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UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO
PONTEFICE
INTERVISTA CONCESSA DA MONS. GUIDO
MARINI A WŁODZIMIERZ RĘDZIOCH
- Che cosa significava per Lei diventare Maestro delle Celebrazioni
Liturgiche del Santo Padre?
- E’ stata per me una grande sorpresa, una chiamata inattesa. La nomina
significava anche il distacco dalla mia diocesi e dalle persone a me care. Ma
ho percepito da subito la grazia che mi veniva data, quella di poter servire
da vicino il Santo Padre nelle celebrazioni liturgiche. La percezione
iniziale, a distanza di alcuni mesi dall’inizio del mio ministero, è stata
confermata: la vicinanza del Papa è una grande grazia per la mia vita
sacerdotale.
- Come sintetizzerebbe i cambiamenti in campo liturgico introdotti da
Benedetto XVI?
- Non so se si possa parlare di cambiamenti. Posso solo dire qualche mia
impressione di sacerdote che da alcuni mesi vive da vicino le celebrazioni
liturgiche presiedute dal Santo Padre e ha il compito di prepararle.
Una prima nota è quella della continuità. La continuità è un dato di fondo
della vita della Chiesa per la quale non ci sono salti o rotture, ma sviluppo
con il radicamento nella propria storia, nella tradizione e nella ricchezza
del passato. Le celebrazioni liturgiche presiedute dal Santo Padre
sottolineano, anche attraverso l’uso dei segni propri della liturgia, tale
continuità.
Una seconda nota riguarda il clima delle celebrazioni liturgiche, un clima
di raccoglimento e di preghiera che aiuta ad entrare in rapporto con il
mistero del Signore e, dunque, a vivere l’autentica partecipazione. Questa è
tale nella misura in cui l’incontro con il mistero di Dio porta al cambiamento
della vita nella logica del comandamento nuovo dell’amore.
Una terza nota è quella dell’orientamento liturgico. Nelle celebrazioni
liturgiche presiedute dal Santo Padre si può notare la centralità della croce
collocata sull’altare. Durante la liturgia eucaristica il celebrante e
l’assemblea non si guardano reciprocamente, quasi chiusi in se stessi, ma
guardano verso la croce attraverso la quale si rende visibile la presenza del
Signore, il Salvatore, al quale tutti si orientano.

- Il card. Georges Cottier, ex-teologo della Casa Pontificia, parlando
dei tre anni del pontificato del Papa teologo, mi ha detto: “Dobbiamo
tener conto anche delle grandi feste liturgiche e delle omelie: il Santo Padre
prepara bellissime omelie e ha amore per la liturgia. L’omelia è un atto
liturgico: la fede si esprime in modo privilegiato già nella liturgia”.
Come commenterebbe queste parole del cardinale?
- Trovo questa riflessione molto interessante. In particolare desidero
sottolineare le parole: “bellissime omelie”. In effetti, il Santo Padre ha la
rara e straordinaria capacità di unire la profondità della riflessione alla
semplicità della trasmissione, l’intensità della speculazione teologica alla
spiritualità. Mi piace anche sottolineare l’amore per la liturgia, così
evidente nel Santo Padre: non soltanto nella sua produzione teologica e
omiletica, ma anche nella modalità della Sua celebrazione. Ritengo
corrispondente al vero il fatto che la fede si esprime in modo privilegiato
nella liturgia: dal modo in cui si celebra si può cogliere, in un certo senso,
la fede di colui che celebra. Il Papa, spesso, ricorda l’importanza dell’ars
celebrandi. L’Ars celebrandi non è qualcosa di artefatto, non è un
metodo ma è un modo di vivere la liturgia a partire dall’autentica fede. Si
realizza davvero l’ars celebrandi nella misura in cui si crede in
quello che si celebra e si vive consapevolmente alla presenza del Signore
nella celebrazione dei Suoi misteri.
- Con motu proprio Summorum Pontificum, firmato da Benedetto XVI
il 7 luglio 2007, sull’uso della Liturgia romana, il Papa ha permesso l’uso
facilitato del Messale del 1962, cioè anteriore al Vaticano II. Il Santo Padre
in privato celebra l’Eucaristia utilizzando il vecchio Messale?
- Per dire la verità non so come il Santo Padre celebri la Santa Messa
nella sua cappella privata.
- Sono previste le Messe pontificie pubbliche in vecchio rito nella
Basilica di San Pietro?
- Al momento no. E, comunque, io non ne sono al corrente.
- La lingua latina è ancora utile come la "lingua liturgica" universale,
o magari bisognerebbe introdurre l’inglese?
- La lingua latina continua a essere la lingua liturgica tipica della
Chiesa, la lingua con la quale la Chiesa esprime la propria fede nel segno
della cattolicità. Popoli di cultura diversa e di diversa lingua ritrovano nel
latino liturgico la propria comune appartenenza, che non riguarda soltanto lo
spazio geografico, ma anche quello temporale, il presente e il passato.
- Tante persone, anche i non credenti, rinfacciano alla Chiesa che non
protegge, non coltiva abbastanza il canto gregoriano che viene visto come un
patrimonio dell’umanità...
- Bisogna tener conto che nel corso dei secoli la Chiesa ha creato uno
straordinario patrimonio spirituale e liturgico che è strettamente legato a
questa lingua. Il Santo Padre ha espresso il desiderio che nelle Messe,
soprattutto a carattere internazionale, sia conservata la lingua latina
affinché tutti possano esprimere la fede nella comune lingua della Chiesa.
- Il periodo conciliare e post-conciliare è stato un periodo di
speranza, ma anche di confusione, particolarmente la confusione in campo
liturgico. Alcuni parlano di "tradimento" della tradizione e del vero intento
dei padri conciliari. La Chiesa ha gia superato questo periodo è stato di
“turbolenze” liturgiche?
- Ritengo che dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa abbia vissuto una
stagione molto particolare della sua vita. Insieme a conquiste molto belle e
straordinarie, vi sono stati purtroppo abusi anche gravi, che nulla avevano a
che fare con le indicazioni conciliari. Forse abusi e travisamenti
dell’insegnamento conciliare ve ne sono ancora, ma oggi il clima ecclesiale è
molto diverso rispetto al passato.
- Come è impostata la sua collaborazione con il Santo Padre?
- Devo dire anzitutto che dall’inizio ho sentito molto una responsabilità,
quella di vivere con totale fedeltà al Santo Padre il compito che mi è stato
affidato, tenendo conto che la liturgia che sono chiamato a servire e
“organizzare” è la liturgia della Chiesa, del Papa. Il Papa è particolarmente
delicato e rispettoso verso il compito che mi ha affidato. Per parte mia,
cerco di essere sempre molto attento, proponendo, sottoponendo e attenendomi
alle indicazioni ricevute.
- Tutti hanno notato che Benedetto XVI durante le festività pasquali ha
cambiato il pastorale. Questo vuol dire che non utilizzerà più il vecchio?

- Con la Domenica delle Palme il Santo Padre ha cominciato ad utilizzare il
pastorale appartenuto a Pio IX e usato da molti Papi nel passato, fino a
Paolo VI. E’ il pastorale a forma di croce, senza crocifisso, così come è
tipico nella tradizione secolare del pastorale papale. Il pastorale con il
crocifisso, utilizzato fino a poco tempo e introdotto da Paolo VI, è presente
in due esemplari nella sagrestia pontificia.
- Come vengono preparati i paramenti pontifici per i suoi viaggi? Si
tiene conto delle esigenze della Chiesa locale?

- La preparazione di un viaggio, per tutto quello che riguarda le
celebrazioni, avviene in stretta collaborazione con le diocesi visitate. Così
è stato anche nel caso del viaggio negli Stati Uniti. In genere, un primo
incontro con i responsabili per la liturgia del paese visitato avviene a Roma.
Poi, circa un mese e mezzo prima, ci si reca sul posto per il sopralluogo e lì
si incontrano nuovamente i responsabili locali per la liturgia, con i quali si
predispone tutto il necessario per le celebrazioni presiedute dal Santo Padre.
Per quanto riguarda i paramenti, il Papa porta i suoi e li lascia in dono
alle diocesi locali, come ricordo della visita. Spesso avviene che le diocesi
interessate facciano, a loro volta, dono al Papa dei paramenti che egli
indosserà nelle celebrazioni liturgiche previste durante il viaggio.
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