavis. Durante la preparazione di tali Ordines tuttavia ci si rese conto che era necessario un terzo rituale concernente i riti di inizio del pontificato. Pubblicati quindi nel 2000 i due “Ordines” menzionati, e terminati gli impegni del Grande Giubileo, verso la fine del 2001 l’Ufficio diede inizio al lavoro di impostazione e di redazione del nuovo “Ordo” per l’inizio del ministero petrino. Dopo la revisione di vari schemi, all’inizio del mese di marzo del 2005 il testo era ormai avviato a conclusione. Esso tuttavia necessitava ancora di essere completato in alcune sue parti in latino come in italiano e di essere infine rivisto collegialmente dai Consultori. Il tempo per l’ultima accurata revisione purtroppo venne a mancare a causa dell’aggravarsi della malattia e quindi della morte di Papa Giovanni Paolo II. L’Ordo venne quindi sottoposto all’approvazione del Papa Benedetto XVI e stampato dalla Tipografia Vaticana.

Qualche correzione e qualche lieve miglioramento al testo sono stati inseriti nei libretti pubblicati dall’Ufficio per facilitare la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni di inizio del Ministero Petrino: Inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma Benedetto XVI, Piazza San Pietro, 24 aprile 2005 (Il libretto contiene anche i testi della “Visita alla Basilica di San Paolo fuori le mura”, lunedì 25 aprile); Celebrazione eucaristica e insediamento sulla Cathedra Romana del Vescovo di Roma Benedetto XVI, Basilica di San Giovanni in Laterano, 7 maggio 2005 (Il libretto contiene anche i testi della “Visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore”, sabato 7 maggio 2005). 

Il contenuto del volume e la sua logica interna 

L’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi evidentemente non poteva essere pubblicato prima di essere approvato dal nuovo Papa. L’Ordo, approvato il 20 aprile, è stato stampato in pochi giorni dalla Tipografia Vaticana. È mancato pertanto il tempo per accompagnare l’edizione del nuovo Ordo con una pubblicazione di commento, come era stato fatto invece per gli altri due Ordines sulle Esequie del Papa e sul Conclave con il volume Sede Apostolica Vacante edito nel marzo 2005. La presente pubblicazione, ad un anno di distanza dell’inizio del pontificato di Benedetto XVI, supplisce a tale mancanza illustrando la ricchezza teologica e liturgica del nuovo Ordo.

Il volume è articolato in quattro parti: storica, teologica, celebrativa e rituale. Sono anzitutto offerti e analizzati i dati storici relativi all’inizio del Pontificato dai primi secoli fino ai nostri giorni. La genesi del rito di insediamento del Vescovo di Roma viene poi presentata attraverso le successive epoche culturali. Con un’ampia analisi dei documenti si offrono al lettore gli elementi essenziali per capire ciò che unisce l’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi alla secolare tradizione che lo precede, ma anche i dati fondamentali per cogliere ciò che lo distingue da essa.

All’analisi storica fa seguito quella teologica. Il primo studio è dedicato all’analisi del lavoro redazionale dei vari progetti dell’Ordo, lavoro che ha progressivamente condotto gli estensori non solo alla formulazione del testo approvato ma anche e soprattutto alla concezione biblica, patristica e teologica che sta alla base dell’Ordo stesso. Il secondo studio è consacrato all’analisi dell’evoluzione del contenuto teologico che caratterizza il passaggio dal Rito di incoronazione del Papa ai Riti per l’inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma. Si evidenza l’intensa connotazione cristologica, pneumatologica ed ecclesiologica che caratterizza l’eucologia e i linguaggi rituali del nuovo Ordo. Il passaggio dalla “cosa” alla “persona”, dal “sacro” al “santo”, dal potere papale al servizio petrino, rivela la stretta unità del nuovo Ordo con la feconda acquisizione della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium circa il variabile e l’invariabile nella lex orandi.  I singoli studi che scandiscono questa seconda parte, mettono a fuoco, ciascuno secondo il proprio angolo di visuale, la componente biblica, patristica, cristologica, pneumatologica ed ecclesiologica.

Alla composizione teologica segue la presentazione della ritualità celebrativa, anzitutto con un’accurata sintesi dell’itinerario di studio, di preparazione, di redazione e di edizione dell’Ordo. Del nuovo rito vengono successivamente messe a fuoco alcuni aspetti particolari, primo fra tutti la sua “geografia”, ovvero la peculiarità dei luoghi e la portata simbolica dell’itinerarium e delle diverse stationes che conduco il nuovo Papa nelle quattro Basiliche romane. Si giunge così a mostrare il contributo che i luoghi e i movimenti celebrativi offrono al senso del ministero petrino. Alle metafore ecclesiologiche e alle simbolizzazioni “petrine” originarie appartengono anche i segni maggiori delle liturgie di inizio del ministero petrino, ovvero il Pallium papale, l’Anulus piscatoris e la Cathedra lateranensis. Di ciascuno di questi segni sono analizzate la forma, il materiale e le tecniche di realizzazione. La sezione dedicata alla ritualità celebrativa si conclude con un saggio consacrato agli aspetti orientali che hanno caratterizzato la liturgia di inizio del ministero petrino di Benedetto XVI.

La quarta e ultima parte è caratterizzata dalla descrizione e dalla valutazione dei principali elementi della celebrazione rituale. Anzitutto la composizione iconica-visiva, nella quale si evidenziano i significati e le implicanze della scelta e dell’organizzazione dello spazio liturgico delle singole liturgie. Viene in seguito presentata la dimensione musicale-uditiva, attraverso una dettagliata descrizione del programma dei canti rituali delle diverse celebrazioni. I due studi consacrati alla ripresa e alla trasmissione televisiva degli eventi rivelano la complessità dei codici televisivi e il grande ruolo svolto dai media.

Quest’ultima parte è conclusa da uno studio che rileva il metodo mistagogico seguito da Papa Benedetto XVI nelle omelie del 24 aprile e del 7 maggio 2005. Il Papa ha inserito le due omelie nell’agire di Dio e “ha coinvolto i fedeli nell’avventura a cui il Signore lo ha chiamato. Un’avventura iniziata con il passo della liturgia che è il passo della Chiesa”.

Il volume è concluso da un’appendice nella quale sono riportati i testi delle due omelie del Papa, l’indice analitico e il lessico tematico che facilitano la comprensione della terminologia e dei testi.

La lex orandi e la lex credendi del nuovo Ordo 

La liturgia con i testi e le sequenze rituali sue proprie ha preceduto gli studi liturgici che compongono il presente volume. Come è stato affermato all’inizio di questa Presentazione, l’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi ha già rivelato da se stesso, senza bisogno di altre parole, tutto il suo valore e tutta la sua ricchezza. Tuttavia, con la presente raccolta di studi si intende offrire ai lettori la possibilità di cogliere ulteriormente le rilevanti novità dell’Ordo rispetto alla tradizione della liturgia papale e, al contempo, la sua profonda sintonia con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Al lettore attento non sfuggirà come questo Ordo sia un documento testimoniale della recezione liturgica del Vaticano II, e dunque della comprensione che il Concilio ha dato della liturgia, della Chiesa e in essa del ministero petrino. Come gli studi contenuti in questo volume illustrano, i criteri osservati per la revisione dell’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi sono gli stessi che furono seguiti per la revisione del Missale Romanum di Paolo VI e che l’Institutio Generalis così enumera: testimonianza di una fede immutata, prova di una tradizione ininterrotta e adattamento alle nuove condizioni. Come è noto, nella Costituzione liturgica i padri conciliari vollero che i riti fossero “riportati all’antica tradizione dei santi Padri” (n. 50); nel medesimo spirito, anche la revisione dei diversi riti con i quali ha inizio il ministero petrino del Vescovo di Roma contenuti nel nuovo Ordo, ha avuto “l’antica tradizione dei santi Padri” come propria norma e criterio. Il lettore attento potrà notare come la particolarità che caratterizza in modo unico l’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi differenziandolo da altri Ordines, sia la sua comprensione “per ritus et preces” del ministero petrino. Circa questo specifico aspetto è possibile applicare quanto il Prœmium dell’Institutio Generalis del Messale Romano afferma in modo più generale a proposito della trasmissione liturgica dell’unica fede della Chiesa:  

“La ‘tradizione dei santi Padri’ esige dunque che non solo si conservi la tradizione trasmessa dai nostri predecessori immediati, ma che si tenga presente e si approfondisca fin dalle origini tutto il passato della Chiesa e si faccia un’accurata indagine sui modi molteplici con cui l’unica fede si è manifestata in forme di cultura umana e profana così diverse tra loro, quali erano quelle in uso nelle regioni abitate da Semiti, Greci e Latini. Questo approfondimento vasto ci permette di constatare come lo Spirito Santo accordi al popolo di Dio un’ammirevole fedeltà nel conservare immutato il deposito della fede, per quanto varie siano le preghiere e i riti” (n. 9). 

Attraverso il nuovo Ordo si è dunque perseguito l’obiettivo di “conservare immutato il deposito della fede” circa il ministero petrino, così come la grande tradizione cattolica lo ha ricevuto e trasmesso attraverso una ininterrotta comunione nel tempo. Così, i riti del nuovo Ordo per l’inizio del servizio pastorale del Vescovo di Roma, come sua Santità Benedetto XVI li ha approvati e sopratutto presieduti e celebrati, veicolano e testimoniano una visione del primato petrino conforme al dato biblico, alla tradizione dei Padri della Chiesa e alla sostanziale comprensione che di tale ministero la Chiesa da sempre ha posseduto. In questo modo, la liturgia dell’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi può essere indicata come un legittimo luogo teologico e un autorevole testimone capace di attestare e tramandare la visione cattolica nel ministero petrino. Esso è a pieno titolo integrato alla lex orandi della Chiesa e dunque, d’ora innanzi, strumento imprescindibile per la formulazione teologica del ministero petrino.

L’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi, come il presente volume di commento mette in evidenza, può essere considerato, per il particolare valore ecclesiale ed ecumenico che riveste, dono e stimolo non solo per gli studiosi, gli storici e i semplici fedeli, ma per tutte le Chiese di Occidente e di Oriente.

In realtà i riti dell’Inizio del Ministero Petrino, che i mezzi della comunicazione sociale hanno trasmesso in tutto il mondo nei giorni della Pasqua 2005, hanno voluto celebrare il mistero del Cristo buon Pastore, che attraverso il Ministero Petrino affidato all’umile pescatore di Galilea, continua come Capo del Collegio episcopale (cf. Lumen Gentium, 22) a guidare, insieme con i Vescovi membri del medesimo Corpo episcopale (cf. Christus Dominus, 4), il suo gregge verso il Regno nel cammino della storia. Presenza e Ministero che hanno nella celebrazione liturgica la loro fonte e la loro attualità. Sì, i riti dell’Inizio del Pontificato, celebrati nello spirito della liturgia del Concilio Vaticano II, rimangono un segno e una speranza per il cammino della Chiesa nel mondo.

La lex orandi espressa dall’Ordo Rituum pro Ministerii Petrini Initio Romæ Episcopi possa essere luogo di incontro e punto di partenza per un rinnovato dialogo tra Chiese sorelle, nella ricerca della comunione visibile e nel riconoscimento di quel ministero posto dal Signore a servizio di tale comunione. 

Città del Vaticano, 7 maggio 2006, IV Domenica di Pasqua

  

Piero Marini
Arcivescovo tit. di Martirano
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

 

In memoriam 

            La pubblicazione dell’Ordo Rituum pro Ministeri Petrini Initio Romæ Episcopi e del presente volume di commento non sarebbe stata possibile senza il contributo dei Consultori. Con generosità essi  hanno messo a disposizione dell’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice competenza per la Liturgia, spirito di amore e di servizio per il Successore dell’Apostolo Pietro.

            Lungo il cammino di preparazione, il Padre Ignazio Maria Calabuig Adán, OSM e il Padre Jesús Castellano Cervera, OCD, amici e compagni di viaggio da tanti anni, con i quali ho condiviso la passione per la Riforma liturgica del Concilio Vaticano II, sono stati chiamati a far parte della compagnia dei santi. Il Padre Ignazio è deceduto il 6 febbraio 2005 mentre stava lavorando alla revisione del testo latino e del testo italiano dell’Ordo. Il Padre Jesús è morto il 16 giugno 2006 alcuni giorni dopo aver terminato il suo contributo per il presente volume.

            La testimonianza di fede e di amore che essi hanno dato per la Liturgia, per la Chiesa e per il Successore di Pietro ci conferma che lo Spirito Santo che ha suscitato il Rinnovamento liturgico e ispirato i Padri conciliari, continua ad accompagnare l’attuazione della Riforma liturgica e sempre fa rivivere l’hodie del Ministero petrino nella santa Chiesa.

            Il ricordo del Padre Ignazio e del Padre Jesús aiuti tutti noi a fare della Liturgia una esperienza di vita in modo da poter ripetere, in comunione con loro, le parole di un antico Padre della Chiesa orientale: ”So che non morirò, perché sono all’interno della vita e la sento irrompere dentro di me in tutta la sua pienezza”. 

† Piero Marini

 

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